Gli ETF sono considerati uno dei prodotti finanziari più innovativi e di successo degli ultimi decenni e per comprenderlo basti dire che se a inizio millennio le masse gestite mondiali con ETF ammontavano a 100 miliardi di euro nel 2019 abbiamo superato il muro dei 5000 miliardi di euro.

L’obiettivo che si propone un ETF è realizzare una performance identica a quella di un indice azionario, o obbligazionario o di un paniere di titoli quotati appartenenti a uno stesso settore (per esempio l’energia) attraverso tecniche di costruzione del portafoglio più o meno intelligenti o sofisticate.

La performance di ogni ETF dipende quindi dal tipo di indice che si propone di replicare: l’ETF Lyxor FTSE All Share per esempio, si propone di replicare l’andamento dell’indice Ftse All Share, che rappresenta l’andamento di oltre 200 società quotate sulla Borsa Italiana.

Un ETF quindi replica integralmente l’andamento di un indice collegato secondo regole predeterminate (e per questo vengono definiti anche fondi passivi) a differenza dei tradizionali fondi d’investimento dove il gestore ha teoricamente più carta bianca e seppure deve dichiarare il suo mercato di confronto (benckmark) può discostarsene in modo anche significativo tramite la cosiddetta gestione attiva che dovrebbe (teoricamente come vedremo) caratterizzare la sua azione rispetto a quello di un ETF.

Nel 1989 è stato scambiato il primo ETF negli Stati Uniti mentre in Europa gli ETF hanno iniziato a essere scambiati in Borsa negli anni 2000.  Da quando sono stati lanciati, gli ETF hanno iniziato a togliere quote di mercato ai piu’ tradizionali fondi comuni di investimento. La loro crescita è così tumultuosa che diverse ricerche settoriali hanno calcolato che se continuano i tassi di crescita attuali, nel 2023 oltre 11.000 miliardi di euro nel mondo potrebbero essere investiti in ETF.
Una crescita che secondo le analisi di Moody’s (una delle società di ricerca e analisi più importanti del settore mondiale) andrà evidentemente a togliere quote di mercato a fondi d’investimento e sicav con gli ETF che passeranno dal 15% al 22% delle masse gestite mondiali nel 2025.

 

Approfondimento: Conviene investire in ETF?

 

Che cos’è un ETF: Definizione e come funzionano

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund ovvero di fondo (fund) scambiato (traded) sul mercato ovvero in Borsa (Exchange). Gli ETF possono essere di tipo azionario o obbligazionario. Tutti gli ETF hanno come obiettivo la replica di un indice di Borsa o di una strategia secondo regole predeterminate.

Gli ETF sono fondi indicizzati che possono essere acquistati o venduti in tempo reale,
come un’azione. Gli ETF combinano l’efficienza e la semplicità della negoziazione in tempo reale con i vantaggi delle strategie basate sulla replica di ampi indici.

Può essere l’indice della Borsa americana (per esempio l’indice Nasdaq) o un indice settoriale come per esempio il Robo Global Robotics and Automation che  rappresenta l’andamento delle aziende che operano nel settore della robotica e dell’automazione globale.

Per replicare un indice gli ETF comprano o tutti i titoli che lo compongono con gli stessi pesi che ciascuna azione ha sull’indice, oppure ne comprano un campione scegliendo i titoli che pesando di più sull’indice ne influenzano maggiormente l’andamento.

La terza via per replicare l’indice è di tipo sintetico: l’emittente dell’ETF si mette d’accordo con una controparte che si impegna a pagargli la performance dell’indice. Questi ETF non detengono nessun titolo che fa parte dell’indice che si propongono di replicare.

Gli ETf che replicano l’indice comprando tutti i titoli che lo compongono o un campione di essi si chiamano ETF a replica fisica. Quelli che non posseggono nessun titolo dell’indice che vogliono replicare di definiscono ETF a replica sintetica.

VI è poi da dire che rispetto ai primi ETF totalmente passivi questo settore ha iniziato a produrre anche degli ETF più attivi, i cosiddetti Etf Smart Beta, che sempre dichiarando un indice di riferimento (benchmark) non si limitano solo a replicarlo passivamente ma anche a effettuare delle selezioni ulteriori in base a determinati fattori (“factor”) di tipo qualitativo (per esempio azioni con maggiori dividendi) o quantitativi (per esempio titoli del paniere con minore volatilità oppure con performance migliore negli ultimi X mesi).

 

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Differenza tra ETF, ETC e ETN

Gli ETF investono su un paniere diversificato di titoli azionari e/o obbligazionari, mentre gli ETC concentrano il proprio investimento su un unico asset, riconducibile sempre a una o a un paniere di materie prime. ETC è infatti l’acronimo di Exchange Traded Commodities e le commodities sono proprio le materie prime.

In Borsa è infatti possibile fare trading e quindi scommettere al rialzo o al ribasso di quasi tutte le materie prime: il petrolio, lo zucchero, la soia. Perfino il succo d’arancia è scambiato in Borsa (chi ha visto il film “Una poltrona per due” non puo’ aver dimenticato la singolar tenzone sul succo d’arancia).

Gli ETN sono invece simili a delle obbligazioni che replicano l’andamento di un determinato indice. L’emittente dell’ETN investe direttamente nel sottostante (ad esempio in una materia prima o in una valuta) e si impegna a pagare a chi sottoscrive l’ETN la performance della materia prima o della valuta su cui ha investito. Il rischio controparte negli ETN è quindi più elevato perchè riconducibile all’emittente.

 

Vantaggi e svantaggi degli ETF

Chi vuole investire su un paniere di titoli (azionari/obbligazionari/su un settore o paese…) può comprare un ETF o un fondo comune di investimento. Rispetto ai fondi gli ETF sono negoziati in tempo reale come le azioni e hanno costi di gestione molto più contenuti. Se un fondo azionario ha un costo mediamente annuo complessivo di gestione e altro del 2,5% e un fondo obbligazionario dell’1,5% nel caso degli omologhi ETF questo costo può essere più basso anche di un 80%! E non prevedono il pagamento di alcuna commissione di performance.

Rispetto ai fondi gli ETF hanno come svantaggio teorico quello di essere passivamente investiti sull’indice che si propongono di replicare, quindi in caso di movimenti ribassisti del mercato in cui investono la perdita subita dall’investitore che compra un Etf rispetto a un fondo potrebbe essere superiore in confronto a un fondo dove il gestore ha più libertà di discostarsi dall’indice e magari diminuire l’esposizione sui settori più in difficoltà.

Scriviamo che questo è però un vantaggio teorico dei fondi (o sicav) rispetto agli ETF perchè la realtà di dice che la maggior parte dei fondi non attua nei fatti una gestione realmente attiva e quindi oltre il 95% dei fondi d’investimento nel tempo restituisce agli investitori risultati peggiori del mercato come performance e senza nemmeno apprezzabili riduzioni della volatilità. E questo significa quindi che i cosiddetti fondi “stupidi” come gli ETF o cloni battono quasi sempre su quasi tutti i comparti (e sono stati pubblicati in questi anni decine di ricerche anche accademiche sull’argomento) i fondi d’investimento e questo naturalmente anche per effetto del semplice minore carico commissionale. Se ogni anno prelevi per il servizio di gestione del risparmio il 2,5% o lo 0,5% a parità di andamento replicato è evidente è che chi paga lo 0,5% annuo si ritroverà dopo 10 anni oltre un 20% in più del capitale! Un concetto elementare ma che evidentemente la maggior parte di chi colloca o vende fondi d’investimento non ha troppo interesse a spiegare perchè in quel 20% di “caricamenti” ci ricava una bella fetta di commissioni personali.

Quando vengono negoziati gli ETF possono esporre diversi prezzi in acquisto e in vendita laddove l’ETF non è molto scambiato, penalizzando l’investitore che paga in acquisto un prezzo più alto di quello di mercato e in vendita ottiene un prezzo più basso di quello atteso. E questo è il cosiddetto “spread” (può variare dallo 0,1% allo 0,6% sugli ETF più illiquidi) ed è quindi un costo implicito di un ETF che andrebbe comunque sommato a quello determinato delle commissioni di gestione.

SI RISCHIA SUGLI ETF IN CASO DI PROBLEMI DELLA BANCA O DELL’EMITTENTE?

No. Gli ETF quotati su Borsa Italiana come i fondi d’investimento, hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società che ne hanno curato o curano le attività di costituzione / gestione / amministrazione / marketing ecc.
Gli ETF pertanto non sono esposti a un rischio di insolvenza neppure nel caso in cui le società appena menzionate risultino insolventi. Naturalmente gli ETF sono invece ovviamente esposti al rischio che le azioni, le obbligazioni e gli altri strumenti in cui è investito il loro patrimonio perda valore.

Al pari dei fondi comuni tradizionali quindi gli ETF rappresentano un patrimonio “segregato”, che resta di proprietà dell’investitore (anche nel caso di default della banca che li detiene). In altri termini gli ETF non sono esposti al rischio di insolvenza dell’emittente degli ETF (che si limita a gestire il denaro investito) o della banca depositaria (che custodisce il denaro investito), perché il patrimonio del fondo non rientra nella massa fallimentare.

 

Approfondimento: Sono meglio allora i Fondi o gli ETF?

 

Ma a portare sempre più acqua al mulino degli ETF è l’industria tradizionale del risparmio gestito che in alcuni casi sta puntando massicciamente sui replicanti, tanto è vero che una delle pià grandi società di gestione del mondo, Black Rock, già possiede il Europa il 41% del mercato degli ETF, con la società iShares. E sempre più fondi d’investimento utilizzano nelle proprie strategie come sottostanti gli stessi ETF. Un bel paradosso.

Come investire in ETF

Gli ETF sono quotati sulla Borsa Italiana e sono negoziati da qualsiasi banca online e istituto di credito tradizionale operante in Italia. Nello scegliere la banca con cui negoziare gli ETF è importante tenere conto dei costi di negoziazione che richiede il proprio intermediario in funzione del capitale investito.

Se il capitale investito è inferiore ai 1000,00 euro bisogna optare per una banca che abbia una commissione minima per operazione molto contenuta (massimo 3/5euro e in Italia si contano sulle dita di una mano).

Il consiglio è comunque di non investire molto meno di 1000,00 euro, perché comprando solo 500,00 euro di un ETF il costo commissionale schizza al 6% mille portandosi via, tra acquisto e vendita dello strumento, l’1,2% del rendimento.

Tanto più i valori negoziati sono superiori ai 10.000,00 euro per Etf, quanto più è importante scegliere una banca che preveda una commissione fissa per operazione (diverse banche applicano commissioni fisse di 8/10 euro per operazione) o una commissione massima per eseguito (di solito è intorno ai 20,00/25,00 euro).

Il risparmio di costi su un acquisto di un singolo ETF per decine di migliaia di euro puo’ essere molto rilevante. Poniamo infatti di negoziare un etf per un controvalore di 40.000,00 euro.

Se la nostra banca prevede costi di negoziazione del 2 per mille senza massimo, spenderemo 80,00 euro per operazione mentre se operassimo con una banca che ha una commissione massima per operazione di 20,00 euro (e online ce ne sono parecchie) risparmieremo il 75% di commissioni.

 

Tassazione e Fiscalità degli exchange-traded fund

Tutti i proventi (positivi) realizzati vendendo un ETF in guadagno sono considerati ai fini fiscali “reddito di capitale” mentre tutte le eventuali minusvalenze sono trattate come “reddito diverso”.

A causa di questa diversa classificazione dei redditi derivanti da un’operazione in guadagno e da un’operazione in perdita su un ETF, ne consegue che in caso di plusvalenza ovvero di operazione in guadagno per gli ETF come per i fondi comuni di investimento e le sicav questi non possano essere mai compensati con minus pregresse.

Se invece si realizzano con gli ETF come con i fondi o sicav delle minusvalenze, questi strumenti producono uno “zainetto fiscale” (se la vostra banca ve lo calcola e ne tiene conto) che potrà essere recuperato entro i successivi 4 anni solo con “redditi diversi” ottenuti quindi non con la compravendita di fondi, sicav o Etf ma con altri strumenti come azioni o obbligazioni (escludendo naturalmente le cedole e di fatto nel mondo obbligazionario gli zero coupon).

Sia i proventi positivi che le minusvalenze sugli ETF vengono calcolate sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF, indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF che non risulta quindi più rilevante ai fini fiscali. Nel caso la posizione si sia formata sulla base di molteplici acquisti, il prezzo di acquisto è calcolato come “prezzo medio ponderato per la quantità”, ovvero sulla base dei prezzi di acquisto realizzati sul mercato e ponderati per le quantità.

La tassazione sui guadagni derivanti dalla vendita di un ETF puo’ arrivare al 26% se l’Etf detiene solo strumenti azionari in portafoglio, mentre se nell’ETF sono presenti titoli a fiscalità agevolata (per esempio titoli di stato) il fisco ha la mano tanto più leggera quando più questi titoli sono presenti nel portafoglio degli ETF.

 

ETF Migliori: Quali sono e quali i portafogli giusti per investire?

Ci sono ormai migliaia di ETF quotati sulla Borsa Italiana e occorre avere un metodo per selezionare quelli più interessanti e secondo la nostra esperienza anche una strategia poichè i mercati possono cambiare (e molto) nel tempo e quello che oggi è “in” può diventare “out” e viceversa.  E scottarsi seriamente non è infrequente quando si opera sui mercati finanziari in base all’emotività e agli umori del mercato.

SoldiExpert  SCF da anni opera su questo mercato (è stata fra le prime società di consulenza indipendente in Italia a proporre portafogli di ETF) e offre portafogli consigliati di etf azionari/obbligazionari  indicando ai propri clienti quali comprare e come movimentare il portafoglio di ETF secondo un approccio unico e innovativo (a marzo 2019 dopo un lavoro del nostro Ufficio Studi di oltre 2 anni abbiamo ridefinito e codificato un robusto processo di investimento) e basato su più strategie differenti (anche di tipo attivo e flessibile) che ha l’obiettivo di far ottenere al risparmiatore il miglior rapporto rischio/rendimento e selezionando gli strumenti più interessanti.

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Gli ETF con sottostanti titoli azionari presentano una rischiosità adatta a un investitore più aggressivo che punta a una crescita elevata nel tempo del proprio patrimonio, mentre per chi vuole seguire un approccio di investimento più prudente è consigliabile  optare per Etf di tipo obbligazionario.
Nel nostro portafoglio ETF Focus Azionario l’approccio è comunque diversificato e prevede l’utilizzo anche di ETF obbligazionari o liquidità (ma anche ETC collegati all’oro fisico) per limitarne la volatilità in funzione dell’andamento dei mercati e come logica di diversificazione e protezione.

 

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Nel portafoglio obbligazionario operiamo anche qui con una logica basata su diversi approcci (in sintesi uno strategico e uno tattico) per offrire la massima diversificazione con costi contenuti. Un portafoglio quindi  che investe sulle obbligazioni di tutto il mondo governative, corporate, high yield, inflation linked e convertibili dove ciascuno strumento viene selezionato e seguito nel tempo, consigliando ai sottoscrittori non solo anche qui il portafoglio iniziale ma tutti gli aggiustamenti consigliati nel tempo con poche operazioni mensili suggerite all’anno.