SOLDI CHE BRUCIANO. COSA INSEGNA IL CASO BIO-ON E COSA DICE UN LEGALE A CHI NE E’ RIMASTO COINVOLTO

La lista del risparmio tradito made in Italy si allunga. Dopo le banche popolari venete, Parmalat, Cirio, Eutelia, Freedomland, Giacomelli Sport, Uniland, Pramac, Gandalf, Banca Italease, Aicon, Cape Live, Mariella Burani, Omnia Network, Astaldi, Agronomia ecco fare capolino un ex unicorno: Bio-On. Un po’ ricorda il caso Finmatica, +700% al debutto e poi finita a zero.

Un vero cimitero di società quotate dalle “grandi prospettive” che pone molti legittimi dubbi a molti risparmiatori sul ruolo dei “controllori”, seppure nel caso Bio-On la Consob è meno nell’occhio del ciclone questa volta, perché l’Aim, ricordiamo, è un mercato non regolamentato (fra le ragioni per cui nei portafogli di SoldiExpert SCF quasi nessun titolo viene consigliato oltre che per capitalizzazione e liquidità dei titoli spesso insufficienti secondo il nostro processo di selezione degli strumenti finanziari) e una piattaforma multilaterale di negoziazione. E in quanto tale l’Aim non è sottoposto alla vigilanza della Consob, se non per i profili relativi al contrasto degli abusi di mercato ed evidentemente si è fidata troppo di Nomad e specialist. E sugli “abusi di mercato” di Bio-On a tutti è scappato il controllo e ci si è fidati troppo di quello che raccontava la società.

E anche nel caso Bio-On, l’altra domanda calda è dov’era la società di revisione dei bilanci? Ernst & Young nel caso Bio-On e stiamo parlando di una delle più importanti società mondiali del settore.

Abbiamo chiesto all’avvocato Antonio Pinto, legale di Confconsumatori, nonché socio dello studio legale Omnia di Bari, da anni in prima linea nella tutela dei risparmiatori, cosa pensa di questa vicenda con alcune domande precise per capire le condotte e le possibili responsabilità risarcitorie, in sede civile, di tre soggetti che dovrebbero svolgere funzioni di tutela del mercato dei risparmiatori che investono sull’AIM, ossia il Nominated Advisor, lo Specialista e la Società di revisione.

Cosa deve fare un azionista coinvolto in questa ennesima stangata per cercare di tutelare i propri risparmi e cosa non funziona evidentemente in Italia quando si parla di tutela del risparmio?

Ecco il nostro scambio di opinioni che risulterà speriamo utile ai risparmiatori per capire il parere di un importante legale specializzato in queste tematiche e che ha difeso in questi anni molti risparmiatori come per esempio nei casi Veneto Banca e Banca Popolare di Bari.

Lo sgomento fra i possessori dei titoli Bio-On (e non solo) è altissimo. La domanda naturale è infatti a che servono revisori, sindaci, nomad e specialist se poi accadono simili frodi e nessuno dice che poteva accorgersene?

Avvocato Antonio Pinto: “Servono perché quando la rete di protezione e di controllo non funziona, quantomeno i risparmiatori traditi hanno dei soggetti a cui rivolgersi per far valere la loro responsabilità, laddove ci siano state negligenze”.

C’è un modo per uscirne o anche questa volta finirà che chi ha frodato (se le accuse si dimostreranno fondate) non ha vigilato o segnalato non pagherà e ci rimetteranno solo i risparmiatori?

Ormai purtroppo non pare aver molto senso aspettarsi una “ripresa” del valore del titolo, che al momento della sospensione era crollato ad euro 5,60 (dai 62,80 di quotazione a gennaio 2019!). L’unico modo per uscirne è tentare un giudizio contro i soggetti che avevano ruoli predefiniti. Noi stiamo studiando per capire se il Nomad, lo Specialist e la Società di revisione siano stati negligenti nell’adempiere ai loro compiti, ciascuno per il proprio segmento di competenza ovviamente. Ricordo che, in base ai regolamenti AIM, le principali responsabilità che normativamente sono in capo al NOMAD riguardano la valutazione dell’idoneità e dell’appropriatezza della società che presenta la domanda di ammissione, oltre che l’assistenza e la guida dell’emittente nel rispetto delle responsabilità derivanti dal regolamento emittenti, sia in occasione dell’ammissione e sia dopo su base continuativa. Il NOMAD deve inoltre fornire pareri e indicazioni agli amministratori della società circa gli obblighi e le responsabilità che derivano dall’ammissione all’AIM Italia e deve assicurarsi che ne siano consapevoli. Il Nomad della Bio-On è stato – dalla quotazione e sino a settembre scorso – la Envent Capital Markets, con sede italiana in Roma. La società di revisione provvede alla verifica contabile ed alla certificazione dei bilanci. Per i bilanci degli ultimi due anni di Bio-On, la società di revisione è stata Ernst & Young. Lo “Specialista” è obbligatoriamente previsto dal regolamento di AIM Italia, al fine di garantire la liquidità dei titoli, una volta che la società è ammessa alle negoziazioni. Lo specialista ha essenzialmente il compito di effettuare l’attività di market maker: ossia acquistare i titoli nel momento in cui il mercato vende e venderli nel momento in cui il mercato acquista. Si impegna dunque a sostenere la liquidità del titolo. Inoltre, lo specialista ha il compito di predisporre periodicamente studi e ricerche sulla società quotata da rendere disponibili agli investitori che potranno così essere a conoscenza dell’andamento della società e delle strategie future. Lo Specialista è stato Banca Finnat Euramerica S.p.A., la quale, in una nota diffusa al mercato il 13 dicembre scorso, dinanzi a un prezzo di euro 53,60 ad azione, forniva l‘indicazione di comprare, indicando come target price, ben 86 euro ad azione”.

Il Nomad di Bio On (Envent Capital Market) prima che la nave affondasse del tutto aveva restituito l’incarico sostituita da un altro soggetto (Baldi Finance) che aveva preso l’incarico poche ore prima dell’arresto dei vertici, ma sicuramente dovrà affrontare le proprie eventuali responsabilità in questa storiaccia se le accuse verranno dimostrate. In una recente intervista, prima dell’intervento della Guardia di Finanza, il ceo di Envent, Franco Gaudenti, dichiarava che il compito del Nomad è quello di un “pubblico ufficiale responsabile di quanto avviene”. È o sarà veramente così?

“Premesso che il soggetto subentrato (la Baldi) di certo non può avere nessuna responsabilità, il Nomad precedente ha una posizione complicata, perché, fra l’altro, avrebbe dovuto garantire il rispetto delle normative su base continuativa. È probabile poi attendersi che in un eventuale giudizio il Nomad tenderà a ridimensionare e minimizzare invece il proprio ruolo”

Cosa consiglia di fare ora operativamente a un risparmiatore coinvolto in questo caso?

“Come risposto precedentemente è tentare un giudizio contro i soggetti che avevano ruoli predefiniti di controlli che evidentemente non hanno funzionato e in questo ci stiamo attivando”.

Che lezione si può trarre da questo nuovo episodio di malafinanza? Esistono delle istruzioni per l’uso quando si investe in un titolo quotato e dei campanelli d’allarme cui prestare attenzione?

“Questi episodi ovviamente incidono sulla fiducia di tutti gli investitori, anche quelli non coinvolti, pertanto arrecano un danno a tutto il sistema del risparmio che usa prudenza e tende a lasciare sui conti correnti le risorse piuttosto che rischiare in un mercato di cui non si fida. Altro danno enorme è che questi episodi rendono difficile alle imprese sane e corrette finanziarsi sui mercati (evitando il consueto canale bancario) perché purtroppo gli investitori perdono fiducia su tutte le emittenti e non solo su quelle che improvvisamente crollano. Per la giornata del Risparmio è stata resa nota una ricerca di Ipsos commissionata da Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio) secondo cui il 63% degli italiani preferisce la liquidità sul conto corrente, perché ritiene che il risparmio non venga tutelato. E questo dice molto.
In ogni caso meglio non dare istruzioni per l’uso, perché altrimenti si può creare l’idea che seguendo pochi e semplici consigli andrà sempre tutto bene. Vero è che chi sceglie di investire deve affidarsi a consulenti – possibilmente indipendenti oltre che bravi – perché sarebbe come dare istruzioni per l’uso su come costruire un palazzo o curare una malattia. Si tratta di una professionalità specifica e molto tecnica che non è sostituibile con il “fai da te” o, peggio, con qualche lettura su internet di comunicati entusiasti, magari sostenuti dalla stessa azienda emittente. Dopo il caso Agronomia (altra azienda quotata sull’AIM e fallita dopo poco), il caso BIO-ON dimostra che di certo il mercato AIM non è fatto per gli investitori retail che dovrebbero avere la prudenza di evitarlo, almeno finché non cambiano le norme”.

 

Il caso Bio-On, un gravissimo danno al mercato italiano del risparmio e alla sua credibilità: una breve storia triste

Per la Procura di Bologna, i vertici di Bio-On, produttrice di bio-plastiche speciali e quotata sull’AIM, hanno falsato i bilanci, le comunicazioni sociali e manipolato il mercato dei risparmiatori. Diecimila piccoli azionisti coinvolti con il titolo prima crollato dell’80% e ora sospeso a tempo indeterminato.

 

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La Procura di Bologna ha confermato in pieno la denuncia del fondo speculativo Quintessential, pubblicata il 23 luglio, che aveva adombrato che Bio-On, società specializzata nella plastica biodegradabile, fosse la nuova Parmalat. Accuse pesanti, come avevamo raccontato nei nostri precedenti report, come per esempio che il famoso polimero PHA (l’ingrediente speciale di Bio-On) non aveva nulla di così innovativo dal punto di vista tecnologico; la produzione di plastica biodegradabile non stava raggiungendo livelli accettabili, e soprattutto che i bilanci erano falsi e quello che i soci e il management di questa società avevano raccontato sin dalla quotazione era super gonfiato.
In particolare, gli analisti di questo hedge fund avevano evidenziato come il fatturato di Bio-On sarebbe stato gonfiato da contratti con società partecipate e finanziate dalla stessa Bio-On: quindi sarebbero stati sempre gli stessi soldi che una volta uscivano da Bio-On come finanziamenti a società collegate e un’altra volta rientravano in Bio-On come ricavi.

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Alla diffusione di questa posizione c’era anche chi fra gli istituzionali italiani (e non solo fra i piccoli risparmiatori) aveva gridato al complotto e alla manipolazione del mercato da parte di un soggetto che aveva precostituito una posizione ribassista puntando evidentemente sul crollo del titolo ma i giudici bolognesi evidentemente hanno trovato non solo fumo ma anche l’arrosto.
Il dominus di questa società, il maggior azionista e presidente Marco Astorri, è stato posto inizialmente agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza con le accuse di falso in bilancio e manipolazione di mercato.

Nelle 39 pagine di ordinanza del Tribunale di Bologna ci sono i dettagli di tutte le operazioni fittizie, le informazioni obbligatorie al mercato omesse e l’entità dei ricavi non veritieri che – secondo l’accusa del PM – dal 2015 al giugno scorso Bio-On ha divulgato al fine di rendere più appetibili sul mercato le azioni della società.

Nove gli indagati (anche con misure interdittive) fra amministratori, sindaci, revisori e direttore finanziario. E la Guardia di Finanza ha proceduto anche al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 150 milioni di euro. In Borsa l’azione della società bolognese delle plastiche biodegradabili, scambiata sul segmento Aim (quello delle piccole società con “grossi potenziali di crescita”), è stata sospesa a tempo indeterminato dopo che il titolo nei mesi precedenti aveva già visto le quotazioni precipitare di oltre l’80%.

Quotata in Borsa nell’ottobre 2014 con le azioni vendute a 5,82 euro l’una, lo scorso aprile le azioni Bio-On avevano raggiunto lo stratosferico livello di 58 euro, mentre lo specialist (Banca Finnat) aveva diffuso un report dove consigliava le azioni con “target price” a 86 euro. E il ruolo di questa banca nei confronti di Bio-On è stato più ampio, avendo anche finanziato l’holding di Astorri ed essendo socia di alcune joint venture di Bio-On.
Dubbi ci sono, a questo punto, anche sul Nomad che sul mercato Aim è un soggetto chiave. Secondo la normativa, è il nomad (Envent nel caso di Bio-On) che deve valutare l’appropriatezza della società ai fini dell’ammissione al mercato e svolgere la “due diligence”, supportarla nel mantenere un profilo adeguato di trasparenza informativa nei confronti degli investitori, stimolare l’attenzione da parte della società al rispetto delle regole derivanti dall’essere quotata su AIM Italia.

Ricordiamo che la società bolognese ha bruciato oltre un miliardo di capitalizzazione, che purtroppo è per la gran parte in mano ai piccoli investitori, circa 10.000 risparmiatori che rischiano di ritrovarsi in mano carta straccia, perché se non interverrà qualche “salvatore” fra qualche mese la società si potrebbe ritrovare senza soldi per proseguire l’attività (prima che la magistratura entrasse in azione insieme alla Guardia di Finanza, la società negli scorsi mesi aveva comunicato che avrebbe supportato la società con un finanziamento soci e aprendo delle linee di credito: tutte cose ora decisamente di più difficile attuazione) e perfino licenziare il personale.

 

 

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