Fidarsi della propria banca è naturale. Anzi, per molti risparmiatori la fiducia verso la banca è quasi automatica: i soldi sono lì, quindi devono essere al sicuro.
Il sistema bancario viene raccontato come uno dei luoghi più protetti in assoluto, fatto di procedure di controllo, audit interni e vigilanza delle autorità. Ma cosa succede quando questi meccanismi non funzionano come dovrebbero?
Anche all’interno delle banche possono verificarsi episodi gravi, capaci di colpire i clienti più fragili senza che nessuno se ne accorga per anni. Un caso emerso in una filiale bancaria di una piccola località ligure offre uno spunto concreto per interrogarsi su quando – e perché – la fiducia in banca può trasformarsi in un rischio per i risparmiatori.
Un caso emblematico emerso solo dopo anni
La vicenda riguarda un ex direttore di filiale di Banca Carige (ad oggi assorbita da BPER), operante a Vernazza (SP), che ha patteggiato una pena detentiva per un furto complessivo superiore al milione di euro. Il denaro sarebbe stato sottratto nel corso degli anni sia alla banca sia ai clienti della filiale.
Il caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dal quotidiano Il Secolo XIX a maggio 2019 (poi aggiornato a gennaio 2021) quando sono emerse le prime ricostruzioni delle modalità con cui il denaro veniva sottratto e delle responsabilità interne alla filiale.
Come avvenivano gli ammanchi
Secondo quanto accertato dall’autorità giudiziaria, i furti sarebbero avvenuti attraverso due canali principali. Da un lato la sottrazione di contante dal bancomat della filiale, dall’altro una serie di prelievi dai conti correnti dei clienti, effettuati con firme false e importi relativamente contenuti ma ripetuti nel tempo.
Una modalità che ha consentito di evitare allarmi immediati, anche perché il rapporto di fiducia con la banca e con il direttore di filiale ha ridotto, nel tempo, il livello di attenzione e di verifica da parte dei clienti coinvolti.
I clienti più esposti in banca: anziani e soggetti fragili
Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda riguarda il profilo delle persone coinvolte. Gli ammanchi hanno colpito in larga parte clienti anziani, persone malate o in condizioni di fragilità, ma anche commercianti e conoscenti che si fidavano del direttore di filiale.
In molti casi si trattava di soggetti poco avvezzi all’uso dell’home banking o alla verifica puntuale degli estratti conto. Una fiducia personale che, nel tempo, si è trasformata in una vera e propria vulnerabilità, soprattutto quando la fiducia in banca si è tradotta in una delega totale e priva di controlli.
Controlli interni alla banca: perché non hanno funzionato?
Un elemento centrale del caso è rappresentato dai tempi della scoperta. Secondo le ricostruzioni investigative, i furti sarebbero andati avanti dal 2015, ma sono emersi solo nel 2018, quasi per caso.
La scoperta sarebbe avvenuta durante l’analisi di alcuni dati anomali legati allo sportello bancomat della filiale, che presentava un flusso di contante incompatibile con la capacità reale dello sportello stesso.
In questi contesti, la fiducia nel sistema bancario tende a sostituire la verifica concreta, sia da parte dei clienti sia, talvolta, delle strutture di controllo interne.
Il ruolo della fiducia nella struttura bancaria
Le banche dispongono di procedure di controllo, sistemi informatici e verifiche periodiche, ma quando la fiducia in banca diventa automatica, anche questi strumenti possono perdere efficacia.
Le banche dispongono di procedure di controllo, sistemi informatici e verifiche periodiche. Tuttavia, questo caso mostra come, in presenza di una fiducia eccessiva verso una figura chiave, anche i meccanismi più strutturati possano rivelarsi inefficaci o tardivi.
Quando un direttore di filiale gode di ampia autonomia operativa e di una reputazione consolidata sul territorio, il rischio è che i controlli diventino più formali che sostanziali, soprattutto nelle realtà più piccole.
Riciclaggio e utilizzo del denaro sottratto in banca
Le indagini hanno inoltre evidenziato che una parte del denaro sottratto sarebbe stata riciclata attraverso attività economiche, investimenti e prodotti finanziari, mentre un’altra parte sarebbe stata utilizzata per spese personali.
Tra gli strumenti utilizzati sarebbe emersa anche la sottoscrizione di una polizza assicurativa, finanziata in contanti e giustificata come frutto di risparmi personali. Una circostanza che ha rafforzato le accuse di riciclaggio.
Nel corso delle indagini sono stati disposti sequestri e confische di beni e attività economiche. Tuttavia, non tutti i clienti coinvolti sono stati integralmente risarciti.
Un problema di fiducia che va oltre il singolo caso
Questo episodio non va letto come una semplice vicenda di cronaca giudiziaria né come il risultato di un comportamento isolato. È piuttosto un promemoria scomodo: anche in un sistema fortemente regolamentato come quello bancario possono esistere falle, soprattutto quando la tutela del risparmiatore viene affidata quasi esclusivamente alla fiducia.
Le banche sono sottoposte a controlli, obblighi normativi e sistemi di vigilanza, ma nessuna struttura è immune da errori, ritardi o sottovalutazioni. Quando la fiducia nel marchio, nella filiale o nel singolo referente diventa totale, il rischio è che i controlli – interni ed esterni – vengano percepiti come una garanzia sufficiente, riducendo l’attenzione del risparmiatore.
Questo vale in modo particolare per i contesti locali e per i clienti più fragili, dove il rapporto personale può prendere il sopravvento sulla verifica concreta di ciò che accade sul conto. In questi casi, la fiducia non è di per sé un errore, ma può diventare un punto debole se non accompagnata da strumenti minimi di controllo e consapevolezza.
Cosa imparare da questo caso
Al di là della singola vicenda giudiziaria, episodi come questo mostrano quanto sia importante affiancare alla fiducia anche alcuni comportamenti pratici di tutela. Alcune attenzioni di base possono fare la differenza, soprattutto per i risparmiatori più esposti.
- Monitoraggio costante: attivare avvisi SMS o notifiche push per ogni operazione in uscita dal conto, anche di importo ridotto.
- Verifica degli estratti conto: non limitarsi al saldo finale, ma controllare periodicamente le singole voci e i movimenti mensili.
- Digitalizzazione consapevole: incentivare l’uso dell’home banking anche per i familiari anziani, eventualmente con il supporto o la supervisione di una persona di fiducia.
Si tratta di accorgimenti semplici, spesso sottovalutati perché percepiti come superflui in un contesto ritenuto “sicuro”. Ma è proprio l’abitudine a delegare completamente, unita alla mancanza di verifiche periodiche, che rende più difficile individuare anomalie e abusi in tempi rapidi.
CONCLUSIONE
La banca non è un’entità astratta e infallibile. È un’organizzazione fatta di persone, procedure e limiti. Per questo motivo, la prima forma di protezione resta sempre la consapevolezza del risparmiatore.
Controllare con regolarità i propri conti, capire cosa accade davvero al proprio denaro e non delegare tutto senza verifiche non sono eccessi di diffidenza, ma forme minime di tutela, soprattutto per i risparmiatori più fragili, per i quali la fiducia totale può trasformarsi nel punto di maggiore vulnerabilità.
Affidarsi è necessario. Farlo in modo acritico, invece, può trasformare la fiducia in un rischio.