Gli uragani di settembre fanno tremare i cat bond

 

Il mese di settembre del 2017 sarà a lungo ricordato dal punto di vista climatico in Nord e Centro America come un anno horribilis per quanto riguarda la stagione degli uragani. Nell’oceano Atlantico ben 5 uragani si sono formati (Harvey, Irma, Jose, Katia, Maria) e i danni complessivi provocati sono stati super. A partire da Harvey, il primo grande uragano atlantico della stagione che ha travolto Texas e Lousiana, per arrivare a Maria, che ha provocato danni per 45 miliardi di dollari a Puerto Rico.

E come se non bastasse il Messico è stato sconvolto da due fortissimi terremoti con oltre 300 vittime.
Una vera e propria “tempesta perfetta” che ha toccato anche molti risparmiatori (italiani compresi) che erano stati convinti a investire su un prodotto finanziario particolare che negli ultimi anni, complice la fame di rendimenti, è diventata una vera e propria classe di investimento: i catastrophe bond.

Cosa sono i cat bond

I catastrophe bond (più conosciuti come cat bond) sono obbligazioni associate a specifici rischi naturali create ad hoc dalle grandi compagnie assicurative e di ri-assicurazione o da enti pubblici, con il fine di finanziare la ricostruzione e risarcire i danni causati dalle calamità naturali come uragani, terremoti o tifoni.

Secondo S & P Global Ratings, il mercato dei cat bond è stimato a circa 86 miliardi di dollari. E l’emissione del debito ha fatto registrare un record nel secondo trimestre, con oltre 7 miliardi di dollari venduti sul mercato secondo Artemis.bm, il sito che è la bibbia del settore.

Le compagnie di assicurazione un tempo tenevano questo rischio in casa o si rivolgevano alle compagnie di riassicurazione (Lloyd’s, Hannover Re, Swiss Re, Berkshire Hathaway), ma da qualche anno hanno sperimentato con successo che ci sono anche gestori di fondi e investitori disposti ad assumersi questo rischio attraverso l’acquisto dei cosiddetti cat bond.

“I cat bond – spiega Giovanni Ponzetto, gestore patrimoniale di Tokos – si possono scomporre in genere in due componenti: una parte “fissa” ed una quota che rappresenta il premio assicurativo che l’emittente paga all’acquirente per assicurare l’evento oggetto del CAT bond. Ad esempio, i danni causati alle case da un uragano in Texas. Se la catastrofe si verifica il sottoscrittore dei bond perderà il capitale investito in funzione della magnitudine dell’evento e in questo modo l’assicurazione avrà la liquidità per poter risarcire agli assicurati i danni causati dalla calamità naturale. Così le compagnie scaricano sugli investitori il rischio degli indennizzi, i quali a loro volta scommettono che tali catastrofi non si verifichino”.

In Italia il collocamento di questi Cat Bond passa attraverso il collocamento di hedge fund o fondi comuni d’investimento che diverse società di gestione (dall’italiana Azimut all’inglese Schroders, o le elvetiche…

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