FONDI CONTRO ETF: DOVE E’ MEGLIO INVESTIRE?

Qualche giorno fa nel corso di un incontro con un Cliente della consulenza personalizzata (per SoldiExpert SCF un Cliente di “taglia grossa”) mi è stata rivolta questa domanda: “Dottoressa perché sul Brasile non mi avete fatto comprare l’ETF rispetto al fondo visto che l’ETF costa meno?”

Il mio Cliente giustamente si concentra sui costi che sono la parte visibile di un investimento, ma se fossimo in un film gli direi che si sta concentrando su un singolo fotogramma, mentre analizzando la pellicola dall’inizio alla fine potrebbe farsi un’opinione diversa. Il paese del Carnevale insegna.

 

Tutti pazzi per il Brasile

Il Brasile è uno degli investimenti top da inizio anno (+17,91% in meno di due mesi).

Complice i venti politici avversi in Europa, l’aumento dello spread e le perplessità sui conti pubblici di alcuni paesi, i capitali di molti investitori mondiali a vedere le quotazioni si stanno spostando verso diversi Paesi emergenti. E le regine di questo variegato universo di investimento sono attualmente la Russia e il Brasile.

 

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Quanto durerà il periodo di riscatto a livello borsistico di questi mercati nessuno può prevederlo. Molto dipenderà da fattori macro come la ripresa dell’economia che influenza la domanda di materie prime (di cui questi paesi sono produttori), dall’andamento del dollaro (più si rafforza peggio è per questi paesi), dalla politica dei tassi della Fed (se i tassi Usa aumentano le obbligazioni in dollari diventano più attraenti a danno di quelle di altri Paesi ). E poi naturalmente molto dipenderà dalla TrumpEconomics che resta una grande incognita non tanto sulle intenzioni (quelle sono chiarissime) ma se e quanto saranno realizzabili.

Il Brasile è presente da diversi mesi nei nostri portafogli consigliati di ETF e anche in numerosi nostri portafogli consigliati che utilizzano fondi e Sicav. Nel portafoglio che investe in ETF deteniamo il Lyxor Brazil ETF (codice isin FR0010408799) mentre per chi opera sui fondi abbiamo consigliato il BNY Mellon Brazil Equity (codice isin IE00B23S7K36).

 

L’ETF costa meno ma…

E’ vero: il replicante (l’ETF) costa meno, molto meno, del fondo. Le spese di gestione del fondo BNY Mellon Brazil Equity sono pari al 2%, mentre l’ETF Lyxor Brazil costa solo lo 0,65%, ovvero il 70% in meno. Un bel risparmio di commissioni!

Ma allora perché ai Clienti di taglia grossa (tipicamente quelli che optano per la Consulenza Personalizzata) se operano con banche che non applicano commissioni di ingresso sui fondi e possono negoziare on line migliaia di fondi differenti, preferiamo consigliare il fondo e non l’ETF?

Come dico sempre

In finanza quello che non si vede è più importante di quello che si vede

Il Cliente vede dell’ETF il prezzo low cost, io vedo un altro film…

 

Il film che potete vedere nel grafico sotto copre il periodo che va dal 14 settembre 2007 ai giorni nostri e inizia quando entrambi i nostri protagonisti entrano in scena. Si chiamano Low Cost ETF (il Lyxor Brazil) ed Expensive Fund (il BNY Mellon Brazil Equity). Vogliono conquistare il cuore di una fanciulla per aprirgli il portafoglio. La ragazza è molto ricca. Quale pretendente sceglierà? Se ha studiato bene le carte e i grafici la ragazza vedrà che

 

  • nonostante costi il triplo, Expensive Fund ha reso di piu’ del Low Cost ETF. Dalla data in cui è possibile fare un confronto (14/09/2007) l’ETF Lyxor Brazil ha perso, al netto delle spese mini, il 13,35%, mentre il fondo BNY Mellon Brazil Equity, al netto delle spese maxi, ha reso il 28,06%. “Don’t judge a book by his cover” (“non giudicate un libro dalla copertina” si tradurrebbe in italiano) pensa la ragazza patita del film da cui è tratta questa canzone (“The Rocky Horror Picture Show”)
  • il draw down dell’ETF Lyxor Brazil ovvero la massima perdita (-76,25%) è stata peggiore di quella del fondo (-61,74%) ovvero dal picco massimo di rendimento l’ETF ha perso di più del fondo BNY Mellon Brazil Equity. “Se ci casco con questo Low Cost ETF nel momento sbagliato” pensa la ragazza “mi faccio malissimo”.
  • in tutti gli anni in cui l’investimento sul Brasile ha prodotto perdite (2013, 2014, 2015) l’ETF ha perso diversi punti percentuali più del fondo mentre ha guadagnato di più negli anni buoni (2016, 2017). “E se mi becco l’anno no?” pensa la ragazza “so che soffrirò moltissimo e la finanza comportamentale lo insegna: le perdite pesano il doppio dei guadagni. Il guadagno extra degli anni buoni mi fara’ gioire poco, mentre la perdita maxi negli anni negativi mi spezzera’ il cuore
Lyxor ETF Brazil BNY Mellon Brazil Equity confronto
dati FIDA

 

I costi invisibili degli ETF

Quando si parla di costi di un ETF attenzione a tenere conto anche dei costi impliciti. Il costo esplicito dell’ETF Lyxor Brazil è lo 0,65% che è quanto annualmente si trattiene l’emittente sullo strumento e rappresenta il costo di gestione. Ma vi è anche un costo implicito che è quello derivante dallo spread fra denaro e lettera ovvero il differenziale fra prezzo di acquisto e di vendita e di fatto rappresenta un ulteriore costo per l’investitore. Se quando vendo trovo sul “book” un prezzo di 10,2 e quando acquisto trovo un prezzo di 10,6 di fatto significa che esiste un altro 0,4% di costo ulteriore di cui devo tenere conto se voglio valutare in modo più completo lo strumento dell’ETF. Questo spread può anche oscillare e molto in situazioni di tensioni di mercato.

Detengo per esempio un ETF sul mercato azionario della Russia. C’è un grave attentato a Mosca e voglio vendere il mio ETF appena vengo a conoscenza della notizia. Quel giorno potrebbe accadere che questo spread si allarghi in misura esagerata e arrivi a valere anche non pochi centesimi ma perfino punti percentuali nei casi più estremi quando il mercato sottostante è poco liquido e molto turbolento.
La Borsa italiana richiede che per ogni ETF sia presente un operatore specialista che ha l’obbligo di esporre in via continuativa ordini in denaro e lettera per una quantità e uno spread massimo definiti da Borsa Italiana. Nel caso per esempio dell’ETF sul Brasile possono arrivare al 2%. Naturalmente lo spread in condizioni normali è molto più contenuto ed è mediamente dello 0,4% circa su questo strumento in particolare (ce lo dicono le statistiche che pubblica mensilmente la Borsa Italiana ). Occore sapere che in circostanze eccezionali e di altissima volatilità, i market maker che dovrebbero garantire liquidità dell’ETF possono richiedere alla Borsa Italiana di essere temporaneamente esonerati dall’obbligo di quotazione. Qualcosa che in questi anni si è verificato non solo in teoria.

Con l’ETF potrei rischiare di rimanere incastrata” pensa la ragazza allarmata.

Quindi se si acquistano ETF e si attua una gestione attiva e si movimentano (e non si lasciano nel cassetto per lustri) questo costo implicito sullo spread va tenuto in conto e può rappresentare anche un costo non indifferente.

No fondo No party?

Ma allora hanno ragione coloro che vendono i fondi comuni di investimento, in banca o alla posta, e i promotori (oggi consulenti) finanziari, che il fondo è meglio dell’ETF? Hanno ragione questi bancari e/o promotori consulenti a terrorizzare i malcapitati risparmiatori che vorrebbero comprarsi il prodotto low cost per risparmiare sulle commissioni di gestione e non solo?

No e qui sta il busillis che è un termine molto alto per dire che sta arrivando un concetto un po’ complicato. La ragazza si ricorda che chi commercializza ETF (gli emittenti di ETF) o fa consulenza solo su ETF dice spesso “La maggior parte dei fondi non batte gli ETF. A parità di rendimento, l’ETF costa meno quindi alla lunga guadagnerete di più. E via di simulazioni sui giornali”. Tradotto “Accattatevi l’ETF che ci guadagnate: comunque vada sarà un successo”.

Come abbiamo visto non è questa una verità scolpita nella pietra e ci sono diversi fattori da considerare a partire dal tipo di strategia seguita. Se siete investitori super cassettisti e quello che acquistate lo tenete in posizione per alcuni anni o lustri (o così di fatto fa il vostro consulente) l’ETF è preferibile al fondo. Se invece attuate una gestione dinamica e flessibile, i vantaggi in termini di minori costi dell’ETF potrebbero essere solo teorici quando iniziate a movimentarlo, se sommate i costi espliciti a quelli impliciti e tenete conto della liquidabilità dell’investimento soprattutto sugli ETF specializzati.

Quello che è sicuro è che se potete negoziare pochi fondi di poche società di gestione o il vostro consulente di fiducia ha i suoi fondi da collocare, non è detto che vi proporrà il miglior Expensive Fund sul mercato. Ovvero vi propone il prodotto migliore, ma non si sa mai se è the best per il Cliente o per chi lo propone, soprattutto quando vive di retrocessioni sui prodotti venduti.

Il problema non dovrebbe sussistere quando si opta per le gestioni patrimoniali, in quanto chi decide quali fondi mettervi in portafoglio è pagato per questa opera di selezione e dovrebbe scegliere i fondi in funzione del miglior interesse per il Cliente.

Guarda caso però quando si analizzano i rendiconti di queste gestioni proposte dalle banche e si va a vedere che fondi vengono selezionati, toh si scopre spesso che oltre il 50% dei fondi in portafoglio fa capo alla società di gestione del Gruppo o a società controllate dagli stessi istituti di credito che vendono il prodotto al Cliente. Ma tu pensa! Il dubbio quando si vedono tutti questi fondi della casa è sempre: sarà perché sono fondi eccellenti o per campanilismo e i famosi “chinese walls” (le cosiddette muraglie cinesi secondo cui teoricamente in banca ogni settore dovrebbe essere indipendente dall’altro) sono di cartone?

Siccome in alcuni casi il sospetto è che siano stati scelti i fondi della casa o della famiglia per aumentare i ricavi del Gruppo (e non i risultati del Cliente) poi non c’è da stupirsi che chi propone l’investimento in ETF abbia gioco facile nel dire che non vale la pena investire nei fondi. Perché sono costosi e inefficienti.

Dire lapidariamente che i fondi sono meglio degli ETF o viceversa non è corretto e chi lo dice sta probabilmente cercando di vendervi quello che ha.

Ci sono fondi che possono essere per ragioni strategiche o tattiche migliori degli ETF e viceversa e ci sono fondi che possono essere più interessanti degli ETF come capacità di fare meglio del mercato e ripagare anche ampiamente il maggiore costo di gestione. E SoldiExpert SCF come società di consulenza finanziaria indipendente che non ha alcun vincolo di bottega o di prodotto, può selezionare liberamente in base al portafoglio e al tipo di consulenza quelli che ritiene i migliori strumenti nell’interesse esclusivo del Cliente. E quindi per Clienti di taglia “big” l’investimento tramite portafogli di fondi o Sicav selezionati in base ai nostri criteri ci sembra un’idea non certo da disprezzare. Anzi. Anche considerando che non facciamo gestione passiva o finto attiva (come spesso accade in questo settore come diverse inchieste stanno svelando (e di cui vi parleremo prossimamente) ovvero noi non vendiamo “torte” di fondi o ETF che hanno l’unico obiettivo di replicare l’andamento dei mercati . Non amiamo vendere l’acqua calda.

 

 

Con questo non si vuole assolutamente dire che i fondi siano sempre meglio degli ETF e che tutti i Clienti farebbero meglio a seguire i nostri portafogli di fondi rispetto ai portafogli di ETF. Molto dipende dalla taglia del patrimonio e anche dalla gamma di fondi offerti dalla banca con cui vuole operare il Cliente. Se l’alternativa agli ETF con la propria banca è “no buena”, meglio i replicanti.

Voltaire ha detto: «Il meglio è nemico del bene». A cercare la perfezione e a strafare si rischia di ottenere risultati peggiori di quelli auspicati.

Quando i patrimoni sono importanti nulla vieta di seguire il principio del “dividi et impera” operando sia su fondi sia su ETF perché all’interno di questi strumenti ci sono magari delle “chicche” come possibilità di investimento che non sono disponibili in entrambi i formati. O quando sono disponibili, un format è migliore dell’altro e una regola non c’è.

 

Le “chicche” che abbiamo scoperto su fondi e ETF 

Capita in alcuni casi che fra ETF e Fondi il confronto lo vince l’ETF come nel caso del Robo Stox Global Robotics Automation (codice isin IE00BMW3QX54) un ETF che di fatto investe sulla rottamazione degli umani ovvero su quelle macchine che sempre più si sostituiranno all’uomo in moltissimi lavori. Comprese professioni fin qui inimmaginabili (come abbiamo raccontato in questo articolo).
Una società di gestione, Pictet, ha lanciato un fondo che investe su questa stesso comparto (Pictet Robotics) ma come si può vedere dal grafico il comportamento dell’ETF è migliore di quello del fondo.

confrontoRobotics
dati FIDA

E su altre aree particolari come per esempio i mercati di frontiera se si confronta per esempio l’ETF quotato a Piazza Affari (db x-trackers S&P Select Frontier UCITS ETF con codice Isin LU0328476410) che bene conoscono i nostri Clienti che operano su etf azionari e lo si confronta con il fondo d’investimento più famoso al mondo che investe nel settore, il Templeton Frontier Market fondato da Mark Mobius, il mago degli emergenti, (di cui in ufficio abbiamo pure il suo libro autografato) si noterà come l’ETF “stupido” va nettamente meglio.

confrontoFrontiera
dati FIDA

Ci sono poi casi particolari, come per esempio l’ETF Privex che investe sulle società specializzate in private equity ovvero che acquistano quote di società non quotate per poi valorizzarle. Non esistono fondi specializzati ma esiste questo ETF e i nostri radar l’hanno alcuni mesi fa intercettato e consigliato grazie ai nostri algoritmi che suggerivano quattro mesi fa di metterlo in portafoglio.

 

confrontoPrivex
dati FIDA

Chi vuole investire su questo tema di investimento (e i Clienti che operano con noi su ETF azionari detengono questo strumento) non ha un fondo equiparabile su cui investire.

La biodiversità anche in finanza funziona: ovvero operare su più tavoli e piu’ strumenti (azioni, fondi, ETF): le opportunità di investimento si possono moltiplicare, diminuendo complessivamente il rischio.

A chi vi dice compra solo ETF o compra solo fondi ricordate che le “risposte facili” per dirla con la ultima hit di Francesco Gabbani (vincitore di Sanremo) se le possono tenere.

Perché non è importante cosa avete ma come vi movimentano il portafoglio (se ve lo movimentano), come abbiamo spiegato in questa conferenza tenuta all’ITForum di Rimini, che spiega il SoldiExpert’s Karma proprio sul “dubbio amletico” se siano meglio i fondi o gli ETF.

 

 

Vale per noi in sintesi il pensiero di Deng Xiaoping, lo scomparso leader e timoniere della Cina moderna: “Non importa che il gatto sia bianco o nero; ciò che importa è se acchiappa i topi”. Questo è l’obiettivo che deve perseguire nell’interesse del Cliente chi fa il consulente finanziario e suggerisce come investire.

 

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