Quando si tratta di ricevere consigli su come investire i propri risparmi, è possibile rivolgersi a quattro diversi soggetti

  • Il dipendente di una banca
  • Il promotore finanziario che lavora per conto di una rete di vendita
  • Il consulente finanziario indipendente
  • L’agente assicurativo

Come dimostrano molti casi di risparmio tradito più recenti (casi delle banche popolari venete che hanno consigliato ai propri clienti di investire sulle loro azioni e obbligazioni subordinate poi azzerate per non parlare delle quattro banche risolte dal governo) e passati (bond Cirio, Parmalat…), non sempre i consigli di investimento ricevuti dai dipendenti di una banca sono super partes. Spesso questi soggetti ricevono pressioni da parte dei loro superiori per spingere alcuni prodotti più remunerativi per la banca.

 

Approfondimento: Ti fidi dei consigli della tua banca?

 

Anche il promotore finanziario (che ha assunto la denominazione ora di “consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede”) può essere legato ai prodotti che la rete di vendita per cui lavora offre e trovarsi in una condizione di conflitto d’interesse ovvero i suoi interessi, quelli della sua rete e quelli del cliente possono divergere.

Alcune reti hanno  virato verso un modello di consulenza aperta per offrire ai propri clienti un’ampia offerta di prodotti anche della concorrenza dando ampia facoltà ai propri promotori di spaziare tra essi. Una minoranza dei promotori finanziari lavora a parcella e svolge un servizio di consulenza super partes su un’ampia gamma di prodotti.

Il consulente assicurativo opera un po’ come il bancario e la maggior parte delle reti di promotori su prodotti della propria casa madre, non potendo consigliare spesso i migliori prodotti in circolazione. Inoltre è spesso più competente sui prodotti assicurativi veri e propri che sugli investimenti.

Il consulente finanziario  indipendente (o “autonomo”) è, tra i quattro soggetti principali che offrono consulenza finanziaria piu’ super partes. Non riceve come il promotore finanziario retrocessioni dalla propria casa madre sui prodotti venduti, nè è soggetto come capita spesso al dipendente bancario a vere e proprie pressioni per raggiungere i budget di vendita prefissati sui singoli prodotti.

 

Approfondimento: Scopri perché un consulente indipendente cura al 100% il tuo interesse

 

Il consulente indipendente:

  1. è pagato solo dal cliente
  2. offre consigli personalizzati in merito a un’ampia gamma di prodotti

Chi lavora in banca o chi lavora in una rete di vendita (l’ex promotore finanziario chiamato oggi anche lui consulente) o l’agente assicurativo vengono invece pagati non direttamente dal cliente, ma tipicamente dall’istituto per cui lavorano con una remunerazione in parte fissa e in parte legata ai prodotti venduti. Questi soggetti non rientrano quindi nell’ambito della consulenza indipendente.

La maggior parte degli italiani non distingue tra chi fa consulenza indipendente e chi no. Il 90% di coloro che prestano consulenza finanziaria in Italia (bancari, private banker, promotori finanziari, consulenti, family banker) non offre una consulenza indipendente ma viene pagato con retrocessioni sui prodotti finanziari che i suoi clienti comprano.

 

Fee-only-vs-fee-based
Nel sistema “fee only” il cliente paga in modo diretto e trasparente per ricevere la consulenza finanziaria. Nel sistema “fee-based” (quello più comunemente adottato da banche e promotori in Italia) la parcella viene pagata dal cliente tramite le commissioni di retrocessione che vengono pagate dalle società prodotto ai distributori (banche e reti di vendita)

La stragrande maggioranza di chi dà consigli finanziari ai risparmiatori italiani è vincolato ai prodotti che la sua banca o la rete di vendita o la compagnia assicurativa cui fa capo distribuisce. Il consulente indipendente puo invece spaziare su tutti i prodotti finanziari che il mercato offre e consigliare ai propri clienti anche quelli meno costosi e più performanti.

Cosa fa un Consulente Finanziario?

Il consulente finanziario ha il compito di valutare la conoscenza del cliente in materia di prodotti finanziari, analizzare i suoi obiettivi di investimento, la sua tolleranza al rischio e il suo orizzonte temporale e consigliare al cliente quali strumenti sono più adatti per raggiungere i suoi scopi.

Se il consulente è indipendente, spazierà su un’ampia gamma di prodotti finanziari, potendo consigliare liberamente al cliente le migliori soluzioni come rapporto costi/rendimenti e rendimenti/rischi. Se il consulente lavora in banca o per una rete di vendita potrà muoversi su una gamma molto più limitata di prodotti: quelli che l’istituto per cui lavora offre o commercializza.

Il consulente finanziario, sia esso una banca, una rete di vendita o un consulente indipendente, risponde dell’adeguatezza dei consigli forniti al risparmiatore rispetto alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi di investimento.

 

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Consulenza finanziaria indipendente: Normativa e come funziona la direttiva Mifid

Dal 2007 i consulenti finanziari sono soggetti alla MIFID, la Direttiva dell’Unione europea relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID), che mira a

  • aumentare il grado di concorrenza e efficienza tra gli operatori nell’offerta dei servizi finanziari
  • rafforzare la tutela degli investitori che utilizzano questi servizi

In particolare questa direttiva che mira a tutelare gli investitori europei prevede tre obblighi in carico a chi presta consulenza finanziaria

  1. Il consulente deve agire in modo onesto, equo e professionale
  2. Il consulente deve fornire al cliente informazioni chiare, complete e non fuorvianti sui prodotti suggeriti
  3. Il consulente deve consigliare al cliente dei prodotti che siano adeguati alla sua situazione finanziaria, propensione al rischio, orizzonte temporale e ai suoi obiettivi di investimento

Dal 3 gennaio 2018 entrerà in vigore in Italia la Mifid 2, che mira come la direttiva precedente ad aumentare il grado di concorrenza e efficienza dei servizi finanziari in Europa aumentando le tutele e la protezione dell’investitore.

In particolare questa direttiva sviluppa il concetto di consulenza indipendente e obbliga chi presta consulenza finanziaria agli investitori comuni a chiarire al cliente se

  • La consulenza prestata è di tipo indipendente o meno
  • La consulenza che viene prestata all’investitore è ristretta a una gamma limitata di prodotti o se è relativa a un’ampia gamma di prodotti
  • Quali commissioni il consulente riceve (in gergo retrocessioni) sui prodotti che consiglia di comprare all’investitore
  • Con cadenza periodica il consulente dovrà fare un check di adeguatezza degli strumenti consigliati al cliente rispetto alla sua propensione al rischio e alla capacità di sostenere le perdite

 

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In pratica la direttiva Mifid 2 mira a dividere gli operatori del settore in funzione del modo in cui sono remunerati e in base alla numerosità di strumenti su cui effettuano la consulenza e a rendere piu’ chiara all’investitore il tipo di consulenza che sta ricevendo, se di tipo indipendente o no. Rimane il capo al consulente anche nella Mifid2 il dovere di agire nel migliore interesse del cliente.

 

Requisiti di un Consulente finanziario indipendente

Con delibera n. 19548 del 17 marzo 2016, Consob, l’organismo di controllo dei mercati finanziari, ha adottato nei propri atti regolamentari, le nuove denominazioni di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (in sostituzione di promotore finanziario); consulente finanziario autonomo (in sostituzione di consulente finanziario) e albo unico dei consulenti finanziari (in sostituzione di albo unico dei promotori finanziari).

 

E conseguentemente i termini promotore finanziario e consulente finanziario hanno iniziato a essere utilizzati come sinonimi anche se come abbiamo visto la differenza sostanziale fra chi svolge consulenza finanziaria indipendente al 100% ovvero autonoma e chi svolge l’attività come consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (come si chiamava fino a poco prima di questa variazione lessicale il promotore finanziario) può essere notevole. Solo il consulente finanziario autonomo o le SCF offrono in via esclusiva la consulenza priva di conflitti d’interesse.

 

Il segno distintivo che contraddistingue la consulenza indipendente è, infatti, la remunerazione in via esclusiva a parcella (fee only), priva di qualsiasi conflitto d’interesse e senza i costi “occulti” che caratterizzano il sistema bancario e assicurativo.

 

Come abbiamo visto il consulente finanziario autonomo (se esercita questa attività come persona fisica) o le Società di Consulenza Finanziaria (come SoldiExpert SCF) se esercitano l’attività come società di capitali non possono, infatti, ricevere alcun “inducement” ovvero incentivo.

 

E con questa definizione si intende per “incentivo” ogni tipo di onorario, commissione o beneficio monetario o non monetario pagato o fornito da terzi agli intermediari finanziari in relazione alla prestazione di un servizio di investimento o accessorio ai clienti. Il consulente finanziario autonomo come le SCF possono, infatti, essere remunerati solo a parcella (fee only) dal cliente finale.

 

Per la normativa italiana (in altri Paesi europei non funziona così) Il “vecchio” promotore finanziario che ora è stato ribattezzato “consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede” ha a disposizione il “doppio forno”. Una “teoria” definita così da Giulio Andreotti negli anni Settanta quando la Dc poteva “comprare il pane” sia dal Psi e sia dal Pci per sostenere il governo.

 

E non c’è certo da stupirsi che in Italia la normativa ha consentito una così ampia riserva di attività all’ex promotore finanziario.

 

Il sistema italiano del risparmio è in mano alle banche e alle reti di vendita e vietare (come è stato fatto per esempio in Gran Bretagna dal 2013 e  in Olanda dal 2014) la possibilità  di incassare retrocessioni di commissioni da parte delle imprese di investimento non è stato previsto dai legislatori e regolatori italiani per cambiare tutto senza cambiare nulla.

 

Approfondimento: In Inghilterra tutti i promotori e consulenti finanziari sono indipendenti. In Italia no!

 

Come si diventa consulenti finanziari?

Per gli ex promotori finanziari la normativa è rimasta la stessa e i requisiti per diventare “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede” (la nuova definizione) restano i seguenti:

 

  • avere un diploma di licenza superiore quinquennale;
  • rispettare i requisiti di onorabilità;
  • rispettare i requisiti di professionalità
  • il superamento di una prova valutativa

 

Possono essere esonerati dalla prova valutativa solo coloro che hanno acquisito una specifica esperienza nello svolgimento di questa attività come:

 

– agenti di cambio;

– negoziatori abilitati ad operare nei mercati regolamentati;

– funzionari di banca o di Sim addetti per almeno tre anni (anche non consecutivi) a uno dei settori di attività autorizzate inerenti ai servizi di investimento oppure (solo per i funzionari di istituti di credito) alla commercializzazione di prodotti finanziari della banca;

– dipendenti di banca o di Sim responsabili di un’unità operativa (agenzia, filiale, ufficio) addetti, sempre per almeno tre anni anche non consecutivi, a uno dei settori di attività autorizzate inerenti i servizi di investimento responsabili del controllo interno di banche o di Sim (sempre per i soliti tre anni anche non consecutivi).

 

E per diventare consulente finanziario autonomo quali requisiti occorre avere?

Qui la situazione è ancora in divenire perché nonostante dal 2007 l’Unione Europea ha previsto espressamente questa figura nella realtà i legislatori italiani non hanno ancora mentre scriviamo (dopo 10 anni!) fatto decollare questo settore con la creazione di un Albo Professionale.

 

Si è andati avanti a suon di proroghe e i consulenti finanziari autonomi o indipendenti abilitati e in regola con la normativa sono esclusivamente coloro che già svolgevano questa attività prima del 31 ottobre 2007  (come nel caso di SoldiExpert SCF visto che è stata fondata nel 2001) con una partita iva già aperta a quella data. Di fatto oggi chi svolge l’attività di consulenza finanziaria indipendente senza essere in possesso di questa “esenzione” svolge l’attività in forma abusiva.

 

Nel prossimo futuro (dal 3 gennaio 2018) l’Organo di Vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei Consulenti Finanziari dovrebbe occuparsi di vigilare e controllare l’attività sia dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede che degli autonomi che delle SCF.

 

Per diventare consulente finanziario autonomo allo stato attuale si ipotizza che dal 2018 la normativa richiederà analoghi requisiti a quelli richiesti ai “promotori finanziari” ovvero il possesso dei requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza e patrimoniali oltre il superamento di una prova valutativa (distinta da quella prevista per gli ex promotori finanziari) e che consentirà l’iscrizione nell’albo di riferimento.

 

E per le Società di Consulenza Finanziaria quali sono i requisiti richiesti?

In questo caso in base a quanto è stato finora pubblicato dalla normativa le SCF a decorrere dal 1º ottobre 2009, la riserva di attività non pregiudica la possibilità per le società costituite in forma di società per azioni o società a responsabilità limitata, in possesso dei requisiti patrimoniali e di indipendenza stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la Consob, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

 

I soci delle SCF devono possedere quindi i requisiti di professionalità, indipendenza ed onorabilità previsti per i consulenti finanziari mentre come società di capitali (srl o Spa) devono possedere dei requisiti anche di tipo patrimoniale come capitale sociale minimo (nella direttiva europea era previsto) oltre che l’obbligo di assicurazione della responsabilità civile per i danni derivanti da negligenza professionale

 

Requisiti patrimoniali a cui SoldiExpert SCF ha già aderito interamente dal 2007 (anche senza che ci fosse ancora un obbligo normativo in Italia) per offrire la massima tutela alla propria clientela e adeguarsi sin da subito alla normativa europea.

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