Investire in ETF: tutto quello che devi sapere prima di acquistarli

Vuoi investire in ETF? Gli ETF sono tra gli strumenti finanziari più apprezzati dai piccoli e grandi investitori. Un articolo guida per gli investitori di tutte le taglie per conoscere a fondo questi strumenti, scoprire cosa sono, dove acquistarli e i vantaggi

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Gli ETF sono sul mercato finanziario dagli anni ‘90 in forma sempre più diffusa e la loro crescita si può definire ininterrotta. In realtà di fondi passivi o ETF se ne parla già nei primi studi già a partire dagli anni ’60 e fra i pionieri c’è John Bogle (morto nel 2019), il fondatore di Vanguard, che nel 1976 lanciò il First Index Investment Trust chiamato in modo derisorio “la follia di Bogle” da molti analisti ed esperti dell’epoca.

L’idea di lanciare un fondo non “gestito” che replicava l’andamento dei mercati all’epoca veniva considerata qualcosa a metà fra provocazione e lesa maestà.  La maggior parte dei professionisti degli investimenti riteneva che i fondi indicizzati fossero uno stupido errore.  Quasi cinquant’anni di storia hanno dimostrato il contrario. Warren Buffett, forse il più grande investitore del mondo, una volta disse: “Se mai verrà eretta una statua per onorare la persona che ha fatto di più per gli investitori americani, la scelta a mani basse dovrebbe essere Jack Bogle”. Con il tempo il First Index Investment Trust che poi ha cambiato nome in Vanguard 500 Index Fund è diventato il più grande fondo comune d’investimento al mondo.

Un fondo indicizzato ovvero oggi considerato sinonimo di ETF è un fondo comune di investimento a basso costo ea bassa manutenzione progettato per seguire le fluttuazioni dei prezzi di un indice del mercato azionario, come l’S&P 500. 

Gli investitori con poco capitale apprezzano sempre più gli ETF che di fatto sono fondi d’investimento con commissioni di gestione sempre più ultra low cost.

A inizio 2021 il mercato europeo ha superato il trilione di euro di masse gestite in ETF grazie all’aumento dei corsi azionari e agli acquisti netti di questi strumenti sempre più preferiti dagli investitori rispetto ai fondi d’investimento cosiddetti attivi o sicav. Un altro anno d’oro, dunque, con flussi superiori a quelli dei fondi.

Anche nel 2020 la marcia degli ETF è proseguita implacabile e a fine anno su ETFplus, il mercato di Borsa Italiana dove vengono negoziati ETF, ETC/ETN, si contavano ben 1.334 strumenti quotati.

Investire in ETF vuol dire investire su prodotti finanziari tra i più innovativi e di successo degli ultimi decenni e per comprenderlo basti dire che se a inizio millennio le masse gestite mondiali con ETF ammontavano a 100 miliardi di euro nel 2019 abbiamo superato il muro dei 5000 miliardi di euro.

Una crescita che non mostra segnali di stanchezza tanto che il leader di mercato Blackrock con il suo marchio di fondi indicizzati iShares prevede che il capitale gestito in ETF raddoppierà quasi in cinque anni.

Gli investitori scelgono di comprare ETF perché particolarmente attratti dalle commissioni basse e dal trading semplice e senza complicazioni, come mostra un sondaggio di JP Morgan Asset Management. Gli ETF su noti indici azionari sono spesso offerti con commissioni annue dello 0,1 per cento.

I prodotti attivi (spesso solo fintamente), vale a dire i prodotti controllati dal gestore del fondo e venduti dalle banche e dalle reti di vendita attraverso consulenti abilitati all’offerta fuori sede, di solito costano almeno dieci volte di più degli ETF. Perché? Per remunerare il canale distributivo: la società di gestione del fondo “ringrazia” così i collocatori dei suoi prodotti ovvero banche e reti di vendita e i loro consulenti.

Cosa dovresti considerare prima di comprare ETF? Un articolo del quotidiano tedesco Handelsblatt  e diverse ricerche pubblicate recentemente fanno il punto su tutto ciò che è necessario sapere prima di investire in ETF.

Ecco le domande per conoscere meglio questi strumenti finanziari.

 

ETF: cosa sono?

 

Al tema degli ETF come società di consulenza finanziaria indipendente dedichiamo da sempre in SoldiExpert SCF una particolare attenzione anche perché già nel lontano 2003 siamo stati fra le prime società in Italia a offrire portafogli ETF e a dedicare approfondimenti e analisi su questo strumento (la “guida agli ETF” che abbiamo scritto è fra le più scaricate e… copiate nella Rete) quando ancora molti dicevano che si trattava di “strumenti pericolosi” (e qualche venditore di banca o di reti di consulenti scorretti e in pieno conflitto d’interesse continua ancora a farlo mentre magari offre dei fondi d’investimento su cui può tosare i clienti e al cui interno magari contengono ETF…).

Gli ETF, dunque, cosa sono?

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund ovvero di fondo (fund) scambiato (traded) sul mercato ovvero in Borsa (Exchange). Gli ETF possono essere di tipo azionario o obbligazionario. Tutti gli ETF hanno come obiettivo la replica di un indice di Borsa o di una strategia secondo regole predeterminate. L’indice da replicare investono su materie prime, obbligazioni, azioni, ecc. L’obiettivo dell’ETF è ottenere esattamente il rendimento generato dai prodotti finanziari dell’indice.

Gli ETF sono fondi indicizzati che possono essere acquistati o venduti in tempo reale, come un’azione.

Gli investitori utilizzano gli ETF per acquisire quote dell’intero paniere di titoli o dell’indice. Ad esempio, se un ETF replica il Dax, verranno acquistate tutte le 30 (presto 40) azioni delle società dell’indice principale tedesco. Gli ETF sono negoziati solo in borsa e il loro prezzo deriva, come ogni bene, da domanda e offerta.

L’obiettivo che si propone un ETF è realizzare una performance identica a quella di un indice azionario, o obbligazionario o di un paniere di titoli quotati appartenenti a uno stesso settore (per esempio l’energia) attraverso tecniche di costruzione di portafogli di ETF più o meno intelligenti o sofisticate.

Poiché replicano un indice, il prezzo degli ETF è quasi parallelo al rispettivo indice. Inoltre, aspetto importante per gli investitori è che i costi di gestione non arriveranno mai ai livelli degli “avversari”, i fondi di investimento (ndr), uno dei vantaggi di cui parleremo più avanti.

 

ETF a replica fisica, a replica sintetica o Smart Beta

 

Come funzionano gli ETF?

Esistono due tipi di ETF in base al metodo di replica dell’indice: ETF fisico ed ETF sintetico. L’ETF a replica fisica, acquista tutti, o una parte, dei titoli contenuti nell’indice: questa è chiamata replica fisica completa o parziale. La composizione dell’ETF si adatta automaticamente se l’indice cambia. Ad esempio, se una nuova società entra nel Dax e quindi ne sostituisce un’altra, l’ETF a replica fisica sostituirà di conseguenza le azioni del precedente indice tedesco.

Come la maggior parte dei fondi di investimento, gli ETF  hanno un patrimonio autonomo e separato da quello della società che li gestisce e quindi non è “aggredibile” da nessuno. Ciò significa che se la società di fondi o la banca sono insolventi, l’ETF può essere trasferito a un’altra società. In questo modo l’investimento è assicurato dato che l’istituto fallito non ha accesso ai beni.

L’ETF a replica sintetica funziona in modo diverso. In questo caso l’indice viene replicato utilizzando derivati invece di acquistare i titoli. In parole povere, si tratta di un’operazione di scambio, nota anche come swap, che promette vantaggi di costo per l’ETF (di cui tratteremo tra poco).

Il gestore di un ETF a replica sintetica assegna i titoli disponibili nell’indice a un partner, di solito una banca. In cambio, quest’ultima si impegna a pagare per la performance dell’indice inclusi i dividendi. E ci sono comunque dei titoli dati a garanzia che non sono proprio “coriandoli”.

Rispetto alla tipologia precedente, gli investitori sopportano il rischio di insolvenza della banca (rischio di controparte) e in caso di fallimento, lo swap perde il suo valore. Anche se la garanzia viene solitamente depositata, non deve necessariamente compensare le perdite. Dal punto di vista teorico gli ETF a replica sintetica sono un po’ più rischiosi rispetto a quelli a replica fisica ma stiamo parlando spesso di questioni di lana caprina perché chi fornisce le garanzie sono spesso banche o istituti di primo piano che se dovessero saltare si trascinerebbero nel gorgo tutto il mercato (compresi gli ETF a replica fisica).

Inoltre, l’UE stabilisce che la differenza di rendimento tra il portafoglio di vettori e il portafoglio di swap non deve superare il dieci percento. Per quanto riguarda le garanzie, in passato, le garanzie depositate si sono rivelate illiquide. Di conseguenza, negli ultimi anni molti investitori si sono sempre più rivolti verso gli ETF a replica fisica.

Vi è poi da dire che rispetto ai primi, gli ETF a replica fisica, totalmente passivi, questo settore ha iniziato a produrre anche degli ETF più attivi, i cosiddetti ETF Smart Beta, che sempre dichiarando un indice di riferimento (benchmark) non si limitano solo a replicarlo passivamente ma anche a effettuare delle selezioni ulteriori in base a determinati fattori (“factor”) di tipo qualitativo (per esempio azioni con maggiori dividendi) o quantitativi (per esempio titoli del paniere con minore volatilità oppure con performance migliore negli ultimi X mesi).

 

Differenza tra ETF, ETC, e ETN

 

Qualsiasi investitore interessato ad investire in ETF deve conoscere qual è la differenza tra ETF, ETC e ETN.

Gli ETF investono su un paniere diversificato di titoli azionari e/o obbligazionari, mentre gli ETC concentrano il proprio investimento su un unico asset, riconducibile sempre a una o a un paniere di materie prime. ETC è infatti l’acronimo di Exchange Traded Commodities e le commodities sono proprio le materie prime.

In Borsa è infatti possibile fare trading e quindi scommettere al rialzo o al ribasso su quasi tutte le materie prime: il petrolio, lo zucchero, la soia. Perfino il succo d’arancia è scambiato in Borsa (chi ha visto il film “Una poltrona per due” non può aver dimenticato la singolar tenzone sul succo d’arancia).

Gli ETN sono invece simili a delle obbligazioni che replicano l’andamento di un determinato indice. L’emittente dell’ETN investe direttamente nel sottostante (ad esempio in una materia prima o in una valuta) e si impegna a pagare a chi sottoscrive l’ETN la performance della materia prima o della valuta su cui ha investito. Il rischio controparte negli ETN è quindi più elevato perché riconducibile all’emittente.

È questa, in sostanza, la differenza tra ETF, ETC e ETN.

 

ETF e fondi di investimento: quali sono le differenze?

 

Non c’è dubbio che i due termini siano strettamente correlati. Quali sono quindi le differenze tra ETF e fondi di investimento? La risposta sta nei dettagli.

Exchange Traded Fund significa che il fondo è negoziato in borsa. Non è definito se l’investimento avviene in modo attivo o passivo. I fondi di investimento (ad eccezioni di quelli che si dichiarano indicizzati ovvero index fund ma che sono di fatto quasi spariti) sono presentati come “attivi” ovvero gestiti, adeguati e ottimizzati da un gestore di fondi o per meglio dire di un comitato d’investimenti che può selezionare in modo totalmente arbitrario (per questo si dice “attivo”) i titoli da detenere sul fondo e dove il gestore si presuppone faccia un costante lavoro di ricerca, analisi e selezione per costruire il portafoglio e controllarlo quotidianamente.

Negli ETF il portafoglio varia solo quando l’indice cambia o si ricompone. Dal punto di vista teorico la “narrativa” dei fondi a gestione attiva sembra convincente, nella realtà si comportano molto peggio degli ETF nella stragrande parte dei casi per diverse ragioni. Tra queste rientra l’impatto dei costi e il fatto che poi sostanzialmente molti gestori, cosiddetti attivi, o prendono scelte che si rivelano peggiori di quelli passivi o fingono di essere attivi ma poi di fatto replicano gli indici, ma con costi solo maggiorati per consentire al “circo” di spartirsi commissioni robuste fra un’infinità di soggetti.

Aspetto curioso è che tra tutti i soggetti della catena di collocamento dei fondi di investimento dove la società di gestione dei fondi in realtà è quella che trattiene meno di tutto questa serie di caricamenti che verranno fatti pagare ai risparmiatori.

Questa differenza tra ETF e fondi di investimento è una delle ragioni per cui nei portafogli consigliati da SoldiExpert SCF il peso degli ETF rispetto a fondi è nettamente maggioritario pur non essendo naturalmente dei “talebani” secondo cui “tutti i fondi sono da buttare”. Ma la parte “core” del portafoglio secondo noi (e non solo) per il medio lungo periodo è nettamente più furbo averla con ETF rispetto ai fondi.

E a proposito di fondi dopo un gran lavoro dell’Ufficio Studi di SoldiExpert SCF è nato il SoldiExpert Fund Rating! Uno strumento messo gratuitamente messo a disposizione dei risparmiatori (è sufficiente registrarsi qui) con cui analizziamo più di 13.000 fondi in classe retail confrontandoli con i benchmark e assegnando un voto da 0 a 10.

La classificazione data ai fondi deriva da un indice di proprietà che restituisce un valore sintetico di punteggio dei fondi d’investimento (o sicav) analizzando il loro storico degli ultimi 5 anni, quando possibile, e sono comunque considerati solo i fondi con almeno 3 anni di vita; un lieve sovrappeso viene dato all’andamento negli ultimi 12 mesi, per tenere conto anche in parte dell’andamento più recente.

L’indice valuta principalmente i due aspetti che un risparmiatore ha più a cuore, ovvero quanto un fondo ha reso (la performance) e quanto sia rischioso, in particolare, nelle fasi avverse di mercato (il drawdown). Puoi vedere questo breve video in cui spieghiamo che cos’è e come funziona il nostro SoldiExpert Fund Rating!

 

SoldiExpert Fund Rating SoldiExpert Fund Rating

 

Sebbene la maggior parte degli ETF disponibili sia negoziata passivamente, ci sono alcuni ETF a gestione attiva. In tal caso, è il gestore che prende le decisioni di investimento.

I fondi indicizzati, d’altra parte, seguono sempre un indice. Ciò significa che sono sempre passivi. Solo quando il fondo indicizzato è quotato in borsa è un ETF.

Un ETF quindi replica integralmente l’andamento di un indice collegato secondo regole predeterminate (e per questo vengono definiti anche fondi passivi) a differenza dei tradizionali fondi d’investimento dove il gestore ha teoricamente più carta bianca e seppure deve dichiarare il suo mercato di confronto (benckmark) può discostarsene in modo anche significativo tramite la cosiddetta gestione attiva che dovrebbe (teoricamente come vedremo) caratterizzare la sua azione rispetto a quello di un ETF.

Per rimarcare le differenze tra ETF e fondi di investimento riportiamo questo dato interessante.

Nel 1989 è stato scambiato il primo ETF negli Stati Uniti mentre in Europa gli ETF hanno iniziato a essere scambiati in Borsa negli anni 2000.  Da quando sono stati lanciati, gli ETF hanno iniziato a togliere quote di mercato ai più tradizionali fondi comuni di investimento. La loro crescita è così tumultuosa che diverse ricerche settoriali hanno calcolato che se continuano i tassi di crescita attuali, nel 2023 oltre 11.000 miliardi di euro nel mondo potrebbero essere investiti in ETF.

Una crescita che secondo le analisi di Moody’s (una delle società di ricerca e analisi più importanti del settore mondiale) andrà evidentemente a togliere quote di mercato a fondi d’investimento e sicav con gli ETF che passeranno dal 15% al 22% delle masse gestite mondiali nel 2025. Ecco quanto pesano le differenze tra fondi e ETF!

 

Investire in ETF conviene? i vantaggi

 

Per capire se investire in ETF conviene bisogna fare riferimento ai vantaggi che questi strumenti finanziari hanno. In tre parole i vantaggi nell’investire in ETF sono: minori costi, trasparenza e accessibilità.

Chi vuole investire su un paniere di titoli (azionari/obbligazionari/su un settore o paese…) può comprare ETF o fondi comuni di investimento. Rispetto ai fondi gli ETF sono negoziati in tempo reale come le azioni e hanno costi di gestione molto più contenuti. Se un fondo azionario ha un costo mediamente annuo complessivo di gestione e altro del 2,5% e un fondo obbligazionario dell’1,5% nel caso degli omologhi ETF questo costo può essere più basso anche di un 80%!

Il vantaggio più evidente che porta a dire che investire in ETF conviene è quindi l’essere più economici dei tradizionali fondi di investimento gestiti attivamente. Questo perché la gestione attiva da parte di un fondo costa commissioni che ne riducono il rendimento. Oltre alla commissione iniziale per l’acquisto, spesso è prevista una commissione di gestione e una partecipazione agli utili.

Ciò può portare rapidamente a un rapporto spese totali (TER) di circa l’1,9 percento, o maggiore (ndr).

Questo è il motivo per cui gli investitori con meno soldi preferiscono investire in ETF come piano di risparmio ovvero PAC, ovvero investono una quota in ETF ogni mese. In questo modo, possono trarne beneficio soprattutto a lungo termine.

Il TER per gli ETF è in media inferiore allo 0,5 per cento. E i grandi ETF che replicano indici come il Dax o l’EuroStoxx 50 a volte hanno anche una commissione annua inferiore allo 0,1 per cento. Inoltre, non vi è alcuna partecipazione agli utili da parte del provider con gli ETF ovvero “commissioni di performance o di incentivo” che alcuni gestori di fondi soprattutto italiani ma esterovestiti (Lussemburgo e Irlanda) calcolano spesso in modo iniquo per il risparmiatore e di cui spesso in questi lustri abbiamo scritto.

A parte il costo, chi è interessato a comprare ETF spesso enfatizza la trasparenza del prodotto. Rispetto ai fondi di investimento, negli ETF le performance sono considerate più trasparenti in termini di calcolo. Mentre la performance del gestore del fondo influenza principalmente il livello di reddito dei fondi attivi, gli ETF si basano esclusivamente sul mercato. Lui imposta l’asticella. I piccoli investitori e le istituzioni sono trattati allo stesso modo dalla società di fondi. Entrambi devono acquistare le loro azioni alle stesse commissioni di mercato.

Un altro vantaggio che determina se investire in ETF conviene è legato all’accessibilità. L’accesso agli ETF negoziati in borsa è praticamente privo di barriere. Gli investitori possono comprare ETF al mercato tramite banche dirette o broker online. Gli ordini possono essere eseguiti immediatamente al valore dell’indice corrente, in molti casi non sono nemmeno previste commissioni di custodia. Negli Stati Uniti, alcuni fornitori stanno ora rinunciando alle commissioni di transazione per gli ordini. Tuttavia, resta da vedere se la tendenza si estenderà anche all’Europa.

 

La guida per investire con gli ETF La guida per investire con gli ETF

 

Come investire in ETF?

 

Dopo aver chiarito le caratteristiche principali di questi strumenti finanziari la domanda che un risparmiatore può farsi è “come investire in ETF“?

Gli ETF sono quotati sulla Borsa Italiana e sono negoziati da qualsiasi banca online e istituto di credito tradizionale operante in Italia. Nello scegliere la banca con cui negoziare gli ETF è importante tenere conto dei costi di negoziazione che richiede il proprio intermediario in funzione del capitale investito.

Ecco alcuni consigli utili per investire in ETF e trarne il miglior vantaggio, almeno in termini di costi.

Se il capitale investito è inferiore ai 1000,00 euro bisogna optare per una banca che abbia una commissione minima per operazione molto contenuta (massimo 3/5euro e in Italia si contano sulle dita di una mano).

Il consiglio è comunque di non investire in ETF molto meno di 1000,00 euro, perché comprando solo 500,00 euro di un ETF il costo commissionale schizza al 6 per mille portandosi via, tra acquisto e vendita dello strumento, l’1,2% del rendimento.

Al contrario, tanto più i valori negoziati sono superiori ai 10.000,00 euro per ETF, quanto più è importante scegliere una banca che preveda una commissione fissa per operazione (diverse banche applicano commissioni fisse di 8/10 euro per operazione) o una commissione massima per eseguito (di solito è intorno ai 20,00/25,00 euro).

Il risparmio di costi su un acquisto di un singolo ETF per decine di migliaia di euro può essere molto rilevante. Poniamo infatti di comprare un ETF per un controvalore di 40.000,00 euro. Se la nostra banca prevede costi di negoziazione del 2 per mille senza massimo, spenderemo 80,00 euro per operazione mentre se operassimo con una banca che ha una commissione massima per operazione di 20,00 euro (e online ce ne sono parecchie) risparmieremo il 75% di commissioni.

 

Dove comprare gli ETF? I maggiori fornitori

 

Quali sono i maggiori fornitori mondiali di ETF?

Solo poche settimane fa, Yves Perrier, ex capo del gestore patrimoniale Amundi, ha annunciato l’acquisto di Lyxor, uno dei principali fornitori di ETF in Europa. L’acquisizione è prevista per febbraio 2022. Il gruppo francese sarebbe quindi il secondo fornitore europeo di ETF con quasi 155 miliardi di euro di asset in gestione. La quota di mercato dovrebbe aggirarsi intorno al 14%.

Tuttavia, se il dubbio è dove comprare gli ETF, il numero uno dei fornitori rimane BlackRock tramite iShares, anche nel mercato europeo degli ETF, che vale circa 1,1 trilioni di euro. La società statunitense gestisce un patrimonio di circa 500 miliardi di euro con la sua divisione ETF “iShares”.

Questo rende il mercato un oligopolio. I Big Three governano il mondo: BlackRock, Vanguard e State Street. Sono i maggiori fornitori, gestiscono gli ETF più importanti e si dividono circa tre quarti del mercato.

Strutture che hanno già suscitato accesi dibattiti. Gli esperti del settore accusano gli asset manager di ostacolare la concorrenza negli stessi settori in cui sono investiti come azionisti. Secondo i critici, i Big Three sono più interessati a un intero settore che sta andando bene, piuttosto che a singole aziende che si affermano nello spirito di un’economia di libero mercato.

In Italia attualmente i risparmiatori possono scegliere tra quasi 1.400 ETF. Secondo la piattaforma justetf, “iShares Core S&P 500”, “iShares Core MSCI World” e “Vanguard S&P 500” sono tra i più grandi ETF in termini di volume di fondi.

La raccomandazione generale per gli investitori privati è di investire in ETF con volumi elevati come masse sotto gestione e indici comprovati al fine di ridurre al minimo il rischio di liquidazione. In caso di liquidazione, un fondo viene chiuso perché, dal punto di vista del provider, è solo parzialmente redditizio o non redditizio.

Gli ETF sono negoziati solo in borsa e questo consente a differenza dei fondi la trattazione in continua e rende possibile conoscere il loro valore di mercato in ogni istante.

Per fare ciò, gli investitori devono chiedersi se preferiscono un ETF a distribuzione o ad accumulazione. Mentre un ETF a distribuzione paga i dividendi o interessi al proprietario, un ETF ad accumulazione reinveste i profitti e quindi aumenta direttamente il patrimonio investibile. Quest’ultimo beneficia dell’effetto dell’interesse composto ed è preferibile dal punto di vista finanziario anche se molti risparmiatori subiscono “il fascino della cedola” talvolta in modo perverso e irragionevole.

 

Investire in ETf conviene? Gli svantaggi e i rischi

 

Nel stabilire se investire in ETF conviene o meno è importante soppesare i vantaggi con gli svantaggi e i rischi. L’attività dell’ETF anche se con margini molto bassi rispetto a quella dei fondi di investimento si sta rivelando redditizia per gli emittenti. La fine della crescita non sembra essere in vista, soprattutto in Europa. Stephen Cohen, capo della divisione europea ETF di Blackrock, ha dichiarato: “In Europa, solo il 10% del denaro gestito è finora investito in ETF“.

La mancanza di liquidità degli ETF che investono in mercati altamente specializzati è talvolta oggetto di critiche. Ipoteticamente, se un mercato di nicchia si esaurisse, gli investitori si siederebbero sui loro soldi, poiché è probabile che non si possano trovare acquirenti per gli ETF.

Rispetto ai fondi gli ETF hanno come svantaggio teorico quello di essere passivamente investiti sull’indice che si propongono di replicare. In caso di movimenti ribassisti del mercato in cui investono la perdita subita dall’investitore che compra un ETF rispetto a un fondo potrebbe essere superiore in confronto a un fondo dove il gestore ha più libertà di discostarsi dall’indice e magari diminuire l’esposizione sui settori più in difficoltà.

Scriviamo che questo è però un vantaggio teorico dei fondi (o sicav) rispetto agli ETF perché la realtà di dice che la maggior parte dei fondi non attua nei fatti una gestione realmente attiva e quindi oltre il 95% dei fondi d’investimento nel tempo restituisce agli investitori risultati peggiori del mercato come performance e senza nemmeno apprezzabili riduzioni della volatilità.

Come dimostriamo con il nostro Fund Rating un fondo d’investimento azionario globale può costare anche il 2,5%-3% anno mentre un ETF sullo stesso comparto lo 0,2%  e nel tempo ottenere risultati nettamente migliori nell’85% dei casi. Ne parliamo anche in questo interessante articolo dedicato ai fondi di investimento.

E questo significa quindi che i cosiddetti fondi “stupidi” come gli ETF o cloni battono quasi sempre su quasi tutti i comparti (e sono stati pubblicati in questi anni decine di ricerche anche accademiche sull’argomento) i fondi d’investimento e questo naturalmente anche per effetto del semplice minore carico commissionale.

Se ogni anno prelevi per il servizio di gestione del risparmio il 2,5% o lo 0,5% a parità di andamento replicato è evidente è che chi paga lo 0,5% annuo si ritroverà dopo 10 anni oltre un 20% in più del capitale! Un concetto elementare ma che evidentemente la maggior parte di chi colloca o vende fondi d’investimento non ha troppo interesse a spiegare perché in quel 20% di “caricamenti” ci ricava una bella fetta di commissioni personali.

Un elemento che potrebbe essere visto come uno svantaggio e far riflettere se investire in ETF conviene è il prezzo.

Quando vengono negoziati gli ETF possono esporre diversi prezzi in acquisto e in vendita laddove l’ETF non è molto scambiato, penalizzando l’investitore che paga in acquisto un prezzo più alto di quello di mercato e in vendita ottiene un prezzo più basso di quello atteso.

E questo è il cosiddetto “spread” (può variare dallo 0,1% allo 0,6% sugli ETF più illiquidi) ed è quindi un costo implicito di un ETF che andrebbe comunque sommato a quello determinato delle commissioni di gestione. Certo è da sottolineare che non è un costo paragonabile con gli avversari fondi.

Inoltre, per Stefanie Hehn, professoressa presso l’Università di Economia e Società di Ludwigshafen, il prestito titoli degli ETF è più rischioso. I fondi prestano regolarmente parte dei titoli in essi contenuti a terzi. Questi ultimi vendono le azioni nella speranza di poterle riacquistare sul mercato ad un prezzo inferiore.

Se il “mutuatario” diventa insolvente, viene depositata una garanzia, simile agli swap. Secondo Hehn, tuttavia, questi non sono necessariamente liquidabili in fasi di mercato turbolente e fornitori di ETF semiseri.

Alla fine, c’è ancora il rischio che numerose forme di investimento sugli ETF, ma che non riguarda solo l’investire in ETF ma anche sui fondi, sulle azioni e sulle obbligazioni possano, in particolari condizioni di mercato, rendere la vita difficile ai risparmiatori.

Poiché gli ETF seguono senza eccezioni lo sviluppo dell’indice, il successo dell’investimento dipende dalla corrispondente performance  finanziaria. “In altre parole: chiunque creda nella crescita economica a lungo termine è in linea di principio un sostenitore degli ETF” secondo la professoressa Hehn.

 

Si rischia sugli ETF in caso di problemi della banca o dell’emittente?

 

E in caso di presenza di problemi della banca o dell’emittente? C’è il rischio per chi decide di investire in ETF? No. E questo fa si che diventi un vantaggio nel caso si voglia investire in ETF. Gli ETF quotati su Borsa Italiana come i fondi d’investimento, hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società che ne hanno curato o curano le attività di costituzione / gestione / amministrazione / marketing ecc.

Gli ETF pertanto non sono esposti a un rischio di insolvenza in caso di problemi con la banca o l’emittente, neppure nel caso in cui le società appena menzionate risultino insolventi.

Cosa si rischia sugli ETF in altri casi? Naturalmente gli ETF sono ovviamente esposti al rischio che le azioni, le obbligazioni e gli altri strumenti in cui è investito il loro patrimonio perda valore.

Al pari dei fondi comuni tradizionali quindi gli ETF rappresentano un patrimonio “segregato”, che resta di proprietà dell’investitore (anche nel caso di default della banca che li detiene). In altri termini gli ETF non sono esposti al rischio di insolvenza dell’emittente (che si limita a gestire il denaro investito) o della banca depositaria (che custodisce il denaro investito), perché il patrimonio del fondo non rientra nella massa fallimentare.

Ma a portare sempre più acqua al mulino degli ETF è l’industria tradizionale del risparmio gestito che in alcuni casi sta puntando massicciamente sui replicanti, tanto è vero che una delle più grandi società di gestione del mondo, Black Rock, già possiede il Europa il 41% del mercato degli ETF, con la società iShares, come già detto prima. E sempre più fondi d’investimento utilizzano nelle proprie strategie come sottostanti gli stessi ETF. Un bel paradosso.

 

Tassazione e fiscalità degli ETF

 

Un risparmiatore che vuole comprare ETF deve conoscere tutti i dettagli anche sui temi di tassazione e fiscalità. Tutti i proventi (positivi) realizzati vendendo un ETF in guadagno sono considerati ai fini fiscali “reddito di capitale” mentre tutte le eventuali minusvalenze sono trattate come “reddito diverso”.

A causa di questa diversa classificazione dei redditi derivanti da un’operazione in guadagno e da un’operazione in perdita su un ETF, ne consegue effetti in tema di tassazione e fiscalità. In caso di plusvalenza ovvero di operazione in guadagno per gli ETF come per i fondi comuni di investimento e le sicav questi non possano essere mai compensati con minusvalenze pregresse.

Se invece si decide di investire in ETF e si realizzano delle minusvalenze, questi strumenti (ETF, fondi e sicav) producono uno “zainetto fiscale” (se la vostra banca ve lo calcola e ne tiene conto) che potrà essere recuperato entro i successivi 4 anni solo con “redditi diversi” ottenuti quindi non con la compravendita di fondi, sicav o ETF ma con altri strumenti come azioni o obbligazioni (escludendo naturalmente le cedole e di fatto nel mondo obbligazionario gli zero coupon).

Sia i proventi positivi che le minusvalenze derivanti dall’investire in ETF vengono calcolate sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF, indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF che non risulta quindi più rilevante ai fini fiscali. Nel caso la posizione si sia formata sulla base di molteplici acquisti, il prezzo di acquisto è calcolato come “prezzo medio ponderato per la quantità”, ovvero sulla base dei prezzi di acquisto realizzati sul mercato e ponderati per le quantità.

La tassazione sugli ETF, in particolare quella sui guadagni derivanti dalla vendita di un ETF può arrivare al 26% se l’ETF detiene solo strumenti azionari in portafoglio. Se, invece, nell’ETF sono presenti titoli a fiscalità agevolata (per esempio titoli di stato) il fisco ha la mano tanto più leggera quanto più questi titoli sono presenti nel portafoglio degli ETF.

 

Migliori ETF: quali sono e quali i portafogli di ETF giusti per investire?

 

Esistono ETF migliori in assoluto su cui investire? Ci teniamo a dire che gli ETF non sono la panacea (come non tutti i fondi d’investimento sono da “rottamare”) e non sono sinonimo di guadagni sicuri ma per l’industria del risparmio gestito tradizionale (e soprattutto italiana) sono una bella spina nel fianco e per i risparmiatori un’opportunità da valutare perché possono consentire una diversificazione eccezionale low cost e con un buon consulente si possono usare come “mattoni” per costruire l’asset allocation ideale che è differente per ciascun risparmiatore.

Ci sono ormai migliaia di ETF quotati sulla Borsa Italiana e occorre avere un metodo per selezionare quelli più interessanti per investire in ETF al meglio. Secondo la nostra esperienza anche una strategia che oggi è “in” può diventare “out” e viceversa dato che i mercati possono cambiare (e molto) nel tempo. E scottarsi seriamente non è infrequente quando si opera sui mercati finanziari in base all’emotività e agli umori del mercato.

SoldiExpert SCF da anni opera su questo mercato (è stata fra le prime società di consulenza indipendente in Italia a proporre portafogli di ETF) e offre portafogli consigliati di ETF azionari/obbligazionari indicando ai propri clienti quali comprare e quali secondo noi sono quelli giusti per investire.

Inoltre, consigliamo come movimentare il portafoglio di ETF secondo un approccio unico e innovativo (a marzo 2019 dopo un lavoro del nostro Ufficio Studi di oltre 2 anni abbiamo ridefinito e codificato un robusto processo di investimento) e basato su più strategie differenti (anche di tipo attivo e flessibile) che ha l’obiettivo di far ottenere al risparmiatore il miglior rapporto rischio/rendimento e selezionando gli strumenti più interessanti.

 

Una consulenza gratuita iniziale Una consulenza gratuita iniziale

Quali sono i migliori ETF su cui investire? Nel caso della nostra consulenza usiamo molto gli ETF sia nei portafogli modello che nella consulenza personalizzata dove la nostra “libreria” è composta da numerosi portafogli di ETF sia azionari che obbligazionari che utilizziamo d’intesa con il cliente e in base alla sua propensione al rischio e obiettivi.

Gli ETF con sottostanti titoli azionari presentano una rischiosità adatta a un investitore più aggressivo che punta a una crescita elevata nel tempo del proprio patrimonio, mentre per chi vuole seguire un approccio di investimento più prudente è consigliabile optare per ETF di tipo obbligazionario.

Nel caso dei nostri portafogli modello (ovvero consulenza generica) il nostro portafoglio ETF Focus Azionario l’approccio è comunque diversificato e prevede l’utilizzo anche di ETF obbligazionari o liquidità (ma anche ETC collegati all’oro fisico) per limitarne la volatilità in funzione dell’andamento dei mercati e come logica di diversificazione e protezione.

Anche nel portafoglio ETF Focus Obbligazionario operiamo con una logica basata su diversi approcci (in sintesi uno strategico e uno tattico) per offrire la massima diversificazione con costi contenuti. Un portafoglio quindi  che investe sulle obbligazioni di tutto il mondo governative, corporate, high yield, inflation linked e convertibili dove ciascuno strumento viene selezionato e seguito nel tempo, consigliando ai sottoscrittori non solo il portafoglio iniziale ma tutti gli aggiustamenti consigliati nel tempo con poche operazioni mensili suggerite all’anno.