Quando si parla di ETF sui Paesi Emergenti, molti investitori partono da un’idea intuitiva: economie che crescono più velocemente dovrebbero tradursi anche in rendimenti finanziari superiori rispetto ai Paesi sviluppati. Il boom registrato negli ultimi tre anni dagli ETF sulla Corea del Sud, con performance a tre cifre, sembra rafforzare questa convinzione.
La realtà, però, è più complessa. Se si confrontano nel lungo periodo gli indici azionari e obbligazionari dei mercati emergenti con quelli dei Paesi sviluppati, il vantaggio non è sempre dalla parte delle economie in crescita. È quanto emerge anche da uno studio di UBS pubblicato a fine 2025.
Negli ultimi cinque anni, ad esempio, le azioni dei Paesi sviluppati hanno registrato rendimenti complessivamente superiori di circa 50 punti percentuali rispetto ai mercati emergenti. Sul fronte obbligazionario, invece, la situazione si ribalta: i titoli dei Paesi emergenti hanno offerto performance migliori di circa 25 punti percentuali.
Il punto è che sotto l’etichetta di “Paesi emergenti” si nasconde un universo molto eterogeneo. In genere si tratta di economie con reddito pro capite inferiore rispetto ai Paesi avanzati, secondo le classificazioni della Banca Mondiale, e con potenziali tassi di crescita economica più elevati. Ma dal punto di vista dei mercati finanziari le differenze tra questi Paesi possono essere molto marcate.
Mercati emergenti: rendono davvero più dei Paesi sviluppati?
Quando si parla di ETF sui Paesi emergenti, molti investitori partono dal presupposto che economie che crescono più rapidamente dovrebbero offrire anche rendimenti finanziari più elevati rispetto ai Paesi sviluppati. Tuttavia, la storia dei mercati racconta una realtà più complessa.
Un’analisi molto ampia pubblicata nel Global Investment Returns Yearbook 2026, realizzato da UBS insieme ai ricercatori Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School, ha esaminato oltre 120 anni di dati sui mercati finanziari globali confrontando l’andamento dei mercati sviluppati (DM, Developed Markets) – come Stati Uniti, Europa e Giappone – con quello dei mercati emergenti (EM, Emerging Markets) – come Cina, India, Brasile o altri Paesi in forte crescita economica.

La linea grigia nel grafico rappresenta i mercati sviluppati, mentre la linea rossa rappresenta i mercati emergenti; nel grafico a sinistra si osserva l’andamento delle azioni, mentre in quello a destra quello delle obbligazioni, ipotizzando un investimento iniziale di 1 dollaro nel 1900.
I risultati sono interessanti: nel lunghissimo periodo le azioni dei mercati sviluppati hanno prodotto un rendimento medio annuo di circa l’8,5%, mentre quelle dei mercati emergenti circa il 6,9%. Cioè significa che, nel tempo, 1 dollaro investito nelle azioni dei mercati sviluppati sarebbe cresciuto fino a circa 28.000 dollari, contro circa 4.400 dollari nei mercati emergenti.
Anche sul fronte obbligazionario la tendenza storica sullo stesso orizzonte temporale di 120 anni è simile: i titoli dei Paesi sviluppati hanno registrato nel tempo risultati migliori rispetto a quelli dei Paesi emergenti (anche se negli ultimi 5 anni la performance dei bond emergenti rispetto a quella dei paesi sviluppati è migliorata molto, come dicevamo ad inizio articolo).
etf paesi emergenti: dove investono
I Paesi emergenti presentano spesso rischi più elevati, come instabilità politica, crisi valutarie e mercati finanziari meno maturi. Per questo l’investimento tramite ETF sui Paesi emergenti può offrire opportunità interessanti, ma richiede maggiore attenzione nella selezione dei mercati e nei tempi di ingresso.
Geograficamente i paesi emergenti, e, di conseguenza, gli ETF sui paesi emergenti, sono dislocati su quattro continenti: Europa, Asia, America e Africa. In Europa dell’Est i Paesi Emergenti sono Polonia, Russia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Croazia, Romania, Serbia, Slovenia e Turchia.
Nei paesi asiatici troviamo Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Giordania, Israele, Malesia, Pakistan, Taiwan, Tailandia e Filippine.
Invece, in Sud America sono presenti Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù e Venezuela.
Infine, c’è l’Africa, che comprende Egitto, Marocco, Sud-Africa.
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Ciascuno di questi paesi ha un’economia specializzata in settori differenti. I paesi africani e la Thailandia sono ricchi di materie prime (soprattutto petrolio e gas naturale). La Korea, Taiwan e l’India hanno sviluppato maggiormente il settore tecnologico.
Mentre in Cina i titoli tecnologici sono molto ridotti e i settori di punta sono quello dell’energia, della finanza, delle telecomunicazioni, dei servizi e dei beni industriali.
La Russia e il Brasile quello energetico e delle materie prime. In Malesia, Thailandia e Turchia è il settore bancario a essere molto sviluppato.
migliori ETF sui Paesi Emergenti
Con performance a 3 anni comprese tra l’8,33% e il +118,36%, gli ETF sui Paesi Emergenti si sono rivelati uno degli investimenti più altalenanti degli ultimi 3 anni, soprattutto a seconda dell’area geografica dei paesi considerati.
Le prospettive economiche per questi Paesi potrebbero sembrare più accattivanti rispetto a quelle dei Paesi cosiddetti avanzati ma questo non significa (la storia finanziaria insegna) che basta investire in questi Paese a pioggia su uno qualsiasi di questi Paesi tramite uno qualsiasi degli ETF (o anche fondo) per ottenere guadagni sicuri in conto capitale. Nel breve, nel medio o nel lungo periodo…
Gli ETF sui paesi emergenti che hanno avuto le performance peggiore sono stati influenzati in modo significativo dai pessimi risultati della Cina, che rappresenta il peso preponderante nei mercati emergenti. Nel corso del 2023, l’economia cinese ha attraversato un periodo difficile, caratterizzato dal crollo della bolla immobiliare e dalla riduzione dei consumi a causa di restrizioni economiche e sociali. Questi fattori hanno contribuito a una sotto-performance dell’indice MSCI China, che ha registrato una tra le peggiori perfomance da inizio anno (-3,98% a inizio marzo 2026) rispetto ai vari paesi emergenti.

In questo approfondimento esaminiamo alcuni tra i principali ETF quotati a Piazza Affari che investono sui paesi emergenti per fornire un giudizio su quelli più interessanti come strumento tenendo conto delle caratteristiche, dei costi e della liquidabilità .
Una guida per comprendere meglio come investire in ETF sui Paesi Emergenti
Fra decine e decine di ETF sui paesi emergenti che un investitore può trovare su questi mercati l’obiettivo di questo articolo è fornire una sorta di “short list” dei più interessanti e negoziabili (un aspetto da non trascurare). Confermando come società di consulenza finanziaria una strategia flessibile e attiva per maneggiarli con cura e nel tempo ottenere i migliori risultati considerando il timing non solo di entrata ma anche di uscita.
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ETF SUI PAESI EMERGENTI, chi investe sull’ africa
etf sui paesi emergenti CHE INVESTONO SULL’AMERICA LATINA
migliori etf sui paesi emergenti che investono sull’ asia
Tra gli ETF sui paesi emergenti invece che investono sui mercati asiatici, i principali esponenti sono Vietnam, Corea, Taiwan, Malesia, Thailandia, Giappone, India e Cina.
Vietnam
L’Xtrackers FTSE Vietnam Swap (ISIN: LU0322252924) fornisce un’ampia copertura del mercato azionario vietnamita. Il TER dell’ETF è pari allo 0,85% annuo ed effettua la replica sintetica della performance dell’indice sottostante con uno swap. I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. Gestisce un patrimonio pari a 316 mln di Euro.
L’economia del Vietnam presenta una forte crescita del prodotto interno lordo trainata da forti investimenti a medio-lungo termine e una crescita costante dei consumi. Sussiste il rischio paese con la crescita rapida del credito al settore privato che potrebbe generare problemi di insolvenza nel medio periodo, mentre fasi di calo dei consumi globali potrebbero condurre ad eccessi di capacità produttiva.
Corea
Il Franklin FTSE Korea (ISIN: IE00BHZRR030) replica i titoli azionari più grandi della Corea del Sud. La più grande azienda nell’indice è limitata ad un massimo del 30% della capitalizzazione dell’indice, tutti gli altri componenti ad un massimo del 18%. Il TER dell’ETF è pari allo 0,09% annuo e gestisce un patrimonio pari a 2.766 mln di Euro. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. Dal suo lancio (4 giugno 2019) ad oggi (10/03/2026) ha registrato una performance di oltre il 150%.
Il settore in cui questo ETF è più investito è quello tecnologico con Samsung Electronics che da sola ha un peso del 25%. Seguono il comparto industriale e finanziario, seguiti da quello dei beni di consumo discrezionali, materie prime, sanità e telecomunicazioni.
Taiwan
Il Franklin FTSE Taiwan (ISIN: IE000CM02H85) replica titoli azionari a grande e media capitalizzazione del Taiwan. Il peso del gruppo delle entità più grandi è ristretto al 30% mentre quello di tutte le altre ad un massimo del 18%. Il TER dell’ETF è pari allo 0,19% annuo e gestisce un patrimonio pari a 177 milioni di Euro. Replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale la politica di distribuzione dei dividendi è ad accumulazione.
Il comparto più importante è quello tecnologico con il titolo Taiwan Semiconductor che pesa per oltre il 31% sul portafoglio. Le aziende in cui questi ETF investono sono growth stocks (azioni ad alto potenziale di crescita) ed i prezzi dei titoli che compongono l’indice incorporano attese elevate sugli utili futuri di queste società.
Malesia
L’Xtrackers MSCI Malaysia (ISIN: LU0514694370) replica i titoli azionari malesi ad alta e media capitalizzazione. Il TER è pari allo 0,50% annuo con un patrimonio gestito pari a 48 milioni di Euro. La replica è fisica totale e la politica di distribuzione dei dividendi è ad accumulazione.
Il settore principale in cui è investito è quello Finanziario (47%), seguito da beni di prima necessità, servizi, materie prime e prodotti industriali.
Al momento, non è presente su Borsa Italiana.
Thailandia
L’Xtrackers MSCI Thailand (ISIN: LU0514694701) investe sui titoli azionari thailandesi ad alta e media capitalizzazione. Il TER è pari allo 0,50% annuo e il patrimonio gestito è pari a 55 milioni di euro. Replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale la politica di distribuzione dei dividendi è ad accumulazione. Informatica (16%), Energia (14%), Finanza (11%) e beni di prima necessità (9%) sono i comparti principali in cui è investito l’ETF.
Al momento, non è presente su Borsa Italiana.
Giappone
L’iShares Core MSCI Japan IMI (ISIN: IE00B4L5YX21) replica azioni del Giappone. Copre titoli di diversi segmenti a grande, media e piccola capitalizzazione. Il TER è pari allo 0,12% annuo con un patrimonio gestito pari a 6.722 milioni di euro. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica a campionamento (acquistando solo i componenti più importanti dello stesso). I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF.
I principali comparti in cui è investito sono quello industriale (24%), consumi discrezionali (16%), Finanziari (15%), IT (13%),e Salute (6%), seguito dai generi di largo consumo, comunicazioni, materie prime e immobili.
India
Il Franklin FTSE India (ISIN: IE00BHZRQZ17) replica aziende indiane a grande e media capitalizzazione di mercato. La più grande azienda nell’indice è limitata ad un massimo del 30 % della capitalizzazione dell’indice, tutti gli altri componenti dell’indice ad un massimo del 18 %. Il TER è pari allo 0,19% annuo e gestisce un patrimonio pari a 1.661 milioni di euro.
La replica è fisica totale e la politica di distribuzione dei dividendi è ad accumulazione. I settori principali in cui investe sono il settore finanziario (23%), quello dei beni di consumo discrezionali (11%) ed quello industriale (8,7%).
Cina
L’Amundi MSCI China (ISIN: LU1841731745) replica le società cinesi più grandi (titoli A, titoli H,titolo B, Red chips e P chips). Le due società con un peso maggiore all’interno dell’ETF sono Tencent (15%) e Alibaba (11%). L’ETF effettua la replica sintetica della performance dell’indice sottostante con uno swap. I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. Il TER è pari allo 0,29% annuo e gestisce un patrimonio pari a 565 milioni di euro.
I principali settori nei quali investe sono quelli dei beni ciclici (27%), telecomunicazioni (20%) e finanziari (18%).
Un unico ETF sui paesi emergenti che investe sui paesi dell’Asia
Cina, India, Taiwan e Corea sono i principali paesi in cui investe l’indice, seguiti da Irlanda, Indonesia, Thailandia, Malesia, Filippine. I principali settori in cui investe sono IT (35%), finanziari (16%), consumi discrezionali (13%) e comunicazioni (10%).
etf sui paesi emergenti dell’europa dell’est
Turchia
L’iShares MSCI Turkey (ISIN: IE00B1FZS574) replica i titoli azionari turchi ad alta e media capitalizzazione. Ha un TER pari allo 0,74% annuo e gestisce un patrimonio pari a 115 milioni di euro. Replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale. I dividendi dell’ETF sono distribuiti agli investitori (semestralmente). I settori principali in cui investe sono i settori finanziari e industriali, seguiti da generi di largo consumo, materie prime ed energia.
ETF sui paesi emergenti “misti”
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Investire in ETF sui Paesi Emergenti: quali sono I rischi
come investire sugli etf sui paesi emergenti
Puntare su alcuni singoli paesi emergenti è a volte impossibile. E’ possibile investire per esempio solo su Messico, Brasile, Thailandia, Corea del Sud e Sud Africa. Questi ETF sui paesi emergenti hanno tutti spese contenute (circa lo 0,5% anno) sono tutti con un rischio medio/alto (come tipicamente avviene per i paesi emergenti e alcuni di questi ETF usano pure strumenti derivati per non farsi mancare niente) ma un ulteriore problema è che questi ETF registrano quasi tutti scambi molto bassi.
Se stai ponderando l’approccio a questi mercati o se essi già costituiscono una parte dei tuoi investimenti, contattaci e fai con noi un check-up gratuito del tuo portafoglio. per valutare i tuoi investimenti sui paesi emergenti siano in sintonia con il tuo profilo di rischio e il tuo orizzonte temporale.
Siamo Soldiexpert SCF, una società di consulenza indipendente che da oltre vent’anni affianca i suoi clienti nelle scelte di investimento. Attraverso studi e analisi approfondiamo titoli, settori e mercati e ne valutiamo le potenzialità e le rischiosità per costruire portafogli solidi in grado di affrontare nel tempo le oscillazioni dei mercati finanziari e difendere il potere d’acquisto dei nostri clienti.
Con risultati che, in questi anni, hanno dimostrato di essere nettamente migliori di un approccio passivo e fondato sulla pura teoria del “fritto misto” (quella adottata da molti risparmiatori su “istigazione” di molti pseudo esperti, basata sulla diversificazione estrema, ovvero avere di tutto un po’ e tenerlo lì perché nel lungo periodo così si guadagnerà). Una teoria che non crediamo sia applicabile nemmeno ai mercati emergenti e a gli ETF sui paesi emergenti.

