ENNIO DORIS, SANTO SUBITO? BANCA MEDIOLANUM PATRIMONIO DELL’UMANITA’? ESAGERUMA NEN

Quando ho visto che Ennio Doris, il patron di Banca Mediolanum, si era cimentato in un’autobiografia pur se la sua storia imprenditoriale è nota (l’ha raccontata in questi anni in mille interviste e di certi teatri anche i palchi oramai la conoscono a memoria) non ho resistito alla tentazione di leggerne avidamente una copia.

Mi immaginavo di leggere un’apologia del fondatore della banca costruita intorno a te (o a sé come disegnava nei primi spot girati nel deserto salato del Sudafrica), un libro dove si autocelebrava in modo spudorato raccontandosi come un banchiere (e venditore) meraviglioso e dove raccontava per l’ennesima volta (e galeotto fu ancora una volta il mensile Capital) l’incontro avvenuto nel 1981 a Portofino con Silvio Berlusconi con cui darà vita l’anno successivo a Programma Italia, l’antenata di Banca Mediolanum..

E così è stato. Dentro questa biografia ci potete trovare il libro “Cuore” col piccolo Ennio figlio di famiglia povera e felice che viene colpito da una malattia (la nefrite) e viene salvato dalla penicillina; un evento negativo segnerà poi positivamente il suo destino. Ci potete trovare delle lezioni di vendita come nel libro cult dei venditori di Frank Bettger “Il venditore meraviglioso” ma anche e soprattutto “La vita è meravigliosa” (It’s a Wonderful Life) di Frank Capra.

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A Padova il Santo c’è già (e che Santo!) ma dopo questo libro un altro padovano (di Tombolo, esattamente) sembra candidarsi a prenderne le redini in quanto a bontà, capacità di persuasione e prodigi.

Ora che avete letto queste prime righe penserete che voglia stroncare questo libro e la vita e le opere di Ennio Doris ma invece dentro questa apologia ci ho trovato anche dei messaggi positivi. E vi voglio parlare prima di questi secondo la mia personalissima (e discutibile, per carità) opinione. E poi vi dirò cosa invece non mi garba di questo auto-ritratto (il cui autore letterario è in realtà Leopoldo Gasbarro, uomo della comunicazione aziendale di Banca Mediolanum che aveva scritto qualche anno fa un’altra biografia dedicata al bellissimo exploit calcistico del Castel di Sangro del 1996).

Il titolo, per esempio, mi piace. “C’è anche domani” è un messaggio, infatti, potentissimo e che non dovremmo mai dimenticare anche quando la notte è più buia e tutto sembra andare verso il peggio e non si vedono vie d’uscita. “C’è sempre un domani” era il titolo di un filmone del 1945 (titolo originale Pride of the Marines) sui reduci statunitensi della II guerra mondiale. Nella versione di Ennio Doris è il padre che gli ricorda questa frase quando da ragazzino si dispera ascoltando la cronaca perché il ciclista Fausto Coppi, il suo mito giovanile, sembra aver perso irrimediabilmente il Giro d’Italia del 1953 battuto alla penultima tappa da Koblet.

Grazie a una successiva tappa strepitosa sullo Stelvio il grande Coppi vincerà poi maglia rosa e giro ed Ennio Doris usa questa metafora per raccontare come bisogna vedere sempre la luce in fondo al tunnel grazie ai consigli del papà.

Quando parla dei giorni seguenti al fallimento di Lehman Brothers Ennio Doris racconta lo scenario che ha intravisto ed è una bella lezione di “think positive”: “il mondo era passato attraverso crisi molto più drammatiche di quella che stavamo vivendo. Avrebbe superato anche questa, come tutte le altre. Gli uomini hanno inventato molte cose nel loro cammino sulla Terra, ma non sono riusciti a inventare una crisi capace di sopravvivere a se stessa. I libri di storia sono testimoni inconfutabili di questa verità”.

Ma le lezioni di Ennio Doris sono diverse e condivisibili: mai arrendersi, pensare sempre in avanti (e in positivo) perché anche nelle situazioni più difficili e di crisi (e soprattutto in queste) chi sa giocare le proprie carte non solo ne può uscire vivo ma anche vincente e scalare posizioni verso la vetta. E la storia di Ennio Doris, partito con un diploma di ragioniere a Treviso e diventato poi il banchiere più ricco in Italia (e al top anche in Europa), qualcosa può insegnare come determinazione e visione.

Passiamo al lato negativo dopo il think positive…

Quello scritto sopra e ciò che mi è piaciuto di questo libro che ho trovato motivante per il percorso professionale e imprenditoriale di Ennio Doris è la sua visione realmente positiva che al pessimismo della ragione (come si diceva una volta, mi pare lo storico svizzero Jacob Burckhardt ) contrappone l’ottimismo della volontà. E non a parole.
Quello che non mi piaciuto e che ho trovato un po’ stucchevole e discutibile è l’auto-celebrazione come banchiere e gestore dei risparmi che Doris fa di sé. Normale che caschi in questa tentazione visto che il libro è suo e lo stampa il suo socio in Mediolanum, un certo Silvio Berlusconi tramite una casa editrice del gruppo Mondadori (Sperling & Kupfer).

Ma raccontarsi come un banchiere come Amadeo Giannini, il banchiere statunitense di origine italiana, tra i fondatori della Bank of America e considerato fra i più grandi e “buoni” nel mondo, mi sembra eccessivo.

Nel libro Doris si autocelebra per aver rimborsato personalmente (insieme al socio Silvio Berlusconi ) quanti erano rimasti intrappolati nel crac Lehman. Chapeau.
Ma quelle polizze Index Linked ai propri clienti Mediolanum (circa 25 nel momento massimo per un totale di oltre 12 mila clienti e circa 200 milioni di euro di premi) le aveva vendute lui con la sua rete di vendita (e pure a carissimo prezzo).

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E altre banche e compagnie assicurative hanno optato in Italia e nel mondo per offrire un risarcimento sia per questioni di immagine e “buon cuore” ma anche per evitare cause giudiziarie. Il danno reputazionale sarebbe stato gravissimo.
Doris cita altri episodi di “santità bancaria” (il taglio ai mutui, gli aiuti ai terremotati, l’asilo aziendale o gli aiuti ai bimbi di Haiti) e gli va dato atto che sa cogliere primo fra tutti lo spirito del tempo ed adeguarsi e in questo, come ammette lui nel libro e nelle interviste sa trovarci anche la sua convenienza con una innata capacità di comunicare e vendere qualsiasi cosa.

“Ennio Doris, l’egoista altruista che ha messo l’Italia in banca” ha titolato l’articolo dedicato a questo libro “Il Giornale” di proprietà del suo socio di Arcore.

Ma è veramente così altruista e un benefattore il ragionier Ennio Doris da Tombolo ?

Francamente così a occhio mi sembra che abbia dimostrato in questi anni di curare bene i suoi interessi ma non so se abbia fatto anche quelli dei suoi clienti (i sottoscrittori Mediolanum) che dice di adorare.
Da oltre 25 anni faccio il lavoro di giornalista, analista e consulente finanziario e mi è capitato, credo centinaia di volte, di vedere posizioni di clienti o lettori che mi mostravano le loro posizioni presso Mediolanum: fondi, sicav o prodotti finanziari, bancari o assicurativi che gli erano stati “piazzati” da professionisti seri e meno seri.

E non ho visto molte volte fra i prodotti roba “buona” (per i miei gusti) come valore aggiunto sul mercato ovvero capacità di fare meglio del mercato (sia nelle fasi di rialzo che di ribasso) o costi competitivi per il sottoscrittore.
Tutt’altro. Prodotti spesso collocati nella fascia top come costi ma non come prestazioni .

Prodotti che fanno ricco chi li vende per il carico commissionale molto elevato e che allontanano inevitabilmente il punto di pareggio per il risparmiatore.

E siccome qualcuno può pensare che le mie sono opinioni solo maligne e magari frutto di invidia poiché il mio patrimonio personale non assomma a 2,4 miliardi di dollari di euro come quello di Ennio Doris stimato da Forbes (vedi qui), constato in una recente classifica a fine marzo elaborata da Fida/Br Rating di Torino che su 59 fondi collocati da Mediolanum solo 2 si posizionano al top del ranking con 5 corone (il tipo di classificazione adottato da BlueRating.it (ma anche su MorningStar si arriva a simili conclusioni con le stellette invece che con le corone) che oscilla fra il massimo di 5 corone e il minimo di una corona) mentre la maggior parte dei fondi si posiziona nella fascia medio-bassa (6 fondi a 4 corone, 25 a 3 corone, 22 a 2 corone e 4 a 2 corone) con un Indice di Eccellenza negativo (-30,51%). Una misura sintetica della capacità delle società di gestione di ottenere rating elevati (viene calcolato, per ogni società o gruppo di società, come differenza tra l’incidenza percentuale dei fondi con 4 e 5 corone e di quelli con 1 e 2 corone).

Ho visto fondi come questo nella scuderia di Mediolanum che di flessibile hanno solo il nome visto che nei momenti di crisi dei mercati finanziari mi sembra, a guardare il grafico preso dal sito di Morningstar (vedi qui ) che abbia perso come gli altri fondi e quanto il mercato, se non di più.

E personalmente farei anche fatica a giustificare il mio valore aggiunto se fossi il Presidente di una banca con un fondo azionario globale che dall’85 ha reso il 20% quando le Borse mondiali hanno fatto più del 60% e valuterei se investire un po’ nel team di gestione (cosa che sempre meno società di gestione del risparmio fanno purtroppo) e non solo sul commerciale per vendere, vendere, vendere. Ma magari sbaglio io.

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fonte: Morningstar

Ma in questi anni ho visto non solo fondi ma anche prodotti e polizze assicurative (a memoria cito Trio, Defender, Chorus, Europension fra le altre ma sul sito dell’Aduc si possono trovare diversi casi interessanti) collocati da Mediolanum cari e deludenti; altri fondi d’investimento e prodotti lanciati in pompa magna e poi fatti scomparire, assorbiti da altri fondi per cancellarne il passato (una tecnica utilizzata da moltissime società di gestione in verità e che è purtroppo quasi la regola di questo settore).

Ho visto far spostare i clienti dalla società di gestione italiana a quella irlandese non solo perché il cielo d’Irlanda “… è un oceano di nuvole e luce e il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce” come canta Fiorella Mannoia. Ma anche perché sui fondi d’investimento irlandesi a pensare male è possibile addebitare al sottoscrittore commissioni di performance a favore della società di Ennio Doris che in Italia la normativa non consentirebbe (vedi qui questo nostro articolo di circa un anno fa ) oltre che in Irlanda è possibile pagare molto meno tasse e anche il Fisco italiano ha qualche dubbio in proposito avendo contestato a Mediolanum 341,5 milioni tra imposte non versate e interessi e dall’ultimo bilancio lo stesso management di Mediolanum sembra prendere in seria considerazione di dover aprire il portafoglio di fronte a questa contestazione (si legga qui questo articolo recente de “Il Fatto Quotidiano” che magari vi sarà scappato )

Va bene essere banchieri altruisti e moderni ma ricevere una contestazione di 341,5 milioni di euro dal Fisco è ultra modernismo fin troppo spinto secondo alcuni ragionieri della vecchia guardia e anche di questo nel libro non si parla.

Come non si parla dei rapporti con Silvio Berlusconi all’inizio quando Programma Italia (così si chiamava l’antenata di Mediolanum) collocava “porta a porta” obbligazioni atipiche per finanziare le acquisizioni del Cavaliere e sarebbe stato interessante conoscere qualche retroscena.

Nel libro di tutte queste cose Ennio Doris non parla ma si presenta come un guru del risparmio che sa segnalare ai suoi clienti attraverso i suoi venditori (prima consulenti globali, ora family banker, domani chissà…) i momenti di ribasso e di rialzo come un rabdomante col suo bastone di legno. I clienti che si sono affidati a Mediolanum in questi decenni tramite i suoi venditori/consulenti/banchieri secondo Doris se hanno seguito tutti i suoi consigli (o quelli della sua rete di distribuzione) hanno sempre guadagnato perché il loro ruolo è stato anche quello di coach oltre che di amici e venditori.

E se hanno perso è perché hanno fatto di testa loro non seguendo a sufficienza e sottoscrivendo tutti i prodotti offerti da Mediolanum. Sarà o così dice Ennio. Anche se alcuni grafici dei prodotti Mediolanum con qualche decennio di vita raccontano a volte una storia diversa…

E’ uno scenario questo (sono i clienti che sbagliano a non fare tutto quello che gli dice il family banker Mediolanum altrimenti diventerebbero tutti ricchi) che ammetto non avevo mai considerato (ovvero che i clienti Mediolanum se perdono è unicamente per aver fatto di testa loro. In questi anni ho analizzato con Roberta Rossi, responsabile della consulenza personalizzata di SOLDIEXPERT SCF  (vedi qui) diverse posizioni detenute da diversi clienti ex  Mediolanum e mi è capitato di vedere spesso perdite o risultati veramente modesti in confronto all’andamento mercato o probabilmente il campione come diranno all’Ufficio Comunicazione di Banca Mediolanum non è signficativo.

Opportunità perse per i risparmiatori e tante commissioni maturate nel tempo per i venditori (e soprattutto per chi è al vertice della catena) con una gestione spesso statica. Non avevo mai capito forse che questi investitori avevano perso perché non avevano seguito alla lettera (e pazienza se è un po’ tautologico) le indicazioni della forza vendita. Allora ben gli sta: non me l’avevano detta giusta!

Detto tutto questo Ennio Doris resta uno dei banchieri italiani più svegli e intelligenti in circolazione da decenni e lo dimostra il fatto che la sua rete (fondata più che sul prodotto sulle relazioni personali che in Italia fanno premio su tutto e si fondano su un rapporto dove, come svela Doris in questo libro, è importante conquistare la fiducia del cliente, facendosi sentire come un amico o la persona a cui dare in sposa la propria figlia) è cresciuta tutta internamente senza acquisizioni miliardarie per sportelli che poi venivano chiusi come hanno fatto altri banchieri ben più celebrati.

In questo il “ruspante” Ennio Doris ha dimostrato di essere più furbo di tutti gli altri pseudo banchieri che circolano in Italia. Ma che Ennio Doris sia un santo da proclamare subito o quasi come nell’autobiografia cerca di accreditarsi non so: mi sembra perlomeno prematuro ed esagerato. Come si dice a Torino, città dove sono vissuto per quasi 25 anni: esageruma nen!

“Politicamente io sono per il mio amico (Silvio Berlusconi, ndr), ma faccio il tifo per Renzi” ha detto recentemente Ennio Doris che ha già fiutato il nuovo vento. D’altra parte San Matteo è considerato il patrono di banchieri, bancari, doganieri, guardie di finanza, cambiavalute, ragionieri, commercialisti, contabili ed esattori.

Io comunque resto fedele devoto di Sant’Antonio di Padova. Per Sant’Ennio da Tombolo non sono pronto. Ma “c’è anche domani…”  😉

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