ESSERE UCCISI PER RISCUOTERE UNA POLIZZA E IMPOSSESSARSI DEL TUO PATRIMONIO. QUANDO LE DONNE SI FIDANO TROPPO

Nella notte tra il 4 e il 5 febbraio Daniela Sabotig 54 anni farmacista viene trovata morta in una scarpata in Val di Ledro (Trento). Per molti mesi si pensa a un incidente ma le lesioni riportate dalla vittima alla testa non convincono fino in fondo gli inquirenti. Che non escludono l’omicidio. Le indagini continuano fino a che esaminando il pc dell’amico del cuore di Daniela, Ivan Zucchelli, emerge che l’uomo faceva ricerche su Google su “quanti sono gli incidenti stradali in Italia”, “sovradosaggio Valium”, “quanto impiegano le assicurazioni a liquidare un decesso da infortunio”, “beneficiario di assicurazione”.

Già perché Zucchelli era beneficiario di due polizze vita contratte da Daniela. Ma non solo. La Sabotig gli aveva dato le chiavi del suo intero patrimonio ovvero una procura per vendere i suoi immobili, user e password per accedere ai suoi conti in banca, accesso alla carta di credito e alla sua posta personale. Zucchelli è ora in carcere. Secondo il pubblico ministero ha ucciso lui Daniela Sabotig. Per poter mettere le mani sui suoi beni di cui aveva un gran bisogno poiché Zucchelli versava in gravi difficoltà economiche è stato rilevato dagli inquirenti.

La dipendenza è femmina?

Una vicenda tragica che mi ha fatto venire in mente un articolo letto un anno fa su “Io Donna”, il settimanale del Corriere della Sera, a firma di Maria Laura Rodotà. ”Sulla questione soldi, quei soldi che non servono per le borsette ma per la libertà di scelta, (molte donne ndr) fanno retromarcia, si spaventano, si fanno piccole – sostiene la giornalista – Non succede solo a donne professionalmente o culturalmente meno agguerrite. Capita a scienziate di fama internazionale, ad accademiche riverite, a giornaliste esternamente pestifere… si riducono in condizioni estreme, che tante donne meno superdonne hanno imparato a evitare: gli ex non passano alimenti per i figli, mantengono situazioni abitativo-immobiliari dubbie, trovano infiniti modi per mantenere condizioni di femminea dipendenza; che a loro fa comodo, che le rassicura. E loro, le maltrattate d’alta gamma, si vergognano anche a parlarne (che poi non c’è mai una gamma troppo alta, in questi casi, suvvia).” Pensavo che la Rodotà esagerasse. Non esagerava.

Le donne e il denaro

Le donne non hanno voglia di avere a che fare con la gestione finanziaria dei propri soldi: sono molto titubanti e rimandano continuamente, trovando una scusa e poi l’altra” ha dichiarato Heide Hartel-Hermann la fondatrice di Frauenfinanzdieenst (finanza delle donne) in un’intervista pubblicata sul sito inGenere. Una che sulle donne e per le donne ha costruito la sua società di consulenza finanziaria: il 75% delle sue clienti è di sesso femminile. “Molte donne – spiega Heide Hartel-Hermann – continuano ad aver bisogno di essere incoraggiate a farsi carico dei propri interessi finanziari. Hanno bisogno di qualcuno che gli ricordi che la loro indipendenza ha bisogno di una base economica … Quando si tratta dei loro soldi, le donne hanno meno fiducia in se stesse rispetto agli uomini e non amano prendere decisioni se non sono inevitabili”.

Per molte donne ricche i soldi sono vissuti come un ostacolo alle relazioni. Lo rivela una ricerca della banca d’affari Morgan Stanley condotta su giovani milionarie: il 79% pensa che la ricchezza avrà un impatto negativo sui loro rapporti con i loro compagni, mariti, amici e colleghi. Solo il 22% dei giovani milionari nutre queste preoccupazioni.

La stragrande maggioranza delle donne si affida a qualcuno. In “Rich Woman”, un libro di investimenti dedicato alle donne, l’autrice Kim Kiyosaki lancia un monito

Nel corso della storia, si è insegnato alle donne a essere finanziariamente dipendenti da qualcun altro per il proprio benessere finanziario, ed è quanto ci si è aspettato da loro. Oggi potrebbe essere pericoloso trovarsi in questa situazione”.

E anacronistico. Daniela Sabotig ha gestito le proprie finanze come una donna dell’Ottocento.

 

Daniela Sabotig nell’Ottocento non sarebbe potuta diventare farmacista (la prima donna farmacista in Italia si laureò nel 1902). Ma ha scelto a due secoli di distanza di mettersi in una condizione di estrema dipendenza economica. Come sarebbe stata costretta a fare nell’Ottocento, quando non avrebbe avuto alternative. Daniela Sabotig però delle alternative le aveva ma come molte donne nei confronti del denaro aveva forse una sorta di “buco nero psicologico” per cui considerava occuparsi del proprio patrimonio qualcosa di “altro da sé”. Errore. Occuparsi del proprio denaro è fondamentale per essere veramente libere e poter scegliere. Come dice la guru d’oltreoceano Suze Orman autrice del bestseller “Woman and Money”

«i soldi sono un’emanazione di sè: lasciare che a occuparsene siano gli altri è come demandare la gestione di una parte della propria vita».

Aggiornamento al 4 marzo 2016

A un anno e mezzo dal delitto di Daniela Sabotig, un’altra donna, una professoressa cinquantenne di Torino è stata uccisa per aver fatto totale affidamento su un un giovane uomo. Gloria Rosboch aveva affidato tutti i suoi risparmi (oltre 180.000,00 euro) a un suo allievo poco più che ventenne che Le aveva promesso di far fruttare i suoi quattrini e forse di vivere insieme una storia proibita. E’ stata strangolata e il suo corpo gettato in una discarica abbandonata. Per il suo omicidio sono ora in carcere il suo ex allievo e alcuni complici.

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