Investire in azioni e ETF sul lusso: opportunità, rischi e consigli per non sbagliare

Gioielli, auto potenti, abiti di alta moda: la ricchezza ostentata porta ricchezza anche in borsa? E se sì, meglio Azioni, fondi o ETF settore lusso? I grandi gruppi quotati in borsa come LVMH, Hèrmes e Kering cavalcano la resistenza alla crisi dei grandi patrimoni, mentre i clienti russi spariscono dai radar e la Cina continua a promettere bene

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In questa analisi cercheremo di valutare sia il settore lusso come oggetto d’investimento, sia l’utilizzo dei migliori ETF sul lusso (e non solo) come strumento per raggiungere obiettivi specifici in quest’ambito e dall’osservatorio di una società di consulenza finanziaria indipendente (scopri cosa è veramente se non lo sai) come è SoldiExpert SCF, fra le pioniere in Italia del settore.

Partiamo da ciò che sembra scontato ma che non lo è: cos’è il lusso? Quando sentiamo questa parola pensiamo a gioielli sfavillanti, auto di grossa cilindrata, ville con piscina… Ma è davvero questo? E gli ETF sul lusso sono focalizzati sui beni “superflui”?

 

La guida per investire con gli ETF La guida per investire con gli ETF

 

Lusso viene dal latino “luxus”, che significa eccesso, sovrabbondanza. Dobbiamo distinguere tra “il lusso” (es. vivere nel lusso), “un lusso” (es. mi sono concesso un lusso, una vacanza) e “di lusso” (es. un hotel di lusso).

Il primo caso è un concetto che indica un modo di vivere in cui si fondono l’utilizzo (non sempre il possesso) di oggetti/servizi costosi e non essenziali con l’ostentazione di essi. Un lusso è invece qualcosa che si utilizza ma che è al di sopra delle proprie possibilità economiche, un’eccezione. L’ultimo caso è una definizione di qualcosa che, per generale approvazione, appare come economicamente accessibile solo a una parte ristretta della società, cioè la parte più ricca. Questi tre concetti sono quindi accumunati da un’idea “sociale” di non necessario, costoso, esclusivo e ostentabile.

Abbiamo provato a definire che cos’è il lusso; è ciò che la società considera acquistabile, non necessario, costoso, esclusivo e prestigioso. Sociale, perché ciò che è lusso viene riconosciuto come tale da tutti gli strati sociali. Da qui il prestigio sociale e l’ostentazione che accompagnano il lusso. Valutiamo quindi, volendo investire in ETF sul lusso, opportunità, rischi e consigli per non sbagliare.

 

 

Cosa c’è dentro il lusso quotato

 

Va bene, vedo le Ferrari per strada, gli abiti di Fendi in televisione o gli yacht Azimut ormeggiati al porto, ma come posso distinguere il lusso da ciò che non lo è? E come posso investirci?

In realtà chi vuole investire in questo settore non deve fare un’analisi filosofica (o tecnica) su cosa si intende nel lusso. C’è che l’ha già fatto per noi, selezionando attività, prodotti, filiere produttive e rendendo tutto questo accessibile a tutti. Stiamo parlando degli indici di borsa del lusso.

Il modo più semplice per rendersi conto di cos’è il lusso in finanza e come investirvi è infatti quello di guardare gli indici più diffusi e “metterci dentro la testa”. A livello internazionale un indice di riferimento significativo per gli ETF e fondi che hanno come sottostante società operanti nel lusso è l’S&P Global Luxury Index. Per l’Italia – mercato piccolo a livello internazionale, ma con marchi di peso – si può guardare il FTSE Italia Brands. Vi sono poi indici che contengono anche una quota di lusso, come l’MSCI World Consumer Discretionary Index (i ‘consumi discrezionali’ sono i beni non essenziali come auto, giocattoli, mobili, abbigliamento di lusso etc.) che si contrappongono ai beni di consumo primari o di base (“consumer staples”)  ovvero i prodotti di prima necessità come cibo, bevande, prodotti di tabacco, beni di consumo e prodotti di igiene.

 

 

Nell’S&P Global Luxury Index c’è tutto il lusso del mondo

 

L’S&P Global Luxury Index è un paniere di 80 titoli azionari di tutto il mondo che rappresentano i più grandi gruppi mondiali attivi nel lusso e detentori della maggior parte dei marchi più noti. Si può ben dire, quindi, che nell’S&P Global Luxury Index c’è quasi tutto il lusso del mondo.

I titoli appartengono a 18 sotto-settori diversi: un numero di settori molto ampio, forse troppo. Ma il motivo è facile da comprendere: il lusso si “annida” ovunque. Un’auto può essere normale o di lusso, e così un vestito o un mobile, una casa o un elemento d’arredamento. Per questo gli esperti di S&P mettono le mani avanti: “Determinare lo status di lusso è soggettivo ed è basato prima di tutto su fattori qualitativi”, si legge nella scheda metodologica dell’indice. Gli elementi presi in considerazione sono comunque “la descrizione dell’attività delle società, la percentuale di ricavi per ogni segmento di business e la percezione del mercato”. Come si vede, il lusso, anche in attività tecniche come la finanza, può essere definibile solo come derivante dal consenso sociale e non identificabile oggettivamente. Insomma, se tutti dicono “quello è lusso”, lo diventa.

 

ETF sul lusso SP Global Luxury Index

Chi volesse investire in un ETF, un fondo o un altro strumento finanziario che replicasse l’S&P Global Luxury Index, si troverebbe in pancia per il 53% titoli europei (in primis francesi e tedeschi), per quasi il 40% titoli nordamericani (USA, Canada per il 2%) e per il 7,5% azioni dell’Asia-Pacifico.

 

 

I grandi gruppi del lusso nell’S&P Global Luxury Index USD

 

Scendendo nei dettagli, i primi dieci titoli per capitalizzazione dell’S&P Global Luxury Index USD (l’indice è in dollari, dati S&P Dow Jones al 29/04/22) sono Tesla (auto elettriche), LVMH-Moët Vuitton (alta moda, accessori, vini, alcolici), Richemont (gioielli e orologi), Estée Lauder (cosmetici e profumi), Mercedes-Benz (automobili), Hérmes (alta moda, gioielli, accessori), Diageo (distillati, alcolici), Kering (alta moda), Pernod-Ricard (vini, alcolici) e Nike (abbigliamento sportivo). Come si vede, titoli di aziende di livello internazionale e molto liquide. La capitalizzazione dell’indice è infatti di circa 2.000 miliardi di dollari (fonte S&P Global 29/04/22). Come abbiamo detto, S&P Global Luxury Index USD è il principale indice di riferimento per gli ETF sul lusso.

Nell’MSCI World Consumer Discretionary Index, invece, Tesla (che nell’indice pesa circa il 13,5%) e LVMH (3%) sono accanto a società di altri settori commerciali. Tra cui Amazon (21%), Home Depot, Sony e altre.

Ma se la capitalizzazione è legata alla percezione che il mercato ha di questi titoli, il peso dell’economia reale, cioè il fatturato dei grandi gruppi del lusso nell’S&P Global Luxury Index USD, non può essere trascurato. Da questa prospettiva, i primi cinque gruppi del lusso sono il francese LVMH con 53,7 miliardi di euro di fatturato, l’americana Nike (33,3 miliardi), Adidas (28,3 miliardi), FastRetailing (23,6 miliardi) ed EssilorLuxottica (18,8 miliardi) (fonte Mediobanca).

Sarà poi il consulente finanziario indipendente a valutare quanto peso abbia realmente il lusso vero all’interno del fatturato di queste società quotate. Molta parte di esso, infatti, è legato alla grande distribuzione o ad attività diverse.

Senza contare che, parafrasando una nota pubblicità di pneumatici, il fatturato è niente senza utile. E che, per chi investe in borsa, l’utile senza il p/e (price/earnings, rapporto tra il prezzo del titolo e utile) non dice abbastanza. E tutto questo, ancora, va inserito in un’analisi di tendenza, sia del singolo titolo sia del settore.

 

 

I titoli del lusso italiani sono nel FTSE Italia Brands Index

 

Decisamente più “piccolo”, ma molto importante per il nostro Paese, è il FTSE Italia Brands Index l’indice dei brand del lusso italiani realizzato da FTSE (ved. grafico sotto). Sviluppato nel 2017, attualmente comprende 23 titoli quotati sui mercati gestiti da Borsa Italiana ed è nato come vetrina finanziaria del made in Italy.

Come vengono selezionati i titoli italiani del lusso? “Sono definiti da Borsa Italiana in collaborazione con un panel di esperti del settore – viene spiegato – che appartengono alla filiera produttiva o sono analisti finanziari, italiani o esteri. Questi aggiungono alla metrica tradizionale l’analisi degli asset intangibili delle società, come la percezione da parte dei clienti o il posizionamento nei rispetti mercati”. Anche qui, quindi, un buon margine di soggettività (si veda per esempio l’inserimento di Autogrill o di OVS). Si tratta di titoli anche di buona capitalizzazione ma non sempre molto liquidi, visto che nell’indice sono inserite anche mid e small cap.

Tra i nomi più noti, Brunello Cucinelli, Ferrari, Moncler e Pininfarina. Complessivamente l’FTSE Italia Brands Index ha poco meno di 3 miliardi di euro di capitalizzazione (dati FTSE Russel al 29/04/22). Dal punti di vista del fatturato, nel 2021 Ferrari ha realizzato poco meno di 4,3 miliardi con un utile di 833 milioni (realizzato grazie a 11.155 felici nuovi possessori delle “rosse” più desiderate del mondo). Brunello Cucinelli ha chiuso con 712 milioni di euro e utili a 56 milioni.

I numeri “italiani” sono relativamente piccoli se confrontati con quelli dei grandi gruppi internazionali. In Italia, il settore lusso rappresenta comunque il 7,4% del PIL.

 

ETF sul lusso FTSE Italia Brands Index

 

Luxury ETF, caccia alle società che resistono alla crisi e hanno potere sui prezzi

 

Fatta questa premessa, chiediamoci ora perché investire nel lusso invece che nell’automotive o in un qualunque altro settore? E ciò come precondizione per poi selezionare luxury ETF che valga la pena prendere in considerazione.

La risposta può arrivare da un consulente finanziario indipendente. SoldiExpert SCF, basandosi sul profilo e gli obiettivi di ciascun cliente, è in grado di selezionare settori e strumenti più adatti, tra cui appunto gli ETF o fondi sul lusso o le singole azioni delle società ritenute più interessanti. E senza conflitti d’interesse.

 

Consulenza Una-tantum Consulenza Una-tantum

 

La prima ragione è la diversificazione, integrando questo settore all’interno di un’adeguata strategia, controllando quindi il rischio cambio, il timing, l’esposizione verso specifiche aree geografiche e così via.

Un punto di forza delle aziende del lusso è quello di detenere un forte “potere di determinazione dei prezzi”. Ciò vuol dire che possono aumentare i prezzi dei prodotti senza che per questo diminuiscano nettamente le vendite. Un potere che diventa estremamente importante (e redditizio) per esempio quando l’inflazione sale e si riesce a “scaricarla” sugli acquirenti. Oppure quando un mercato si chiude o si restringe a causa di una guerra o di sanzioni economiche ma l’azienda ha l’interesse a mantenere stabile il proprio fatturato.

Inoltre, gli acquirenti solitamente continuano a comprare beni di lusso anche in fase di crisi economica. Il loro alto reddito, infatti, può risentire della crisi solo sul lungo periodo, e contribuisce quindi a far mantenere alle aziende buone performance. Pur non essendo un settore anticiclico tout-court, si tratta tuttavia di titoli che possono risentire in maniera “più morbida” di crisi prolungate. Con distinzioni anche accentuate tra business diversi all’interno del comparto.

 

Mercati in crescita, e-commerce e giovani ricchi

 

Vi sono poi altri fattori da considerare. Come sottolinea un rapporto di Bain&Company, in Cina la spesa per il lusso dovrebbe continuare a crescere fino al 2025 a doppia cifra. La Cina avrebbe quindi la prospettiva di diventare il primo mercato al mondo per il lusso (vedremo più avanti la situazione del gigante asiatico). A questo si aggiunge l’esplosione dell’e-commerce, che aiuta anche il mercato dei beni di lusso e aumenta i margini (erosi invece dalla necessità di gestire punti di vendita fisici). Ma anche la crescita dei giovani ricchi, Millennial (che hanno dai 26 ai 41 anni nel 2022) e Generazione Z (dai 10 ai 25 anni): tecnologici, aperti alle novità e con tanta voglia di godersi la vita.

Inoltre, la progressiva crescita del benessere nei Paesi emergenti in questi anni è stato un importante volano di sviluppo di questo settore. E continuerà ad esserlo negli anni futuri, con differenze di incremento tra aree con caratteristiche socio-economiche differenti (es. Asia-Pacifico, Sud America, Medio Oriente).
Infine, l’allentamento generalizzato delle restrizioni dovute alla pandemia sta riportando alla riapertura di negozi e aree commerciali, e alla ripresa dei viaggi (che secondo l’Osservatorio Altagamma favoriscono in primis arredamento, design, cibo e vini pregiati), in molte aree del mondo che per due anni sono rimaste parzialmente isolate, rilanciando le vendite.

 

 

LVMH, ETF e azioni non temono il rischio Russia. La Cina, invece…

 

Bisogna però stare attenti, perché nella vetrina dei gioielli luccicanti ci potrebbe anche essere qualche diamante falso. Nel caso del settore lusso, questo significa semplicemente che anche questo settore a volte zoppica. E recentemente i casi della Cina e della Russia hanno mostrato come non sempre esistano le “magnifiche sorti e progressive”.

Due Paesi percepiti dagli investitori come enormi mercati pronti a ingoiare voracemente tutto ciò che è lusso occidentale. Ma è davvero così?
La Russia è oggi in crisi per via delle sanzioni, quindi inevitabilmente ha visto il suo peso di acquirente lusso ridursi drasticamente. I gruppi LVMH, Hermès e Richemont, ad esempio, hanno interrotto le consegne e chiuso tutti loro negozi russi. Tuttavia il peso della Russia a livello globale è sempre stato marginale e sul fatturato delle aziende citate, questo mercato non pesa mai più del 2%, spesso meno dell’1%. Pesano forse di più i ricchi russi che risiedono all’estero, con i quali il peso della Federazione potrebbe toccare il 5% complessivo. Per campioni del lusso come Hermès, Richemont e LVMH, ETF e azioni non temono il rischio Russia. La Cina, invece ha un peso cospicuo e va tenuta d’occhio.

La chiusura della Russia, insomma, può provocare al più qualche grattacapo e qualche ritracciamento in Borsa (già evidente a vedere l’andamento degli indici del settore), ma non certo una crisi.
Diversa è la situazione della Cina, che ha finora generato un fatturato che per LVMH (uno dei campioni mondiali del settore e la prima società in assoluta per capitalizzazione in Europa) è stato pari al 20% complessivo e ancora più corposo per altri brand. Un elemento che per chi guarda agli ETF sul lusso non deve essere trascurato.

Attualmente la crescita del dragone asiatico ha rallentato significativamente per via di una serie eventi geopolitico-economici, ma anche per il prolungato blocco di alcune città strategiche da punto di vista industriale ed economico (es. Shanghai). Tuttavia gli analisti prevedono una continua crescita. Per HSBC almeno +8% nel 2022 e a due cifre nel 2023. Ciò secondo Bloomberg, dovrebbe favorire una crescita del settore lusso per quest’anno almeno del 10%.

 

Luxury ETF Goods: ma il lusso in borsa è davvero “buono”?

 

Abbiamo quindi un’idea di cos’è il lusso. Prima di vedere come investirci, magari selezionando quello che gli anglosassoni chiamano luxury ETF goods (cioè “ETF sui beni di lusso”) vediamo come va e se ne vale la pena. Nel grafico sottostante abbiamo messo a confronto l’S&P Global Luxury Index con l’S&P 500 a cinque anni. Si può notare come, nel corso del tempo, il Luxury Index ha performato meglio del “500” fino all’autunno del 2019. Questa situazione si è protratta fino alla fine del 2021, poi, dopo un breve periodi di incertezza, il Luxury Index ha decisamente sovraperformato per tutto il 2022 per tornare a incrociarsi con il fratello maggiore in un trend generalmente ribassista.

La conclusione che si può trarre da questa rapida analisi è che il lusso di per sé non è necessariamente ciclico o anticiclico. Quindi anche gli ETF sul lusso devono essere inseriti in portafoglio prendendo in considerazione l’equilibrio del portafoglio stesso, come pure gli obiettivi e le tempistiche della strategia impostata.

Trattandosi di una scelta complessa, è meglio quindi appoggiarsi a un consulente finanziario indipendente come Soldiexpert SCF, in grado di selezionare e titoli, strumenti e timing più adatti alle specifiche esigenze.

 

ETF sul lusso confronto tra indice Standard and Poor Luxury e SP500

 

Fondi che investono sul lusso

 

Investire in borsa comporta sempre un certo grado di rischio e dei costi. La valutazione del primo dovrebbe essere affidato a un professionista, un consulente finanziario indipendente privo di conflitti d’interesse. I secondi, invece, possono essere gestiti scegliendo prodotti che già alla sottoscrizione garantiscono di non essere gravati da oneri inutili.

Meglio azioni, ETF o fondi che investono sul lusso, quindi?

Le azioni (dei titoli del lusso abbiamo parlato in precedenza) non sono per tutti, devono essere selezionate e seguite con attenzione. Con il trading online i costi sono bassi, ma il fai-da-te comporta alti rischi che non tutti sono disposti a sopportare.

I fondi a gestione attiva, d’altra parte (anche i fondi che investono sul lusso) sono gravati da costi di gestione che spesso mangiano via una fetta anche consistente del capitale investito, qualche punto percentuale. E peraltro non sempre le performance battono i benchmark.

Tuttavia, attraverso lo strumento del SoldiExpert Fund Rating è possibile farsi un prima idea selezionare i migliori fondi che investono sul lusso e monitorarne le performance passate. Per trovarli basta per esempio ricercare “Azionari Settoriali – Beni di Consumo Secondari (incl. Beni di Lusso)” tra le categorie disponibili.

Tra i fondi con il rating SoldiExpert più alto (8/10) troviamo (dati aggiornati al 07/05/22) tre fondi: LO Funds World Brands P $ e Pictet-Premium Brands-R $ in dollari e Pictet-Premium Brands-R EUR (in euro).

 

 

S&P Global Luxury Index ETF e gli altri: guadagnare in efficienza

 

Nel confronto con i fondi come spesso accade nel tempo gli ETF (quote di fondi quotati) ne escono spesso vincenti e per questo secondo noi sono quasi sempre da preferire ai fondi.

Ed essendo negoziabili in borsa come azioni, possono inoltre essere venduti e comprati in tempo reale senza troppe complicazioni.

Per quanto riguarda gli ETF sul lusso fra quelli associati ai cosiddetti “consumi voluttuari” ce ne sono quotati una quindicina fra cui collegato all’indice S&P Global Luxury Index ETF è l’Amundi S&P Global Luxury UCITIS ETF, sia in euro sia in dollari.

 

ETF sul lusso Amundi SP Global Luxury ETF

Come si vede da grafico a 5 anni qui sotto, questo S&P Global Luxury ETF ha avuto una risalita a fine 2020 per poi crollare. Nei primi mesi del 2021 ha tuttavia iniziato una progressiva ripresa che l’ha portato da 93 a 234. Da inizio 2022, invece, è entrato in un trend discendente che lo ha riportato (dati al 26/05/22) a circa 168. Su cinque anni l’ETF guadagna oltre il 65%, mentre a 1 anno registra una discesa di quasi il 30%.

Sono poi disponibili due ETF che hanno come focus i consumi discrezionali, cioè “anche” i beni di lusso ma non solo. Questi sono il Lyxor MSCI World Cons. Discr. TR UCITS ETF – Acc (che replica l’MSCI World Consumer Discretionary Index) e l’Invesco Cons. Discr. S&P US Sel. S. UCITS ETF Acc, basato sull’indice settoriale dei consumi discrezionali dell’S&P500.

Non esistono invece ETF specifici sui titoli del lusso o sul FTSE Italia Brands Index. Sul listino italiano c’è però l’iShares FTSE Italia Mid-Small Cap UCITS ET, che investe in titoli a media e piccola capitalizzazione. Del settore lusso ha in pancia Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo, Sanlorenzo (yacht di lusso), Tod’s e poco altro.

 

Nella tabella che segue l’elenco ordinato per le performance a 3 anni di fondi, ETF e titoli del settore lusso.

 

Azioni fondi e ETF sul lusso

 

Come mostra l’andamento di questa parte del 2022 (da inizio anno fino al 27 maggio 2022) il settore perde circa il -22% e come abbiamo spesso ammonito riguardo gli investimenti “tematici” non esistono settori che salgono sempre e comunque ed è bene non farsi troppo ammaliare da narrazioni troppo a senso unico e nella  consulenza patrimoniale offerta da SoldiExpert SCF ai risparmiatori il peso che consigliamo su singoli settori o temi va attentamente calibrata e inserita in una strategia complessiva, valutando gli strumenti (la maggior parte dei prodotti offerti da banche e reti sono da valutare attentamente sul lato costi/benefici) e la diversificazione da attuare a 360° caso per caso e in base al profilo di ciascun cliente.