ETF pericolosi o no? La risposta di Burton Malkiel (Princeton University)

ETF pericolosi, no davvero. Per la ricerca accademica gli ETF restano tra gli strumenti più sicuri per investire anche in tempi di crisi

Gli ETF sono strumenti sicuri o ci sono ETF pericolosi a cui fare attenzione? È una domanda che negli ultimi anni molti risparmiatori si pongono, soprattutto in fasi di mercato incerte come quella attuale.

Secondo Burton G. Malkiel, professore emerito di economia alla Princeton University nonché autore del celebre libro “A spasso per Wall Street (A Random Walk Down Wall Street)” gli ETF non sono pericolosi: rappresentano oggi una delle soluzioni più solide per investire nel lungo periodo, anche in presenza di timori legati a possibili bolle di mercato. La sua opinione è stata pubblicata a marzo 2026 sul Wall Street Journal: in un mercato ribassista si verificano delle perdite, ma la maggior parte dei gestori attivi secondo Malkiel se la caverà anche peggio.

 

ETF meno rischiosi dei fondi: ecco cosa dice davvero la finanza accademica

 

In sintesi, Malkiel sostiene che gli ETF (e i fondi indicizzati) siano meno rischiosi dei fondi a gestione attiva per tre motivi principali.

Primo, catturano automaticamente i pochi titoli vincenti. La maggior parte dei rendimenti di mercato deriva da una piccolissima percentuale di azioni. Con un ETF le possiedi tutte, quindi non rischi di perdere i grandi vincitori, cosa che invece capita spesso ai gestori attivi.

Secondo, i gestori attivi raramente battono il mercato, anche nelle crisi. I dati mostrano che la maggioranza dei fondi attivi sottoperforma gli indici nel lungo periodo, persino nei mercati ribassisti. Gli ETF corrono meno rischi di sottoperformare il mercato: cercare di fare meglio del mercato come cercano spesso aumenta il rischio di fare peggio.

Terzo, gli ETF non richiedono previsioni, che sono quasi impossibili, per questo sono meno pericolosi dei fondi. Per battere il mercato servirebbe prevedere quando scoppiano le bolle e quali titoli evitare o scegliere. Malkiel sottolinea che questo è estremamente difficile anche per i professionisti, quindi la gestione attiva, ovvero i fondi, introduce un rischio decisionale aggiuntivo.

In breve, anche se il mercato è concentrato e può essere rischioso, gli ETF riducono il rischio di errori umani tipico della gestione attiva: sono più robusti perché diversificano automaticamente e costano meno.

 

ETF pericolosi: falsi allarmi delle banche?

 

Il tema degli ETF pericolosi nasce spesso più da percezioni e interessi commerciali che da rischi reali dello strumento.

SoldiExpert SCF riceve spesso email da persone che richiedono una consulenza finanziaria indipendente, un parere o, a volte, una semplice rassicurazione. E proprio da una di queste email prende spunto questa analisi.

La signora Lucia si è posta una domanda che molti risparmiatori si fanno: gli ETF sono strumenti sicuri o ci sono ETF pericolosi a cui fare attenzione? Timorosa di entrare nella “selva” di questi strumenti, ha espresso così le sue perplessità: “Sono interessata agli ETF visto che ho dei risparmi da investire. Ma la mia banca mi dice che gli ETF sono pericolosi, rischiosi e non adatti al mio profilo di rischio”.

La considerazione della banca è curiosa, perché esistono ETF azionari, ETF obbligazionari e perfino ETF monetari, ovvero le stesse categorie dei fondi d’investimento che la stessa banca consiglia ai propri clienti.

Un ETF azionario indicato come uno degli ETF pericolosi non è più rischioso di un fondo azionario della stessa categoria. Allo stesso modo, un ETF obbligazionario non è più pericoloso di un fondo obbligazionario comparabile.

A parità di categoria, il rischio maggiore è stato osservato spesso proprio sui fondi, sia sul fronte dei maggiori costi, sia sulla minore capacità di restituire l’andamento dell’indice sottostante, sia perfino per una volatilità talvolta superiore.

Rischi e opportunità di strumenti d’investimento efficienti e poco costosi come gli Exchange Traded Funds vanno naturalmente valutati attentamente, e una risposta sbrigativa non basta: vediamo quindi i vari punti.

 

negoziare etf e’ rischioso?

 

Vediamo di capire meglio se gli “ETF pericolosi” sono davvero tali come li definiscono le banche e quali tipi di rischio ne comporterebbe la negoziazione. Gli ETF sono davvero pericolosi? Esaminiamo il rischio “di contesto” e il rischio legato allo strumento in sé.

Il primo deriva sia dal profilo dell’investitore (quello che riportava la banca della signora Lucia quando diceva che gli ETF “non sono adatti a lei”), sia dal confronto con altri strumenti comparabili. Il secondo è legato alle caratteristiche tecniche specifiche dello strumento.

Come anticipato, gli ETF sono quote di fondi che vengono scambiate sui mercati regolamentati come se fossero azioni e che replicano normalmente l’andamento di un indice o di una strategia predeterminata. Questo è uno degli aspetti principali che differenzia gli ETF dai fondi comuni d’investimento, che invece devono essere negoziati direttamente con la propria banca o con un altro intermediario autorizzato.

ETF e fondi si sottoscrivono quindi attraverso canali diversi (ETF in borsa, fondi in banca), con costi molto differenti. In Borsa si paga il costo dell’eseguito, mentre in banca si applicano commissioni percentuali che devono coprire la struttura di vendita e gestione. A parità di benchmark, i fondi possono costare anche il 2-3% in più.

Gli ETF vengono spesso definiti pericolosi più per un problema di modello di business delle banche e delle reti che per un reale rischio dello strumento. Questo spiega perché in molti casi vengano presentati come ETF pericolosi da evitare, quando in realtà il tema è soprattutto legato ai minori margini per chi li distribuisce.

 

ETF: davvero è un rischio ottenere risultati migliori?

 

Follow the money… Seguite i soldi. Se il risparmiatore acquistasse gli ETF definiti “pericolosi” invece dei fondi consigliati dalla banca, i ricavi per l’intermediario sarebbero minimi.

Con i fondi d’investimento, invece, il guadagno per chi li colloca può essere molto più elevato, grazie a commissioni di ingresso, robusti costi di gestione ricorrenti e talvolta anche commissioni di uscita o di performance.

Quando gli ETF vengono descritti come pericolosi e i fondi come più sicuri, spesso il tema non è il rischio ma il conflitto di interessi. Una dinamica che da anni viene segnalata anche da sindacati bancari e in diverse sedi istituzionali.

Non solo: secondo numerose ricerche internazionali, tra cui l’S&P Index Versus Active Scorecard (SPIVA) e gli studi di Vanguard sulla gestione passiva, gli ETF considerati “pericolosi” ottengono spesso risultati migliori dei fondi a parità di benchmark.

 

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Da questo punto di vista, confrontati con i fondi d’investimento, si può dire che ETF pericolosi lo sono… soprattutto per chi non li utilizza.

 

 

il rischio emittente negli etf: mito o realta’?

 

Un ETF può fallire? Se la società che lo ha emesso va in bancarotta, cosa succede al mio investimento? Se parliamo della maggior parte degli ETF tradizionali, che sono panieri di titoli a replica fisica, questo rischio non esiste.

Il patrimonio degli ETF è separato da quello dell’emittente e della banca depositaria, quindi non esiste un rischio di insolvenza legato alla società che li gestisce. Da questo punto di vista, sono strutturalmente simili ai fondi d’investimento e alle SICAV.

Nel caso di ETF obbligazionari, se una delle obbligazioni in portafoglio va in default, l’effetto si riflette anche sull’ETF. Ma questo vale allo stesso modo per i fondi obbligazionari, così come per qualsiasi investimento esposto a titoli che possono fallire.

Chi ha emesso l’obbligazione (una banca, un ente internazionale o una società) può infatti non essere in grado di rimborsarla. Tuttavia, negli ETF obbligazionari il rischio emittente è generalmente contenuto grazie all’elevata diversificazione, con centinaia o migliaia di titoli in portafoglio.

 

ETF e rischio cambio: cosa sapere

 

ETF pericolosi o meno, quando si investe in ETF che operano in valute diverse dall’euro è fondamentale considerare il rischio cambio (che può essere anche un’opportunità). L’inserimento in portafoglio di un ETF va quindi valutato con attenzione, meglio se con il supporto di un consulente finanziario indipendente in grado di analizzare le esigenze specifiche di ogni investitore.

Come tutti gli strumenti finanziari quotati in borsa, anche gli ETF non sono esenti dalla volatilità dei mercati, ma questo non li rende strumenti pericolosi. Il prezzo delle quote varia costantemente, ma questo rischio non dipende dalla struttura dell’ETF, bensì dai titoli o dal paniere replicato.

Per fare un esempio, ETF sull’oro o sull’indice S&P500 saranno influenzati dalle variabili che incidono sul prezzo del metallo giallo o delle azioni USA. Lo stesso vale per i fondi d’investimento: la volatilità è una caratteristica comune a tutti gli strumenti finanziari quotati.

Indipendentemente dallo strumento utilizzato, azioni, obbligazioni, fondi o ETF risentono della dinamica generale dei mercati: se il mercato sale o scende, anche il valore dell’investimento ne sarà influenzato.

 

ETF a replica sintetica: il rischio controparte

 

Per quanto riguarda i rischi dello strumento “in sé”, è necessario entrare un po’ più nel dettaglio. Parliamo infatti di ETF a replica sintetica e a replica fisica, due strutture diverse che presentano rischi differenti ma che non rendono automaticamente questi ETF pericolosi.

Gli ETF a replica fisica replicano l’andamento del benchmark (per esempio un indice) attraverso il possesso diretto dei titoli che lo compongono. Per esempio, un ETF fisico sul FTSE MIB detiene in portafoglio i principali titoli dell’indice italiano.

Gli ETF a replica sintetica, invece, replicano il benchmark in modo indiretto tramite un intermediario finanziario, utilizzando contratti derivati (swap). In questo caso, il capitale investito viene utilizzato per costruire un paniere “collaterale”, mentre il rendimento dell’indice viene ottenuto tramite lo scambio con la controparte.

In pratica, mentre gli ETF a replica fisica acquistano direttamente i titoli dell’indice, gli ETF a replica sintetica ottengono lo stesso risultato attraverso un meccanismo finanziario più complesso, basato su contratti di swap.

Nel caso degli ETF a replica sintetica entra in gioco un elemento aggiuntivo rispetto a quelli a replica fisica: il cosiddetto rischio di controparte. In pratica, un’istituzione finanziaria si impegna a fornire il rendimento dell’indice in cambio di una commissione.

Negli ETF a replica sintetica esiste quindi un rischio di controparte, cioè la possibilità che l’intermediario non riesca a rispettare gli impegni assunti, anche se si tratta generalmente di grandi banche o istituzioni finanziarie internazionali.

Questo non significa che si tratti di ETF pericolosi, ma semplicemente che presentano un livello di rischio leggermente diverso rispetto agli ETF a replica fisica (finora più rilevante a livello teorico che pratico).

 

ETF: perché il collaterale riduce il rischio di controparte

 

Gli emittenti hanno comunque introdotto diverse misure di protezione per ridurre questo rischio, come l’utilizzo di panieri collaterali a garanzia delle operazioni.

Il meccanismo è più complesso rispetto alla replica fisica, perché oltre al rischio di mercato si aggiunge anche quello legato alla controparte e alla struttura finanziaria del collaterale.

 

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Nel primo caso, l’intermediario potrebbe non essere in grado di rispettare il contratto; nel secondo, si tratta di strutture di ingegneria finanziaria che richiedono maggiore attenzione. Per questo motivo è importante comprendere le differenze tra le due tipologie di replica.

Va comunque ricordato che la normativa europea impone regole stringenti: il paniere collaterale deve coprire almeno il 90% del valore patrimoniale netto dell’ETF, contribuendo a limitare il rischio complessivo per l’investitore.

 

 

ETF e il rischio liquidità: quanto conta lo spread

 

Torniamo in borsa e osserviamo come funzionano gli ETF nei principali mercati, come ETFplus di Borsa Italiana o lo Xetra europeo.

Alcuni ETF sono scambiati molto frequentemente, altri meno. Questo non significa che siano strumenti più o meno sicuri, ma riguarda un aspetto fondamentale: la liquidità.

Con gli ETF, la liquidità rappresenta la facilità con cui è possibile trovare un compratore o un venditore al prezzo desiderato.

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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