Meglio investire in fondi o in ETF: ecco cosa fare

Affrontiamo nel dettaglio i fondi di investimento e gli ETF e cerchiamo di capire cosa è meglio fare alla luce di alcune considerazioni importanti.

La domanda dalla quale partiamo è: i fondi di investimento sono da evitare? È meglio investire con gli ETF? Una gestione passiva batte una attiva?

Non siamo di questa idea e non si possono mai fare generalizzazioni, anche quando si parla di investimenti.

Ecco perché è il caso di approfondire meglio il discorso sui fondi comuni di investimenti e sugli ETF.

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Fondi comuni di investimento: cosa sono e come funzionano

I fondi d’investimento, conosciuti anche come Sicav, possono essere un veicolo eccezionale, ma dipende da come sono utilizzati.

Iniziamo col dire che Sicav è un acronimo, Società di Investimento a Capitale Variabile, una società regolamentata dal TUF (Testo Unico della Finanza) che solitamente viene associata a un fondo comune di investimento.

Per molti versi Sicav e fondi comuni di investimento sono simili, ma hanno tuttavia qualche differenza. La principale è la possibilità, per i clienti, di entrare in possesso di azioni vere e proprie, anziché di quote di fondi comuni e di poter acquisire tutti i diritti di un socio come, ad esempio, partecipare alle assemblee e avere diritto di voto. Un’altra delle principali caratteristiche della Sicav è il suo capitale variabile, in base alle nuove sottoscrizioni e ai rimborsi, ma anche alle plusvalenze e minusvalenze che vengono realizzate durante la gestione. In questo modo, il valore delle azioni è determinato in ogni momento dal rapporto tra il valore netto delle attività detenute in portafoglio e il numero delle azioni in circolazione.

In questo frangente, ci occupiamo principalmente di fondi comuni di investimento e così come nell’universo sicav, le differenze fra un fondo e l’altro possono essere incredibili.

Si guardi per esempio l’immagine sottostante che rappresenta il risultato, dall’inizio dell’anno 2015 dopo poco più di un mese, dei fondi obbligazionari della categoria “Euro Corporate”. Mentre la media di categoria (la linea tratteggiata arancione) ha un risultato leggermente superiore al +1%, tra il migliore e il peggiorec’è una differenza di oltre l’8%.

edmond bond

Non tutti i fondi anche all’interno della stessa categoria hanno lo stesso rendimento e il grafico sopra evidenzia bene come la maggior parte dei fondi (in questo confronto ne abbiamo messo in competizione oltre un centinaio), circa il 70-80%, è sotto o intorno la media di categoria.

Questo sia nell’obbligazionario come nell’azionario.

Volete un esempio concreto? Eccolo.

Prendiamo una categoria come i fondi azionari che investono sull’Africa a 3 anni: il peggior fondo mostra un rendimento negativo del -15,15% (Deutsche I.I Africa LC EUR) mentre il migliore è in guadagno invece del +22,82% (Nordea African Eq. E EUR). Quasi 40% di differenza sullo stesso asset sottostante! Una dimostrazione che si può possedere un fondo d’investimento di una categoria “buona” o “discreta” e perderci dei soldi se il gestore …gestisce male.

E ora guardate il grafico sottostante e il comportamento del fondo. Si può dire che il fondo abbia fatto schifo?

SCHRODER ISF EMERGING MARKETS

Nel periodo da A a B sicuramente no, in quello da B a C il fondo in oggetto preso a campione probabilmente sì.

È sceso come e più del mercato.

Molti fondi comuni di investimento, come dovrebbe essere chiaro a tutti, anche per regolamento non si discostano molto dall’andamento del mercato e restano comunque investiti a prescindere perché non possono (anche volendo) andare sotto una certa percentuale di investito (spesso il 70%) della loro specializzazione se si legge il regolamento.

E basta vedere l’andamento del 95% dei fondi per rendersi conto di questo: se un mercato scende del -50% il fondo d’investimento perderà mediamente il 50%…

 

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Stare investiti su un fondo (e questo vale anche per un ETF o qualsiasi titolo) dipende molto quindi dal cosiddetto “market timing”, come si dice nel settore. Saper aggiustare il tiro detto più prosaicamente parlando in base all’evoluzione dei mercati, riducendo per esempio l’esposizione nei momenti finanziari statisticamente più rischiosi.

Questo è un valore aggiunto importante che un buon consulente finanziario (pochi ma esistono) potrebbe fornirvi ed è un argomento molto discusso perché vi troverete sicuramente qualche promotore o ricerca che vi diranno (spesso in pieno conflitto d’interesse) che non è importante il “market timing”. “Se entravate in Borsa nel 2000 o nel 2004 a 10.000 oppure a 5.000…” poco conta secondo questa approccio molto diffuso fra i venditori di fondi e di ETF e un certo numero di accademici seguaci delle teorie di Markowitz.

Noi non lo condividiamo affatto, naturalmente come abbiamo spiegato nell’ebook gratuito “Guadagnare in Borsa è questione di forza”. E non siamo i soli e negli ultimi anni un numero crescente di ricerche e paper (di cui abbiamo dato ampia bibliografia nell’ebook citato) dimostrano come strategie di tipo attivo e basate sull’analisi del trend dei mercati e dei titoli (come quelle utilizzate all’interno dei nostri portafogli modello o della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF) possono ottenere risultati nettamente migliori come rapporto rendimento/rischio come dimostrano peraltro da oltre 14 anni anche i risultati realizzati.

 

Osservazioni sui fondi comuni d’investimento

Le categorie dei fondi comuni di investimento non sono tutte uguali e saper selezionare statisticamente in modo significativo i fondi che producono un reale valore aggiunto rispetto all’andamento del mercato può fare una bella differenza in positivo.

Quasi mai questi fondi di investimento top sono quelli di una sola società di gestione e magari il vostro promotore o il vostro bancario su questi fondi potrebbe avere diritto a retrocessioni perché il suo istituto o la sua banca non li negoziano e quindi non ve li consiglia perché non ha alcun tornaconto.

Ma la faccenda è complessa come sappiamo. I fondi di investimento buoni, anche quelli con le buone performance passate, vanno costantemente monitorati. Non è assolutamente detto che continuino in eterno a essere i primi della classe. E fare meglio del sottostante e a non scendere e anche crollare in caso di mercati avversi.

Sarebbe bello il mondo se bastasse, come fa qualche venditore furbetto o qualche risparmiatore in buona fede, selezionare sic et simpliciter i migliori fondi a 4 o 5 stelle con le migliori performance recenti…e aver risolto il problema…

Costruire anche un paniere di fondi “da tenere lì per qualche anno” per quanto intelligente non è la soluzione del problema. È pieno il mondo di fondi che una volta erano i “migliori” e oggi non lo sono più. E magari anche perché l’eccessivo successo li ha resi ingessati o perché i gestori hanno fatto le valigie e molti risparmiatori non sono stati avvertiti.

E il problema di investire può iniziare un minuto dopo che avete acquistato il vostro pacchetto iniziale di fondi. Secondo noi occorre affidarsi a dei consulenti che sappiano movimentare nel tempo il giardinetto di fondi/ETF/titoli inizialmente consigliato in funzione del momentum del mercato. Perché pensare che un portafoglio gestito in maniera statica e mai modificato per anni possa produrre risultati di rilievo è come salire su una macchina e andare sempre alla stessa velocità qualsiasi cosa accada e sempre nella stessa direzione sperando di non incontrare altre macchine, di non dover frenare, di non incontrare passaggi a livello, di non avere pedoni che attraversino. Quanti risparmiatori sono realmente capaci di sopportare questo approccio? Nella nostra esperienza molto pochi.

Ma si potrà dire che il gestore non può frenare? In molti casi no perché i fondi, ad eccezione di quelli flessibili (spesso flessibili solo nelle brochure…come dimostra un’ampia reportistica sull’argomento dei risultati reali ed è di questa mattina l’ultima ricerca sul tema pubblicata da Corriere Economia che dimostra come solo 19 fondi flessibili su 1000 mantengono la promessa), non possono andare liquidi con tutto il portafoglio.

Un fondo di investimento che investe sulle azioni dei Paesi emergenti deve essere massicciamente investito su queste borse qualsiasi cosa succeda al mercato sottostante. Difficile che se il mercato scende il fondo possa performare bene avendo poche frecce al suo arco. Certo può anche fare peggio. Molto peggio.

Nel periodo 2007-2014 abbiamo visto anche fondi bilanciati fare nettamente peggio del benchmark. Per esempio se aveste acquistato il fondo Mediolanum Balanced avreste visto rivalutato dopo 8 anni il vostro capitale del 10% circa contro il 19% circa dell’indice di categoria dei fondi e il 40% circa di un portafoglio di ETF. E non vi stupirà sapere che questo fondo ha costi di gestione annui del 3%. Una bella zavorra.

confronto performance

A questo punto possiamo dire che chi meno spende più guadagna? La consulenza finanziaria non serve a nulla, tutti i promotori e consulenti finanziari sono da “rottamare” e per investire basta investire in ETF da tenere lì?

No.

La scelta fondi o ETF non è così semplice e scontata. E senza parlare ora del valore aggiunto che possono contribuire significativamente al tuo patrimonio seguendo il nostro approccio attivo e che alla base della consulenza di SoldiExpert SCF (editore di MoneyReport) ti invito ora a vedere le cose da un punto di vista differente perché quando si parla di soldi bisogna vedere le cose non solo da un punto di vista teorico ma anche pratico.

Ed è la pratica quella che “fotte” la maggior parte di noi risparmiatori come insegnano gli studi della finanza comportamentale…

 

Investire in fondi o ETF: esempi pratici

Riprendiamo il caso ipotetico di cui abbiamo parlato in un precedente articolo (LINK Gestione patrimoniale: meglio attiva o passiva?).

Siete sempre il signor Michele che nel 2007 ha acquistato il portafoglio di ETF, investendo 200.000 euro. Le cose all’inizio sono andate bene ma poi è arrivata la crisi del 2007 e del 2008, la crisi dei subprime, il default di Lehman e sembrava a un certo punto che il mondo stesse per crollare e prima di tutto qualsiasi valore finanziario. Alla fine del 2008, quasi nel momento peggiore per i mercati finanziari, il vostro capitale era sceso dai 200.000 euro iniziali a 168.824. Eravate molto preoccupati. L’Apocalisse sembrava vicina a sentire i telegiornali, la stampa finanziaria e quei blog che parlavano di collasso imminente per l’euro, Italia e tutto il sistema finanziario capitalistico mondiale. E avete venduto tutto. Via il dente, via il dolore. Vi è sembrata la cosa migliore che si poteva fare. Basta con la roulette della Borsa. Michele ha deciso di vivere tranquillo e non vedere più il proprio umore oscillare con gli indici. Meglio chiudere in perdita che vivere con questa angoscia e perdere tutto.

Del capitale iniziale di 200.000 euro sono tornati indietro 168.824 (-15,59%) che sono stati investiti su un conto deposito “sicuro” vincolato con interessi annui netti del 2.5%. Alla fine del 2014 quel capitale assomma oggi a 195.784 euro.

 

 

Il signor Tiziano invece era anche lui sul punto di mollare e voleva proprio farlo stufo di vedere ogni sera su La7 Enrico Mentana con il suo faccione trasferirgli tutte quelle angosce. Ma il suo consulente finanziario l’ha convinto a desistere, spiegandogli che alti e bassi fanno parte della storia di tutti i mercati e vendere senza una strategia ma solo perché pressati dalla paura sarebbe stata una scelta alla lunga perdente. E se oggi il signor Tiziano si trova con un capitale ben superiore ai 195.784 euro dell’emotivo Michele lo deve ai consigli del suo consulente che gli è stato vicino nei momenti di incertezza oltre che alla strategia seguita.

Quello che vi ho raccontato ora potrà sembrarvi una provocazione (e non certo sostengo questo per sostenere il valore superiore in assoluto dei promotori o consulenti finanziari come potete verificare) ma non lo è più di tanto come insegnano tantissimi studi di finanza comportamentale e va considerato anche questo aspetto quando si fanno dei confronti.

Vi è, infatti, un numero molto elevato di risparmiatori che se è anche seduta su un buon treno a un certo punto, durante il percorso, perché magari preoccupata per gli sballottamenti e la velocità, scende per prenderne uno molto più lento e destinato magari a un binario morto. E in quasi 3 decenni che lavoro in questo settore posso assicurarvi che è pieno il mondo di risparmiatori che hanno bruciato opportunità di guadagno incredibili per stare dietro al loro “istinto” e all’emotività.

Gli studi molto approfonditi della società statunitense Dalbar sul comportamento dei possessori di fondi d’investimento o delle gestioni sono impietosi e ci raccontano molto bene la distanza fra teoria e realtà nel comportamento dei risparmiatori.

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Nello studio del 2014 si evidenzia come il risparmiatore medio americano (ma non crediamo che questo accade solo oltreoceano…) ha ottenuto un rendimento medio annualizzato sulla Borsa americana del +5,02% nell’ultimo ventennio che è sensibilmente più basso di quello che ha ottenuto l’indice azionario americano (l’indice S&P 500 è salito nello stesso periodo in media del +9,2% all’anno). Il risparmiatore medio ha in pratica ottenuto un rendimento quasi della metà per il cattivo timing di entrate e uscite nel seguire il proprio “istinto”.

E questa società di Boston ha anche misurato questo effetto nel più tranquillo mercato obbligazionario dove si è rivelato (persino con più scarto) come l’investitore medio ha ottenuto risultati ridicoli, ovvero il +0,71% annuo contro il +5,74% annuo ottenuto dall’indice Barclays U.S. Aggregate Bond Index nell’ultimo ventennio.

C’è da mettersi le mani nei capelli (io ne ho oramai pochi in verità) ma questa è la realtà e siccome lavoro in questo settore da molte stagioni non mi stupisco assolutamente di questi dati che tutti i risparmiatori dovrebbero conoscere e non pensare che questa cosa non gli riguardi.

Una simile sottoperformance è dovuta non solo a gestori “cattivi” ma prima di tutto alle pessime scelte compiute da moltissimi risparmiatori che purtroppo prendono decisioni d’investimento sballate nell’entrare e uscire dai mercati (il cosiddetto “market timing”) per effetto delle pressioni emotive che condizionano il loro cervello facendoli muovere in balia degli eventi che non sanno dominare (argomento su cui abbiamo scritto moltissimi articoli e tenute molte conferenze).

E i cui effetti, come dimostrano gli studi di Dalbar (e non solo visti gli studi accademici più famosi come quelli di Goetzmann-Kumar o di Barber-Odean fatti esaminando decine di migliaia di conti reali di investitori), sono noti: molti investitori escono dai mercati dopo forti perdite e sono fuori quando i mercati risalgono perché operano senza una strategia, facendosi guidare dall’emotività.

Tutto quanto spiegato ora ci riporta alla discussione sul costo della consulenza, aggiungendo alcuni elementi importanti se si vuole vedere la cosa da un punto di vista pragmatico e reale.

Il costo della consulenza è certamente un aspetto da guardare ma ragionare solo su questo può essere fuorviante. Quando si parla di soldi & cervello, sono molte le variabili da tenere in considerazione visto che non ci muoviamo dentro un laboratorio asettico dove non contano le emozioni.

Il signor Michele “versione emotiva” ha speso, infatti, molto poco per la sua consulenza visto che ha deciso di fare da solo e di puntare su un portafoglio di ETF che sulla carta ha ottenuto il miglior risultato. Nella realtà però il suo capitale è oggi molto inferiore a quello di Tiziano versione che ha pagato molto di più in termini di consulenza ma che ha oggi nella realtà un capitale superiore: 195.784 di Michele contro 237.127 di Tiziano.

 

Fondi o ETF: considerazioni finali

Questi esempi ci insegnano che uno può avere anche la pistola più precisa al mondo ed essere un mostro di bravura al poligono o un grandissimo karateka ma se poi si trova nel pericolo reale e se la fa sotto… non servirà nulla essere sulla carta un ottimo sparatore o combattente di arti marziali.

Con questo non voglio certo dire che chi più spende meno spende, ma mi capita sempre più spesso di incontrare 2 tipi di risparmiatori differenti: quelli che vorrebbero pagare il meno possibile e ritengono che chi venda consulenza tutto quello che fatturi guadagni e viva d’aria (magari!); quelli che ritengono che per la gestione dei risparmi con la banca o il proprio promotore finanziario non si paghi nulla mentre affidarsi a un consulente finanziario indipendente rappresenti invece un costo supplementare.

Le cose non stanno evidentemente così.

E come si diceva da bambini quando si fanno dei confronti soprattutto non occorrerebbe confondere le mele con le pere.

Nei casi di Michele e Tiziano abbiamo confrontato 2 gestioni, una passiva (fatta con gli ETF) e una finta attiva (fatta con dei fondi d’investimento).

Sulla carta la gestione passiva dichiarata fatta con gli ETF è sicuramente la migliore in termini di minori costi, maggiori guadagni rispetto a quella in fondi.

Ma abbiamo voluto anche far notare come le cose nella realtà potrebbero essere andate differentemente e la gestione più cara alla lunga rivelarsi persino la scelta migliore in un caso estremo ma molto meno estremo di quello che si possa pensare.

Il costo della consulenza finanziaria va quindi valutato per il servizio che si riceve e conoscendo prima di tutto se stessi, i propri obiettivi e il proprio profilo di rischio. E un bravo consulente finanziario può aiutarvi a capirlo.

Per noi di SoldiExpert SCF è chiaro che la gestione finto attiva (ed è quella che nel 90% dei casi viene venduta allo sportello o proposta dalla maggior parte dei promotori finanziari a ignari risparmiatori) fatta proponendo portafogli di fondi da mantenere non vale spesso un centesimo. Piuttosto come avete visto nei casi di Michele e Tiziano meglio seguire l’esperienza di Michele se non siete un investitore emotivo.

Gli ETF sono allora la panacea sempre e comunque come una gestione passiva?

No, assolutamente. Non è questo il nostro parere.

Una gestione vera attiva (come quella che è alla base da oltre 15 anni dei nostri portafoglio reali) può essere nettamente migliore come contenimento del rischio e come rendimenti.

Anche gli ETF possono peraltro essere utilizzati in una strategia attiva come i fondi d’investimento e nella prossima e ultima puntata di questo dossier dedicato alla consulenza finanziaria vedremo degli esempi concreti di cosa intendiamo noi come gestione attiva e che risultati può generare grazie alle strategie che implementiamo con grande successo sui portafogli self-service e della consulenza personalizzata sia di ETF che di fondi. Con un costo per risultato fra i migliori possibili.

Anche con i fondi d’investimento. Che possono generare risultati nettamente migliori degli ETF nel tempo. Ad alcune condizioni…

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