Gli ultimi anni sono stati particolarmente turbolenti per i titoli di stato che sono scesi mediamente fra il 10% e il 25%, quelli con le scadenze lunghe ancora di più. Anche i titoli di stato italiani hanno risentito del calo ma non tanto per ragioni interne quanto per un fenomeno generale che ha coinvolto tutte le economie mondiali.
Non poco per chi pensava magari che investire sull’obbligazionario fosse come una tranquilla passeggiata a piedi scalzi su un manto erboso come quello del campo da golf di St. Andrews in Scozia.
titoli di stato: btp e oltre
Ma esattamente quindi i titoli di stato cosa sono? I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) furono adottati in Italia a partire del febbraio 1974 come strumento di finanziamento a medio-lungo termine per la spesa pubblica. Quando i BTP furono introdotti i BOT esistevano già da 5 anni e rappresentavano l’unico mezzo di indebitamente dello Stato. Ma i BOT erano per lo più uno strumento di cassa, avevano scadenze non superiori ai 12 mesi e servivano per lo più a finanziare la spesa corrente, ma era difficile fare progetti a più lungo termine.
Per rispondere alla domanda su cosa sono i titoli di stato basta dunque menzionare il loro scopo e la ratio per cui furono introdotti: racimolare denaro sotto forma di debito pagando un interesse ai propri concittadini.
Oggi, oltre ai BTP, titoli di stato italiani classici, ne esistono in Italia numerose tipologie. Vediamo quali sono i titoli di stato.
non solo btp: titoli di stato per tutti i gusti
Nel corso degli anni dunque i BTP si sono evoluti e il MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, li ha emessi in sempre nuove forme e tipologie. Ma quali sono oggi i titoli di stato? Oltra dunque ai BTP a tasso fisso ci sono anche quelli legati all’inflazione europea, i BTP€i, quelli indicizzati invece all’inflazione italiana, i BTP Italia, quelli agganciati alla crescita del PIL, i BTP Futura, di belle speranze ma purtroppo sinora di scarsa fortuna.
Ma non finisce qui per i titoli di stato Italia. Ci sono anche i BTP Green introdotti per la prima volta nel 2021 e finalizzati a investire in progetti con impatto ambientale positivo e allineati a obiettivi di transizione ecologica e sostenibilità. Poi ci sono i BTP Valore e il recentissimo BTP Più, emesso lo scorso febbraio a cui abbiamo dedicato un approfondimento.
prossima emissione titoli di stato
Numerose società e banche stanno emettendo titoli obbligazionari e con tassi d’interesse apparentemente ghiotti e lo stesso Stato italiano è un grande e fantasioso collocatore di titoli del debito pubblico. Nel 2025 lo Stato italiano deve rifinanziare circa 350 miliardi di euro, considerando tutti i titoli in scadenza, inclusi i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT). La costante emissione di titoli di stato, acquisto compreso da parte degli investitori, è dunque imprescindibile per garantire l’equilibrio finanziario pubblico.
Ad oggi, considerando che sono trascorsi solo due mesi e mezzo dall’inizio dell’anno, il ritmo di collocamento e sottoscrizione dei titoli di stato è decisamente sostenuto. Secondo i dati pubblicati dal MEF già solo nei primi due mesi del 2025 l’emissione di titoli di stato ha visto un controvalore superiore ai 100 miliardi di euro.
titoli di stato : prossima emissione di Btp Italia?
Secondo quanto scritto nero su bianco all’interno delle Linee guida della gestione del debito pubblico 2025, l’anno scorso il dipartimento del Tesoro non ha ritenuto opportuno effettuare nuove emissioni di Btp Italia. Questa politica però potrebbe mutare nel corso di quest’anno in ragione del fatto che il 26 maggio 2025 andranno a maturazione circa 20 miliardi di euro del titolo di stato che fu collocato con volumi record nei primi mesi dopo l’esplosione dell’epidemia Covid-19. Il Tesoro infatti dovrebbe valutare l’opportunità di procedere nei prossimi mesi almeno a una nuova emissione di titoli di stato, BTP Italia nello specifico, riservandosi massima libertà su tempistiche e scadenze.
Titoli di stato: rendimenti certi?
Come abbiamo subito sottolineato in apertura di questo nostro scritto, negli ultimi anni sul fronte dei rendimenti dei titoli di stato abbiamo assistito a risalite decisamente corpose, a tratti con una velocità e continuità che non si vedevano da decenni. Un vero e proprio veleno per chi detiene obbligazioni a tasso fisso e con durate lunghe o molto lunghe.
Esiste infatti una relazione inversa tra l’andamento dei tassi o rendimenti da un lato e andamento dei prezzi e quotazioni delle obbligazioni dall’altro. Più crescono i primi, più calano i secondi, soprattutto sulle scadenze più lunghe. Nel corso della sua vita infatti il prezzo del bond può oscillare e di molto. Questo si traduce dunque nel fatto che se salgono gli interessi sui titoli di stato, i prezzi scendono.
Molte sono le variabili da considerare quando si investe sul mercato obbligazionario proprio perché non raramente le obbligazioni possono attraversare momenti di vero e proprio crollo. Per non subire le oscillazioni di prezzo è necessario portarle a scadenza, opzione che va sempre considerata e ponderata al momento dell’acquisto perché un conto è comprare un bond che va a rimborso tra 5 o 10 anni e un altro è acquistarne uno che scade dopo 30 o 50 anni.
per i titoli di stato europei rendimenti in salita e prezzi in calo
Molto significativo è stato negli ultimi cinque anni il drawdown, ovvero la massima perdita, che, considerando tutti i titoli di stato europei nel loro insieme, è stato di circa il 21%.
Un calo decisamente corposo e non limitato ai soli titoli di stato italiani: rendimenti in crescita e prezzi in caduta anche per i vicini francesi, spagnoli, tedeschi e olandesi.
Così come spesso abbiamo visto però ad oggi in termini di rendimento a livello di eurozona non ci sono titoli di stato esteri più redditizi di quelli italiani. Per trovare rendimenti superiori infatti occorre avventurarsi al di fuori dei paesi che aderiscono alla moneta unica e spingersi verso quegli stati che aspirano a entrare nell’Eurozona.
titoli di stato italiani: rendimento verso il 4% e oltre?
Il grafico sottostante, che abbiamo preso dal sito di Investing, rappresenta il rendimento del BTP a 10 anni e mostra chiaramente la tendenza fortemente rialzista che abbiamo visto nell’ultimo quadriennio. A partire dall’autunno 2021 infatti le aspettative di ripresa economica e di inflazione hanno iniziato a palesarsi e, ancora prima che la BCE alzasse i tassi di interesse, il mercato dei bond si era già mosso.
Esiste dunque sempre e comunque anche un rischio Btp, che non è legato al rimborso a scadenza del titolo. Fino ad oggi infatti si può affermare con certezza che i Btp sono sicuri. L’Italia si è infatti sempre dimostrata un perfetto pagatore di tutte le proprie obbligazioni sia in termini di rimborso di capitale, sia in termini di flusso cedolare. Ciò che può accadere però è una certa marcata oscillazione delle quotazioni ed eventualmente un allagamento dello spread sui titoli di stato. Per prassi e per convenzione questo spread viene conteggiato facendo riferimento ai titoli di stato tedeschi.
spread e quotazioni titoli di stato
Quando parliamo di spread quindi, il differenziale di rendimento si calcola rispetto ai titoli di stato più sicuri all’interno dell’Eurozona, che nella fattispecie sono proprio i bund tedeschi tra i pochissimi al mondo a detenere (per ora!) lo scettro del massimo rating possibile: la tripla A, detta anche AAA.
E questo è un primo concetto che esprime la relatività dell’andamento del nostro Btp rispetto ai primi della classe. Ma lo spread non è l’unica variabile che ci permette di capire l’andamento: titoli di stato in salute e con differenziali verso bund in riduzione possono comunque perdere terreno e veder scendere le proprie quotazioni. Esattamente ciò che sta accadendo negli ultimi anni ovvero rendimenti in forte rialzo ma spread in netto calo. In conclusione per i titoli di stato: andamento negativo nonostante il miglioramento del differenziale.
investire su titoli di stato o etf
Ogni strumento naturalmente ha i suoi vantaggi e acquistare obbligazioni rispetto alle azioni è qualcosa di meno avventuroso come viaggio da affrontare per molti risparmiatori. E un portafoglio diversificato che contempli al suo interno sia azionario sia obbligazionario (con una spolverata di materie prime e un po’ di oro soprattutto) può unire il meglio dei vari mondi.
Investire in titoli di stato però non è un’operazione totalmente priva di rischio perché l’evento del fallimento (default) o della ristrutturazione dell’emittente non è mai nullo. L’evento di credito può essere possibile, remoto, o estremamente improbabile ma mai nullo.
In particolare poi se si acquista un singolo bond a un prezzo di 90 che fra 3 anni mi verrà restituito 100 sopporterò molto più facilmente gli alti e bassi del mercato rispetto al fatto di possedere invece un fondo o un ETF obbligazionario senza data di rimborso predefinita. A seconda delle diverse situazioni infatti conviene investire in titoli di stato oppure in ETF. Per i titoli di stato investire direttamente può ad esempio consentire la compensazione delle minusvalenze, un aspetto che abbiamo trattato nel nostro approfondimento relativo a La migliore tassazione dei titoli di Stato italiani.
Qualsiasi tipo di investimento ha le sue leggi e tecnicalità e l’investimento tranquillo e sicuro che offre rendimenti senza sbattimenti o stress zero di fatto non esiste come sanno molti risparmiatori che in questi anni si sono poi trovati nei casi più estremi ingabbiati come topi in trappole senza uscita.
spunti di riflessione
Le scelte migliori sono naturalmente quelle fatte sempre il senno del poi ma se si è realisti avere un portafoglio diversificato per emittenti, scadenze e con meccanismi di indicizzazione differenti è decisamente una buona base di partenza per affrontare qualsiasi mercato. Una consulenza una tantum può essere decisamente utile nella costruzione di un portafoglio obbligazionario robusto e realmente diversificato.
Come consulenti indipendenti di SoldiExpert SCF ci capita spesso di fare check up gratuiti in cui sono presenti magari venti BTP diversi ma con scadenze simili e magari tutti a tasso fisso. Ciò che sembra un portafoglio diversificato è in realtà massimamente concentrato.
scadenza e rating: due aspetti chiave
Un altro aspetto da considerare è la durata (o duration come si dice in gergo tecnico) dei titoli di stato presenti. Abbiamo espressamente approfondito la tematica relativa alle lunghe scadenze in Le relazioni pericolose tra prezzo e durata dei bond: Austria 2120 e gli altri matusalemme. Più è distante il momento del rimborso maggiori sono le oscillazioni di prezzo che un titolo di stato può subire. Ciò è molto favorevole all’investitore quando i rendimenti scendono e molto dannoso quando invece salgono. Ovviamente, per chi porta a scadenza le obbligazioni il rischio non si tramuta in una vera e propria perdita in conto capitale, ma in un costo-opportunità ovvero in un rendimento magari inferiore a quello offerto da altri impieghi finanziari.
Da ultimo, ma non per importanza, occorre farsi un’idea abbastanza chiara del rischio associato agli investimenti: è possibile farsi un’idea di quanto vale questo rischio? Si certo, avvalendosi in prima battuta dei cosiddetti livelli di rating, una sorta di pagellino che associa la solidità del nostro emittente a una scala che va da un massimo di AAA fino a C. Più alto è il giudizio minori sono i rendimenti e i rischi e viceversa minore è il voto maggiori sono il rischio, il rendimento e la probabilità di default dei nostri titoli di stato.