Drawdown: cosa significa in Borsa questa parolina che tutti dovrebbero conoscere?

Quando si parla di investimenti è fondamentale conoscere le eventuali perdite e non soltanto i potenziali guadagni. Scopri l’importanza che il drawdown ha sui tuoi investimenti.

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Sarebbe bello potersi attestare su un trend costante di rendimento, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato. Un po’ come aspettarsi di essere sempre in salute, non avere mai alcun tipo di preoccupazione e ottenere negli anni tutto ciò che si desidera. Se fosse così facile…vivremmo davvero nel Paese delle meraviglie!

È invece fondamentale saper investire mantenendo ben saldi i piedi per terra, senza sottovalutare il fatto che ai guadagni possono seguire le perdite. E per noi, consulenti finanziari indipendenti di SoldiExpert SCF, oltre ai potenziali guadagni, è importante mettere in evidenza il rischio. Quale indicatore di rischio esprime la perdita? É in questo senso che si parla di drawdown.

La parola drawdown ha uno specifico significato e tutti gli investitori devono conoscerlo.

 

 

Drawdown: che cos’è?

 

Nell’ambito degli investimenti finanziari esiste un termine che sintetizza il concetto: il “drawdown”, un termine che in gergo borsistico sta ad indicare la percentuale di perdita rispetto al capitale massimo accumulato.

Il drawdown nel trading, e non solo, è la discesa, la correzione, da un precedente massimo relativo o massimo assoluto.

Per spiegare al meglio il concetto di drawdown facciamo un esempio concreto. Ipotizzate di aver acquistato un titolo a 10 euro. Questo titolo sale poi a 12 euro, poi scende fino a 10,80 euro e poi risale fino a 13 euro. Nel periodo considerato, il drawdown è pari al 10%, pari alla correzione da un massimo di 12 euro fino al minimo a 10,80 euro.

Nel periodo successivo il titolo da 13 euro scende fino a 10,40 euro per poi tornare a salire (ad esempio fino a 14 euro).

A questo punto, abbiamo due drawdown diversi. Il primo da 12 fino a 10,80 euro pari al 10% è un drawdown relativo, mentre il secondo, pari al 20% (da 13 euro fino a 10,40 euro), è il maximum drawdown.

Rispetto al drawdown relativo, il maximum drawdown è perdita massima che puoi subire con il tuo investimento.

Il concetto di maximum drawdown va quindi tenuto particolarmente in considerazione e si può applicare su singoli titoli, su fondi, su ETF, su portafogli di investimento, su indici ecc…

Conoscendo quale è stato il maximum drawdown negli ultimi anni si conosce anche quale potrebbe essere la perdita massima che l’investimento potrebbe generare nel futuro poiché statisticamente si ha una altissima possibilità che l’ampiezza delle oscillazioni avvenute nel passato si ripetano anche nel futuro.

 

 

Drawdown in borsa: è fondamentale per investire?

 

Partiamo dal presupposto che i mercati e le condizioni cambiano nel tempo. Purtroppo, è raro vedere nella realtà delle curve dei profitti sempre all’insù. Arriva il momento dei “trend” laterali e pure quello delle correzioni brusche e occorre essere preparati anche a queste fasi perché prima o poi arrivano sempre nella vita di un investitore. E la cosa peggiore è non essere preparati a gestirle. Ecco perché è così importante considerare il drawdown in Borsa.

Se una strategia o un mercato che hanno dato grandi soddisfazioni nel passato inizia ad andare in palla è un segnale che è necessario “rottamarla” e passare ad altro?

Rispondere a questa domanda non è facile perché dipende in primo luogo da come è stata costruita questa strategia. Se si è dimostrata robusta nel passato è fisiologico un certo appannamento nel breve periodo e cambiare drasticamente strategia potrebbe essere anche deleterio.

Si pensi a quante volte nella sua carriera lo stesso Warren Buffett è stato dato per superato o al tramonto come ai tempi della New Economy (1999-2000) ma anche più recentemente nel 2008 quando le azioni della Berkshire erano scese del 50% dai massimi con sempre più analisti e giornali che ne celebravano il “funerale”.

Esistono quindi sistemi o strategie più o meno “robuste” e capaci nel tempo di generare risultati interessanti (migliori dell’andamento del mercato) ma nessuna strategia è in grado di guadagnare in ogni condizione di mercato con curve (“equity line” secondo la definizione anglosassone) solo all’insù come raccontano gli acchiappa-risparmi più disinvolti. Tutti gli investitori, quindi, devono tenere sempre conto del drawdown in Borsa.

 

 

Drawdown nei fondi: casi esemplari

 

Conoscendo la correzione massima, o come detto prima maximum drawdown, puoi conoscere il rischio di perdita massima che puoi subire. Quando qualcuno ti consiglia un prodotto finanziario facendoti vedere le performance dell’ultimo anno prova a chiedergli: ”Ma quando è andata male il fondo, l’ETF, l’azione o l’obbligazione che mi consiglia, quanto ha perso?”.

Riportiamo di seguito due casi esemplari riguardo al drawdown nei fondi facendo riferimento alla grande crisi finanziaria del 2008 e quella del debito sovrano del 2011.

È bene sottolineare che se il prodotto è di recente costituzione, l’indice di rischiosità è dato dalla perdita massima subita dal sottostante. Se il fondo, poniamo, investe in azioni italiane senza poter usare più di tanto l’arma di andare in liquidità (come un PIR un piano individuale di risparmio) si può considerare come perdita massima il 70%.

Questi fondi PIR ai tempi della crisi finanziaria del 2008 non esistevano ma il Ftse all Share sì e perse il 68% del proprio valore tra maggio 2007 e marzo 2009.

E se si guarda a un evento più recente, la crisi del debito sovrano nel 2011, si può ricordare un altro caso esemplare di drawdown nei fondi, della serie dalle stelle alle stalle.

 

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Se alla fine del 2011 si chiedeva chi fosse il Re Mida della finanza mondiale, colui capace di trasformare il piombo in oro avreste avuto un solo nome come responso: John Paulson, gestore dell’omonimo fondo.

Grazie alle scommesse vinte sul mercato dei subprime i suoi fondi speculativi avevano ottenuto guadagni stratosferici in un mercato al ribasso e lui aveva potuto intascare, solo nel 2010, oltre 5 miliardi di dollari di bonus personale dopo che già nel 2008 ne aveva guadagnati oltre 4. Un cavallo di razza e il gestore a cui affidarsi per farsi gestire le grandi fortune per guadagnare in ogni condizione di mercato.

Così devono aver pensato i numerosi arcimilionari e banchieri che gli hanno affidato in gestione decine di miliardi di dollari. Peccato che nel 2012 la stella di Paulson si è offuscata. E i suoi fondi hanno iniziato a perdere (e di brutto) causa numerose scommesse sbagliate (come il crollo dell’area Euro) ed essere incorso pure come vittima in alcune sospette frodi come quella nella società quotata a Honk Kong Sino Forest Corporation.

Il suo fondo Advantage Plus ha perso -17% nei primi dieci mesi del 2012. E nel 2011 il gestore aveva assistito a un crollo di circa -51%. Si può ben dire che quello che fino a poco tempo fa veniva considerato alla stregua del re dei guru degli investimenti non ne ha azzeccato di colpo quasi nessuno e ha più che dimezzato il patrimonio dei propri clienti.

 

 

Drawdown e rendimenti: diffidate di chi vi parla solo dei secondi

 

Un certo grado di rischio è sempre associato a qualsiasi tecnica e se esistesse veramente un sistema perfetto in grado di guadagnare “sempre” ben difficilmente il fortunato possessore lo vorrà condividere con altri investitori. In un investimento drawdown e rendimenti sono connessi: non si può parlare solo dei secondi ed escludere completamente i primi.

Come consulenti finanziari indipendenti vi consigliamo: diffidate di chi vi parla solo di rendimenti e non vi parla di rischi e non vi mostra anche il “drawdown” dei vari sistemi e lo storico completo dei rendimenti. Come di chi vi parla solo delle operazioni vincenti, ma non di quelle anche perdenti.

Non hai mai sentito la parola drawdown dal vostro consulente o concetti legati alla massima escursione percentuale negativa degli investimenti proposti? Male… e sintomatico del fatto che troppo spesso analisti e consulenti poco “attenti” evitano appositamente di parlarne e parlano solo di rendimenti e non di rischi!

Se andate in banca, non capite molto di investimenti e vi propongono (come è successo a una mia ex compagna di scuola) quattro fondi su cui investire facendovi vedere i brillanti rendimenti dell’ultimo anno ma omettendo di parlarvi dei “drawdown” (ovvero come si sono comportati nel loro momento peggiore) probabilmente dovreste scappare da questo genere di venditori.