Negli USA riaprono i parchi Disney (con prezzi aumentati) e le azioni volano. That’s America

Come si sta muovendo il mercato americano? Questo e molto altro nell'ottavo appuntamento con la Lettera Settimanale

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Settimana di croce e delizia per gli investitori con indici che sono andati da tutte le parti soprattutto nell’azionario con il Dow Jones che va da una parte e il Nasdaq dall’altra.

Se si guardano i 2 indici a 3 anni si comprende che una correzione dei titoli cosiddetti “growth” ovvero legati alla “crescita” dopo la fuga pazzesca in avanti degli scorsi mesi (e a favore dei titoli “value”) ci sta, ora che in alcuni Paesi (Stati Uniti e Gran Bretagna in super vantaggio) lo scenario dell’immunità di gregge sembra essere questione di poche settimane.

 

Indici USA (Dow Jones e Nasdaq) in altalena

 

E una marea di soldi potrebbe ritornare a essere spesa in uno shopping di “vendetta” dopo mesi e mesi di lockwdown e privazioni in un mondo dove certo le differenze fra più ricchi e poveri si ampliano, ma che vede anche una quantità di liquidità in circolazione abnorme.

Secondo le stime di Bloomberg Economics, durante i lockdown imposti per arginare la pandemia, le famiglie statunitensi, cinesi, britanniche, giapponesi e dei maggiori Paesi dell’eurozona hanno accumulato circa 2.900 miliardi di dollari di risparmi.

E metà del totale è attribuibile ai soli Stati Uniti dove la volontà di spendere non manca, come dimostra, in queste settimane, il boom delle azioni Walt Disney salite ai massimi storici (mio figlio Federico ne è felice, perché al suo decimo compleanno gli avevo donato un pacchetto di 1000 dollari che sono già diventati quasi 2000 in poco più di 3 anni) trainato questa volta dal canale streaming Disney+, ma dalle attese di boom di bigliettazione per la riapertura graduale totale dei parchi tematici come il Walt Disney World Resort che celebrerà i 50 anni dalla fondazione il 1° ottobre 2021 e dove si prevede già il “delirio” di prenotazioni con i server già da giorni off se si vuole partecipare (a qualsiasi prezzo) a questo evento. Il n.1 della Walt Disney la scorsa settimana in una conferenza online con gli investitori ha annunciato che pensano nei prossimi mesi di aumentare i prezzi dei biglietti soprattutto nei fine settimana e riusciranno a tagliare i costi perchè sono diventati “più bravi”

I soldi messi nelle tasche dei cittadini negli Stati Uniti sono stati certo non pochi.

Un pacchetto o paccone che si aggiunge ad altri e porta gli Stati Uniti al top in questa classifica di interventismo tramite misure di impulso fiscale, misure per la liquidità, rimborsi e sussidi.

E in tema disneyano, i fantastiliardi di Paperon de’ Paperoni e i trilioni di Trump e ora di Biden sono la stessa cosa e per capire di che cifre si parla, un famoso gestore tedesco di quasi 80 anni ancora in attività, Jens Ehrhardt, ha calcolato (in un’intervista molto interessante che abbiamo pubblicato su SoldiExpert LAB) che negli Stati Uniti le famiglie più povere e numerose hanno ottenuto sussidi e bonus veramente significativi: anche 45.000 dollari Usa da inizio pandemia.

Va ricordato che, nonostante i dati sull’occupazione migliori del previsto, a febbraio negli USA (+379.000 posti di lavoro creati) a causa della pandemia, ha ricordato Janet Yellen fugando il rischio di un ritorno dell’inflazione, sono stati distrutti 24 milioni di posti di lavoro.

 

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I soldi che il governo Usa sta pompando servono a compensare questo buco enorme, perché chi non lavora non fa l’amore e nemmeno ha soldi da spendere per il superfluo e nel caso delle famiglie povere anche per il necessario.

Più di 90 milioni di americani hanno ricevuto almeno una dose del vaccino contro il coronavirus (quasi il 30% della popolazione), con i Centers for Disease Prevention (CDC) che hanno allentato le loro raccomandazioni sull’uso delle mascherine da lunedì e a New York e San Francisco i cinema hanno riaperto questo fine settimana, con maggiori misure igieniche, dopo essere stati chiusi per quasi un anno. Un primo passo verso un’uscita dalla crisi sanitaria.

In Europa, e soprattutto in Italia, siamo ben lontani da questi interventi, mentre negli Stati Uniti quello che una volta si definiva “american way of life” viene difeso a ogni costo e a livelli che non si vedevano dalla II Guerra Mondiale a vedere il rapporto deficit/Pil al 14,9% nel 2020 e che nel 2021 si prevede in discesa ma non certo verso la normalità. Con un ritorno all’occupazione precedente allo scoppio della pandemia (quando era arrivato al 3,5% di tasso di disoccupazione) nel 2022-2023 anche se i dati del mercato del lavoro Usa mostrano che la macchina produttiva Usa sta tornando (grazie anche alla campagna vaccini in piena opera) a ricreare più posti di lavoro rispetto alle aspettative.

Comunque cosa succederà esattamente nel futuro non lo sa nessuno e questa mattina l’Ocse ha rilasciato le nuove previsioni sull’economia globale per il 2021 che ora parlano di una crescita del +5,6% nel 2021 e l’economia Usa che dovrebbe crescere del 6,5% contro il 3,2% previsto in precedenza mentre sull’Italia ha abbassato ancora leggermente le stime per il 2021 al + 4,1%.

Solo a dicembre 2020 le aveva abbassate quasi ovunque e questo ci ricorda una celebre battuta dell’economista Paul Samuelson che sapeva ben descrivere ironicamente la sua categoria: «Gli economisti hanno correttamente previsto nove tra le ultime cinque recessioni».

E se vi sembra una battuta è uscito in questi giorni uno studio sulle previsioni in campo valutario (e basta vedere il dollaro Usa in questi mesi per rendersene conto) che dimostra che il lancio delle monetine è più efficace rispetto alle previsioni dei guru delle valute in base all’esame ex post fatto sull’accuratezza delle previsioni di 134 istituzioni finanziarie (banche, broker) contributori su Bloomberg analizzando le aspettative su 30 valute rispetto al dollaro tra giugno 2006 e giugno 2020, ovvero più di 48.000 previsioni.

Questo è anche il circo della finanza.