Fondi Eurizon Cedola: come funzionano e perché potresti restarne deluso

Fondi Eurizon cedola: attenzione, la cedola può erodere il capitale. Rischi, costi e alternative più efficienti

Negli ultimi anni siamo tornati ad analizzare i fondi Eurizon cedola, una tipologia di prodotto che in passato ha avuto in Italia un successo incredibile: negli anni 2014 e 2015 sono stati addirittura i “Re della raccolta”. Lo abbiamo fatto anche perché già nel 2019 un nostro cliente ci aveva segnalato una forte delusione dopo aver investito in questi strumenti, convinto di acquistare qualcosa di simile a un’obbligazione con rendita periodica.

Oggi il panorama è cambiato e nel 2026 di fondi cedola targati Eurizon in casa Intesa Sanpaolo troviamo sostanzialmente solo due prodotti: Eurizon Obbligazioni Cedola A Cap (ISIN IT0004782774) e Eurizon Obbligazioni Cedola D Dis (ISIN IT0000380524).

Ma il punto interessante è che, nonostante il calo dell’offerta, il funzionamento di questi fondi resta ancora oggi per molti versi fuorviante.

La parola “cedola”, infatti, richiama nell’immaginario del risparmiatore un investimento stabile, capace di generare reddito senza intaccare il capitale, un po’ come accade con le obbligazioni. In realtà non è così: anche questi fondi possono perdere valore e la cedola distribuita può derivare, in tutto o in parte, dal capitale stesso.

In questo articolo abbiamo passato in rassegna i principali fondi Eurizon a cedola oggi in circolazione per spiegare come funzionano realmente e perché il rischio di rimanere delusi è tutt’altro che remoto.

 

Fondi Eurizon cedola: il passato

 

Nel 2019 avevamo analizzato, fra i fondi Eurizon, la serie denominata Cedola Attiva, che all’epoca risultava fra le più collocate. Si trattava di fondi caratterizzati da un orizzonte temporale predefinito e dalla distribuzione periodica di cedole.

Molti risparmiatori li sottoscrivevano come se fossero una sorta di obbligazioni: investo oggi, incasso cedole nel tempo e a scadenza riottengo il capitale. Ma le cose, come spesso accade nel risparmio gestito, sono più complesse.

 

Il caso Eurizon Cedola Attiva Top Ottobre 2020

 

Prendiamo ad esempio il fondo Eurizon Cedola Attiva Top Ottobre 2020 (ISIN IT0004943327). Questo fondo è stato collocato il 27 novembre 2015 e rimborsato il 26 novembre 2020.

Come è andato questo fondo in questi anni, cedole comprese? Il risultato è stato tutt’altro che entusiasmante: a fronte di 100 euro investiti nel 2015, anche considerando tutte le cedole distribuite, il capitale rimborsato nel 2020 è stato di poco inferiore all’investimento iniziale.

Molto peggio è andata a chi ha sottoscritto il fondo “gemello” precedente con scadenza fine ottobre 2019. Il fondo Eurizon Cedola Attiva Ottobre 2019 Dis (ISIN IT0005030876) ha visto, dopo oltre 5 anni di detenzione, un risultato complessivo negativo: tra capitale e cedole, a fronte di 100 investiti, il rimborso è stato pari a 99,76.

Come funzionano oggi i fondi Eurizon a cedola

 

I fondi a cedola sono fondi comuni di investimento obbligazionari che distribuiscono periodicamente proventi agli investitori sotto forma di cedole. Possono essere annuali, semestrali o anche mensili e vengono spesso proposti come strumenti ideali per chi cerca un’entrata extra.

Fin qui tutto semplice. Ma c’è un aspetto fondamentale che molti risparmiatori ignorano o non comprendono fino in fondo.

La cedola può intaccare il capitale investito.

Sì, hai letto bene: ricevere una cedola non significa automaticamente guadagnare. In alcuni casi quella cedola non deriva dai rendimenti del fondo, ma è semplicemente una restituzione di una parte dei tuoi soldi.

 

A questo punto la domanda è inevitabile: la cedola da dove arriva davvero?

 

La risposta è meno rassicurante di quanto si pensi: può arrivare anche dal capitale che hai investito, che viene progressivamente restituito sotto forma di flussi periodici.

In teoria tutto questo è scritto nei documenti ufficiali. Ma quanti investitori lo sanno davvero?

 

Cosa dicono i documenti sui fondi a cedola  (ma pochi leggono)

 

Prendiamo ad esempio il documento contenente le informazioni chiave (KID) del fondo Eurizon Obbligazioni Cedola – Classe D (ISIN IT0000380524).

Alla voce distribuzione dei proventi si legge chiaramente che la distribuzione della cedola potrebbe anche essere superiore al risultato effettivo di gestione, rappresentando in tal caso un rimborso parziale del valore delle quote.

Tradotto: la cedola può essere pagata anche erodendo il capitale.

E allora viene spontaneo chiedersi quanti sottoscrittori di questo fondo lo avevano realmente capito al momento dell’investimento.

 

Andamento marzo 2021 marzo 2026 valore quota fondo Eurizon Obbligazioni Cedola

Come si vede nel grafico il valore della quota del fondo Eurizon Obbligazioni Cedola è scesa del 5% da marzo 2021 a marzo 2026.

 

Il paradosso: fondi “a cedola” che non pagano cedole

 

E non è finita qui, perché esiste anche un altro aspetto piuttosto surreale.

Ci sono fondi con la parola “cedola” nel nome che non distribuiscono alcuna cedola.

È il caso di Eurizon Obbligazioni Cedola – Classe A (ISIN IT0004782774), dove nel KID si legge che le quote sono del tipo ad accumulazione e i proventi realizzati non vengono distribuiti ma restano compresi nel patrimonio del fondo.

In altre parole: cedola di nome, ma non di fatto.

 

Il vero problema dei fondi a cedola: costi elevati e poca trasparenza

 

Oltre al rischio di cedole “apparenti”, questi fondi presentano un altro limite importante: i costi.

Sempre prendendo come esempio il fondo Eurizon Obbligazioni Cedola – Classe D, il costo annuo indicato nel KID è pari all’1,29%.

Sembra poco, ma in realtà significa erodere una fetta significativa dei rendimenti potenziali, soprattutto in un contesto in cui i rendimenti obbligazionari dei titoli di stato si aggirano tra il 3% e il 3,8% lordo annuo (netto è il 2,9 – 3,3%). Considerando l’inflazione (1,5% annuo), il rendimento si fa ancora più limitato (1,4%-1,8%).

Se si pagano costi dell’1,29%, una parte consistente del rendimento viene trasferita dalla tasca dell’investitore a quella dell’intermediario.

 

L’alternativa ai fondi a cedola: obbligazioni dirette senza intermediari inutili

 

Un risparmiatore che cerca una rendita periodica potrebbe ottenere lo stesso obiettivo di una rendita periodica acquistando direttamente titoli obbligazionari come BTP italiani, Bonos spagnoli o OAT francesi rispetto a fondi a cedola.

Questi strumenti distribuiscono cedole reali e non costruite e presentano diversi vantaggi: nessun costo di gestione ricorrente, maggiore trasparenza, rendimenti netti spesso più elevati ed esenzione dall’imposta di successione (per i titoli di Stato).

Se poi consideriamo che i rendimenti lordi di questi titoli sono oggi nell’ordine del 3–3,8% annuo, la differenza rispetto a un fondo che trattiene oltre l’1% all’anno diventa significativa e tende ad ampliarsi nel tempo.

 

fondo Eurizon Obbligazioni Cedola – Classe D: una gestione complessa forse troppo

 

C’è infine un ultimo aspetto: capire davvero in cosa si investe.

Leggendo la strategia del fondo Eurizon Obbligazioni Cedola – Classe D ci si trova di fronte a una struttura complessa che prevede utilizzo di derivati, strategie sui tassi di interesse, esposizione valutaria, possibilità di leva finanziaria e selezione basata su scenari macro e arbitraggio.

Tutto perfettamente legittimo, ma difficilmente comprensibile per il risparmiatore medio.

E allora la domanda finale è: ha senso complicarsi così la vita e pagare caro per ottenere una cedola che potrebbe essere in parte solo una restituzione del proprio capitale?

 

L’opinione di SoldiExpert SCF: cedola sì, ma a quale prezzo?

 

Se detieni fondi a cedola e vuoi ricevere un’analisi ad hoc puoi consultare SoldiExpert SCF e siamo certi che se si vuole ottenere dal proprio capitale un rendimento ci sono strade molto più efficienti e meno costose.

Salvo che naturalmente si preferisca dare una mano alla redditività della propria banca piuttosto che alla propria e del proprio consulente e come dicevano i latini “de gustibus non disputandum est” (sui gusti non si deve discutere).

Un’alternativa concreta è rappresentata dal portafoglio obbligazionario “cedoloso” costruito direttamente. Per chi cerca davvero una rendita periodica, esiste infatti una soluzione molto più trasparente dei fondi a cedola: acquistare titoli obbligazionari che staccano cedole reali.

Questa scelta offre diversi vantaggi per l’investitore: nessun costo ricorrente di gestione, nessuna banca che si trattiene una parte dei rendimenti spesso anche significativa, pieno controllo su come sono investiti i propri soldi, possibilità di vendere selettivamente i titoli in guadagno senza dover disinvestire tutto in proporzione come accade nei fondi ed esenzione dalle imposte di successione per i titoli di Stato.

In altre parole si tratta di cedole vere, non costruite, e di una gestione più efficiente e consapevole del proprio capitale.

È possibile richiedere un check-up gratuito e ottenere una seconda opinione sul proprio portafoglio: un’occasione per valutare soluzioni diverse, più efficienti nei costi e, crediamo, con un maggiore valore aggiunto grazie a una gestione più attiva e consapevole, accessibile a tutti i risparmiatori.

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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