(L’Esperto Risponde) QUELLA RISPARMIATRICE SCOTTATA DAI FONDI A CEDOLA

La domanda del nostro lettore sul fondo sottoscritto dalla compagna

Buon giorno sig. Gaziano,

sono un suo cliente da vecchia data. Come sa ognuno di noi in merito agli investimenti, ha una propria idea o trova qualcuno che gliela fa entrare.
La mia compagna, la signora Bruna (nome di fantasia), prudente all’ennesima potenza, lascia i suoi soldi (non stiamo parlando certo di milioni) in Banca Intesa “sicuri, non prendo niente ma se li cerco sono sempre li” come dice lei.
Ieri mi ha raccontato che su 10.000€ è sotto di 800 ….. ? Oggi ho verificato di cosa si tratta, detiene il fondo “Eurizon Soluzione Cedola Giugno 2020”.
Lei ignara (non si interessa molto come tanti Italiani), è stata chiamata da una consulente della Banca Intesa che l’ha avvisata della perdita. Le hanno proposto che se il valore della quota del fondo scende ancora, parcheggiano i soldi sul conto corrente …

Lei ha già parlato molto di questo problema dei fondi a cedola in senso generale, che coinvolge moltissimi, e mi trova pienamente d ‘accordo: in questo caso specifico avrei piacere di sentire un suo parere, per capire almeno la soluzione meno dannosa, se c’è.

Grazie
cordiali saluti

R.S.

Risponde Salvatore Gaziano, consulente finanziario autonomo e Direttore Investimenti di SoldiExpert SCF

Gentile Cliente,
Questo fondo a cedola (Isin IT000510405, Eurizon Soluzione Cedola Giugno 2020) fa parte di una pattuglia nutrita di fondi con caratteristiche simili emessi in date diverse dalla società di gestione Eurizon tramite soprattutto gli sportelli di Intesa San Paolo (che caso eh? che agli sportelli di Intesa San Paolo si collochino i fondi della società di asset management del Gruppo…). Oltre a Intesa San Paolo, moltissime società di gestione, banche italiane e reti di vendita hanno prodotti simili in canna e negli anni passati soprattutto hanno fatto strage di raccolta con simili prodotti (poi sono andati più di moda in PIR, i Piani Individuali di Risparmio, poi i certificati e vedremo cosa si inventeranno il prossimo anno…).

 

I fondi a cedola? Una sorta di “mandrakata” dal punto di visto finanziario

Sui fondi con cedola abbiamo più volte espresso tutti i dubbi (come in questo articolo sugli svantaggi dei fondi a cedola) perchè la cedola può essere pagata prelevando i soldi dal capitale e quindi un fondo anche se “stacca la cedola” può rivelarsi un investimento in perdita. La prima cosa da sapere quindi è che:

 

Il fondo che stacca la cedola nell’immaginario collettivo non può perdere. E invece può perdere eccome, anche quando stacca ogni mese la cedola

 

Come mai le persone non sono consapevoli della prima cosa da sapere? Perchè chi vende questi prodotti sposta il focus dell’attenzione dell’investitore sulla cedola, mai su cosa succede al capitale investito. Nelle pubblicità di questi prodotti e allo sportello si punta molto a comunicare al potenziale investitore che si potranno incassare cedole.

 

La tipica pubblicità di un fondo a cedola: il rendimento obiettivo è posto bene in vista e nei primi anni viene regolarmente pagato, dando all’investitore l’idea di realizzare un guadagno sul capitale investito.

 

 

Ingannevole è il fondo a cedola più di ogni cosa
La cedola è un po’ come la mela di Adamo ed Eva: una tentazione a cui è difficile resistere. E le società di gestione sanno benissimo su cosa puntare: “Il vantaggio della cedola – si legge in una pubblicità di questi prodotti – è la generazione di un reddito aggiuntivo stabile e regolare che consente al risparmiatore di integrare le proprie entrate”. Un’altra pubblicità fa leva invece su l’utilità del fondo a cedola per integrare lo stipendio percepito a fine mese: 1 cedola ogni mese, 14 mesi all’anno (a Natale e ad agosto, quando le spese familiari aumentano).

 

In questa pubblicità di un fondo a cedola si suggerisce che il prodotto può mensilmente integrare lo stipendio

 

Il fondo che stacca la cedola nell’immaginario collettivo non può perdere. Non è così e seppure per esperienza alcuni clienti addirittura confondono simili prodotti con le obbligazioni vista la data di scadenza, la seconda cosa da sapere è per chi li colloca, i fondi a cedola sono prodotti fenomenali, perchè consentono alla banca o alla rete di vendita all’atto del collocamento di incassare una commissione che va dal 3 al 5%.

 

Il fatto poi che sui prodotti venduti allo sportello bancario o dal promotore finanziario (oggi chiamato consulente abilitato all’offerta fuori sede) ci sia una commissione di collocamento a favore di chi ti vende il prodotto, è qualcosa che sfugge al 90% dei risparmiatori italiani, non solo alla Sua compagna caro signore.

 

E i guadagni (basati sulle retrocessioni intascate da banche e reti di vendita sui prodotti collocati ai risparmiatori) non finiscono qui. Finchè il prodotto finanziario è detenuto dal cliente, i guadagni per la banca e/o la rete di vendita che opera tramite dipendenti o consulenti abilitati all’offerta fuori sede sono ricorrenti: anno dopo anno.
Basta guardare i costi di gestione e accessori che gravano sul prodotto venduto alla Sua compagna (1,3% annuo che per un obbligazionario al 90% con orizzonte temporale quinquennale non è poco) più tutti gli altri previsti per l’emittente fra cui commissioni di performance e commissioni di uscita pure dell’1,5% (in questo modo il cliente più difficilmente se ne fuggirà).

Su questi prodotti a cedola si è concentrata la raccolta di molti gruppi in questi anni: Eurizon, Ubi, Anima, Arca, Pioneer Investements e Aletti Gestielle. Nel 2016 sui fondi a cedola sono confluiti 21,4 miliardi di euro, il 62% di quanto raccolto in quell’anno dai fondi comuni. Eurizon, la società di gestione del gruppo Intesa San Paolo, su questi prodotti ha raccolto miliardi di euro allo sportello: 8 miliardi solo nel 2016 (Fonte Plus, Il Sole 24 Ore, 25 febbraio 2017).

 

Eurizon Soluzione Cedola Giugno 2020
Collocato nell’aprile 2015 a meno di 18 mesi dalla scadenza nonostante le cedole staccate il fondo è in perdita di circa il 7%. Il mercato obbligazionario non ha obiettivamente fatto faville negli ultimi 3 anni e mezzo ma qualcosa nel mix evidentemente non ha funzionato visto che il fondo nel periodo 3 anni è fra i peggiori della categoria (dati Quantalys).

Ora che la frittata è fatta, e il prodotto finanziario si è rivelato per quello che è, ovvero che può anche perdere, la banca grida “al fuoco, al fuoco!” e propone alla Sua compagna, se il fondo scende ancora, di parcheggiare i soldi in liquidità.


Non siamo nella testa del consulente di Banca Intesa, ma forse ipotizziamo, visto il profilo della sua compagna magari molto cauto, che non vogliono che il fondo sfori il 10% di perdita su quello che era un investimento “sicuro” (parola molto pericolosa da usare perchè di sicuro c’è solo la morte) o così era stato magari presentato.

Sarebbe opportuno, nel caso si volesse vendere, sincerarsi che almeno non le facciano pure pagare l’1,5% di commissione di rimborso per non subire oltre il danno pure la beffa.

 

Come è investito questo fondo a cedola?

L’analisi del portafoglio del fondo dice che è attualmente investito soprattutto su obbligazioni governativi Paesi sviluppati (23%) con un peso alto dell’Italia (e questo spiega il recente forte calo), poi a pari merito governativo emergenti (e questo spiega il forte calo avuto nel 2015-2016), poi obbligazioni societarie (20%) e un 10% circa su azionario.

Negli ultimi mesi il gestore in base ai dati pubblicati ha ridotto molto (quasi dimezzato) la durata dei titoli obbligazionari in portafoglio ma questo non si sta dimostrando al momento una scelta molto premiata dal mercato perchè è la tratta obbligazionaria a più lungo termine che si sta rivelando nell’obbligazionario europeo o Usa il più forte.


Difficile dare un giudizio buono su questo fondo seppure cosa succederà nel futuro non lo sa nessuno e se magari il gestore ha ragione o avrà ragione.Valutando però il passato e i costi del fondo annuali su una duration così ridotta (oramai meno di 2 anni alla scadenza del fondo) il “cavallo” sembra abbastanza costoso da mantenere.

Non conosciamo il profilo di rischio della sua compagna e quindi non le possiamo fornire un consiglio adeguato e mirato (occorre in base alla normativa in vigore per poter fornire un consiglio ad hoc seguire una procedura che prevede la compilazione di un questionario e una consulenza ad hoc) ma alternative meno costose per quella cifra esistono come per esempio conti deposito o strumenti come un Etf equivalente che almeno consente di tagliare del 70% i costi annui.E che sospettiamo (ma noi pensiamo male e magari non è così) che per questo motivo in banca il suo consulente non glielo consiglierà perchè deve probabilmente pagare le rate del suo mutuo, quelle del suo direttore di banca e quelle di alcune decine di individui (secondo uno schema piramidale molto in voga dai tempi degli egizi in questo settore e che piace moltissimo all’industria del risparmio gestito tricolore) che si prendono tutti una fettina dei risparmi degli italiani in modo naturalmente assolutamente lecito.

Per chi è stufo del lecito, che lascia l’amaro in bocca, perchè sembra di non pagare niente per il consiglio, non sapendo che quasi mai è disinteressato, c’è la consulenza su base indipendente. Ma bisogna andarsela a cercare perchè non è la strada che hanno scelto la maggior parte della banche e reti di vendita!
Noi di SoldiExpert SCF sì come poche altre società e professionisti in Italia che si fanno remunerare solo ed esclusivamente per la consulenza. E dal 2001 a oggi non abbiamo mai ricevuto un euro da nessun emittente per aver consigliato un prodotto finanziario ai nostri clienti e sui fondi a cedola come sa non abbiamo creduto o raccontato la storia degli asini che volano pur di trovare nuovi clienti.

Cordialmente

Salvatore Gaziano

 

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