L’ANALISI TECNICA CLASSICA? TUTTA SBAGLIATA, TUTTA DA RIFARE. PAROLA DI EMILIO TOMASINI

E’ difficile, praticamente impossibile, parlare di analisi tecnica e quantitativa in Italia senza confrontarsi con Emilio Tomasini. E’ lui sicuramente la persona più autorevole in questo settore, potendo vantare una conoscenza della materia a 360° e un ruolo indiscusso di animatore della comunità italiana.

Fondatore e direttore responsabile di LombardReport.com e dal 1999 l’organizzatore del Campionato Internazionale Top Trader di Borsa con Denaro Reale che ha tenuto a battesimo alcuni dei più noti top trader italiani. Una sorta di pigmalione del settore che è anche fra i pochissimi trader italiani ad essere riconosciuto come un esperto dalla comunità internazionale del trading on line.

Ha pubblicato con Harriman Londra un testo sul trading quantitativo e partecipa come speaker alle principali fiere del trading on line in Francia, Germania, Regno Unito oltre a scrivere ogni mese su Trader’s magazine, la principale rivista del trading on line europeo.

Un’esperienza che si è arricchita da qualche anno anche con la docenza all’Università degli Studi di Bologna dove ha portato la sua multiforme esperienza in un ateneo (l’Alma Mater è considerato il più antico del mondo) dove all’interno della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali si studiano non solo biologia, matematica, chimica ed astronomia ma anche valutazione delle azioni e obbligazioni e costruzione di trading system.

Da qualche anno il percorso di Tomasini si è orientato decisamente verso la formazione (leggi qui del suo prossimo corso patrocinato anche da MoneyReport.it) e lo studio del trading quantitativo, con un atteggiamento aperto dove tutto viene rimesso in discussione senza alcun timore reverenziale: “il discredito di cui si è coperta l’analisi tecnica “classica” è ormai unanime: il ciarpame di figure come il testa e spalla, i ritracciamenti di Fibonacci, gli indicatori RSI e Stocastico, eccetera è ormai diffuso ovunque. Viene ripetuto come un mantra dall’industria del trading on line che su di esso prospera: in fin dei conti sono concetti “vecchi” ed ormai radicati, speciosi, nel senso che sembrano logici ma in realtà sono inefficaci, e soprattutto danno l’idea che il trading sia una passeggiata. Cosa che aiuta ad aprire conti presso i broker. “Compra in ipervenduto e vendi in ipercomprato”: è questa la via della felicità. Tutto semplice, paghi 20 euro, il pacchetto di analisi tecnica giusto, il sito giusto, e sei un trader. Il broker è contento perché incassa le commissioni, il cliente è felice perché vive il suo sogno di facile ricchezza fino alla inevitabile delusione. L’analisi tecnica “classica” è assimilabile alla medicina “non convenzionale”, a metà tra la stregoneria e la superstizione. Nella medicina “alternativa” nessuno si pone il problema della prova scientifica, le cure provengono dal nulla dell’autocelebrazione e sfruttano paure e speranze nascoste nell’animo umano. Il concetto di scienza come pilastro della società moderna scompare: la prova soccombe di fronte alla fede, il test statistico si annulla nella superstrizione, la cruda realtà dei numeri annega nella speranza”.

Parole taglienti ma che in buona parte condividiamo. Come SoldiExpert SCF in questi anni pur utilizzando largamente sistemi quantitativi per decidere il momento opportuno per acquistare o vendere un titolo, un fondo o un Etf, abbiamo sempre preso le distanze dai più folcloristici aspetti dell’analisi tecnica che abbiamo ampiamente criticato nel libro “Bella la Borsa, peccato quando scende” ironizzando su “super onde o super cazzole” e su “analisti tecnici così ciarlieri da apparire quasi dei ciarlatani”.

Quelli che dicono che il mercato può andare solo su o solo giù o contemporaneamente tutte e due le cose insieme in frasi (citazione vera) del tipo: “Lo scenario di Borsa prevede quindi nelle prossime settimane una nuova puntata verso 1.100 che favorirebbe poi il rimbalzo oltre i 1500 punti entro sei mesi, mentre nello scenario pessimistico il raggiungimento del target a 950-1000 rimanderebbe alla metà del prossimo anno il possibile ritorno verso i massimi”. Morale della favola, nei prossimi messi l’indice S&P500 potrebbe salire o scendere del 20%…

Secondo Burton Malkiel (economista americano, teorico dell’efficienza dei mercati e autore del libro “A Random Walk Down Wall Street” pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer col titolo “A zonzo per Wall Street”))  tutto quello che si può trarre dagli analisti tecnici di questo tipo (e sono la maggioranza) è un’informazione del tipo: “se il mercato non si muoverà né verso l’alto né verso il basso, allora resterà stabile” accusando questa categoria di fare soprattutto gli interessi degli intermediari (e non certo dei loro clienti): “il fatto è che i tecnici spesso svolgono un ruolo importante nel rinverdire il prato del broker. Non dimentichiamo che i consigli dei chartisti provocano un’intensa attività di negoziazione, dal momento che quasi tutti i loro sistemi richiedono compravendite multiple. E ogni contrattazione genera commissioni che sono la linfa vitale dell’attività di brokeraggio. Se i tecnici , come abbiamo visto, non aiutano i clienti a comprarsi lo yacht, sicuramente contribuiscono a indurre un numero di compravendite in grado di assicurare lo yacht ai broker. Fino a quando il pubblico non si renderà conto di questo intreccio gli analisti tecnici potranno guardare al futuro con una certa fiducia”.

Questo ricordavamo nel libro e quindi l’opinione di un personaggio come Tomasini ci fa solo piacere poiché sempre abbiamo sostenuto in questi anni un unico credo quando si parla di analisi quantitativa: siamo noi a doverci adeguare al mercato e non certo il mercato che si adegua alle nostre previsioni.

Tracciare linee, supporti, resistenze, disegnare teste e spalle o triangoli o contare le onde sarà pure bello e divertente ma capire dove sarà il mercato fra un mese o fra 2 anni in base a questi conteggi o disegni è tutta un’altra cosa. Serve certo a far folclore, a farsi passare per degli esperti a un pubblico di bocca buona come quello di molte trasmissioni radiofoniche o televisive nazional-popolari (che hanno sempre bisogno di riempire i palinsesti( ma difficilmente ad azzeccarci veramente perché pochissimi del settore (e questo invece caratterizza da sempre l’approccio nella nostra consulenza e dei  consulenti onesti …che non vogliono illudere nessuno di essere in possesso di doti divinatorie.. ) più che raccontare cosa accadrà nel futuro hanno il coraggio di far vedere l’elenco e i risultati di tutte le operazioni consigliate.

Si conta invece sempre sul fatto che la maggior parte dei risparmiatori difficilmente si ricorderà delle previsioni errate e qualche fatto imprevedibile (si nominerà il “cigno nero” magari) potrà sempre giustificare col senno del poi l’andamento differente.

Utilizzare l’analisi quantitativa, tradurre in algoritmi e testare strategie di acquisto e di vendita può essere invece nel tempo molto redditizio (come dimostra un decennio di vita dei nostri portafogli e di risultati effettivi, giornalmente calcolati, tenendo conto di tutte le operazioni consigliate) ma per raggiungere un qualche risultato apprezzabile occorre metodo, disciplina e sopratutto studio e aggiornamento continuo.

Occorre capacità di osservazione, esperienza, intuito ma anche qualche capacità di analisi statistica e matematica oltre che qualche concetto di programmazione e una certa familiarità con la lingua inglese visto che la maggior parte dei “sacri testi” non sono in italiano (per quanto da alcuni anni la casa editrice Trading Library ha colmato buona parte di questo vuoto). E comunque la disponibilità di investire molto tempo (e/o soldi) perché salvo che non si sia dei programmatori provetti di easylanguage (un linguaggio molto utilizzato nella codifica dei trading system) perché la ricerca costa (e anche tanto) e non sempre (anzi nella maggior parte dei casi) quella che sembrava un’idea geniale regge alla prova del backtesting, spendendo così soldi per nulla (nel nostro caso ogni anno investiamo comunque almeno il 5% dei ricavi societari in software e ricerche su nuovi idee di trading system poichè in questo settore va avanti solo chi si mantiene costantemente aggiornato, mai sedendosi sugli allori o pensato di aver trovato la “pietra filosofale”).

Dove col  termine di backtesting si intende verificare nel passato se le condizioni di acquisto e di vendita della nostra strategia hanno avuto realmente successo nel tempo e con quale frequenza, numero di operazioni, volatilità e rendimento sulla base dell’assunzione (che non è evidentemente una certezza) che una strategia efficace che ha funzionato bene nel passato possa anche nel futuro riprodurre simili risultati.

Peraltro riguardo l’acritico entusiasmo che serpeggia nei confronti di molta parte dell’analisi tecnica e di diversi indicatori o figure ricordo come già negli anni ’90 sul settimanale Borsa & Finanza di cui sono stato vice-direttore era già presente una rubrica (che ancora oggi è presente) curata dall’ingegner Sergio Paolino, ex presidente dela SIAT (Società Italiana Analisti Tecnici) che ogni settimana esaminava scientificamente con un rigido backtesting una “figura” o un indicatore “top” dell’analisi tecnica classica, giungendo spesso a conclusioni imbarazzanti.

Nella realtà emergeva, infatti, che a seguire i dettami di buona parte dell’analisi tecnica più conosciuta non si sarebbe guadagnato ma perso… E vi è una certa logica in questo secondo alcuni poiché appare evidente che se un indicatore funziona veramente e tanti lo utilizzano inevitabilmente si assisterà a un netto decadimento come succede, se vogliamo usare una metafora, quando si diffonde la voce che in un determinata area della montagna di una zona vi è stata un’eccezionale produzione di funghi: ai primi cercatori il bosco regalerà grandi soddisfazioni ma quando arriverà la massa dei raccoglitori della domenica difficilmente potranno portarsi a casa qualcosa se non il ricordo di una bella passeggiata.

In questa intervista con Emilio Tomasini, parliamo di questo e di altri aspetti della vita del trader, dell’analista tecnico e del risparmiatore.

Com’è questa storia… Ora che l’analisi tecnica “classica” è diventata quasi patrimonio comune. Che tutti i supplementi finanziari e i giornali (compreso quello in rosa salmonata della Confindustria e pure la Gazza) parlano di supporti e resistenze, avendo sdoganato in pieno quello che fino a 20 anni fa appariva quasi come una “stregoneria” arrivi tu e dici come Fantozzi all’ennesima proiezione della corazzata Potemkin che l’analisi tecnica classica è …una boiata pazzesca. Sei impazzito o come diceva l’Enrico IV nella rappresentazione Pirandelliana c’è della “logica in questa follia”’?

“Per fortuna il mondo va sempre avanti e non si ferma mai. Ed è successo anche con l’analisi tecnica. Dopo averla sdoganata qualcuno si è accorto che semplicemente non funziona, ovvero se prendi quelli che sono i principi basilari dell’analisi tecnica così come risultano dai manuali “santi” di Murphy o di Pring e la provi a testare in maniera scientifica su una serie storica ti renderai conto che i risultati sono negativi. Onestamente io non sono certo stato quello che ha sviluppato questo processo, altri sono partiti prima di me lancia in resta contro gli stregoni di Elliott o di Gann o dello stocastico. Faccio solo i nomi di Thomas Demark con il suo “The new science of techcnical Analysis”, pubblicato da Wiley nel 1992, e di David Aroonson nel suo “Evidence Based Techcnical Analysis” sempre pubblicato da Wiley alcuni anni fa. Quindi Tomasini non ha inventato nulla, ha semplicemente preso una parte del mercato che risultati alla mano si è scagliata contro l’analisi tecnica “classica”. Penso che il 99% di chi fa il mio mestiere non abbia non tanto le conoscenze specifiche ma le phisique du rôle per schierarsi così nettamente… se vai contro i pataccari delle trendline e degli oscillatori poi te li trovi tutti contro, ti fermano per la strada e ti dicono che sei matto … e questo non è piacevole, te lo assicuro.”

Come che sei arrivato a fare questo mestiere e diventare una sorta di Giulio Tremonti dell’Analisi Tecnica, uno dei più famosi “tecnicisti” (e non tributaristi) del Belpaese? Come si diventa “cultori” di questa materia? Conta più il backtesting o aver preso con i soldi veri sul conto delle belle scoppole?

“Io ho iniziato perché da studente ero terrorizzato dalle barriere all’entrata per fare un determinato mestiere, ad esempio fai il notaio se sei figlio del notaio o del presidente del tribunale di Pinco Pallo. Qui mi sembrava che con un computer e un servizio dati si potesse sfidare i colossi di Wall Street. Alla fine non è vero, ma l’impressione è quella. Sei tu solo contro il mercato, mostro dalle cento teste”.

Battute a parte da qualche tempo nel mondo dell’analisi tecnica si respira una nuova aria come ha dimostrato uno delle ultime manifestazioni che hai organizzato (insieme a ItForum) a Milano, Mechanica. E sicuramente anche a Rimini ci saranno ulteriori novità. Ho visto un interesse accresciuto e tante facce nuove non solo nel pubblico ma soprattutto fra i relatori. Una nidiata di giovani leve che direttamente o indirettamente provengono dal tuo vivaio che non è più solo il Lombard Report ma anche la tua cattedra universitaria all’Università di Bologna. E i tuoi corsi sono diventati un “must” per chi vuole veramente vuole sporcarsi le mani e vuole conoscere lo stato dell’arte del settore. Cosa è accaduto?

“E’ successo che ho iniziato a fare ricerca in maniera industriale, cosa che mai finora nel nostro settore qualcuno aveva fatto. Sai cambia tutto avere a disposizione 100 studenti programmatori del Dipartimento di Scienze dell’Informazione di Bologna, corso di laurea in Informatica per il Management, e distribuire compiti come in una caserma si distribuiscono le corvée. Siamo stati i primi ad esempio a studiare professionalmente la programmazione genetica, a studiare le curve non di prezzo, il portafoglio di trading systems, il money management e tantissimi altri argomenti che piano piano renderemo pubblici. Non esiste in Italia una realtà come questa, esistono singoli studiosi ma non esiste una fabbrica di ricerche. Esistono tanti piccoli studiosi, magari con amicizie particolari, ma mai più di uno o due massimo tre. Qui stiamo parlando di un Dipartimento universitario e di 100 studenti all’anno. Il paragone è quello di quel film sul Vietnam dove il marine americano diceva “ne uccidi uno e ne arrivano 100, non finisce mai, e prima o poi qualcuno ucciderà te”. Beh io sono finito in questo girone, produco ricerca alla velocità della luce e la produco con persone talentuose che hanno una formazione che sembra fatta apposta per produrre trading systems. Il Dipartimento di Scienze dell’Informazione di Bologna è un ambiente molto stimolante sotto il profilo intellettuale e con docenti che hanno grande voglia di fare. Ti cito solo l’esempio della Commissione Università Imprese che si occupa di aprire i rapporti di lavoro con le aziende e di fare in modo che gli studenti possano confrontarsi fin da subito con il mondo del lavoro sia attraverso tirocini mirati sia durante la tesi. Abbiamo una decina di aziende sponsor nel settore finanziario ed alcune di queste hanno anche messo a disposizione delle borse di studio su argomenti di loro interesse al fine di favorire la ricerca da parte degli studenti. Dopo queste righe ho trovato una nuova azienda partecipante: SoldiExpert SCF ! A parte gli scherzi penso che le 450 persone che erano presenti a Mechanica volessero solo dire una cosa: se hai i contenuti in questo settore vinci. E noi grazie al cielo i contenuti li abbiamo tutti”.

“Chi può fa, chi non può insegna” recita una celebre battuta di George Bernard Shaw. E immagino quante volte qualcuno non ti abbia posto una simile obiezione: “ma se conosci così bene il mercato e l’analisi tecnica, tutti gli indicatori migliori e peggiori com’è che non tieni tutta per te questa conoscenza, diventando mostruosamente ricco invece che condividerla con gli altri, accontentandoti delle “briciole”? Insomma perché fai il professore e il maestro e non il trader a tempo pieno?

“La domanda è ben posta ma siccome io ormai sono una specie di totem del mio settore so benissimo come trattarla e soprattutto come privarla degli aspetti meno simpatici. Per prima cosa quello che faccio io l’hanno fatto altre persone prima, ad esempio Paul Wilmott, il noto gestore londinese che ha creato un programma di master sulla finanza quantitativa e che ha un fondo con performance a due cifre. Vedi il mio, o meglio il tuo, insomma il nostro mestiere è un mestiere come gli altri, devi investire, studiare, lavorare, soffrire e poi si vedono i risultati. Diventare ricco come frase in sé non ha senso perché se io e te lavorassimo in fonderia a Piombino per 1200 euro mese già per quello guadagniamo oggi potremmo dire di “essere ricchi”. Il concetto di essere ricco è molto più sottile. Così come il concetto di “tenersi tutto per sè”. Nella vita se tieni tutto per te non concludi nulla perché è dallo scambio che nasce il valore aggiunto, questo ovviamente a patto di non essere una specie di divinità del trading, ma in Italia di divinità ne abbiamo ancora un paio e poi basta”.

Cosa presenterai alla fiera ITF di Rimini (dove sarà presente anche il team di MoneyReport.it con un incontro il 20 magio dal titolo “Ci si può fidare dei consulenti finanziari” , clicca qui per maggiori informazioni) e quali sono i tuoi programmi futuri?

“A Rimini alcuni miei studenti illustreranno ed approfondiranno gli argomenti che hanno già trattato a Mechanica. Il mio programma futuro migliore è quello di augurarmi di continuare a fare quello che sto già facendo, in cui mi diverto un sacco e che pur di fare sarei disposto a pagare piuttosto che ad essere pagato”.

Nel mondo del risparmio gestito italiano si nota un’apertura maggiore nei confronti dell’analisi tecnica moderna e della gestione più di tipo quantitativo o alla fine prevale sempre la logica dell’andare a benchmark? Certo sulla scena da qualche tempo tutte le società di gestione esibiscono fondi “total o absolute return”, “quantitativi”, “simil hedge”… Ma se si vanno a esaminare le performance realizzate dalla maggior parte di questi fondi presentati come innovativi la montagna sembra finora aver partorito solo un topolino… Che succede?

“Mah … l’Italia non è certo un pioniere nella finanza, forse lo eravamo nel 1300 ma non oggi. Quindi andiamo sempre dietro agli altri, sia come normativa che come skills. Oggi fa molto glamour presentarsi come quantitativi, è una marea che monta quella dei trading systems e tutti sotto il profilo commerciale sono disposti a giocarsi la carta. Poi come sempre sotto il vestito niente. Ma cambierà, lentamente cambierà. Il driver di innovazione dei miei corsi che tengo due volte all’anno, dell’Università e delle nostre pubblicazioni sta lentamente cambiando la fisionomia del settore. Vedo che lanciata la palla della programmazione genetica sul mercato è tutto un fiorire di corsi e presentazioni di programmazione genetica, ci sono miei studenti che si mettono a fare i corsi con programma simile al mio, insomma, si chiama spill over e non c’è bisogno di spiegare questo fenomeno, che sicuramente è benefico per il nostro mercato. Come dice un noto trader, 10 anni fa tutti ridevano dei “computer guys”, oggi i computer guys si stanno prendendo la loro rivincita. E’ il nostro momento e dobbiamo prenderlo”.

Ti confesso che ogni volta che vengo a Rimini mi diverto sempre a passare da un convegno all’altro, ascoltando quei relatori che fanno apparire quasi un gioco da ragazzi guadagnare… Mi viene in mente una frase di Jim Rogers, assistendo a molte di queste esibizioni: “se volete diventare ricchi in Borsa comprate solo le azioni che salgono. Se non salgono non compratele..”. C’è qualche consiglio che puoi dare a chi va magari a Rimini per la prima volta e vuole valutare con maggiore equilibrio i “fenomeni”? Come può un risparmiatore o investitore capire se il sistema di trading proposto fa veramente per lui è non solo “paper” o “slide”… trading”? Che informazioni dovrebbe prendere sul consulente o sul trader a cui vuole affidarsi…

“Una fiera è di per sé un circo, lo era nell’antichità e continua ad esserlo oggi. Non ci sono consigli mirati, sicuramente quello di non affidarsi a persone che fanno apparire tutto semplice, questo è uno dei mestieri più difficili del mondo. E la sobrietà non guasta, niente cravatte molto sgargianti, orologi lussuosi e pataccone al fianco”.

I computer oramai hanno conquistato il mercato azionario. E non solo nel trading. Reti neuronali, programmazione genetica, robo-trading, high frequency trading… Chi come noi lavora dentro questo settore (e molti investitori e trader) e vuole restare sulla cresta dell’onda (e non esserne sommerso) deve continuamente studiare, aggiornarsi, ri-programmare… I mercati infatti sembrano modificarsi continuamente di fronte a tutte queste “intrusioni”, quasi una sorta di reazione naturale a tutto questo “doping”. Il vecchio cassettista intanto è morto e sepolto ma nemmeno il trader tradizionale se la passa bene. Tutta questa “tecnologia” è veramente amica si domanda qualcuno?

“La tecnologica ha cambiato il mondo e ha cambiato la borsa. Se la sai usare è amica, se te la metti contro e nemica. Ormai tutti possiamo fare tutto con la tecnologia, dipende solo da quanto tempo ci si impiega e dai risultati che ci si attende. Tutti possiamo fare gratis “quant trading”, dipende se per farlo siamo disposti a impegnare 10 anni della nostra vita. Una volta la domanda era diversa: potevi fare “quant trading” solo se eri amico degli amici, era un club ristretto. Anche se eri disposto a buttare via 10 anni della tua vita non contava niente, erano altri che decidevano. Oggi se vuoi andare dove vuoi lo puoi fare. Quindi viva la tecnologia !”

Fra gli interventi di molti relatori che ho sentito nell’ultimo anno a diversi convegni di “quant” mi ha colpito come l’ottimizzazione una volta parola quasi “tabù” oramai invece è un feticcio quasi del passato. Se prima una strategia “robusta” doveva funzionare nel passato, nel presente e nel futuro ed era quasi un sacrilegio modificarla, ora sembra prevalere quasi la tendenza opposta. Siamo all’ottimizzazione quasi continua in onore al principio che occorre adeguarsi al mercato. Non c’è il rischio di “bluffare” spudoratamente quando si passa poi dal paper trading all’operatività reale? Si acquista un sistema, un fondo o una gestione che nel passato ha un track record fantastico ma poi quando si investe con i soldi “veri” tutta questa magia del passato magari scompare…

“Robert Pardo ha scritto della ottimizzazione alla fine degli anni ’80; io il libro lo leggevo in inglese nell’estate del 1992. Come vedi gli autori giusti avevano scritto il giusto a suo tempo e chi voleva poteva sapere fin da subito. Ora l’informazione tra ottimizzazione cattiva ed ottimizzazione buona è arrivata al grande pubblico, sta scritta sui siti dei miei ex studenti e tutti se ne riempiono la bocca. Non è cambiato niente rispetto al passato, solo che è arrivata l’onda. Ora bisogna guardare di nuovo oltre, e la nuova frontiera si chiama programmazione genetica”.

Ti faccio una domanda che abbiamo fatto anche a Mauro Pratelli, uno degli organizzatori principali di It Forum e che tu ben conosci, naturalmente. Ogni anno a Rimini intervengono come ospiti alcuni dei più importati trader e guru dell’analisi tecnica mondiale. La loro partecipazione è sempre all’altezza delle aspettative? O invitare un “papa straniero” ha sempre il suo fascino …

“Molti guru mondiali hanno riconosciuto apertamente che il livello medio italiano è superiore a quello USA. Questo è merito di diversi fattori, tra cui LombardReport.com, Trading Library, ITF, Top Trader Cup che storicamente hanno fatto scuola. Quello che gli stranieri ti danno è la visione globale, difficilmente gli italiani si tengono aggiornati su quello che succede nel mondo, purtroppo la barriera della lingua per noi è ancora troppo profonda”.

Hai voglia di dire qualcosa sull’attuale situazione di mercato?

“Certo, la borsa o scende o sale o va in orizzontale”.

 

 

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