Non c’è pace per il settore auto sempre meno convincente per gli investitori dopo la pubblicazione delle recenti trimestrali e le nuove turbolenze in Medio Oriente dopo il semi fallimento della strategia europea della transizione forzata verso l’elettrico. E non fanno eccezione le azioni Stellantis che dai massimi della primavera del 2024 sono arrivate a perdere quasi l’80% di cui da inizio 2026 oltre il 45%.
In sintesi, le azioni Stellantis stanno scendendo per una combinazione di fattori: risultati finanziari in peggioramento, errori strategici sulla transizione elettrica e un contesto globale sempre più competitivo.
Perché le azioni Stellantis stanno scendendo
Se c’è un errore che molti investitori rischiano di fare oggi guardando le azioni Stellantis, è quello di pensare che si tratti semplicemente di una fase negativa passeggera. Un rallentamento ciclico, come tanti se ne sono visti nel settore automobilistico.
In realtà, i numeri raccontano qualcosa di diverso. E soprattutto raccontano una storia che va oltre Stellantis e coinvolge l’intero settore auto europeo.
I risultati pubblicati nel 2026 hanno segnato una vera e propria rottura rispetto al passato. La perdita netta di oltre 20 miliardi di euro nel secondo semestre del 2025, insieme a svalutazioni per più di 25 miliardi, non sono semplici dati negativi. Sono la presa d’atto che una parte rilevante della strategia industriale degli ultimi anni non ha funzionato come previsto.
Lo ha ammesso, in modo piuttosto diretto, anche il nuovo CEO Antonio Filosa, parlando di una sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica. Una frase che, letta tra le righe, rappresenta anche una presa di distanza dalle scelte fatte sotto la gestione di Carlos Tavares.
Quando un gruppo di queste dimensioni è costretto a svalutare decine di miliardi legati a una strategia, significa che non siamo di fronte a un semplice errore di timing, ma a un cambiamento strutturale dello scenario.
Stellantis e la transizione all’elettrico: il vero nodo del settore auto
Il cuore della questione, non solo per Stellantis ma per tutto il settore, è la transizione verso l’elettrico.
Per anni si è costruita una narrativa molto lineare: il passaggio sarebbe stato rapido, inevitabile e soprattutto profittevole. Le case automobilistiche europee hanno investito miliardi seguendo questa direzione, spinte anche da regolatori e politiche industriali.
Oggi quella narrativa si sta scontrando con la realtà. I costi si sono rivelati molto più elevati del previsto, i margini inferiori e la domanda da parte dei consumatori più incerta. Nel frattempo, le auto ibride hanno conquistato quote di mercato crescenti, diventando di fatto la soluzione preferita da molti acquirenti. E sull’elettrico la Cina ha invaso il mercato grazie ai suoi produttori spesso finanziati con soldi pubblici che hanno rubato quote di mercato massicce anche a chi, come i produttori automobilistici tedeschi, pensava di essere inattacabile grazie al posizionamento passato.
Questo ha lasciato aziende come Stellantis in una posizione complessa: investimenti già sostenuti sull’elettrico e ritorni che tardano ad arrivare, mentre il mercato si sposta verso soluzioni diverse da quelle previste.
Molti investitori si chiedono oggi se conviene comprare azioni Stellantis dopo il crollo, ma la risposta non può prescindere da questo contesto: senza una chiara visibilità sui margini futuri, il rischio resta elevato.
Settore auto europeo: perché non è solo un problema di Stellantis
Sarebbe però un errore leggere la debolezza delle azioni Stellantis come un caso isolato. Il settore automobilistico europeo sta attraversando una fase complessa da diversi trimestri, e i segnali arrivano da più direzioni.
L’indice Eurostoxx Automotive è in calo significativo su tutti gli orizzonti temporali, mentre gruppi come Volkswagen e Porsche stanno affrontando difficoltà evidenti tra profit warning, tagli ai costi e revisioni delle strategie. Persino il gruppo Renault che sembrava quello che aveva affrontato meglio la crisi si trova ora nel guado e ha dovuto annunciare con il nuovo piano 2030 “futuREady” massicci tagli e prevede che numero di componenti di ogni vettura dovrà diminuire del 30%, e si prevede una riduzione analoga anche per i costi logistici. Più “leggeri” per sopravvivere e affrontare la tempesta che si è abbattutto sull’auto.
Il problema è più profondo e riguarda il modello industriale europeo nel suo complesso. Il settore pesa per una quota rilevante del PIL e dell’occupazione, ma si trova oggi stretto tra due forze contrapposte: da un lato la pressione normativa e i costi della transizione energetica, dall’altro una concorrenza internazionale sempre più aggressiva.
Le aziende europee non competono più solo tra loro, ma con sistemi economici come quello cinese, dove il supporto statale e i costi più bassi permettono di giocare una partita completamente diversa.
Dazi, geopolitica e nuove incertezze PER IL SETTORE AUTOMOBILISTICO
A questo scenario già complesso si aggiungono fattori geopolitici che stanno diventando sempre più rilevanti.
Per Stellantis, l’impatto dei dazi statunitensi è stimato in oltre un miliardo di euro annuo, con un possibile aumento nei prossimi anni. Questo ha già portato a decisioni operative come la sospensione temporanea della produzione in alcuni stabilimenti nordamericani.
Nel frattempo, il contesto internazionale resta instabile. Le tensioni in Medio Oriente e l’andamento dei prezzi energetici aggiungono ulteriori variabili a un quadro già difficile da interpretare.
In un settore caratterizzato da investimenti molto elevati e orizzonti di lungo periodo, questo livello di incertezza rappresenta un problema significativo.
Qualche segnale di ripresa PER IL GRUPPO GUIDATO DA FILOSA, ma il quadro resta fragile
Nonostante tutto, qualche segnale positivo emerge. Nel 2026 Stellantis ha mostrato una crescita delle vendite in Europa superiore a quella del mercato, grazie soprattutto ai modelli più accessibili e alla nuova impostazione commerciale voluta dal CEO Filosa che da quando ha preso in mano l’azienda ha avviato una sterzata decisa, cercando di costruire una Stellantis più vicina alle richieste del mercato.
È un primo passo, ma ancora insufficiente per cambiare la percezione complessiva del mercato.
Le previsioni sulle azioni Stellantis restano infatti legate non solo alla capacità del gruppo di migliorare i risultati operativi, ma anche all’evoluzione dell’intero settore automobilistico europeo, che continua a muoversi in un contesto complesso e poco prevedibile.
azionisti di riferimento delle azioni stellantis
Il principale azionista di Stellantis è la holding della famiglia Agnelli, Exor che detiene il 14,2%. Il secondo azionista è invece la famiglia Peugeot con il 7,1%. Al terzo posto troviamo il governo francese che detiene il 6,2% tramite la banca pubblica Bpi.
Essendo tutti azionisti di lunga data è stato loro concesso di aumentare il loro peso in assemblea. A livello dunque di diritti di voto Exor ha il 23,13%, Peugeot l’11,1% e Bpi il 9,6%.
Oltre ai tre principali azionisti vi sono poi moltissimi investitori istituzionali e fondi di investimento che detengono quote comprese tra lo 0,5% e il 2,5%. Tra questi Vanguard, Amundi, Arrowstreet, Dongfeng Motor Group Company Limited, Golman Sachs, Norges bank e molti altri.
Il resto delle azioni è sul mercato e disperso tra migliaia di piccoli azionisti e investitori.
Questa analisi sulle azioni Stellantis è stata realizzata da SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente che da oltre 20 anni analizza i mercati finanziari globali e seleziona strumenti come azioni, obbligazioni, ETF e fondi senza alcun conflitto di interesse.
SoldiExpert SCF segue costantemente il titolo Stellantis e più in generale il settore automobilistico internazionale, fornendo analisi indipendenti e basate su dati per aiutare gli investitori a prendere decisioni consapevoli.
azioni stellantis: opinioni e considerazioni
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In sintesi domande frequenti sulle azioni Stellantis
Conviene comprare azioni Stellantis oggi?
Le azioni Stellantis presentano valutazioni apparentemente basse, ma riflettono un contesto complesso fatto di margini in calo, transizione energetica incerta e forte pressione competitiva. Prima di investire è fondamentale valutare il titolo all’interno del proprio portafoglio e del proprio profilo di rischio.
Perché le azioni Stellantis stanno scendendo in Borsa?
Le azioni Stellantis stanno scendendo per una combinazione di fattori: risultati finanziari deludenti, maxi svalutazioni legate all’elettrico, impatto dei dazi internazionali e difficoltà strutturali del settore automobilistico europeo.
Quali sono le previsioni sulle azioni Stellantis?
Le previsioni sulle azioni Stellantis restano incerte nel breve termine. Il mercato guarda con attenzione alla capacità del gruppo di migliorare margini, generare cassa e adattarsi a un contesto competitivo globale sempre più complesso.