Investire nelle azioni con alti dividendi: una strategia intelligente o una trappola per gli investitori?

Molti risparmiatori e addetti ai lavori consigliano di selezionare fondi, Etf o titoli con alti dividendi come strategia d’investimento. Un “compra e tieni” apparentemente più sensato e facile da replicare. Ma non esistono solo pro a un simile approccio. Che può rivelarsi nel tempo fonte anche di cocenti delusioni. Perché non è sempre vero che le azioni che con maggior dividendo sono quelle che performano meglio. Anzi…

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Scegliere le azioni in base ai dividendi: è una strategia che funziona? Dipende: a volte le azioni con alti dividendi possono rivelarsi gli investimenti peggiori.

 

Investire nelle azioni con dividendi più alti per incassare una cedola

Sulla carta puntare sulle azioni con dividendi più alti è una strategia che funziona e piace. E’ una strategia d’investimento semplice e alla portata di tutti, facile da capire e spiegare. Una storiella facile e che viene ripetuta a ogni stagione e che risponde in pieno al desiderio di certezze che molti risparmiatori vorrebbero avere di un investimento come il fatto di incassare con regolarità una cedola e ottenerne un frutto annuale.

 

Purtroppo la teoria è una cosa ma la realtà può essere ben diversa e in questi anni decine di migliaia di risparmiatori  hanno creduto ciecamente e in modo troppo letterale a questa teoria e il risultato ottenuto è stato in moltissimi casi molto deludente.

Perché a molti risparmiatori piace questa storia di acquistare un giardinetto di azioni con alti dividendi?

 

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Questa strategia piace perché da’ l’illusione di aver trovato un sistema semplice per investire dove non c’è molto da preoccuparsi dei propri investimenti, risolvendo apparentemente con poco tempo e stress il “problema” di come investire il proprio denaro.

C’è poi il “buon senso” di investire su aziende che pagano un dividendo più elevato e quindi sono (si presume) più in forma di altre e il vantaggio di poter contare annualmente su un flusso di entrate ovvero di cedole che si incasseranno annualmente. Sembra quasi la “quadratura del cerchio” e infatti è diventata negli anni una sorta di leggenda metropolitana e sono in molti in questo settore a farne da grancassa, suggerendo spesso le azioni da aver assolutamente in portafoglio perché “high yield” oppure il prodottino fatto apposta per replicare in modo ancora più semplice questa strategia come il fondo d’investimento dedicato o l’Etf ad hoc (meglio comunque mediamente dei fondi che investono su questa categoria).

 

Ragioni per capire che azioni che pagano alti dividendi non sono garanzia di maggiori rendimenti o minori rischi

 

Purtroppo le cose non stanno esattamente in questo modo e investire sulla base del dividendo può presentare nel tempo diverse controindicazioni e non è quindi assolutamente una strategia “vincente” sempre e comunque in modo assoluto né relativo. Le aziende che pagano un alto dividendo non è assolutamente scritto da nessuna parte che lo faranno anche in futuro o che recupereranno sempre il valore del dividendo dopo lo stacco; un’azienda che paga alti dividendi magari potrebbe essere fatta fuori nel suo mercato di riferimento da una società che invece trattiene l’utile in azienda e lo investe con efficacia nel proprio business.

Se si analizza il comportamento di panieri di titoli ad alto dividendo e non, compresi fondi (con team di esperti specializzatissimi a leggere le loro presentazioni e le brochure) ed Etf specializzati si potrà scoprire che sono presenti numerosi casi in cui i panieri formati dai titoli con maggiori dividendi sono quelli che hanno perfino perso di più nelle fasi “orso” e il valore nel tempo è cresciuto meno rispetto a quello dei titoli normali.

 

Le azioni che pagano alti dividendi e quelle che pagano meno dividendi a confronto su un periodo di oltre quindici anni Se si analizza il comportamento di panieri di titoli ad alto dividendo e non, compresi fondi (con team di esperti specializzatissimi a leggere le loro presentazioni e le brochure) ed Etf specializzati, si potrà scoprire che sono presenti numerosi casi in cui i panieri formati dai titoli con maggiori dividendi sono quelli che hanno perfino perso di più nelle fasi “orso” e il valore nel tempo è cresciuto meno rispetto a quello dei titoli normali.

 

Meglio le azioni con dividendi elevati o quelle che pagano meno dividendi?

 

Se prendiamo l’indice S&P 100 che raggruppa le principali azioni mondiali (da 3M e Abbott Laboratories a Wells Fargo &C passando da Microsoft, Procter & Gamble e Pfizer)  dal 2007 a oggi e proviamo (come abbiamo fatto con il nostro Ufficio Studi di SoldiExpert SCF)  a confrontare l’andamento di una strategia che selezionava ogni anno un paniere delle azioni con il miglior dividend yield (ovvero con i dividendi più elevati in percentuale rispetto al valore della quotazione in Borsa) e un paniere dove selezionavamo invece quelle con peggiore dividend yield…. il vincitore in termini di rendimenti di diversi punti percentuali il paniere con le azioni a più basso dividendo! E non solo in termini di rischio il basket delle azioni con migliori dividendi  è anche quello che ha avuto l’escursione negativa peggiore (drawdown).

Il paniere delle azioni con miglior dividendo (migliori 10) ha avuto infatti un drawdown del -61% superiore di diversi punti percentuali a quello delle azioni con peggior dividendo comparato (e questo dovrebbe smentire l’idea che i titoli con dividendo maggiore siano più sicuri e solidi nei mari in tempesta) meno e il rendimento medio annuo (lordo) è stato del 9,2% annuo per il paniere “best dividend” e di circa il 12% (quasi 3 punti percentuali annui in più e non sono pochi) per quello “worst dividend” in questo campione.

Certo ci sono anche anni dove le azioni con miglior dividendo o lo stile “value” prevale su quello “growth” ma risulta evidente che affermare che la strategia “best dividend” sia sempre la migliore in ogni stagione è un po’ azzardato o una delle solite storie facili da raccontare e ricordare e apparentemente di buon senso ma che hanno dei “bachi” che molti consulenti finanziari pur di assecondare le distorsioni dei loro clienti (e vendere) amano ripetere.

Basta peraltro osservare l’andamento storico della stragrande maggioranza dei fondi d’investimento dove i gestori dicono di selezionare in modo attivo le società con i migliori dividendi per rendersi facilmente il conto in modo ancora più eclatante come

Azioni con dividendi elevati: cosa sapere prima di investire

 

Alcuni anni fa avevamo  pubblicato in un altro report dedicato un’analisi uscita sul sito SeekingAlpha uno studio comparato sull’argomento delle azioni con alti dividendi.

Cosa emergeva? Il “paracadute” del dividendo non si è spesso aperto proprio quando serviva se si crede nell’assunto semplicistico che un portafoglio solo basato sui titoli con maggior dividendo sia in grado di proteggere maggiormente nelle fasi di discesa e di salire di più nelle fasi rialziste. Il confronto grafico (base di partenza 1987 e non proprio un breve periodo) dimostra che il ruolo del dividendo se questo è il solo criterio di selezione può essere irrilevante nel tempo se si guarda al “total return”.

Per questo motivo da diversi anni come SoldiExpert SCF in diversi report e articoli abbiamo cercato di smontare un po’ questa teoria che presenta pro ma anche contro. E che come tutte le strategie si dovrebbe verificare non in laboratorio o nelle promesse ma nei risultati reali ottenuti nel tempo, facendo dei banali confronti. Scoprendo che la superiorità di questa strategia nel tempo è discutibile e può presentare alcune pecche. Poi uno certo la può seguire ma deve conoscerle ed esserne preparato.

 

 

azioni con dividendi elevati: quando è un’opportunità

 

Per scoprire quali sono le regole occorrerebbe capire prima di tutto capire se esistono delle regole infallibili per capire come si muovono le Borse. E non è facile visto che parliamo da qualche lustro molti investitori parlano sempre meno di fondamentali e sempre più di aspettative e flussi monetari che si dirigono o si ritirano dai mercati in funzione delle manovre delle banche centrali o della paura e dell’avidità degli investitori. A questo si associa la difficoltà di fare previsioni a lunga gittata sulla crescita degli utili societari. Una società può avere il suo momento di picco e fare il pieno di utili e decidere di distribuire cedole generose. Ma in economie sempre più globalizzate dove l’innovazione e i cambiamenti sono passati dalla crescita geometrica a quella esponenziale fare previsioni sul futuro non è un esercizio semplice.

 

Azioni italiane con maggior dividendo: quando è la chiave per un portafoglio di successo

 

Chi vuole cimentarsi nella selezione delle azioni con più alto dividendo dovrebbe ragionare non solo su quelli più recentemente staccati ma anche interrogarsi sulla sostenibilità nel futuro. Esercizio non propriamente facile visto che abbiamo visto in questi lustri se parliamo del mercato azionario italiano società che sono passate dal distribuire dividendi generosissimi al crollare poi in Borsa. Senza poi certo recuperare nemmeno lontanamente il valore perduto nonostante le cedole incassate. Sulle azioni con o senza cedola elevata nei momenti avversi si può perdere anche più del -50% e occorrerebbe quindi ricordarsi di questo aspetto in un approccio soprattutto passivo.

Per questa ragione questa strategie non è fra quella da noi preferita e preferiamo selezionare azioni ed Etf guardando magari anche al dividendo ma senza assegnargli un peso eccessivo e privilegiando altri fattori come la forza relativa, la redditività dell’azienda, l’indebitamento, i flussi, il comportamento comparato col settore. Con la possibilità di liquidare anche totalmente tutte le posizioni quando non ci sembra che esistano le condizioni per restare investiti. Massima flessibilità. Il dividendo può essere una parte del ritorno ma non è tutto se poi il titolo collassa.

 

Quando puntare sui dividendi è un trappola per gli investitori

 

Nelle nostre strategie…può anche benissimo capitare che si vendono se la discesa è forte e il titolo evidenzia un comportamento peggiore rispetto al mercato. La cedola è una delle componenti del rendimento del titolo ma non necessariamente la più importante e per questo motivo ciascun titolo viene giudicato guardando al comportamento globale. Magari ci sono altri titoli (con o senza alto dividendo) che si stanno comportando meglio ed è su quello che occorrerebbe focalizzare l’attenzione o ci sono periodi in cui essere liquidi anche al 100% è la migliore strategia.

 

I 15 errori da evitare quando si investe in Borsa I 15 errori da evitare quando si investe in Borsa

 

Investire con successo non vuol dire avere sempre ragione ma in un orizzonte temporale corretto (almeno dai 7 ai 10 anni sul mercato azionario) ottenere un rendimento positivo e possibilmente migliore dell’andamento del mercato. Come maggior rendimento, minori perdite nelle fasi fortemente avverse. Il processo di investimento per questa ragione deve essere secondo noi flessibile e sapersi adeguare al mercato mettendo anche in preventivo un certo numero di operazioni chiuse in perdita. Quello che conta è il risultato complessivo. E per questa ragione puntare sulle azioni ad alto dividendo per molti risparmiatori rischia di diventare una trappola e diventare un harakiri.

Se quello del dividendo elevato è l’unica strategia si rischia, infatti, di cadere in una trappola quindi se questo processo non è integrato da un monitoraggio continuo e dalla valutazione anche di altri fattori. Un processo non facile a giudicare anche dal comportamento di numerosi fondi d’investimento specializzati che nel tempo nonostante gestori e team specializzati sono poi riusciti a ottenere risultati inferiori all’andamento del mercato.

 

Come costruireste un giardinetto con rendimenti costanti sopra al 3%?

 

Per le ragioni esposte sopra questo unico criterio di investire in azioni con alti dividendi non ci convince e se dovessimo costruire un portafoglio basato sulle aziende ad alto dividendo da una parte sarebbe necessaria un’analisi della “dividend integrity” ovvero la capacità di incrementare anno dopo anno la parte di utile destinata agli azionisti e/o la costanza e sistematicità nella distribuzione del dividendo ma dall’altra resta indispensabile secondo noi un approccio attivo e flessibile basato su algoritmi e modelli statistico-matematici come quelli che abbiamo sviluppato nei nostri portafogli per la consulenza continuativa o self service

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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Roberta Rossi Gaziano

Responsabile Consulenza Personalizzata di SoldiExpert SCF

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Francesco Pilotti

Responsabile Ufficio Studi di SoldiExpert SCF

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Marco Cini

Esperto di pianificazione finanziara e previdenziale

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