Le ultime news sui fondi H2O sono nel segno di un’ennesima condanna dei dirigenti della società di gestione finita nel mirino delle Autority inglese e francese. Alla fine di luglio 2025 la Financial Conduct Authority (FCA) britannica ha inflitto una multa da 1 milione di sterline al già vicedirettore generale di H2O AM, Jean-Noël Alba. L’ex dirigente è stato anche bandito a vita dall’industria dei servizi finanziari del Regno Unito per aver ingannato gli ispettori durante le indagini.
L’autorità di vigilanza del Regno Unito ha chiarito che Alba ha presentato verbali falsi di comitati che non si erano mai riuniti e ha fornito rapporti di due diligence redatti diversi mesi dopo gli investimenti, sostenendo che fossero contemporanei. L’episodio rappresenta l’ennesimo capitolo di una lunga serie di controversie, iniziate nel 2019 con lo scandalo dei fondi H2O, quando il Financial Times rivelò la massiccia presenza di titoli illiquidi nei portafogli della società.
Rimborso forzato e molteplici accuse sui fondi H2O
La condanna di un altro dirigente di H2o è l’ultima news dopo che a gennaio 2025 l’offerta di rimborso sui fondi della discussa società di gestione per 250 milioni di euro si era chiusa con un tasso di adesione del 79,54 % del patrimonio dei fondi congelati.
Chi ha accettato l’offerta di rimborso sui fondi congelati di H2o non potrà ottenere ulteriori rimborsi se non quelli eventuali successivi che H2O vorrà o potrà erogare. I detentori di fondi H2o in side pocket, aderendo all’offerta, hanno infatti accettato di “rinunciare a qualsiasi diritto di intraprendere azioni legali relative agli investimenti nei fondi side-pocket e alla loro gestione“. Non solo non possono più fare causa alla società di gestione ma nemmeno intraprendere azioni risarcitorie verso intermediari e collocatori di questi fondi.
L’offerta di rimborso dei detenitori dei fondi finiti nelle “tasche laterali” (side-pocket) è stata tutt’altro che spontanea e nasce dalla condanna comminata dalla Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito. L’authority inglese ha erogato questa multa dopo aver riscontrato gravi violazioni da parte della società di gestione H2O, tra cui scarsa diligenza sugli investimenti, comportamenti omissivi del management sull’uso personale dello yacht e dell’aereo personale del finanziere Lars Windhorst (i cui titoli illiquidi sono finiti nei fondi H2O), nonché produzione di false rendicontazioni.
Il regolatore britannico ha evidenziato la mancanza di procedure adeguate per gestire i conflitti di interesse e ha segnalato oltre 50 episodi di ospitalità che non vennero dichiarati dai dipendenti – tra cui viaggi su super‑yacht e jet privati di proprietà del gruppo Tennor, in cui H2o aveva investito attraverso alcuni dei suoi fondi.
Francia, la mano pesante dell’AMF sui fondi H2O e i suoi dirigenti
Il risarcimento di 250 milioni di euro chiude la vicenda con la FCA inglese e fa seguito alla multa record di 75 milioni di euro imposti dalla AMF, l’autorità di controllo francese a novembre 2022, alla società H20 oltre al divieto imposto al gestore e co-fondatore Bruno Crastes da L’Autorité des Marchés Financiers di gestire fondi per 5 anni.
La Commissione delle sanzioni dell’Autorité des marchés financiers (AMF) francese ha comminato una multa di 75 milioni di euro all’amministratore delegato di H2o Bruno Crastes di 15 milioni di euro mentre il direttore degli investimenti Vincent Chailley è stato multato per 3 milioni di euro. Considerando la multa alla società e ai dirigenti, l’Authority francese ha multato H2o per un totale di circa 93 milioni di euro.
L’AMF ha associato alle sanzioni pecuniarie anche misure disciplinari, sottolineando molteplici carenze nell’acquisizione e nella gestione dei titoli collegati a Tennor, la holding di Lars Windhorst, il finanziere amico di Bruno Crastes.
La maxi-causa in Francia che coinvolge anche risparmiatori italiani
L’ultima causa ancora pendente contro H2O è quella di un gruppo di 9000 investitori (tra cui anche risparmiatori italiani) riuniti nell’associazione Collective Porteurs.
Il risarcimento ottenuto dall’autorità di regolamentazione inglese di 250 milioni di euro non è infatti sembrata congrua a molti risparmiatori rimasti incastrati su questi fondi. Molti di loro hanno aderito a una causa collettiva. L’associazione Collective Porteurs ha citato H2O asset management (e non solo) per 800 milioni di euro di danni. Più del triplo di quanto ottenuto dall’Authority inglese.
La Francia sarà l’ultima a far luce sulla vicenda anche per molti risparmiatori italiani coinvolti, visto che molte delle principali banche e reti del Belpaese consigliavano i fondi H20 ai propri clienti.
H2O, la realtà dei side pocket: perdite del 70% per gli investitori
Finora la società H2O ha restituito circa 229 milioni di euro sulle “tasche laterali” ovvero la parte illiquida dei fondi (“side pocket”) che era stata separata e congelata. Considerando che il controvalore degli asset finiti in side pocket ammontava a 1,6 miliardi, restituendo 250 milioni di euro ai sottoscrittori che hanno aderito all’offerta, significa che sulle “tasche laterali” gli investitori nei fondi H20 avranno perso circa il 70% di quanto finito nella parte “side pocket”.
Un valore molto più basso rispetto a quello “misleading” ovvero fuorviante che sembra far credere il comunicato della società H20 Asset Management che annuncia l’offerta di risarcimento sui fondi finiti in side-pocket. Nel comunicato la società parla di un recupero almeno tra l’87% e il 93% del valore dell’investimento per chi ha aderito in raffronto al valore al momento della sospensione dei fondi a fine agosto 2020. Secondo molti analisti finanziari indipendenti che hanno seguito la vicenda sui fondi side-pocket gli investitori recupereranno invece poco più del 30% del valore, senza contare le perdite dovute all’impossibilità di investire il capitale bloccato per anni (cioè il “costo-opportunità”).
L’avvocato Stucki punta alle responsabilità di H2O e dei suoi partner
Dominique Stucki, avvocato di Collectif Porteurs H2O ha più volte chiarito che intenzione di questa associazione è “ottenere il rimborso di tutte le somme perse rispetto agli investimenti nelle obbligazioni del gruppo Tennor” finite in alcuni fondi H2o “ma anche dei costi pagati dai fondi di H2O AM per cercare di ristrutturare questi debiti in maniera accelerata. Ad esempio i compensi degli intermediari regolati nel corso del 2019 nell’ambito di operazioni di buy-and-sell back, nonché la perdita di opportunità e il pregiudizio morale, e specifici danni economici subiti da investitori professionali e intermediari con l’inganno veicolato da H2O con il supporto dei suoi ‘terzi di fiducia’” ovvero tutti i soggetti che hanno avuto una “parte in commedia” ovvero Natixis IM, CACEIS Bank e KPMG.
L’avvocato Dominique Stucki vuole “ risalire alle responsabilità su cosa è andato storto nella gestione della scuderia H20 (H2O Allegro, H2O MultiStrategies e H2O MultiBonds, H2O Adagio, H2O Moderato, H2O MultiEquities, H2O Vivace)” in cui sono finite le obbligazioni del gruppo Tennor che il 18 gennaio 2025 è finita in bancarotta. “I fondi H2O hanno subito perdite di importo considerevole sugli investimenti effettuati tra il 2015 e il 2019” secondo il legale del Collectif Porteurs H2O “in attività notoriamente illiquide””.

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Informazioni fuorvianti e perdite milionarie: l’azione del Collectif Porteurs H2O
Il Collectif Porteurs H2O è un’associazione, che riunisce dozzine di consulenti, gestori di fondi di fondi e risparmiatori e si propone di valutare tutte le violazioni normative commesse dalla società di gestione H2O sui coefficienti prudenziali, il buy and sell back e i conflitti di interesse legati ai movimenti tra i fondi della società oltre all’operazione di ristrutturazione del debito di Tennor nel 2021. Tra loro molti italiani che avevano investito sul fondo H2O Multibonds. Coinvolte nelle perdite sui fondi H2O anche società di gestione come la tedesca Sauren che ha aderito al Collectif Porteurs H2O.
Dimostrare l’esistenza di un inganno in merito alle informazioni trasmesse ai clienti al momento dei fatti sarà una questione fondamentale per le parti civili e professionali. In questo caso sono rimasti scottati sia clienti privati sia istituzionali come la società di gestione tedesca Sauren, con tre fondi interni, che ha dichiarato attraverso la voce del suo avvocato di “aver preso la decisione documentata di ritirarsi dai fondi H2O AM un anno prima del verificarsi della vicenda, ma [avendo poi] ricevuto informazioni fuorvianti che la persuasero a rimanere investita” non ha dato seguito alla vendita dei fondi, provocando perdite ai suoi clienti.
Collectif Porteurs e Sauren: nel mirino anche Natixis, CACEIS e KPMG
L’associazione Collectif Porteurs H2O e la società di gestione tedesca Sauren vogliono attraverso i loro avvocati raccogliere tutta la documentazione utile a chiarire le responsabilità dei diversi attori coinvolti in questo caso e si riservano il diritto di chiedere un risarcimento dei danni se venisse confermato che il custode e/o il revisore dei conti e/o Natixis IM non avessero svolto pienamente il proprio ruolo nel prevenire la commissione, per 6 anni, di gravi irregolarità nella gestione degli OICVM H2O.
Natixis IM (società del gruppo Natixis) era responsabile in particolare del controllo interno di H2O AM e dell’accentramento della commercializzazione di H2O UCITS. Anche altri attori potrebbero però essere coinvolti e chiamati in causa dal Collectif Porteurs H2O: CACEIS Bank (banca depositaria di H2O UCITS e appartenente al gruppo Credit Agricole) e KPMG (revisore di H2O UCITS). L’associazione ha già provato anche con loro a chiedere i documenti in loro possesso. Sia la banca depositaria sia il revisore dei conti sono riusciti secondo l’associazione francese finora a svicolare sostenendo che l’AMF (acronimo di Autorité des marchés financiers, la Consob francese) non ha ancora avviato procedimenti disciplinari nei loro confronti.
Cause contro H2O: avvocati e associazioni puntano sul “success fee”
Chi non ha aderito all’offerta trasattiva di dicembre 2024 di H2o e che si è chiusa a gennaio 2025 e vuole agire contro la società di gestione per cercare di ottenere un risarcimento superiore può sia aderire ad associazioni come Collective de Porteur ma anche rivolgersi ad altri studi legali e società che seguono la pratica a fronte di una “performance fee”. Ovvero difendono i sottoscrittori in cambio non di una parcella predeterminata ovvero le classiche spese legali (ben difficili da stabilire in cause complesse e prolungate) ma diversi soggetti che si sono proposti come difensori dei sottoscrittori H2o hanno scelto di essere remunerati solo ed esclusivamente in caso di risarcimenti ottenuti, trattenendosi una quota della somma ottenuta.
Nel caso di Collective de Porteur il 25% circa oltre a una quota di adesione all’associazione fissa per tutti di 50 euro ma ci sono anche altri soggetti legali e società che propongono questa formula. E naturalmente nel caso il risparmiatore deve valutare chi ritiene il più conveniente e affidabile per ottenere una vittoria e un equo risarcimento.
Deminor al fianco del Collectif Porteurs: cause e risarcimenti contro H2O
L’associazione Collective de Porteurs H20 si è affidata per la parte legale a uno studio internazionale leader nel “litigation funding” (ha ottenuto nel caso Forti un accordo record 1,3 miliardi di euro per gli investitori in Europa) , Deminor, che opera proprio con un compenso variabile, corrispondente a una percentuale dei proventi incassati dal cliente al termine del contenzioso e che sul proprio sito vanta un tasso di successo del 79,5%.
Secondo il Collective de Porteur e molti studi legali (che hanno accettato anche per questo di ottenere una parcella in caso solo di vittoria) le condizioni per ottenere una vittoria in Tribunale e un risarcimento maggiore ci sono per le responsabilità gravi che vengono attribuite a H2O AM per come ha gestito la vicenda, la trasparenza mancata, l’investimento in titoli “illiquidi” del gruppo Tennor di Lars Windhorst dove non avrebbero dovuto investire e i legami privilegiati, ben oltre quelli di un normale rapporto d’affari, tra i suoi vertici e Lars Windhorst secondo la stessa FCA inglese.
Dallo scandalo H2O tre avvertenze per chi investe nei fondi
Lo scandalo H2O mostra i rischi nascosti nei fondi d’investimento quando i gestori inseguono rendimenti elevati tramite asset illiquidi e pratiche opache. SoldiExpert SCF società di consulenza finanziaria indipendente sottolinea alcuni punti chiave per i piccoli investitori:
- Diversificazione e trasparenza: evitare di concentrare il capitale in pochi fondi e preferire strumenti con politiche di investimento chiare e asset facilmente negoziabili.
- Privilegiare ai fondi i più convenienti ETF
- Attenzione ai segnali di allarme: quando agenzie di rating sospendono la valutazione di un fondo o emergono notizie su investimenti illiquidi, è prudente ridurre l’esposizione.
- Valutare le offerte di risarcimento: aderire a proposte come quella di H2O può consentire di recuperare parte del capitale in tempi brevi, ma comporta la rinuncia a eventuali cause future; prima di decidere è opportuno confrontarsi con consulenti indipendenti e considerare l’entità delle perdite potenziali e i costi opportunità.
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Dal boom al crollo: la lezione dei fondi H2O per i risparmiatori
Il caso H2O rappresenta una delle crisi più gravi nel panorama dei fondi comuni europei degli ultimi anni. Dall’esplosione dello scandalo nel 2019 agli accordi con i regolatori britannici e francesi, la vicenda ha messo in luce come la mancanza di trasparenza e i legami con soggetti controversi possano danneggiare duramente i risparmiatori.
Come SoldiExpert SCF ha segnalato anche prima che scoppiasse lo scandalo, i fondi H20 tutto erano tranne che dei banali fondi…obbligazionari esaminando la volatilità e quindi da considerare invece molto più rischiosi di come venivano venduti comunemente da banche e reti facendo affidamento soprattutto sulle performance passate.
Le sanzioni dell’AMF e della FCA, le offerte di rimborso e le future azioni legali mostreranno se gli investitori riusciranno a recuperare una parte significativa dei capitali bloccati. Nel frattempo, la lezione principale resta quella di mantenere un approccio prudente e diversificato agli investimenti, affidandosi a consulenti indipendenti per valutare la reale composizione dei prodotti finanziari. Se sei rimasto coinvolto in questa vicenda puoi fare un check-up completo dei tuoi investimenti se desideri conoscere i punti di forza e dei debolezza del tuo portafoglio.