Good Morning Vietnam: da inizio 2021 le azioni vietnamite fanno +14% e a un anno +100%. Ecco perché questo boom ci insegna delle cose importanti sulla pandemia e l’economia prossima ventura

Cosa succede sui mercati finanziari e nel mondo? La prima rubrica della nuova Lettera Settimanale analizza il boom del Vietnam dal punto visto borsistico ed economico. Cosa è accaduto e perchè è fra le economie che stanno crescendo più al mondo anche nell'anno peggiore della pandemia ovvero il 2020. Un Paese che sta beneficiando dei cattivi rapporti fra Usa e Cina ed è diventata la meta preferita per le aziende che cercando di uscire dalla Cina e diversificare la produzione. Ma non sono questi i soli motivi ...

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I primi scorci del 2021, mostrano mercati azionari baldanzosi, trainati dai mercati asiatici con il Vietnam in cima al plotone delle Borse (+14%), seguito da Hong Kong (+9,4%) e dalla Corea del Sud (+9,3%).

A seguire le azioni “value” (ovvero i titoli di società con “buoni fondamentali” che non comprava quasi più nessuno), poi le borse cinesi e quelle europee.

Al palo, da inizio anno, la borsa polacca (di cui parleremo prossimamente), la borsa americana come anche il Dax.
Insomma, alcuni dei mercati che meglio si erano comportati nel 2020 stanno tornando indietro e sta continuando una certa rotazione di mercati e temi.

Il balzo del Vietnam, come della Corea del Sud (+37% nell’ultimo trimestre), non ci sorprende, anche perché ne abbiamo parlato spesso, dedicando anche dei report monografici di 9 pagine (come nel caso della Corea del Sud) e consigli specifici e il caso del Vietnam (+105,3 nell’ultimo anno) è interessante anche dal punto di vista politico poiché non a tutti è noto che è un paese guidato (come la Cina) da un Partito Comunista (anche qui è l’unico partito consentito e che fra poche settimane si riunirà per discutere del piano quinquennale ) che ha come base il pensiero di Hồ Chí Minh.

Nonostante l’eredità del marxismo-leninismo, nel 1986 il governo ha avviato una serie di riforme economiche e politiche che hanno aperto il Vietnam al libero mercato e all’integrazione nell’economia mondiale.

Nel 2000, la nazione ha riallacciato le relazioni diplomatiche con il resto del mondo, e sempre dal 2000, sta registrando una rapida crescita economica e sociale, crescita che, per quasi due decenni si è assestata a livelli tra il 7% e l’8% del PIL su base annua e basta osservare la foto sottostante per capire come è cambiato in questi decenni il Vietnam (che io e Roberta abbiamo conosciuto oltre 20 anni fa quando era più simile alla foto a sinistra).

investire Vietnam
Al Vietnam è dedicato il primo focus sui mercati della Lettera Settimanale firmato da Salvatore Gaziano

 

Non è più il Vietnam dei film sull’assurda guerra combattuta per 20 anni, dal 1955 al 1975, e dove come sottofondo musicale, nella mia mente, c’è l’Adagio per Archi del compositore Usa, Samuel Barber, brano iconico del film Platoon, dove il regista Oliver Stone (figlio di un agente di cambio e che ha ben raccontato poi nei lustri successivi la Wall Street dell’avidità) racconta il suo Vietnam.

Uno dei brani di musica classica considerati più commoventi mai realizzati nella storia.

Oggi in Vietnam infatti suona tutta un’altra musica e, nei report che abbiamo letto, il governo vietnamita sta ottenendo successi su quasi tutti i fronti: dalla lotta al coronavirus a quello contro i social media, considerati troppo invadenti nella vita delle persone e degli Stati e ora le aziende Usa fanno la fila per impiantare qui fabbriche e uffici, scendendo anche a patti, se serve.

Secondo il partito comunista vietnamita, piattaforme come Facebook e Youtube sono focolai soprattutto di false notizie e il governo vietnamita monitora 300 milioni di messaggi pubblicati sui social network al giorno; cosa non nota a molti: in Vietnam, Facebook ha accettato il diktat del governo e soddisfa il 95% delle richieste ufficiali di cancellazione di messaggi ritenuti “dannosi”, piuttosto che perdere la presenza in questo mercato, considerato importantissimo.

Piuttosto che ritirarsi da questo mercato ed evitare che si trasformasse in un … Vietnam Facebook ha accettato di subire i diktat del governo vietnamita.

 

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Le cosiddette “tigri asiatiche” come Vietnam, Corea del Sud, Taiwan sono fra i paesi che meglio hanno tenuto a bada il Covid-19 grazie a rigorose quarantene e al tracing testing.

Come mai? Un lavoratore migrante filippino a Taiwan è stato multato, l’anno scorso, per la somma di 100.000 nuovi dollari taiwanesi (3.577 dollari), per essere uscito dalla sua stanza d’albergo per otto secondi. Le persone con test PCR positivo devono essere ricoverate in ospedale a spese del governo invece di fare l’isolamento fiduciario a casa.

Il Vietnam è andato oltre. Non solo una quarantena di 14 giorni per i positivi ma anche la divulgazione di tutte sulle informazioni personali delle persone recentemente infettate – come età, occupazione, luogo di residenza e attività recenti – per rintracciare rapidamente i contatti stretti. Il risultato? Con quasi 100 milioni di abitanti, il Vietnam ha avuto poco più di 1530 casi e 35 decessi, contro ad esempio l’Italia (60 milioni di abitanti) che rappresenta quasi il nadir: 2,39 milioni di casi e oltre 82.000 decessi.

S&P Global prevede che l’economia vietnamita crescerà del 10,9% in termini reali nel 2021, più di qualsiasi altro paese dell’Asia-Pacifico, dopo un aumento del +2,91% nell’anno della pandemia globale (il livello più basso degli ultimi decenni).

“Molte aziende globali si stanno spostando in Vietnam, il che è un vantaggio per le sue esportazioni”, ha spiegato Yuta Tsukada al Japan Research Institute. Dati i bassi costi di produzione nel paese, Tsukada vede ancora più aziende

spostare le operazioni ad Hanoi e dintorni dalla Cina, se la guerra commerciale tra Washington e Pechino dovesse continuare.

Per non sbagliare molte aziende hanno scelto il Vietnam come base per la produzione e questo Paese è diventato centrale nelle catene di approvvigionamento globale grazie anche agli accordi commerciali vantaggiosi che il governo comunista vietnamita ha stipulato in tutto il mondo: non solo il RCEP, il più grande patto commerciale del mondo anche nell’area transpacifica di libero scambio ma anche un accordo di libero scambio con l’Unione europea. Questo è entrato in vigore ad agosto. Il governo vietnamita prevede che le esportazioni in Europa aumenteranno di oltre il 40% entro il 2025.

Oggi, in Vietnam, hanno importanti basi produttive Apple, Samsung, Intel, Nintendo, LG, Panasonic ma anche Dr Martens le cui mitiche scarpe (le 1461 sono un manifesto per tutte le generazioni) sono disegnate a Londra in Camden Town ma prodotte qui come in Cina, Tailandia, Bangladesh (anche questo un Paese che sta avendo un boom economico incredibile che dovrebbe continuare in modo poderoso nei prossimi anni).

Tecnologia, valore aggiunto e/o competitività.

Così  oggi va il mondo.

p.s. E’ stato annunciato, proprio la scorsa settimana, che le scarpe Dr Martens (una volta calzatura per minatori e dell’esercito britannico, poi preferita dei punk come dei seguaci dei Who e dei mod) e oggi di proprietà di una delle società di private equity più potenti al mondo (Permira) dovrebbero quotarsi in Borsa con multipli superiori a quelli delle Tods. La rivincita delle scarpe brutte ma comode.