Il meglio e il peggio dei Paesi Emergenti secondo alcuni indicatori

Una ricerca di S&P Global Ratings sui Paesi Emergenti permette di stilare una speciale classifica sul meglio e il peggio dei Paesi Emergenti

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Secondo S&P Global Ratings le misure di stimolo da record nella maggior parte delle economie avanzate continueranno probabilmente ad alimentare l’interesse generale per gli asset dei mercati emergenti nel 2021, spinto dalla ricerca di rendimenti più elevati. Tuttavia diversi fattori di rischio specifici dei singoli paesi possono innescare variazioni significative nella performance degli EM l’anno prossimo. Alcuni di questi fattori di rischio, come l’indebolimento delle posizioni fiscali, l’incertezza sulle traiettorie di crescita e l’instabilità politica e sociale, sono stati amplificati dalla recessione indotta dalla pandemia.

I grafici contenuti in questa ricerca sui Paesi Emergenti a cura di S&P Global Ratings permette di stilare una speciale classifica sul meglio e il peggio dei Paesi Emergenti. Che appaiono sempre di più un universo più variegato che mai.

Il Paese più in crisi a causa della pandemia come numero di casi è la Polonia (ma con un tasso di letalità ovvero morti della metà rispetto a quello italiano), a seguire Turchia e Argentina.

Il Paese che subirà il maggior arretramento quest’anno del PIL a causa del Covid sono l’Argentina, le Filippine e il Messico.

Il Paese con il tasso disoccupazione più elevato è il SudAfrica, dove arriva al 30% mentre la Colombia che è il secondo paese peggiore dove trovare lavoro, è molto distanziato dal Paese con le maggiori disuguaglianze economiche.

L’inflazione galoppa soprattutto in Argentina, paese in cui i prezzi aumenteranno da qui al 2022 di oltre il 40% all’anno. Anche la Turchia ha forti problemi di inflazione.

I paesi considerati meno affidabili sul fronte creditizio sono l’Argentina (attualmente il 33% circa) e la Turchia costretti a pagare alti tassi di interesse sul proprio debito.

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