L’INGLESE? A MIO FIGLIO L’HA INSEGNATO LA RAGAZZA ALLA PARI

Quando il bilinguismo non è di famiglia, la ragazza alla pari puo’ essere un’opzione valida per insegnare ai propri figli la seconda lingua. Parola di Emilio Tomasini, grande esperto di finanza quantitativa, che da anni segue questa strada. Con risultati molto soddisfacenti e tanti consigli utili perché l’impresa valga la spesa.

Emilio Tomasini, professore a contratto di Finanza Aziendale all’Università di Bologna e Direttore Responsabile di Trader’s Magazine, da sette anni ospita nella sua casa ragazze alla pari provenienti da tutto il mondo allo scopo di insegnare l’inglese ai suoi figli, Matteo 12 anni e Carlo 7 anni.

In questa intervista Tomasini spiega i pro e i contro di questa soluzione e fornisce dritte preziose per selezionare le ragazze alla pari “giuste”, destinate a integrarsi bene con la “nuova famiglia” italiana e a svolgere al meglio il loro compito di intrattenere e dialogare con i propri figli in inglese.

 

Emilio hai messo la tua casa, la tua privacy e le tue ferie a disposizione pur di raggiungere l’obiettivo di far imparare l’inglese ai tuoi figli ospitando negli ultimi sette anni una ventina di ragazze alla pari. E’ così importante per i figli conoscere una seconda lingua?

In questo paese è sempre piu’ difficile per i giovani anche di talento farsi strada. Volevo che i miei figli fossero pronti con una valigia sotto il letto per poter partire e andare altrove. Le opportunità professionali migliori sono in questo momento al di fuori di questo paese.

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Matteo, Carlo e Emilio Tomasini alla fermata dell’autobus di Edimburgo. Il futuro all’estero ma l’Italia nel cuore con il cappellino Maserati

Perché hai pensato alla ragazza alla pari rispetto a scelte più tradizionali come la scuola internazionale o le lezioni con insegnanti madrelingua?

Ho cercato di mettere a frutto le disponibilità che avevo scartando quelle che non erano alla mia portata. Avevo lo spazio, perché ho ereditato una casa molto grande, ma non in una grande città dove ci sono le scuole internazionali, in un piccolo paese. Quindi senza totalmente rinunciare alla mia privacy potevo ospitare una persona senza vederla tutto il tempo girare per casa.

Quante ragazze alla pari sono passate dalla tua casa e cosa consigli a chi si appresta a fare questa esperienza?

Abbiamo provato in sette anni venti ragazze alla pari, ho quindi un’idea abbastanza precisa di quelle che funzionano e quelle con cui l’esperienza si rivela fallimentare, cosa che mi è capitata. E’ sempre difficile generalizzare e magari si estremizza ma qualche regola tratta dalla nostra esperienza (e con un campione non enorme ma nemmeno piccolo) si può suggerire.
Scartate le ragazze americane, a meno che non abbiamo origini italiane. Se sono 100% made in Usa, hanno abitudini troppo diverse dalle nostre. Non fanno pasti regolari, non si siedono a tavola per mangiare e sono disordinate. Con le australiane e le neo-zelandesi invece ci siamo trovati molto bene, ma per una questione di visto se non hanno anche il passaporto italiano più di tre mesi non possono rimanere. Le ragazze inglesi sono inarrivabili perché sono richiestissime: a meno che non possiate ospitarle in una città d’arte e non le paghiate tanto, non vengono. Le ragazze dell’est invece sono un’ottima soluzione, non hanno pretese economiche eccessive e sono serie.

Quali ragazze alla pari sconsigli?

Le ragazze che non hanno una ragione valida per venire in Italia. Se stanno cercando di evadere perché hanno un lavoro che non le gratifica per niente o perché il fidanzato le ha mollate, lasciate perdere. Se hanno parenti anche alla lontana in Italia e vengono qui per conoscere meglio le loro origini, ci sono buone chance che l’esperienza funzioni. Se hanno una ragione specifica per mettere un piede in Italia, perché magari vogliono imparare la lingua o conoscere l’Europa, spesso sono ragazze serie e motivate. Consiglio comunque vivamente, prima di accogliere qualsiasi ragazza alla pari in casa vostra, di fare una chiacchierata con i loro genitori. Per capire da che ambiente proviene e conoscere la sua famiglia.

Com’è una giornata tipo con la ragazza alla pari?

L’obiettivo è che passi più tempo possibile con i bambini, che giochi con loro, che insegni l’inglese. Attenzione però a non stabilire ruoli troppo rigidi: lavori da quest’ora a quest’ora, fai esattamente questo e non altro…perché se poi le esigenze della famiglia cambiano per qualsiasi motivo, anche non voluto, poi non si può più chiedere nessun extra. Noi abbiamo sempre cercato di essere flessibili e di accoglierle come membri della famiglia: se avevamo bisogno per lavoro che dedicassero più tempo ai bambini lo chiedevamo, però in cambio abbiamo offerto la stessa disponibilità. Le siamo andate a prendere in discoteca o all’aereoporto anche a tarda notte. Sono ragazze giovani, hanno bisogno anche di evasione. E le abbiamo sempre coinvolte se volevano venire nei nostri fine settimana fuori porta. Come se fossero nostre figlie.

Qual è il compenso giusto per una ragazza alla pari?

Consiglio di non esagerare con la paghetta. 100 euro a settimana con vitto e alloggio pagati sono sufficienti se una ragazza viene dall’Est. In una settimana si ammortizza il volo aereo che è a carico suo. Nel caso di un’americana diventa impossibile rientrare da questo esborso iniziale per cui i costi lievitano.

Perché consideri così importante conoscere una seconda lingua?

Per conoscere persone di altri paesi, per poterle frequentare sia a livello amicale sia come opportunità professionale. Ho sempre considerato importante insegnare ai miei figli che è bello conoscere bambini stranieri e bisogna trovare il modo di superare la naturale ritrosia che hanno verso bambini di altre lingue. Grazie alla conoscenza delle lingue a me personalmente si è aperto un mondo a livello lavorativo. Ho scritto due libri di successo in inglese sui trading system “Commodity Trading” e “Trading Systems: a new approach to optimization and portfolio building.” Il risultato è stato: inserimento nella lista dei primi 100 libri di finanza raccomandati da un prestigioso istituto americano e 3000 ricerche al mese su di me su Google.

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Improbabili amici. Carlo Tomasini al museo della scienza di Edimburgo con un improvvisato amico cinese scopre un robottino che scrive il suo nome
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Il robottino è riuscito a scrivere il suo nome ma non quello del bimbo cinese perché era troppo difficile (Xyan Guong Young). E’ il vantaggio di chiamarsi Carlo

Lavori 12 ore al giorno ma sei anche molto concentrato sull’educazione dei figli. Dici senza vergognarti di considerarti un “mammo”. Sei un modello del multitasking. Come fai a conciliare questi due ambiti così diversi?

Mi occupo attivamente dell’educazione e della formazione dei miei figli riservandogli gran parte del tempo libero. Anche le nostre vacanze in famiglia sono dedicate in parte all’obiettivo di insegnare ai figli la seconda lingua. Con mia moglie Anna e con Matteo e Carlo siamo volati in Tennessee (Stati Uniti), a Edimburgo (Scozia) e a Vilnius (Lituania) per permettere ai ragazzi di frequentare dei summer camp.

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La famiglia Tomasini a Vilnius (Lituania) sulla torre che domina la città in un momento di vacanza dal summer camp

Come funzionano questi campi estivi? E in quale località ti sei trovato meglio?

I ragazzi possono fare corsi in lingua inglese su qualsiasi sport o attività, dal tiro con l’arco al taglio e cucito. E il loro apprendimento sarà tanto maggiore quanto minore sarà la presenza di altri bambini italiani. In Tennessee stavamo in una cittadina sperduta: Cookeville, unici italiani. A Vilnius capitale della Lituania stessa situazione: l’italiano non lo parlava nessuno. A Edimburgo invece c’erano altri bambini italiani. Tra i tre posti consiglio Vilnius per una vacanza efficace e low cost. L’America ovviamente ha altri prezzi. Consiglio anche un summer camp di Budapest frequentato dalla comunità internazionale, quindi da chi lavora nelle ambasciate e nelle multinazionali, costa pochissimo (50 euro a settimana) e tutti i bambini sono madrelingua inglesi.

Quali risultati hai ottenuto con i tuoi figli nell’apprendimento della lingua inglese?

Matteo che oggi ha 12 anni lo capisce perfettamente ed è in grado di parlarlo con una pronuncia perfetta, tanto che gli chiedono spesso se ha il papà o la mamma madrelingua inglese. Ha avuto la fortuna di avere delle ottime ragazze alla pari, quelle che si sono succedute dopo sono state una delusione, tanto è vero che dopo anni ho deciso di rivolgermi a un’agenzia. Con Carlo che ha 7 anni l’inglese è ancora un work in progress.

 

Clicca sulla freccia sotto per ascoltare l’audio dell’intervista a Emilio Tomasini 

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