Con l’inflazione all’8%, come investire la liquidità?

Stare in liquidità ha un costo: l'inflazione oltre l'8% si è portata via nell'ultimo anno un decimo del potere d'acquisto. Tra conti deposito, fondi di liquidità ed etf monetari il catalogo per investire la liquidità parcheggiata sul conto corrente è questo

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Non ho mai conosciuto nessuno diventato ricco lasciando i soldi parcheggiati sul conto”. Così in un video di qualche anno fa dedicato a come investire l’enorme liquidità lasciata sul conto corrente dagli italiani (allora oltre 1400 miliardi oggi oltre 1600 miliardi) commentava Salvatore Gaziano, responsabile Investimenti di SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente.

Stare in liquidità è in realtà una scelta finanziaria. E può avere anche un costo. Con l’inflazione all’8%, come investire la liquidità?

Negli ultimi 20 anni (luglio 2000-luglio 2020) 100.000 euro non investiti sono diventati 64.000 solo per effetto dell’erosione del potere d’acquisto secondo l’inflazione ufficiale (dati Istat). Se scalassimo di due anni e prendessimo il periodo maggio 2002-maggio 2022 sarebbero ancora meno.

 

 

INVESTIRE LA LIQUIDITA’ OGGI CON L’INFLAZIONE CHE SI PORTA VIA L’8% IN UN ANNO DEI NOSTRI RISPARMI

 

Nell’ultimo anno l’inflazione ha ridotto il potere di acquisto di quasi di un decimo in molti Paesi sviluppati. Chi vive negli Stati Uniti e un anno fa avesse lasciato parcheggiati sul conto corrente 100.000 dollari ha visto diminuire il suo potere di acquisto dell’8,6% a maggio su base annua. 8.600 dollari li ha “mangiati” l’inflazione. In pratica dopo un anno in cui il tasso di inflazione ha raggiunto il maggior incremento dal 1981 (come nota UBS in un report sulle prospettive del secondo semestre 2022) si è ritrovato con beni e servizi acquistabili per soli 91.400 dollari rispetto ai 100.000 euro di un anno prima.

E’ andata un po’ meglio ai cittadini dell’Eurozona. 100.000 euro sono diventati per effetto dell’inflazione 91.900 euro. L’inflazione dell’Eurozona è salita a maggio 2022 all’8,1% su base annua, un record dall’inizio della moneta unica. 100.000 euro di un anno fa equivalgono oggi a 108.815 euro a parità di potere d’acquisto. Servono molti più soldi di prima per comprare le stesse cose di un anno fa.

L’inflazione ha raggiunto il suo picco? Le opinioni non sono concordi ma per tornare a un’inflazione del 2% annua secondo gli esperti ci vorranno anni. Nel frattempo come investire la liquidità oggi con l’inflazione che si è portata via in un anno l’8% del valore dei nostri risparmi parcheggiati sul conto corrente?

 

QUANTA LIQUIDITA’ INVESTIRE?

 

Prima di parlare di come investire la liquidità (ci sono diversi strumenti finanziari adatti a questo scopo) è opportuno chiarire un concetto fondamentale. Bisognerebbe investire solo la liquidità che non serve per esigenze di cassa di breve termine, ovvero nei prossimi tre anni.

Se state pensando di comprare una casa o le vostre spese mensili stanno per subire un incremento perché vostro figlio sta per frequentare un’università fuori sede, quei soldi meglio lasciarli sul conto. Anche acquisti di beni durevoli di importo elevato, come l’automobile, se previsti entro il triennio dovrebbero essere scorporati dalla liquidità investibile. Anche se parcheggiata su strumenti apparentemente senza sorprese come fondi ed ETF monetari o obbligazionari a breve-termine. In tre anni ( e lo scrivevamo già diversi anni fa) possono avere una oscillazione che potrebbe farvi ritrovare in caso di necessità con molto meno dei soldi investiti. Figuriamoci per le azioni o altri strumenti con sottostanti simili o equiparabili.

 

FONDI DI LIQUIDITA’ O MONETARI PER INVESTIRE LA LIQUIDITA’? TROPPO COSTOSI

 

Se andate in banca a chiedere un consiglio su come investire la liquidità, difficilmente vi verranno proposti investimenti obbligazionari diretti. Fossero anche titoli di stato italiani con scadenza ravvicinata. Allo sportello il consiglio spesso numero 1 per investire la liquidità sono i fondi. Secondo la definizione Consob i fondi “sono strumenti di investimento, gestiti dalle società di gestione del risparmio (sgr) che riuniscono le somme di più risparmiatori e le investono, come un unico patrimonio, in attività finanziarie”. I fondi investono in “azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc. o, per alcuni di essi, in immobili, rispettando regole volte a ridurre i rischi. Sono suddivisi in tante parti unitarie, dette quote, che vengono sottoscritte dai risparmiatori e garantiscono uguali diritti.”

Tra tutte le tipologie di fondi offerti al pubblico (obbligazionari, bilanciati, azionari), i fondi di liquidità sono i meno rischiosi. I fondi di liquidità (chiamati anche fondi monetari) investono in titoli obbligazionari di buona qualità (almeno investment grade) e con scadenza breve. I fondi monetari non offrono una garanzia sul capitale: potreste trovarvi a disinvestire meno capitale di quando avete investito.

Il valore delle attività che compongono i fondi, infatti, varia in connessione all’andamento dei relativi mercati.

 

 

FONDI MONETARI: ANDAMENTO DELUDENTE NEGLI ULTIMI 10 ANNI

 

L’andamento dei fondi monetari è rappresentato da alcuni indici, tra cui l’indice Fideuram Fondi di Mercato Monetario. Da inizio anno ma anche nell’ultimo anno, a tre, cinque, dieci anni, questi fondi mediamente hanno avuto una performance negativa. La discesa dei tassi (che ha represso i rendimenti dei detentori di obbligazioni) unita agli alti costi di questi strumenti ha prodotto spesso perdite. Il costo di gestione è sovente superiore a quello del rendimento che dovrebbero generare.
E inoltre se la scadenza dei titoli contenuti (“duration”) è non di pochi mesi ma di qualche anno bisogna sempre ricordare la relazione inversa che esiste fra rendimenti e durata nel mondo obbligazionario. Se i tassi d’interesse salgono il prezzo delle obbligazioni scende (e viceversa naturalmente).

Se una obbligazione ha una duration di 3 anni questo vuol dire che un rialzo dei tassi di interesse sul mercato di un punto percentuale (1%) porterà a un calo del prezzo di mercato dell’obbligazione del 3%.

 

ETF MONETARI PER INVESTIRE LA LIQUIDITA’: UN’ALTERNATIVA AI FONDI

 

Un’alternativa più low cost rispetto ai fondi è rappresentata dagli ETF monetari. Gli ETF, come si legge sul sito della Borsa Italiana su cui sono negoziati questi strumenti, è l’acronimo di Exchange Traded Funds: sono fondi a basse commissioni di gestione negoziati in Borsa (traded) come le normali azioni. Si caratterizzano per il fatto di avere come unico obiettivo quello di replicare fedelmente l’andamento e quindi il rendimento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime.
Il mercato regolamentato gestito da Borsa Italiana e dedicato a questi strumenti si chiama ETFplus.

 

La guida per investire con gli ETF La guida per investire con gli ETF

Nati negli Stati Uniti nei primi anni ’90, gli ETF sono entrati a far parte dei titoli a disposizione degli investitori italiani a partire dal settembre 2002. Da allora hanno conseguito un successo crescente, testimoniato dall’incremento sia dei volumi degli scambi che delle masse in gestione. Difficilmente in banca li consigliano preferendo raccomandare all’investitore la sottoscrizione di fondi comuni di investimento che per la banca è assai più remunerativa. Su questi strumenti lo sportello incassa (a differenza che sugli ETF) robuste commissioni per l’attività di collocamento al pubblico.

Tra gli ETF monetari, la maggior parte in questi anni ha conseguito rendimenti migliori dei fondi (un effetto soprattutto del minor aggravio di costi). Nell’ambito della consulenza una tantum, SoldiExpert SCF può raccomandare a seconda delle diverse esigenze di investimento della liquidità parcheggiata sul conto, soluzioni efficienti ma anche sugli ETF monetari o obbligazionari va sempre ricordato che esiste la relazione inversa fra tassi e durata.

 

 

DOVE INVESTIRE LA LIQUIDITA’: I CONTI DEPOSITO

 

Un altro potenziale interessante canale per investire la liquidità sovrabbondante rispetto alle proprie esigenze di cassa e che per i motivi più disparati non si vuole investire a medio-lungo termine è rappresentata dai conti deposito. Il conto deposito è un parcheggio remunerato della liquidità. Prevede un tasso di interesse attivo superiore a quello previsto dal conto corrente (di solito prossimo allo zero). Il tasso di interesse che spetta ai clienti è stabilito all’apertura del conto. Di norma, la remunerazione è più interessante se è collegata al vincolo sulle somme “depositate” ossia al mantenimento delle somme versate sul conto al momento dell’apertura fino alla scadenza stabilita. Di norma, il tasso di interesse sale proporzionalmente alla durata del vincolo.

In rete esistono moltissimi strumenti di confronto tra i conti deposito offerti dalle banche ma attenzione: alcuni hanno come sponsor pubblicitari le banche stesse quindi non sempre presentano tutte le offerte disponibili sul mercato.

I conti deposito rispetto a fondi di liquidità e ETF monetari permettono di conoscere anticipatamente il tasso di interesse con cui verrà remunerato il capitale ma hanno dei rischi poco percepiti dal risparmiatore.

Vanno esaminati attentamente senza escludere di farsi guidare nelle varie proposte da un consulente indipendente per quanto in teoria si dovrebbe trattare fino a 100.000 euro di investimenti senza grandi rischi.

 

 

CONTO DEPOSITO: QUALI RISCHI CORRO?

 

Esistono conti deposito che non permettono di interrompere il vincolo prima della scadenza e soluzioni che se chiuse anticipatamente fanno perdere gli interi interessi maturati. Una buona pianificazione finanziaria dei flussi di cassa aiuta a non commettere errori grossolani.

Ci sono diversi rischi almeno da conoscere quando si decide di parcheggiare i soldi su un conto deposito. Vediamo i principali quattro rischi, di cui non tutti sono consapevoli:

 

1. I CONTI DEPOSITO E I RISCHI DEL FONDO DI TUTELA DEI DEPOSITI INTERBANCARI

 

I soldi parcheggiati sui conti deposito sono protetti fino a euro 100.000 dal Fondo di Tutela dei Depositi Interbancari. E’ sempre bene ricordarsi che questo fondo non ha risorse illimitate e non può far fronte a qualsiasi richiesta di intervento nell’ipotesi di un “cigno nero” di grandissime dimensioni.

Finora i depositanti italiani anche quelli con più di 100.000 euro sul conto sono stati protetti anche in caso di crisi del loro istituto di credito. All’estero questo (per esempio in Germania) non sempre è successo.

 

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Finora solo banche medio piccole hanno dovuto chiamare in soccorso le altre banche consorziate che aderiscono al Fondo di Tutela dei Depositi Interbancari in Italia. Se dovesse entrare in crisi un grosso istituto di credito potrebbero non esserci le risorse sufficienti per salvarlo. Potrebbero volerci alcuni mesi per rientrare in possesso dei propri risparmi salvo una manleva dello Stato.

Per queste ragioni il nostro consiglio è quello di non valutare esclusivamente come unico criterio il miglior tasso di remunerazione offerto ma anche valutare la solidità dell’istituto di credito.

 

2. I CONTI DEPOSITO E IL TRADE OFF RISCHIO/RENDIMENTO

Maggiore il rendimento offerto, minore spesso la solidità della banca, per questo meglio farsi aiutare nella scelta da un esperto.

 

3. RISCHIO BAIL IN E I CONTI DEPOSITO

Come il conto corrente, anche il conto deposito è garantito dal Fondo Interbancario di tutela dei Depositi che copre fino a 100.000 euro il titolare del conto in caso di fallimento della banca.

Nessuna garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi se si lasciano più di 100.000 euro sul conto. Norme europee su aiuti di stato rendono più difficili i salvataggi bancari e quindi tutelano meno il risparmiatore che pur di strappare un tasso di interesse più alto deposita i suoi soldi su una banca meno sicura.

 

4. RISCHIO DI CREDITO NEL CONTO DEPOSITO

I propri risparmi parcheggiati sul conto corrente o su un deposito bancario non vengono tenuti separati dall’attività di investimento e prestito della banca. Sono anzi funzionali all’esercizio dell’attività bancaria.
Per quanto remoto esiste il rischio che la banca non sia in grado di restituire al correntista i soldi depositati e gli interessi pattuiti, rischio inesistente se i risparmi sono investiti in fondi o ETF monetari che rimangono di proprietà del risparmiatore. In caso di crisi della banca possono essere trasferiti su un altro istituto bancario.