Un caffe’ molto amaro a piazza affari per gli azionisti della Segafredo Zanetti

“Buy low, sell high” ovvero compra basso e vendi a prezzi più alti è una delle massime più famose a Wall Street fra gli investitori per guadagnare.  In Italia la settimana scorsa i risparmiatori hanno potuto apprendere dal vivo la variante “Vendi alto, compra basso” con l’annuncio dell’Opa ovvero offerta pubblica di acquisto da parte dell’azionista di maggioranza della Massimo Zanetti Beverage Group (MZBG) di voler riacquistare tutte le azioni quotate sul mercato al fine di togliere dal listino da Piazza Affari la società.

MZBG è il produttore di caffé che controlla il marchio Segafredo oltre ad altri marchi commercializzati in tutto il mondo con un network di bar e caffetterie in franchising.
Un gruppo alimentare molto noto anche nell’ambito sportivo per le sponsorizzazioni (Formula 1, basket, calcio, ciclismo, pallavolo) che ha fatturato quasi 915 milioni di euro nel 2019 e che nel primo semestre 2020 ha visto una discesa del fatturato di circa il 10% per effetto del lockdown.

Confinamento a causa delle norme anti Covid che Massimo Zanetti, l’azionista di maggioranza di questa società (già candidato sindaco a Treviso sostenuto da Scelta Civica nel 2013) ha trascorso bloccato in barca nell’oceano della Polinesia come l’Italia ha appreso da un filmato motivazionale di Urbano Cairo (patron di RCS e la7) diretto alla forza vendita finito sui social all’insaputa degli interessati.

 

 

A rendere nervosi molti azionisti del Zanetti Group un particolare non di poco conto. Il prezzo offerto per liquidare gli azionisti di minoranza è nettamente inferiore a quello del prezzo di collocamento avvenuto nel luglio 2015. Le azioni collocate a 11,60 euro ora sono oggetto di riacquisto da parte dello stesso azionista di maggioranza a 5 euro con l’obiettivo di delistare la società.
I coordinatori globali dell’Ipo nel 2015 di Zanetti erano stati Banca Imi (tra l’altro gran parte del ricavato andava a rimborsare un debito nei confronti di Intesa Sanpaolo) e anche Bnp Paribas insieme a Jp Morgan nel consorzio di collocamento.

A questo secondo giro Zanetti ha scelto BNP Paribas in qualità di advisor finanziario e lo studio BonelliErede in qualità di consulente legale per ricomprarsi le azioni che a Piazza Affari in questi anni avevano visto le quotazioni scendere dal prezzo del collocamento (quasi mai superato) fino a 3,5 euro questo aprile in pieno lockdown.

Motivazione fornita al mercato per spiegare il riacquisto dei titoli dagli azionisti di minoranza? “La quotazione in Borsa non ha permesso di valorizzare adeguatamente il gruppo” insieme al desiderio di “procedere ad una riorganizzazione finalizzata all’ ulteriore rafforzamento della società, operazione più facilmente perseguibile nello status di non quotata”.

Insomma come cantava Mina “non gioco più me ne vado”.

Solo a fine 2019 fa lo stesso Massimo Zanetti spiegava in un’intervista a una rivista del settore “come nel destino di un’azienda due cose sono necessarie: la managerializzazione e la quotazione in Borsa” sottolineando come lo sbarco a Piazza Affari pur se faticoso era stata “la scelta giusta, la migliore”.

Ora invece il dietrofront che lascia letteralmente con l’amaro in bocca gli azionisti poichè chi aveva creduto nella multinazionale italiana del caffè rischia di dover cristallizzare definitivamente una perdita anche superiore al 50% se l’opa avrà successo.

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E’ vero la società che effettuerà l’opa (MZB Holding) ha offerto un premio del 28,2% rispetto al prezzo ufficiale di una settimana fa (3,90 euro) e infatti il titolo si è portato al livello di 5 euro ma per molti risparmiatori diretti e indiretti (tramite i fondi d’investimento) c’è poco da festeggiare. E un buon motivo per essere nervosi.

 

Un estratto di questo articolo è stato pubblicato su IL FATTO QUOTIDIANO lunedì 5 ottobre 2020. Leggi la nostra rassegna stampa 

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