Perché alcuni investitori riescono a far crescere il proprio patrimonio nel tempo mentre altri restano fermi?
Non è solo una questione di mercati o strumenti. Molte strategie di investimento in Borsa falliscono non perché siano sbagliate sulla carta, ma perché non sono coerenti con chi le applica: con il capitale disponibile, gli obiettivi e la capacità di sopportare il rischio.
Il risultato è che molti risparmiatori non perdono soldi investendo, ma li perdono restando fermi. C’è chi può permettersi di rischiare e chi no. Chi può aspettare e chi deve proteggere ogni euro. E questa differenza, nel tempo, si traduce in risultati molto diversi.
Di questo abbiamo parlato anche nella puntata n.113 del podcast Financial Fitness, curato dalla dott.ssa Roberta Rossi, dove analizziamo perché chi ha di più tende a ottenere rendimenti più elevati.
>> La matematica della ricchezza: guadagnare l’8%, il 2% o zero
In questo articolo vediamo perché non avere una strategia di investimento è spesso la scelta più rischiosa di tutte.
Strategie di investimento: l’errore più comune è non investire
Tra le strategie di investimento, ce n’è una che molti adottano senza rendersene conto: non fare nulla. È una scelta che nasce spesso da una logica apparentemente prudente. Se non investo, non rischio. Se non mi espongo ai mercati, evito perdite. Ma questa idea è solo parzialmente vera.
Restare fermi non significa eliminare i rischi, significa semplicemente cambiare tipo di rischio. Al posto delle oscillazioni dei mercati, si accetta un’erosione lenta ma costante del valore reale del capitale.
Nel tempo, inflazione e mancati rendimenti possono incidere in modo significativo, anche se il saldo sul conto corrente rimane invariato.
quando la paura blocca ogni strategia di investimento
Vediamo ora un esempio in merito. Carlo ha circa 100.000 euro fermi sul conto da oltre dieci anni. Non perché non abbia mai valutato di investirli, ma perché non riesce a superare una paura molto concreta: perdere denaro. La sua domanda è semplice e diretta: “E se investendo li perdo?”
Per aiutarlo viene proposta una soluzione estremamente prudente, costruita su strumenti semplici e con un orizzonte temporale definito. Una strategia coerente con il suo profilo. Eppure Carlo resta fermo.
Non è un problema di strumenti o di strategia. È un problema di percezione del rischio.
E qui emerge un punto fondamentale: anche non investire è una strategia di investimento, una scelta, e nel tempo ha conseguenze precise.
Carlo non ha perso soldi investendo. Li ha persi restando immobile, mentre il potere d’acquisto del suo capitale si riduceva anno dopo anno.
Perché non tutti possono ottenere gli stessi risultati
Anche quando il capitale iniziale è identico, le strategie di investimento non portano necessariamente agli stessi risultati.
Immagina due investitori che ricevono entrambi 100.000 euro. Sulla carta partono dallo stesso punto. Nella realtà, no. Vediamo un altro esempio, questa volta tirando in causa “Mario” e “Alberta”.
Mario non ha altri patrimoni né entrate rilevanti: quei 100.000 euro rappresentano tutto. È naturale che debba proteggere quel capitale e adottare un approccio prudente, con rendimenti attesi più contenuti.
Alberta, invece, si trova in una situazione completamente diversa. Quella stessa cifra è solo una parte marginale del suo patrimonio complessivo. Può permettersi di investire con un orizzonte più lungo e accettare oscillazioni anche importanti. E questa differenza cambia tutto.
Perché il rendimento che si può ottenere non dipende solo dai mercati o dagli strumenti scelti, ma anche dalla libertà di assumere rischio, dalla possibilità di aspettare e dalla solidità del proprio contesto finanziario.
Nel tempo, queste condizioni iniziali tendono ad amplificarsi: chi può permettersi di investire con più flessibilità ha maggiori probabilità di ottenere rendimenti più elevati.
Il rendimento fa la differenza sulle strategie di investimento
Quando si parla di strategie per investire in Borsa, molti si concentrano su cosa comprare o quando entrare. In realtà, nel lungo periodo conta soprattutto un fattore: il rendimento medio. Anche pochi punti percentuali di differenza, mantenuti nel tempo, cambiano completamente il risultato.
Un esempio aiuta a capirlo.
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100.000 euro investiti al 2% annuo diventano circa 180.000 euro in 30 anni
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1 milione investito al 10% annuo supera i 17 milioni nello stesso periodo
La differenza non è proporzionale. È enorme. Ed è qui che entra in gioco la “matematica della ricchezza”:
rendimenti diversi, nel tempo, amplificano il divario tra gli investitori e tra le loro strategie di investimento. Non solo per le scelte fatte, ma per le condizioni di partenza che permettono (o meno) di ottenere certi risultati.
Strategie di investimento: cosa conta davvero
Le strategie di investimento non funzionano allo stesso modo per tutti. Chi resta fermo perde nel tempo potere d’acquisto. Chi ha meno capitale deve essere più prudente. Chi ha più margine può assumere più rischio e ha maggiori possibilità di crescita.
Il punto non è trovare la strategia “perfetta”, ma quella coerente con la propria situazione.
Perché, alla fine, non investire o improvvisare è già una scelta – e spesso è la meno efficace.
Se vuoi approfondire questi temi, nella puntata 113 del podcast Financial Fitness analizziamo proprio perché rendimenti diversi, nel tempo, creano distanze sempre più ampie tra gli investitori.
Puoi ascoltare la puntata del podcast Financial Fitness qui oppure trovarla su Radioborsa, Spotify e Apple Podcast.