Puntare sulle azioni con i migliori dividendi? Una strategia geniale e redditizia ma spesso solo sulla carta.

In occasione di una tavola rotonda sull’argomento “scegliere le azioni in base ai dividendi: una strategia che funziona?” siamo stati invitati a esprimere le nostre opinioni (controcorrente) sull’argomento. Eccole:

SCACCHI

1) Puntare sui dividendi. È davvero una strategia che funziona?

Sulla carta puntare sui titoli ad alto dividendo è una strategia che funziona e piace. Una strategia d’investimento semplice e alla portata di tutti, facile da capire e spiegare. Una storiella facile e che viene ripetuta a ogni stagione e che risponde in pieno al desiderio di certezze che molti risparmiatori vorrebbero avere di un investimento come il fatto di incassare con regolarità una cedola e ottenerne un frutto annuale.

Purtroppo la teoria è una cosa ma la realtà può essere ben diversa e in questi anni come consulente finanziario ho visto decine e decine di risparmiatori che hanno creduto ciecamente e in modo troppo letterale a questa teoria e il risultato ottenuto è stato in moltissimi casi molto deludente.

Perché a molti risparmiatori come lei piace questa storia di acquistare un giardinetto di titoli con alto dividendo?

Questa strategia piace perché da’ l’illusione di aver trovato un sistema facile per investire dove non c’è molto da preoccuparsi dei propri investimenti, risolvendo apparentemente con poco tempo e stress il “problema” di come investire il proprio denaro.

C’è poi il “buon senso” di investire su aziende che pagano un dividendo più elevato e quindi sono (si presume) più in forma di altre e il vantaggio di poter contare annualmente su un flusso di entrate ovvero di cedole che si incasseranno annualmente. Sembra quasi la “quadratura del cerchio” e infatti è diventata negli anni una sorta di leggenda metropolitana e sono in molti in questo settore a farne da grancassa, suggerendo spesso le azioni da aver assolutamente in portafoglio perché “high yield” oppure il prodottino fatto apposta per replicare in modo ancora più semplice questa strategia come il fondo d’investimento dedicato o l’Etf ad hoc.

Purtroppo le cose non stanno esattamente in questo modo e investire sulla base del dividendo può presentare nel tempo diverse controindicazioni e non è quindi assolutamente una strategia “vincente” in modo assoluto né relativo. Le aziende che pagano un alto dividendo non è assolutamente scritto da nessuna parte che lo faranno anche in futuro o che recupereranno sempre il valore del dividendo dopo lo stacco; un’azienda che paga alti dividendi magari potrebbe essere fatta fuori nel suo mercato di riferimento da una società che invece trattiene l’utile in azienda e lo investe con efficacia nel proprio business. Se si analizza il comportamento di panieri di titoli ad alto dividendo e non, compresi fondi (con team di esperti specializzatissimi a leggere le loro presentazioni e le brochure) ed Etf specializzati si potrà scoprire che sono presenti numerosi casi in cui i panieri formati dai titoli con maggiori dividendi sono quelli che hanno perfino perso di più nelle fasi “orso” e il valore nel tempo è cresciuto meno rispetto a quello dei titoli normali (e stato recentemente anche pubblicato sul sito SeekingAlpha (http://seekingalpha.com/article/3958166-role-dividends-total-return-irrelevant ) uno studio comparato sull’argomento.

Cosa emerge? Il “paracadute” del dividendo non si è spesso aperto proprio quando serviva se si crede nell’assunto semplicistico che un portafoglio solo basato sui titoli con maggior dividendo sia in grado di proteggere maggiormente nelle fasi di discesa e di salire di più nelle fasi rialziste. Il confronto grafico (base di partenza 1987 e non proprio un breve periodo) dimostra che il ruolo del dividendo se questo è il solo criterio di selezione può essere irrilevante nel tempo se si guarda al “total return”. Per questo motivo da diversi anni come SoldiExpert SCF in diversi report e articoli abbiamo cercato di smontare un po’ questa teoria che presenta pro ma anche contro. E che come tutte le strategie si dovrebbe verificare non in laboratorio o nelle promesse ma nei risultati reali ottenuti nel tempo, facendo dei banali confronti. Scoprendo che la superiorità di questa strategia nel tempo è molto discutibile e ha sempre più diverse pecche.

 

2) Quali sono le regole da seguire perché funzioni davvero?

Per scoprire quali sono le regole occorrerebbe capire prima di tutto capire se esistono delle regole infallibili per capire come si muovono le Borse. E non è facile visto che parliamo da qualche lustro sempre meno di fondamentali e sempre più di aspettative e flussi monetari che si dirigono sui mercati in modo magari sempre più dalle banche centrali o dalla paura e dell’avidità degli investitori. A questo si associa la difficoltà di fare previsioni a lunga gittata sulla crescita degli utili societari. Una società può avere il suo momento di picco e fare il pieno di utili e decidere di distribuire cedole generose. Ma in economie sempre più globalizzate dove l’innovazione e i cambiamenti sono passati dalla crescita geometrica a quella esponenziale fare previsioni sul futuro non è un esercizio semplice. Chi vuole cimentarsi quindi nella selezione delle azioni con più alto dividendo dovrebbe ragionare non solo su quelli più recentemente staccati ma anche interrogarsi sulla sostenibilità nel futuro. Esercizio non propriamente facile visto che abbiamo visto in questi lustri se parliamo del mercato azionario italiano società che sono passate dal distribuire dividendi generosissimi al crollare poi in Borsa. Senza poi certo recuperare nemmeno lontanamente il valore perduto nonostante le cedole incassate. Sulle azioni con o senza cedola elevata nei momenti avversi si può perdere anche più del -50% e occorrerebbe quindi ricordarsi di questo aspetto in un approccio soprattutto passivo. Per questa ragione non è fra quelli da noi preferiti e preferiamo selezionare azioni, fondi ed Etf guardando magari anche al dividendo ma senza assegnargli un peso eccessivo e privilegiando altri fattori come la forza relativa, i flussi, il comportamento comparato col settore. Con la possibilità di liquidare anche totalmente tutte le posizioni quando non ci sembra che esistano le condizioni per restare investiti. Massima flessibilità. Il dividendo può essere una parte del ritorno ma non è tutto se poi il titolo collassa.

 

3) Se le quotazioni del titolo con dividendo scendono molto, che si fa?

Nelle nostre strategie…può anche benissimo capitare che si vendono se la discesa è forte e il titolo evidenzia un comportamento peggiore rispetto al mercato. La cedola è una delle componenti del rendimento del titolo ma non necessariamente la più importante e per questo motivo ciascun titolo viene giudicato guardando al comportamento globale. Magari ci sono altri titoli (con o senza alto dividendo) che si stanno comportando meglio ed è su quello che occorrerebbe focalizzare l’attenzione o ci sono periodi in cui essere liquidi anche al 100% è la migliore strategia.

Investire con successo non vuol dire avere sempre ragione ma in un orizzonte temporale corretto (dai 7 ai 10 anni sul mercato azionario) ottenere un rendimento positivo e possibilmente migliore dell’andamento del mercato. Come maggior rendimento, minori perdite nelle fasi fortemente avverse. Il processo di investimento per questa ragione deve essere secondo noi flessibile e sapersi adeguare al mercato mettendo anche in preventivo un certo numero di operazioni chiuse in perdita. Quello che conta è il risultato complessivo. E per questa ragione puntare sulle azioni ad alto dividendo per molti risparmiatori rischia di diventare una trappola e diventare un harakiri. Se quello del dividendo elevato è l’unica strategia si rischia, infatti, di cadere in una trappola quindi se questo processo non è integrato da un monitoraggio continuo e dalla valutazione anche di altri fattori. Un processo non facile a giudicare anche dal comportamento di numerosi fondi d’investimento specializzati che nel tempo nonostante gestori e team specializzati sono poi riusciti a ottenere risultati inferiori all’andamento del mercato.

 

4) Come costruireste un giardinetto con rendimenti costanti sopra al 3%?

Per le ragioni esposte sopra questo unico criterio non ci convince e se dovessimo costruire un portafoglio basato sulle aziende ad alto dividendo da una parte sarebbe necessaria un’analisi della “dividend integrity” ovvero la capacità di incrementare anno dopo anno la parte di utile destinata agli azionisti e/o la costanza e sistematicità nella distribuzione del dividendo ma dall’altra resta indispensabile secondo noi un approccio attivo e flessibile basato su algoritmi e modelli statistico-matematici come quelli che abbiamo sviluppato nella nostra consulenza e nei nostri portafogli.

Parte dei contenuti di questo articolo sono stati pubblicati (vedi qui) come contributo in un articolo del mensile “EFFE” di Aprile.

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