Tremate tremate: le tasse di successione sono tornate?

Da alcuni mesi giornali e siti internet vociferano dell’arrivo previsto per l’autunno di una duplice tassa sul risparmio degli italiani. Della patrimoniale, che colpirebbe i vivi, abbiamo già parlato (qui e anche qui ). Dell’aumento invece delle tasse di successione sul risparmio trasmesso dai padri ai figli se ne è finora parlato un po’ meno. Ma ha conseguenze altrettanto devastanti sulla ricchezza privata e di questo bisogna esserne consci per valutare eventuali contromisure.

I numeri sul tappeto
Per il governo modificare l’attuale regime di tassazione delle successioni (abbassando l’attuale franchigia di 1 milione di euro a 100 mila euro) e alzando le aliquote (dal 4% al 20%) potrebbe significare, considerando i numeri in ballo, incassare qualcosa come 1.200 miliardi in 30 anni.

I calcoli per arrivare a questa cifra sono presto fatti. La ricchezza degli italiani tra immobili e investimenti è pari a 9.437 miliardi di euro: le cosiddette attività reali (immobili, terreni, gioielli) valgono 5.767 miliardi, mentre la ricchezza liquida ovvero non immobilizzata (conti correnti e depositi bancari, azioni, bond, fondi) corrisponde a 3.670 miliardi. Secondo alcune stime oltre il 64% della ricchezza totale degli italiani è detenuta da over cinquanta. Considerando una speranza di vita di 82 anni, entro trent’anni 6.000 miliardi di euro passeranno in successione.

Se fosse abbassata la franchigia dall’attuale 1 milione di euro a 100 mila euro e l’aliquota passasse dall’attuale 4% al 20% lo Stato potrebbe incassare 1.200 miliardi da qui a trent’anni di tasse di successione.

Paese che vai, aliquota che trovi
Non tutti i Paesi fanno pagare le tasse di successione: in Russia non sono proprio previste (e forse non è un caso che Gérard Depardieu sia andato a vivere lì) mentre in Lussemburgo non si pagano per la successione in linea diretta quindi a favore del coniuge e dei figli.

Nel nostro Paese furono abolite dal governo Berlusconi nel 2001 e reintrodotte dal governo Prodi nel 2006.
A partire da questa data chi ha ricevuto dai propri genitori o parenti un’eredità fino a 1 milione di euro non ha dovuto pagare alcuna tassa di successione per la successione fra genitori e figli mentre la franchigia è 100.000 euro per successioni tra fratelli.

L’aliquota vigente in Italia (dal 4 all’8 per cento in funzione del tipo di parentela) è molto bassa rispetto ad altri Paesi europei.
In altri Paesi europei le tasse di successione a doppia cifra sono da tempo una realtà. In Germania sono pari al 30% per i discendenti diretti e per il 50% sui discendenti indiretti. In Francia le tasse di successione sono pari al 45% nel caso degli eredi diretti e del 60% nel caso dei discendenti indiretti. Nel Regno Unito oltre i 325 mila euro sulle successioni si lasciano all’erede da pagare tasse per il 40% del valore dei beni mobiliari e immobiliari.

Uno studio comparato del dott. Andrea Barabino del Consiglio dell’ Ordine dei Commercialisti di Torino pubblicato qualche tempo fa mostra che in Europa le tasse di successione variano dal 40% al 60% del patrimonio. E anche negli Stati Uniti lo Stato le fa pagare pesantemente.

Successioni confronto europeo

 

Le aliquote attualmente in vigore in Italia (dal 4 all’8% con la franchigia di 1 milione di euro) sono quindi modeste rispetto agli altri Paesi europei e l’ipotesi che in Italia nei prossimi anni si assisterà a una “rimodulazione” (sono questi i termini che verranno usati) delle tasse di successione quindi non è peregrina. E viene considerata una delle tre ipotesi da valutare con attenzione per far quadrare i conti pubblici.

I conti non tornano

Su come far tornare i conti italiani c’è chi propone una ristrutturazione parziale del debito pubblico come Lucrezia Reichlin, docente alla London Business School, direttore della ricerca Bce dal 2005 al 2008; chi una patrimoniale di almeno l’1% come Vincenzo Manes, presidente della holding Intek group e di Fondazione Dynamo, ma anche  finanziatore della Fondazione Open di Matteo Renzi; e chi ritiene più ragionevole, efficace e certo come incassi agire tramite un’imposta di successione “ben disegnata” come Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss fresco di nomina alla presidenza delle Ferrovie dello Stato, ex presidente di Assogestioni, già alla presidenza del Consiglio nelle vesti di consulente economico dell’ex premier Massimo D’Alema.

Imporre una patrimoniale è una buona idea, ma metterla in pratica in modo efficace sarebbe impossibile: i capitali si muovono molto rapidamente. Andrebbe a finire che, come al solito, verrebbero colpiti solo i patrimoni medio-bassi. Lo dimostrano i risultati fallimentari della Tobin tax sulle transazioni finanziarie. L’alternativa? Un’imposta di successione ben disegnata” ha dichiarato Messori.

Un intervento che viene richiesto da diversi economisti e consiglieri di Renzi che partono dalla considerazione che nel campo delle imposte di successione l’Italia è quasi un paradiso fiscale, sia per la modestia delle aliquote, sia per il rilevante importo delle franchigie: negli altri Paesi occidentali la tassazione è infatti molto più elevata (con Stati però molto meno spendaccioni ma questo non c’è bisogno che ve lo diciamo…).

 

Che eredità lasceremo ai nostri figli?

Nel caso si andasse verso un inasprimento in Italia delle tasse di successione occorre iniziare a pensare al carico fiscale che potrebbe gravare sui nostri eredi in modo da capire se sono in grado di pagare queste tasse e in caso contrario valutare di modificare la composizione del proprio patrimonio per potervi fare fronte (meno immobili più investimenti).

A oggi la tassa di successione colpisce tutti i beni del defunto con poche eccezioni fra cui le polizze vita, cioè le somme che un soggetto riceve a seguito della morte dell’assicurato e i titoli di Stato italiani, come BOT, BTP, CTZ e CCT dove lo Stato, evidentemente in conflitto d’interessi, fornisce un pass piuttosto pesante a chi detiene patrimoni mobiliari milionari. E naturalmente questa esenzione concessa ai detentori di titoli di Stato non trova riscontro nei regimi fiscali successori degli altri Paesi dell’Unione Europea.

Esistono comunque degli strumenti a fiscalità agevolata che consentono, anche a chi detiene fondi, azioni, bond, di non pagare le imposte di successione.

 

Un’eredità “pesante”

Con la legislazione attuale fino a 1 milione di euro di beni immobili e mobili trasmessi non c’è alcuna tassa da pagare e oltre questa cifra si paga il 4%, ma se le tasse di successione dovessero essere portate al 20% e la franchigia scendere a 100.000 euro il conto per i nostri figli o eredi potrebbe essere salato (se si trasmettono beni mobili quindi facilmente liquidabili) o salatissimo (nel caso si trasmettano esclusivamente beni immobili quindi case e abitazioni).

Vediamo un esempio pratico di un padre che trasmette il proprio patrimonio ai figli. Le tasse di successione gravano sul totale del patrimonio trasferito, che si tratti di abitazioni o di investimenti finanziari.

 

Valore patrimonio trasferito (beni mobili e immobili)

Tasse di successione

(regime attuale tasse 4%

e franchigia 1 milione di euro )

Tasse di successione (ipotetico nuovo regime tasse 20%

 e franchigia 100 mila euro)

100.000 euro 0 euro 0 euro
250.000 euro 0 euro 30.000,00 euro
500.000 euro 0 euro 80.000,00 euro
1.000.000 euro 0 euro 180.000,00 euro
1.500.000 euro 20.000,00 euro 280.000,00 euro
3.000.000 euro 80.000,00 euro 580.000,00 euro
5.000.000 euro 160.000,00 euro 980.000,00 euro

 

Dall’esempio numerico si evince che in caso di aumento delle tasse di successione al 20% con franchigia di 100 mila euro, trasferendo 500 mila euro gli eredi si troveranno a pagare 80 mila euro di tasse di successione. Non proprio poco: un quinto del patrimonio del defunto va allo Stato. E si costringono gli eredi a tirare fuori 80 mila euro. Se l’eredità è composta da almeno 80 mila euro di beni non immobilizzati quindi liquidabili ci può anche stare. Ma se si trasferiscono case e abitazioni, gli eredi devono essere in grado di reperire soldi freschi per una cifra non proprio irrisoria. Che diventa man mano più alta maggiore è il valore complessivo dell’eredità trasferita e maggiore è il peso degli investimenti immobiliari rispetto a quelli mobiliari. Per investimenti mobiliari si intendono liquidità, fondi comuni di investimento, sicav, azioni e obbligazioni che a differenza degli immobili trovano un compratore sul mercato in tempi rapidi.

Nel caso in cui l’aumento delle tasse di successione dovesse divenire realtà occorre quindi fare una stima della propria ricchezza totale e assicurarsi che almeno la parte non costituita da immobili, difficilmente vendibili in tempi brevi, consenta ai propri eredi di far fronte alle tasse di successione. Occorre anche valutare tutto il proprio patrimonio alla luce di questo eventuale inasprimento delle tasse di successione: se costituito da soli beni immobili che per di più i figli non useranno interamente forse è meglio ripensare all’eredità che gli si sta lasciando. Potrebbe essere un tantino pesante.

 

L’effetto boomerang della ricchezza

Le famiglie italiane sono le più patrimonializzate a livello europeo rispetto al reddito disponibile.  E’ un punto di forza ma anche di debolezza per i cittadini, perché ogni volta che il governo deve far quadrare i conti pubblici anziché mettersi a dieta attinge alla ricchezza dei suoi abitanti. Tassando una volta gli investimenti finanziari, l’altra gli immobili, il governo persegue la sua sistematica opera di riduzione della ricchezza privata delle famiglie italiane. La misura è talmente colma che lunedì 25 agosto nell’editoriale del Sole24Ore firmato da Guido Gentili si poteva leggere una critica non tanto velata a questo modo di mettere a posto i conti pubblici con sempre nuove tasse. “La famosa austerity si scarica su famiglie e imprese e non vale per lo Stato”. Le uniche spese che lo Stato ha finora tagliato sono quelle “in conto capitale” rinunciando “di fatto a qualsiasi ruolo propulsivo”. Ovvero di stimolo all’economia.

Secondo Gentili bisogna spezzare questa spirale perversa tra “tasse” in continuo aumento a carico dei cittadini e spese dello stato che non solo non diminuiscono ma aumentano, ad eccezione di quelle che potrebbero far da volano alla ripresa economica. “La pressione fiscale  superiore di oltre 5 punti rispetto alla media europea – scrive Gentili – raggiunge il 44% in rapporto al Pil (che diventa però oltre il 53% reale se consideriamo l’economia sommersa e il 65% come tassazione complessiva per le imprese).” Mentre il cittadino e le imprese languono sotto il peso fiscale, lo stato anziché mettersi a dieta ingrassa pesando sempre di più sulle tasche dei cittadini. “La spesa pubblica – evidenzia Gentili – si avvia a chiudere il 2014 a quota 825 miliardi (di cui 535 di spese correnti), quasi un +8%  rispetto al 2013”. I cittadini possono difendersi in qualche modo da questo continuo dissanguamento fiscale per mantenere uno stato che al di là delle parole e delle buone intenzioni del nostro giovane Premier non si mette in discussione e non si riforma veramente?

 

Tasse di successione: vade retro

Evitare di pagare le tasse di successione è possibile? Ci sono dei veicoli di ottimizzazione fiscale che non sono attualmente gravati da questo balzello.  Sono interessanti soprattutto per quel 30% di ricchezza degli italiani liquida (denaro contante o parcheggiato su conti deposito) o liquidabile (tutto ciò che è quotato in Borsa quindi azioni, fondi, sicav, bond a meno di non essersi cacciati in situazioni limite).

Gli immobili sono oggettivamente un problema a meno di non disporre di patrimoni di diversi milioni di euro.

Tra le varie proposte di banche e intermediari consigliamo come società di consulenza finanziaria indipendente di valutare tre cose:

 

1)   i costi dello strumento proposto: non devono essere tali da annullare il beneficio fiscale. Si pagheranno per diversi anni, quindi una differenza tra i vari strumenti dello zero virgola ha un impatto importante sul patrimonio che poi lasceremo ai nostri eredi;

2)   la flessibilità, ovvero mutatis mutandis la possibilità di rivedere le proprie scelte e di adattarle alle nuove situazioni che si sono create. E’ importante quindi non perdere la disponibilità del proprio patrimonio (alcuni strumenti lo blindano definitivamente o prevedono commissioni di uscita così pesanti da rendere difficile cogliere eventuali opportunità alternative che si sono venute a creare);

3)   l’efficienza fiscale di uno strumento è certo un elemento importante per decidere se sottoscriverlo, ma la distruzione di ricchezza che si può avere se il patrimonio non è investito in modo flessibile e attivo può fare molti più danni del beneficio fiscale che caratterizza lo strumento.

 

Chi fosse interessato a valutare questi aspetti trova naturalmente in SoldiExpert SCF anche la nostra consulenza indipendente su questi argomenti (per maggiori informazioni si veda qui ) grazie all’esperienza maturata sul campo nell’analisi dei migliori veicoli e prodotti finanziari per gestire anche questo tipo di problematiche.

Per chi preferisce fare da solo il consiglio è di pensare a bocce ferme a quello che lasceremo ai nostri eredi. Il 70% della ricchezza finanziaria degli italiani è composta da beni immobili. Se le tasse di successione dovessero aumentare i nostri eredi pagheranno su questi beni pesanti tasse. E se non lasceremo anche investimenti liquidabili per farvi fronte potremmo creargli qualche problema. Occorre fare quindi una valutazione del proprio patrimonio tra beni immobili e investimenti, calcolare l’impatto delle tasse di successione (prevedendo anche un loro inasprimento) e poi a questo punto valutare se il carico di tasse da pagare è sostenibile e se i beni che lasceremo ai nostri eredi siano veramente utili alla loro vita o un inutile e costoso fardello. Se proprio si deve morire, meglio almeno lasciare un buon ricordo  🙂

 

 

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