Eredità e successione: meglio capitale in banca o sottoscrivere una polizza?

Lasciare un grande capitale agli eredi implica la scelta del tipo di investimento più adatto. Quanto influiscono i regimi fiscali?

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Una necessità di (quasi) tutti riguarda trasferire ai propri figli o eredi i propri capitali. In questo articolo analizziamo specifici casi (simulazioni) di trasferimento di grossi capitali agli eredi.

La prima domanda che sorge spontanea è: chi e in quali casi si pagano le tasse di successione?

 

Tassa Di successione, si paga sempre?

 

Chi riceve un’eredità, infatti, deve pagare allo Stato un’imposta di successione entro un anno dal decesso. Esistono però delle soglie, chiamate franchigie, al di sotto delle quali non si paga nulla, anche in base al grado di parentela.

La tabella seguente mostra i diversi livelli di franchigia e le rispettive aliquote, in base al grado di parentela dell’erede.

 

Eredità tasse di successione quanto si paga

 

In base a questi dati perciò è facile desumere che nel caso in cui si intenda lasciare 1 milione e mezzo in eredità al proprio figlio, la tassa di successione del 4% verrà pagata solo sui restanti 500.000 euro.

E per quanto riguarda i beni e strumenti, sono tutti tassati?

Ci sono degli strumenti che non pagano le tasse di successione: tra questi troviamo i PIR (Piano Individuale di Risparmio) che non vi consigliamo (ne abbiamo parlato in questo articolo) e le polizze assicurative vita, come mostra la tabella seguente.

 

EREDITA BENI TASSATI BENI ESENTI

 

In quest’ultime la valutazione si fa interessante. E non solo dal punto di vista successorio (sul denaro trasferito tramite polizze vita i beneficiari non pagano le tasse) ma anche fiscale. Il regime assicurativo infatti presenta dei vantaggi per l’investitori anche finchè è in vita.

 

Regimi fiscali: ecco quali sono

 

Prima di vedere alcuni esempi e simulazioni, è importante per noi che riteniamo l’inFormazione finanziaria fondamentale, ripercorrere brevemente i diversi regimi fiscali che puoi adottare a seconda della tipologia di strumenti.

I regimi di tassazione dei redditi sono quattro: amministrato, gestito, dichiarativo e assicurativo.

Il primo, il regime amministrato prevede la delega ad un intermediario per l’esecuzione degli adempimenti fiscali riguardanti i propri risparmi. Le imposte sul capital gain sono calcolate dall’intermediario, che fa da “sostituto d’imposta” per conto del cliente.

Il regime fiscale gestito prevede la delega ad un intermediario per l’esecuzione degli adempimenti fiscali riguardanti i propri risparmi. Le imposte sono calcolate sul risultato netto maturato ogni anno dalla gestione.

Nel caso in cui si decida di adottare il regime fiscale dichiarativo è bene sapere che è l’investitore che  provvede autonomamente agli adempimenti fiscali associati all’investimento dei propri risparmi.

L’ultimo, il regime fiscale assicurativo, è quello a cui sono sottoposte le polizze (comprese quelle di ramo III, le unit linked) e prevede l’applicazione della tassazione al momento del riscatto della polizza. Per tutta la durata dei contratto si compensano tutti i guadagni e le perdite realizzati sugli strumenti detenuti attraverso il “contenitore assicurativo”.

 

In sostanza, qual è la differenza? Se avete i vostri soldi in banca pagherete ogni volta che viene conseguita una plusvalenza. Nel caso si detengano ETF e fondi la plusvalenza sarà sempre tassata, anche nel caso in cui viene cumulato il cosiddetto “zainetto fiscale”,  stock di perdite pregresse importanti. Nel caso, invece, delle azioni, le operazioni in guadagno si compenseranno con eventuali operazioni in perdita effettuate precedentemente su azioni, fondi, ETF.

Gli ETF e fondi hanno solo un vantaggio fiscale: se si chiude in perdita possono essere compensati con guadagni e azioni, ma se si chiude in guadagno la plusvalenza si paga sempre. Per questo motivo è bene costruire portafogli diversificati per poter avere questa compensazione fiscale.

Il regime amministrato in questo senso è molto iniquo.

All’estremo opposto troviamo il regime assicurativo, in cui, come già anticipato prima, si viene tassati soltanto alla fine dell’investimento permettendo la compensazione tra guadagni e perdite. Dal punto di vista fiscale è l’unico regime equo.

Regime amministrato: una simulazione

 

Nelle simulazioni a seguire abbiamo ipotizzato che un risparmiatore debba trasferire 1,5 milioni di euro a un solo erede. Fino a 1 milione di euro il capitale è esentasse perché la trasmissione dell’eredità sarà sopportata dal discendente, mentre sui restanti 500.000€ insorge la problematica della tassazione.

La domanda che il risparmiatore si potrebbe fare è: questi 500.000€ è meglio tenerli in banca (regime amministrato) o meglio sottoscrivere una polizza (regime assicurativo)? Per i beneficiari cosa è meglio? Dal punto di vista della velocità con qui entreranno in possesso dei soldi loro spettanti i beneficiari dell’eredità verranno liquidati molto velocemente dalla compagnia assicurativa mentre se i soldi sono in banca ci potranno volere mesi, anche nel caso in cui non ci sia nessuna contestazione.

Dal punto di vista delle tasse pagate però cosa cambia?

Nel primo caso supponiamo che l’investitore opti per un investimento in banca e che quindi il capitale sarà soggetto al regime di tassazione dei redditi amministrato.

 

 

Il periodo della simulazione è di 14 anni, dal 2008 al 2021. Nel caso di questo regime fiscale, le tasse sul capital gain vengono pagate ogni anno sui guadagni realizzati. L’investimento realizzerà un valore finale di 773.222€ e le tasse pagate sul capital gain saranno di un ammontare pari a circa 208.000€.

Se il valore finale verrà trasferito al proprio erede si pagheranno le tasse di successione del 4%, e in questo caso, il capitale ottenuto sarà decurtato di circa 30.000€, ottenendo un valore netto di circa 742.000€.

 

Regime assicurativo: una simulazione

 

Nel secondo caso si suppone che l’investitore decida di stipulare una polizza assicurativa sottoponendo il capitale maturato al regime di tassazione dei redditi assicurativo.

 

 

L’arco temporale di riferimento è lo stesso ipotizzato per la simulazione precedente (2008-2021) ma che cosa cambia?

A differenza di quella precedente, la tassa sul capital gain non verrà pagata ogni anno sui guadagni realizzati, ma soltanto al momento della scadenza del contratto. Ciò permette all’investimento di “montare come la panna”! Si vede, infatti, che il valore finale ottenuto sarà di circa 951.000€.

Su questo valore si pagherà la tassa sul capital gain del 26% ma comunque alla fine rimarranno circa 833.000€. Le tasse pagate, rispetto al primo caso, sono solo di 117.000€ e in più si ha il vantaggio di non pagare le tasse di successione. Insieme, questi due benefici fiscali, permettono di lasciare all’erede 141.000€ in più.

Le simulazioni non sono state fatte per vendere alcun prodotto finanziario ma, al contrario, suggerire soluzioni di investimento. Ed è in questo istante che entra in gioco il valore del consulente finanziario indipendente.

 

Fino a quando il costo della polizza annulla tutto il beneficio appena calcolato?

 

Nei due casi, appena esposti, avevamo ipotizzato differenti costi di consulenza (capitale in banca) e della polizza. Per il regime amministrato abbiamo ipotizzato costi di consulenza pari all’1%, mentre nel caso della polizza pari al 2%.

Dopo essere giunti alla conclusione che, con queste ipotesi, la soluzione della polizza è più conveniente rispetto all’investimento in banca a cui si applica il regime amministrato è giunto il momento di chiedersi: quand’è che i costi della polizza annullano il beneficio fiscale?

Dalle nostre simulazioni è emerso che se i costi della polizza sono più alti del 3% il vantaggio viene annullato.

Per gli assicuratori l’esenzione dalle tasse di successione di cui godono questi prodotti è un argomento forte per venderle.

Se è vero che essere prodotti esenti è un punto di forza non bisogna mai perdere di vista la probabilità che queste tasse verranno effettivamente pagate (si ricordano le soglie di franchigia di 1 milione di euro per figli e coniuge e di 100.000 euro per fratelli e sorelle dalla tabella “Eredità: chi paga e quanto?”).

Inoltre, è bene ricordare che le polizze vita non sono gli unici investimenti esenti dalla tassa di successione e per questo, prima di acquistare queste polizze assicurative risparmia-tasse fare attenzione ai costi che gravano sul prodotto.

Se desideri valutare cosa è meglio per il tuo caso, se il prodotto che hai sottoscritto è conveniente per te (e non per il tuo broker) o ricevere una consulenza personalizzata puoi richiedere una nostra consulenza una tantum o fare una chiacchierata con i nostri consulenti finanziari abilitati e richiederla qui