Banca Marche: Non affidare i tuoi risparmi a un cane

L’Italia rimane sempre un sorvegliato speciale dell’Ue. Che sia sempre sotto l’attenta osservazione di Bruxelles lo si vede dalle parole del commissario Ue Oli Rehn relative alla decisione di cancellare l’Imu. Nel suo linguaggio burocratico il commissario vuole capire se ce lo possiamo permettere di levare questa tassa “Una volta che tutti i dettagli saranno stati finalizzati e ci saranno comunicati, i miei servizi – ha avvertito Oli Rehn – procederanno a condurre una dettagliata analisi delle misure annunciate per verificare la loro conformità con gli impegni indicati nel Patto di stabilità e crescita”.

Italia: la lunga marcia verso la stabilità e la crescita

Stabilità e crescita. Per ora non abbiamo né l’una né l’altra. Il governo delle larghe intese cammina su un ghiaccio sottilissimo e il Pil e’ in caduta libera per il settimo trimestre consecutivo. Nonostante la discesa dello spread il debito pubblico continua ad aumentare perché come ha detto bene il giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni a Lerici in una conferenza di presentazione del suo nuovo libro “Banchieri & Compari” “se diminuisce lo spread non sparisce il problema ma l’aggravamento del problema”.

E se l’Italia non cresce ha ricordato Dragoni è anche colpa della spesa per interessi che si mangia ogni anno questo nostro enorme debito pubblico. Decine di miliardi che potrebbero essere impiegati per rilanciare la crescita. Sulle nostre teste ha spiegato l’inviato del Sole 24 Ore grava un peso di 40-50 miliardi di euro. Che agli occhi degli stranieri è sopportabile solo per il fatto di avere una grande ricchezza privata. Se non fosse per il grande amore per il risparmio degli italiani che in maniera consapevole o inconsapevole sono pieni di debito pubblico italiano sottoscritto, avremmo avuto bisogno di richiedere il salvataggio internazionale come sono stai costretti a fare altri Paesi deboli dell’Europa.

Abbiamo rischiato di fare la fine di Cipro

Certo ci siamo andati vicini come ha ricordato questa estate il direttore del Corriere Della Sera in un editoriale dove quasi si nascondeva la notizia scoop. “L’Italia – ha ricordato De Bortoli – ha evitato la catastrofe alla fine del 2011. L’episodio è inedito ma, nelle ore più drammatiche di quel tardo autunno, un decreto di chiusura dei mercati finanziari era già stato scritto d’intesa con la Banca d’Italia. Quel decreto rimase in cassaforte – e speriamo che vi resti per sempre, ma vi fu un momento nel quale temevamo di non poter più collocare sul mercato titoli del debito pubblico.

Secondo il giornalista Gianni Dragoni il prestito della Bce di oltre 1000 miliardi alle banche europee (di cui 270 finirono alle banche italiane) al tasso “ridicolo” dell’1% “non è stato fatto per salvare le banche, anche se le ha aiutate, ma è servito soprattutto a far sì che comprassero Btp in un momento in cui lo Stato italiano super indebitato era in forte difficoltà. La cosa che mi colpisce però è che mentre le banche tedesche e anche quelle spagnole che hanno attinto al bancomat della Bce hanno cominciato a restituire questi soldi, le banche italiane non lo hanno fatto. Oggi siamo a metà di questo triennio ma credo che questo prestito alla Bce le banche italiane non lo restituiranno se non facendo un altro prestito”.

Cosa fanno le banche con i tuoi soldi

I soldi della Bce non sono stati usati per allentare la morsa del credit crunch sulle imprese né per erogare più mutui. Ma per rimpinzarsi di titoli di stato e ingrassare le banche che hanno in pancia Btp che rendono il 4 per cento pagati con soldi che gli costano l’1 per cento. Una mossa patriottica o un azzardo morale? Il dubbio è lecito quando le banche hanno concentrato i loro investimenti su un unico asset. “Le nostre banche sarebbero molto più solide di molte altre – ha chiarito Alessandro Profumo per anni dominus di Unicredit e oggi presidente del Monte dei Paschi di Siena in un’intervista a Panorama – se non avessero il loro vizio d’origine”. Essere imbottite di titoli di stato.

Le prime quattro banche italiane hanno nel loro portafoglio finanziario oltre il 90% di titoli di stato italiani. Quindi come ha spiegato nell’intervista Profumo “sono esposte a tutte le fluttuazioni del rischio Paese. Inoltre, contrariamente alla crisi degli anni Novanta, in cui soffrivano soprattutto le grandi imprese, questa volta stanno soffrendo anche e soprattutto quelle medio-piccole, meno aperte ai mercati internazionali e molto indebitate, il che pesa sui conti bancari”.

Aumentando le sofferenze anno dopo anno, i prestiti di difficile esigibilità crescono, in una escalation che fa paura.

Dal 2008 al 2012 le banche italiane hanno visto triplicare i prestiti in sofferenza. I crediti deteriorati del sistema bancario italiano secondo la Banca d’Italia ammontano a 245 miliardi di euro (più del 10% degli attivi). I non performing loans comprendono 130 miliardi di sofferenze, 81 miliardi di partite incagliate, 13 miliardi di esposizioni ristrutturate, 21 miliardi di esposizioni scadute o sconfinanti.

La maggior parte di questi prestiti sono assistiti da garanzie immobiliari e il valore del mattone è crollato.

Il caso Banca Marche: arrivano i commissari

Su questi crediti problematici si abbassa anno dopo anno il tasso di copertura proprio perché le banche sono restie a svalutare il portafoglio perché questo significa chiudere i bilanci in perdita e dover ricorrere a sempre più massicci aumenti di capitale dove è sempre più difficile trovare sottoscrittori. E così nel caso di Banca Marche la situazione si è trascinato anno dopo anno finché il bubbone è diventato troppo grosso da gestire e la banca è stato lo scorso 27 agosto commissariata.

Una banca che prima del crack era generosissima nel remunerare i nuovi depositanti (con i tassi più alti del mercato tipo 2,75% sul deposito libero). Secondo la pubblicità della banca questo conto, il cui testimonial era un cane lupo, era “il migliore amico dei loro soldi”. Ma certi amici meglio perderli che trovarli…

E recentemente era sul fronte obbligazionario che la banca non aveva rivali: a fine giugno aveva emesso un prestito obbligazionario Upper Tier II con una cedola del 12,5%. Che affare! Ecco cosa succede a guardare solo il rendimento cedolare. Ora alcuni di quei sottoscrittori sono molto preoccupati perché il loro capitale alla scadenza potrebbe anche sparire e non essere restituito.

Qual è stata la colpa di Banca Marche? Aver investito male i soldi dei risparmiatori. Dandoli non in base ai meriti ma in base alle conoscenze e alle opportunità politiche. Così il bilancio 2012 della banca si è chiuso con 526 milioni di euro di perdita. E nei primi sei mesi dell’anno la banca ha perso altri 232 milioni. La cosa surreale è che in questo contesto di crisi la banca ha aumentato la raccolta di 1 miliardo di euro nel primo semestre dell’anno. Si vede che in Italia il testimonial giusto (un cane lupo tipo Rex) e lo slogan accattivante funzionano più di ogni altra cosa, anche quando si tratta dei propri sudati risparmi.

Da diversi mesi la Banca d’Italia stava col fiato sul collo su questa banca denunciando la scarsa opacità della gestione ma se vi aspettate di trovare sul giornale un titolone che vi avvisi nero su bianco che la Banca d’Italia riteneva che con i soldi dei risparmiatori la banca si faceva i suoi affari fra “banchieri e compari” scordatevelo.

Queste cose sui giornali non si scrivono. Ma sui libri a volte sì come ha fatto Gianni Dragoni in “Banchieri & Compari” che spiega “ Come malafinanza e cattivo capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori” ovvero che fine fa il fiume di denaro che i risparmiatori mettono in banca.

Dragoni è venuto qui a Lerici a presentare il suo libro e l’ho incontrato prima della conferenza. Ne è nata una lunga intervista (clicca qui per leggerla) che spiega buona parte dei mali del sistema bancario e finanziario italiano.

Alla presentazione del libro allo scrittore Marco Buticchi sono bastate poche parole per introdurlo “E’ un libro per arrabbiarsi”. Certo sarebbe tanto più facile leggere cose più leggere. Ma se uno è stufo di farsi abbindolare dai “cani lupo” spacciati come i migliori amici dei propri risparmi, è meglio che si documenti come fanno i miei clienti e sempre più risparmiatori che seguono non solo i nostri report.

E a preferire un consulente indipendente che non gli racconta solo il lato “rosa” degli investimenti. Vatti a fidare di quelli che vedono sempre rosa e dei rendimenti sicuri…! A volte fanno più danni dei “cani deposito”.

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