Banche sicure. Quando i banchieri (e le banchiere) perdono il pelo ma non il vizio. I casi Credit Suisse e Credito Valtellinese insegnano.

In Credit Suisse saltano due top manager: uno dei tanti temi caldi affrontati nella Lettera Settimanale di Salvatore Gaziano

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Questa mattina mi ha colpito fra le notizie della rassegna stampa prima dell’apertura dei mercati (che il martedì da diversi anni faccio anche live su Class CNBC rispondendo ai giornalisti in studio sui temi caldi del mercato) il defenestramento di due top manager di Credit Suisse considerati evidentemente responsabili della disfatta della seconda banca svizzera nelle ultime settimane per gli scandali Archegos Capital e prima Greensill (e altri ancora che ora non cito se no non finiamo più).

Il numero uno dell’investment banking Brian Chin e la Chief Risk and Compliance Officer Lara Warner che lasceranno i loro ruoli e il buco creato dal fondo Archegos Capital gestito da uno spregiudicato uomo d’affari di origine coreana (già condannato in passato) costerà alla banca svizzera circa 4 miliardi di euro.

E nei commenti che leggevo sul Financial Times inevitabilmente faceva più notizia la “risky woman” Lara Warner (c’è veramente un’associazione mondiale di queste donne manager che si occupano a livello finanziario di controllo del rischio finanziario, regolamentazione e conformità) che dalle stelle passa alla stalle visto che nel passato anche recente era stata la “risky woman” più intervistata e portata in palmo di mano nel settore e nelle università di mezzo mondo, Harvard compresa.

“Se fosse stata Lehman Sisters piuttosto che Lehman Brothers, il mondo sarebbe diverso” aveva detto nella crisi drammatica finanziaria del 2008 l’allora direttrice dell’FMI, Christine Lagarde, attuale presidente della Banca Centrale Europea.

 

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Certo Credit Suisse non è una banca gestita da donne e i diversi “casini” di questa banca non dipendono solo da questa top manager, ma dato il ruolo di “controllore” dei rischi che la banca poteva prendere e non prendere, il suo licenziamento non passa inosservato (come la riscossa di settori che venivano dati per spacciati di cui parliamo nel commento ai mercati), anche perché lo scorso mese il Financial Times aveva rilevato che alcuni dirigenti della stessa banca nella filiale di Londra si erano opposti a un prestito a favore di Greensill Capital che invece poi la direzione centrale in Svizzera (con il placet della risky woman) aveva sbloccato.

Anche perché lo stesso imprenditore debitore, il finanziere anglo-australiano Lex Greensill, era mega cliente “private” della banca svizzera.

Tutto il mondo è Paese comunque e se volete indignarvi un po’ in Italia (io lo faccio ancora) basta andare in Valtellina per scoprire che l’amministratore delegato del Credito Valtellinese nel 2020 si “è dato” un bello stipendio di 3.036.979 euro. Una cifra insensata (anche per le dimensioni della banca) in un anno dove molti top manager si sono tagliati lo stipendio come segno di solidarietà con il resto dell’umanità assediata dal Covid, ma non il Creval (attualmente sotto opa di Credit Agricole) che come ha ricordato il sempre super Giorgio Meletti sul quotidiano “Domani” ha ritenuto invece che il suo “Maradona” meritasse un aumento di stipendio del 70% rispetto all’anno prima.

Meno di 2 anni fa un ribaltone aveva portato questo banchiere a diventare ad di questa banca e vale evidentemente il detto della Valtellina: “L’è a bunura che’l laurà el réda”.

È di buonora che il lavoro rende…

Stai bene ed investi bene,

Firma Salvatore Gaziano di SoldiExpert SCF
Responsabile Strategie d’Investimento SoldiExpert SCF