Consulenti finanziari contro consulenti finanziari.

Sui consulenti finanziari nel quasi silenzio generale si sta giocando da molti anni una partita importante sulla pelle dei risparmiatori.

Dal 2007 con l’introduzione della Mifid doveva arrivare anche in Italia un modello di servizio più aperto come la consulenza finanziaria indipendente, non basata sul conflitto d’interessi e maggiormente trasparente nei confronti dei risparmiatori. Siamo quasi alla metà del 2017 e di fatto quasi nulla è stato fatto in termini di decreti attuativi e solo l’avvicinarsi della scadenza dell’introduzione della Mifid2 nel gennaio 2018 ha riportato l’argomento in Parlamento.

Il “vecchio sistema” piace moltissimo alle banche e alle reti (che incassano in questo modo montagne di miliardi di euro anche se vendono aria fritta) che in questi anni si sono anche appropriate del termine “consulenti finanziari” per ribattezzare i vecchi promotori finanziari. Todos caballeros.

E pensare che era il 2007 quando in Gran Bretagna il ministero del Tesoro avviò un progetto gratuito finalizzato ad accrescere la conoscenza in campo finanziario dei sudditi di Sua Maestà e qualche anno dopo nel 2013 da Londra s’imboccò senza tentennamenti la strada della consulenza finanziaria pura con il divieto quasi assoluto da parte degli intermediari bancari o parabancari di incassare retrocessioni o commissioni sui prodotti collocati ai risparmiatori.

L’effetto per i risparmiatori inglesi? Oggi pagano costi di consulenza quasi della metà rispetto al 2012 e si è creato un mercato molto più competitivo e trasparente. E naturalmente questo modello non è certo piaciuto all’inizio a banche e società di gestione dei fondi ma hanno dovuto “obtorto collo” adeguarsi e non risulta che si siano visti fallimenti nel settore.

In Italia è dal 2007 con l’introduzione della Mifid (la direttiva comunitaria in materia di mercati degli strumenti finanziari ) che il Parlamento italiano discute (si fa per dire) sul come regolamentare l’attività di consulenza finanziaria su base indipendente e regolare il settore. E non stupirà sapere che il modello scelto in Italia continua a essere quasi totalmente bancocentrico e in 10 anni la regolamentazione della consulenza finanziaria indipendente pura all’anglosassone non ha ancora visto la luce mentre le banche e le reti di vendita si sono impadronite pure del termine “consulente finanziario” per ribattezzare in modo più sexy i propri promotori finanziari.

Troppi gli interessi sul settore e i miliardi di euro che girano con l’attuale sistema e le banche italiane e reti di vendita a disperata ricerca di profitti non certo possono consentire che il “giocattolo” venga rotto o modificato. E i vari governi che si sono succeduti in questi anni sono sempre stati ben attenti a non modificare lo status quo e fare un dispetto alle banche e alle Reti. Ci mancherebbe!

Non c’è d’altra parte piano industriale di nessuna banca o di società…

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Articolo a cura di

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento

Fra “la Borsa e la Vita” ha scelto tutte e due