Per quasi 25 anni molte banche italiane hanno guardato gli ETF con sospetto. Oggi, invece, con gli ETF Eurizon, Intesa Sanpaolo è entrata ufficialmente nel mercato attraverso la piattaforma YourIndex ETF.
E non è sola: Fideuram ha lanciato i D-X ETF, Fineco i FAM ETF, mentre altri grandi operatori del risparmio gestito stanno accelerando sullo stesso terreno.
Ma perché proprio ora?
E soprattutto: è davvero una rivoluzione positiva per gli investitori o è anche il tentativo delle reti bancarie di non perdere quote di mercato e trattenere commissioni lungo la filiera?
Nel video Perché Intesa Sanpaolo ha creato i suoi ETF (e quasi nessuno lo sa), Marco Cini di SoldiExpert SCF analizza il caso degli ETF Eurizon e spiega perché le grandi banche italiane stanno entrando nel mercato degli ETF: una svolta positiva per gli investitori o anche un modo per difendere margini, quote di mercato e commissioni lungo la filiera?
Da minaccia a business: perché le banche ora si fanno gli ETF in casa
Come ha raccontato anche Plus24 del Sole 24 Ore il 16 maggio 2026 nell’inchiesta “Da minaccia a business: ecco perché i gestori si prendono gli Etf”, le società di gestione hanno deciso di entrare direttamente nell’arena degli ETF non solo per seguire la domanda dei clienti, ma soprattutto per inserirli dentro prodotti confezionati come gestioni patrimoniali, fondi di fondi e altri wrapper. In questo modo gli ETF, che per anni hanno fatto concorrenza ai fondi tradizionali, diventano una componente interna della catena del valore del risparmio gestito.
È esattamente il punto centrale del caso Intesa Sanpaolo-Eurizon: se prima gli ETF erano percepiti come una minaccia ai margini dei fondi comuni, oggi possono diventare un modo per difendere quei margini. Non necessariamente vendendoli direttamente al cliente retail, ma usandoli come mattoni efficienti dentro fondi, polizze e gestioni patrimoniali.
In altre parole, le banche non stanno “scoprendo” gli ETF per improvvisa conversione alla gestione passiva. Li stanno integrando perché il mercato li chiede, i margini del risparmio gestito sono sotto pressione e controllare anche il mattoncino ETF permette di trattenere commissioni lungo tutta la filiera.
ETF, da diavolo ad acquasanta: il cambio di rotta del risparmio gestito
A confermare questo cambio di paradigma anche Gianfranco Ursino su Plus24 del Sole 24 Ore, con un editoriale dal titolo eloquente: “Etf, da diavolo ad acquasanta per le società di gestione”. Ursino ricorda come siano ormai lontani i tempi in cui gli ETF venivano “demonizzati” dalla filiera del risparmio gestito: per anni banche e reti li hanno guardati con sospetto, spesso evitando di proporli anche quando erano gli stessi clienti a chiederli. Oggi, invece, quegli stessi strumenti stanno diventando centrali nelle strategie delle case di investimento, che lanciano piattaforme proprietarie di ETF per difendere i margini e restare competitive.
Il punto è esattamente questo: gli ETF sono passati da minaccia a business. Come scrive Ursino, diversi gruppi italiani hanno creato ETF pensati soprattutto per essere inseriti nei portafogli dei prodotti del risparmio gestito del gruppo — fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizze — spostando miliardi che prima erano investiti in strumenti passivi di case terze. Fineco con Fam ETF, Fideuram con D-X ETF ed Eurizon con YourIndex ETF sono indicati come protagonisti di questo travaso. La logica è chiara: controllare meglio la catena del valore e trattenere commissioni che altrimenti finirebbero a emittenti terzi.
SoldiExpert lo aveva già notato nel 2024: gli ETF non erano più tabù
E noi di SoldiExpert lo avevamo notato già in tempi non sospetti. Correva l’anno 2024 quando, in una nostra lettera settimanale, osservavamo come il tono dell’industria del risparmio gestito sugli ETF stesse cambiando: dopo anni in cui erano stati spesso bistrattati, gli ETF iniziavano a essere descritti dagli stessi addetti ai lavori come strumenti semplici, efficienti, poco costosi e utili anche nella costruzione di portafogli più piccoli. Citavamo allora il dossier di FocusRisparmio, house organ dell’industria del risparmio gestito, dove vari operatori riconoscevano apertamente i vantaggi degli ETF in termini di diversificazione, liquidità, accesso immediato ai mercati e costi contenuti.
Particolarmente significativo era già allora il commento di Filippo Stefanini, responsabile Multimanager Investments di Eurizon, secondo cui gli ETF passivi permettono di esporsi a specifici segmenti di mercato o asset class con immediatezza e costi contenuti, mentre la loro liquidità li rende strumenti ideali per aggiustamenti rapidi in risposta alle dinamiche di mercato. Un’apertura non banale, se si considera che Eurizon è il colosso dell’asset management controllato da Intesa Sanpaolo.
La svolta delle banche sugli ETF
In sintesi: gli ETF non sono diventati improvvisamente “buoni”. Erano efficienti anche prima. È cambiato l’interesse dell’industria. Quando gli ETF sottraevano margini ai fondi tradizionali, venivano spesso raccontati come strumenti rischiosi o inadatti. Ora che possono essere prodotti in casa, inseriti dentro fondi, polizze e gestioni patrimoniali, e contribuire a trattenere commissioni lungo la filiera, diventano improvvisamente una componente “moderna” e “professionale” del risparmio gestito. Ed è proprio questo passaggio — da minaccia commerciale a mattoncino industriale — che spiega perché anche gruppi come Intesa Sanpaolo, tramite Eurizon, siano entrati con decisione nel mercato degli ETF.
Conviene comprare gli ETF YourIndex di Eurizon/Intesa Sanpaolo?
La risposta breve è: dipende dall’ETF specifico, ma al momento non vediamo vantaggi particolarmente evidenti rispetto ai grandi ETF internazionali già presenti sul mercato.
L’aspetto interessante degli ETF Eurizon/Intesa non è tanto “quanto rendono”, ma il motivo per cui sono nati: sempre più banche vogliono avere ETF proprietari da usare anche dentro fondi, polizze e gestioni patrimoniali, trattenendo così una parte maggiore delle commissioni lungo la filiera.
Questo non significa automaticamente che siano prodotti cattivi o da evitare. Anzi, l’ingresso di Intesa nel mondo ETF è positivo perché aumenta la concorrenza e conferma che strumenti più trasparenti e meno costosi stanno diventando ormai inevitabili anche per il risparmio gestito tradizionale.
Oggi società come iShares, Vanguard, Amundi, Xtrackers o SPDR hanno spesso maggiore storia, masse, liquidità e gamma prodotti rispetto alle società di gestione italiane, compresa Intesa Sanpaolo. Ma nessuno di questi big esteri può contare sulla stessa capillarità distributiva della banca italiana: ed è proprio da qui che gli ETF YourIndex di Eurizon partono già favoriti.
Nel video Perché Intesa Sanpaolo ha creato i suoi ETF, Marco Cini entra molto più nel dettaglio e spiega:
- perché gli ETF Eurizon hanno già raccolto miliardi pur essendo ancora poco conosciuti;
- perché risultano poco scambiati sul mercato;
- quale potrebbe essere il vero obiettivo industriale di questa corsa delle banche verso gli ETF.
Chi vuole capire se questi strumenti sono davvero una svolta per gli investitori o soprattutto una nuova strategia del risparmio gestito, trova nel video l’analisi completa.

