Finanza comportamentale: cos’è e perché è decisiva per investire meglio

La finanza comportamentale aiuta a capire perché emozioni, automatismi mentali e bias cognitivi portano a errori ricorrenti negli investimenti e come evitarli nel tempo

La finanza comportamentale aiuta a spiegare perché anche investitori informati e preparati continuano a commettere errori quando investono. Il problema, molto spesso, non è la mancanza di conoscenze, ma il modo in cui prendiamo decisioni sotto pressione, in presenza di incertezza e rischio.

Capire come funzioniamo è decisivo per investire meglio: la finanza comportamentale mostra in che modo emozioni, automatismi mentali e scorciatoie cognitive influenzano le decisioni economiche, portando a errori che tendono a ripetersi nel tempo.

Quando si parla di investimenti, il nostro cervello non ragiona come un manuale di finanza. La paura di perdere, il desiderio di realizzare i guadagni dopo i rialzi, il rimpianto per le occasioni mancate e la fiducia eccessiva nelle proprie capacità incidono sulle scelte molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Comprendere questi meccanismi è il primo passo per costruire decisioni più consapevoli, gestire meglio il rischio e dare maggiore coerenza alle strategie di investimento nel lungo periodo.

 

Cos’è la finanza comportamentale

 

La finanza comportamentale si concentra sul comportamento degli individui in contesti concreti, spesso caratterizzati da incertezza, rischio e sovraccarico informativo. E’ una disciplina dell’economia comportamentale che integra psicologia cognitiva, economia e neuroscienze per studiare come le persone prendono decisioni economiche e finanziarie nella realtà.

La finanza comportamentale parte dal presupposto che gli investitori non siano sempre razionali e che le loro decisioni economiche siano influenzate da emozioni, percezioni e scorciatoie mentali. Paura, euforia, rimpianto e fiducia eccessiva in sé stessi incidono in modo sistematico sulle scelte di investimento, anche quando le informazioni disponibili sarebbero sufficienti per prendere decisioni più lucide.

A differenza degli approcci tradizionali, la finanza comportamentale non considera gli errori come anomalie, ma come comportamenti ricorrenti e prevedibili. La finanza comportamentale studia infatti i meccanismi psicologici alla base delle scelte finanziarie per spiegare perché gli investitori tendano a ripetere nel tempo gli stessi errori e come sia possibile riconoscerli e gestirli in modo più consapevole.

 

Perché il cervello dell’investitore gioca spesso contro di lui

 

Il cervello umano non è progettato per gestire in modo efficiente incertezza, probabilità e rischio nel lungo periodo, soprattutto quando sono in gioco denaro e aspettative. La psicologia cognitiva mostra come, nelle decisioni economiche, il nostro sistema di valutazione sia fortemente influenzato da emozioni e scorciatoie mentali.

La finanza comportamentale evidenzia che, quando investiamo, tendiamo a reagire più alle emozioni che ai dati oggettivi, dando origine a comportamenti sistematicamente sbagliati. Queste reazioni diventano particolarmente evidenti nelle fasi di elevata volatilità dei mercati, quando paura ed euforia prendono il sopravvento sulla razionalità.

Tra gli errori più comuni studiati dalla finanza comportamentale rientrano:

  • la difficoltà ad accettare una perdita, anche quando sarebbe razionale farlo;
  • la tendenza a vendere troppo presto gli investimenti in guadagno;
  • il bisogno di “fare qualcosa” nei momenti di incertezza, anche quando la scelta migliore sarebbe non intervenire.

 

I principali bias cognitivi negli investimenti

 

La finanza comportamentale studia in modo sistematico le distorsioni che influenzano le decisioni economiche degli individui, definite con il termine bias cognitivi. Si tratta di meccanismi mentali ricorrenti, analizzati dalla psicologia cognitiva, che portano gli investitori a compiere scelte non sempre coerenti con i propri obiettivi.

Nella finanza comportamentale, i bias cognitivi sono considerati errori prevedibili e sistematici che influenzano il modo in cui valutiamo rischio, rendimento e probabilità.

Questi bias comportamentali spiegano perché, anche in presenza di informazioni corrette, molte decisioni di investimento risultino inefficaci nel tempo. Tra i più comuni troviamo:

  • Avversione alle perdite: le perdite vengono percepite come emotivamente più dolorose rispetto ai guadagni equivalenti. Questo porta molti investitori a mantenere in portafoglio strumenti in perdita troppo a lungo, nella speranza di recuperare.
  • Effetto ancoraggio: il prezzo di acquisto diventa un riferimento psicologico che condiziona le decisioni future. Invece di valutare le prospettive di un investimento, ci si concentra su quanto si è guadagnato o perso rispetto al passato.
  • Overconfidence: l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità porta a sottovalutare i rischi e a sovrastimare la qualità delle informazioni possedute. È uno dei principali fattori alla base dell’eccessiva operatività.
  • Bias di conferma: si tende a cercare solo informazioni che confermano le proprie convinzioni iniziali, rendendo difficile riconoscere gli errori e adattare le decisioni a nuovi scenari di mercato.
  • Effetto gregge: seguire il comportamento della maggioranza porta spesso a investire nei momenti sbagliati, amplificando euforia e panico collettivo.

 

Un esempio concreto: il prezzo di carico e il caso Banca Generali

 

Un classico esempio di errore studiato dalla finanza comportamentale riguarda il modo in cui gli investitori si rapportano al cosiddetto prezzo di carico, uno dei bias comportamentali più frequenti nelle decisioni economiche. Prendiamo come riferimento Banca Generali, un titolo molto diffuso nei portafogli dei risparmiatori italiani.

Nel settembre 2022, in una fase di forte debolezza dei mercati, il titolo quotava intorno ai 22,80 euro. Nel dicembre 2024, dopo un lungo recupero, le quotazioni hanno raggiunto area 45,80 euro. Due livelli di prezzo molto diversi, ma riferiti alla stessa azione.

Immaginiamo ora due investitori che oggi possiedono Banca Generali allo stesso prezzo di mercato. Il primo ha acquistato nel 2022, vicino ai minimi; il secondo nel 2024, sui massimi. Dal punto di vista razionale, le azioni sono identiche per entrambi: ciò che conta sono le prospettive future della società, non il prezzo a cui sono state comprate.

Eppure, nella pratica, il prezzo di acquisto diventa un’ancora psicologica che condiziona profondamente le scelte di investimento. Chi è in forte guadagno tende a vendere troppo presto per “mettere al sicuro” il profitto, mentre chi è in perdita fatica a vendere, rimandando la decisione nella speranza di tornare almeno in pari.

L’effetto ancoraggio, uno dei bias centrali analizzati dalla finanza comportamentale e dalla psicologia cognitiva, porta spesso a decisioni di investimento inefficienti e poco coerenti con gli obiettivi di lungo periodo. Si mantengono in portafoglio investimenti poco convincenti solo per evitare una perdita nominale, rinunciando a valutare con lucidità alternative più adatte al proprio profilo e alle reali prospettive di mercato.

 

Finanza comportamentale, errori di investimento e importanza della strategia

 

Uno dei paradossi più studiati dalla finanza comportamentale è che molti investitori ottengono rendimenti inferiori rispetto ai mercati in cui investono. Questo fenomeno non dipende tanto dalla mancanza di informazioni o strumenti adeguati, quanto dal modo in cui vengono prese le decisioni economiche nel tempo.

Entrare sui mercati dopo forti rialzi, uscire nei momenti di ribasso o modificare continuamente la strategia in base alle notizie del momento sono comportamenti ricorrenti. La psicologia delle scelte mostra come decisioni guidate da paura, euforia o bisogno di agire finiscano spesso per penalizzare i risultati, soprattutto nel lungo periodo.

La finanza comportamentale evidenzia come il tentativo di prevedere costantemente l’andamento dei mercati esponga l’investitore a reazioni impulsive e incoerenti. Secondo la finanza comportamentale, prevedere i mercati è meno importante che mantenere disciplina e controllo del proprio comportamento nelle diverse fasi di mercato.

Avere una strategia definita in anticipo, con regole chiare di ingresso, uscita e gestione del rischio, aiuta a ridurre l’impatto delle emozioni e a dare continuità alle decisioni di investimento. In questo senso, la strategia non serve a eliminare il rischio, ma a gestirlo in modo più consapevole, evitando cambi di rotta continui e scelte dettate dall’emotività.

 

La ricerca Dalbar: perché gli investitori ottengono spesso risultati peggiori del mercato

 

Le distorsioni analizzate dalla finanza comportamentale non sono solo teorie astratte, ma trovano conferma anche in numerose ricerche empiriche. Tra le più citate c’è quella condotta da Dalbar, istituto di ricerca statunitense che da anni analizza il comportamento degli investitori attraverso i flussi di ingresso e uscita dai mercati.

Osservando i rendimenti effettivamente ottenuti dagli investitori nel tempo, la ricerca mostra come questi siano sistematicamente inferiori rispetto ai risultati dei mercati di riferimento. Non perché gli strumenti finanziari siano sbagliati, ma per il modo in cui vengono utilizzati e per le decisioni economiche prese nelle diverse fasi di mercato.

Nel 2024, secondo l’ultimo rapporto Quantitative Analysis of Investor Behavior (QAIB) pubblicato da DALBAR, l’investitore azionario medio ha ottenuto un rendimento del 16,54%, ben al di sotto del 25,02% registrato dall’indice S&P 500 nello stesso anno. Il divario, pari a 848 punti base, rappresenta il secondo peggior scostamento di performance degli ultimi dieci anni, a conferma di quanto il comportamento degli investitori continui a penalizzare i risultati effettivi.

Entrare dopo forti rialzi, uscire nei momenti di ribasso o modificare continuamente strategia sotto la spinta delle emozioni sono comportamenti ricorrenti. La psicologia delle scelte evidenzia come paura, euforia e bisogno di agire portino a tempistiche sbagliate e a una gestione inefficiente degli investimenti.

La ricerca Dalbar conferma una delle tesi centrali della finanza comportamentale: senza disciplina negli investimenti, il comportamento dell’investitore tende a peggiorare i risultati rispetto a un approccio coerente e di lungo periodo.

Il messaggio che emerge è chiaro e coerente con quanto osservato dagli studi di finanza comportamentale: il principale ostacolo ai buoni risultati non è il mercato in sé, ma il comportamento umano. È proprio su questo punto che entrano in gioco i bias comportamentali e la difficoltà di mantenere una strategia nel tempo.

 

Il contributo della psicologia cognitiva: la lezione di Paolo Legrenzi

 

Le evidenze empiriche della finanza comportamentale trovano una spiegazione solida nei contributi della psicologia cognitiva applicata alle decisioni economiche. In Italia, uno dei riferimenti più autorevoli su questi temi è il professor Paolo Legrenzi, studioso da anni impegnato nell’analisi dei meccanismi mentali che guidano le scelte in condizioni di incertezza.

Secondo Legrenzi, il problema di fondo è che la mente umana non è progettata per ragionare in termini di probabilità, rischio e orizzonti temporali lunghi. Emozioni come paura, rimpianto ed euforia influenzano le decisioni molto più di quanto l’investitore sia disposto a riconoscere, soprattutto quando sono in gioco i propri risparmi.

Questo approccio è coerente con quanto emerso anche dagli studi di Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia, che hanno mostrato come nelle decisioni economiche il comportamento umano si discosti sistematicamente dalla razionalità teorica. La psicologia delle scelte evidenzia infatti una serie di automatismi mentali che portano a valutazioni distorte degli eventi e delle informazioni disponibili.

La finanza comportamentale mostra che investire bene non dipende solo dalle competenze tecniche, ma dalla capacità di gestire il proprio comportamento nel tempo.

In questo senso, imparare a investire non è paragonabile all’apprendimento di una competenza puramente tecnica. Senza regole, disciplina e un metodo strutturato, anche investitori informati possono cadere ripetutamente negli stessi errori studiati dalla finanza comportamentale, faticando a mantenere decisioni coerenti nel lungo periodo.

 

Finanza comportamentale e disciplina nelle decisioni di investimento

 

Quando le decisioni finanziarie diventano più complesse, aumentano anche le occasioni in cui emozioni e automatismi mentali possono prendere il sopravvento. La finanza comportamentale mostra come, in assenza di regole chiare, sia facile reagire in modo impulsivo, soprattutto nelle fasi di mercato più incerte o volatili.

Gestire correttamente il rischio non significa prevedere cosa faranno i mercati, ma saper mantenere coerenza nelle proprie decisioni economiche nel tempo. È qui che entrano in gioco disciplina, metodo e capacità di rispettare una strategia anche quando le emozioni spingerebbero a fare il contrario.

La finanza comportamentale insegna che il vero vantaggio dell’investitore non sta nell’intuizione, ma nella capacità di controllare il proprio comportamento.

Un supporto esterno e competente può aiutare proprio in questo: riportare le scelte su un piano razionale, ridurre l’impatto di paura ed euforia e mantenere una visione di lungo periodo. Non per eliminare il rischio, che fa parte dell’investimento, ma per evitare che siano le emozioni a guidare le decisioni nei momenti più delicati.

Conoscere i meccanismi della finanza comportamentale non significa diventare immuni dagli errori, ma imparare a riconoscerli prima che si trasformino in scelte dannose. È un percorso di consapevolezza che riguarda prima di tutto il rapporto con se stessi e con il proprio modo di prendere decisioni finanziarie.

Investire meglio significa anche imparare a gestire i propri limiti cognitivi.

Se riconosci in questi meccanismi alcune dinamiche che ti sono familiari, un confronto gratuito con un consulente finanziario autonomo di SoldiExpert SCF può aiutarti a valutare le tue scelte con maggiore lucidità, metodo e indipendenza.

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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