INVESTIRE NEI FONDI FLESSIBILI? UN PO’ COME GIOCARE A TESTA O CROCE

Da +50% a -47,3% in cinque anni. Ecco quanto hanno reso il migliore e peggiore fondo flessibile nell’ultimo quinquennio. Orientarsi in questi prodotti è talmente difficile che Plus, il settimanale de Il Sole 24 ore uscito sabato 21 settembre, parla di “mare magnum”: una grande e disordinata massa o quantità di fondi, tale da configurare una situazione di caos e di confusione.

Perché l’Associazione delle Società di Gestione (Assogestioni) etichetta come fondi flessibili prodotti di tutti i tipi. Così c’è quello che ha raddoppiato di valore e quello invece che non solo in cinque anni ha dimezzato il capitale dei propri clienti, ma ha anche caricato commissioni di performance. Una vera magia del meccanismo di calcolo delle commissioni di gestione “variabili” che in alcune società premia il gestore a prescindere dai risultati. Plus rivela addirittura una classifica in cui fondi flessibili di una stessa società di gestione sono presenti sia tra i migliori (due fondi con guadagni del 40% e del 37%) sia tra i peggiori prodotti (ben cinque fondi con perdite rispettivamente del -19%, -22%, -33%, -46%).

 

 

Ma se le performance sono così a macchia di leopardo, vale la pena investire in questi prodotti? E’ quello che si chiede Salvatore Gaziano, Direttore Investimenti di SoldiExpert SCF, intervistato da Andrea Gennai su Plus «Dal 2010 – spiega Gaziano – monitoriamo questo universo molto composito e ne avevamo previsto molti difetti. Il problema della maggior parte di questi fondi è che hanno commissioni troppo elevate e strategie di investimento che alla prova dei mercati deludono. Se guardiamo l’andamento dei fondi a ritorno assoluto a media volatilità dal 2015 a oggi scopriamo che questi fondi hanno ottenuto mediamente un rendimento del 5,4% annuo con una volatilità annualizzata del 4,5% mentre un paniere passivo con ribilanciamento annuale composto per esempio da Etf con peso 40% azioni mondiali Msci World, peso 40% obbligazioni internazionali, peso 15% obbligazioni europee e peso 5% sull’oro avrebbe ottenuto un rendimento quasi del 7,95% annuo con una volatilità del 6%».

Negli ultimi 5 anni un portafoglio passivo con ribilanciamento annuale avrebbero reso oltre il 40%: molto di più della media dei fondi flessibili. Certo questo portafoglio è composto da ETF con costi medi annui dello 0,3%, mentre i fondi flessibili mediamente costano più del 2% all’anno e caricano anche antipatiche commissioni di performance quando i risultati sono negativi. Secondo voi in banca quale dei due prodotti vi consigliano? Il paniere passivo che vi costa poco o il fondo flessibile che costa tanto e che fa guadagnare di più chi ve lo colloca?

 

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