PERCHE’ LE LOBBY VOGLIONO BLOCCARE LO SVILUPPO DELLA CONSULENZA FINANZIARIA INDIPENDENTE

Cosa succederà con il recepimento della normativa Mifid2 dal 3 gennaio 2018, quella direttiva europea che prometteva più trasparenza, tutela del risparmio e competitività?

Il risparmiatore italiano riceverà veramente finalmente una consulenza meno costosa, più indipendente e con maggior valor aggiunto?

Come si evolverà la consulenza finanziaria indipendente e decollerà anche in Italia su larga scala la professione del consulente finanziario indipendente?

Per le banche e le società del risparmio gestito la Mifid2 sarà, come si diceva fino a qualche tempo fa nei dotti convegni del settore, una “rasoiata” sui conti e sul modello di business tradizionale?

Il fintech, il roboadvisory, la crescita impetuosa del digitale e della Rete come il boom degli ETF come lo sbarco previsto anche in Italia di colossi come Vanguard cambieranno veramente lo stato dell’arte del settore in Italia?

Probabilmente non succederà nulla di tutto questo.

 

BANCHE E RETI DI VENDITA: TOGLIETECI TUTTO MA NON LE COMMISSIONI

E il testo che il governo si appresta ad approvare in via definitiva sul recepimento della direttiva Mifid2 entro il 3 agosto grazie al prodigarsi delle lobby bancarie dovrebbe essere un capolavoro nel genere. “Cambiare tutto perché tutto resti come prima” come spiega ne “Il Gattopardo” il giovane nipote Tancredi al Principe di Salina.

In effetti sulla carta la Mifid2 potrebbe andare a rompere le uova nel paniere perché dovrebbe significare per tutte le società del settore e per le banche (e in particolare per quelle che distribuiscono soprattutto prodotti della casa) maggiori difficoltà nel fare profitti, poiché al sottoscrittore dovrà essere resa pienamente trasparente la struttura dei costi dei fondi consigliata e a essere pignoli occorrerà anche saper giustificare perché si consiglia proprio il fondo della casa e non un altro se quello suggerito è una “fetecchia”.

O almeno questo sarebbe lo spirito originario della direttiva europea. Maggiore tutela del risparmiatore e maggiore trasparenza. Ma in Italia c’è un luogo eccezionale per trasformare persino il piombo in oro e viceversa: il Parlamento.

La consulenza finanziaria indipendente “pura” viene pesantemente azzoppata grazie alla forza delle lobby bancarie e alla solita logica ottimamente espressa nell’editoriale di martedì 11 luglio dal duo di economisti Alesina/Giavazzi sul Corriere della Sera sul perché in Italia non decollano mai veramente le liberalizzazioni e semplificazioni e la tutela dei consumatori: “..perché qualcuno perderebbe la propria rendita di monopolio, accumulata da decenni e protetta da varie associazioni la cui ragione d’essere è bloccare il cambiamento. Come? Facendo pressione sui politici mediante finanziamenti più o meno leciti, tramite scioperi selvaggi, blocchi degli aeroporti e disinformazione all’opinione pubblica tipo: i voli low cost sono pericolosi, per vendere una aspirina ci vuole una laurea in farmacia, senza i notai sarebbe impossibile tenere aggiornato il catasto”.

Per i parlamentari italiani come per i vecchi e nuovi vigilantes si rischierebbe addirittura un “Far West” a consentire in Italia la consulenza finanziaria indipendente salvo che questa venga erogata dalle stesse banche. Se l’oste consiglia il proprio vino in Italia è sempre la soluzione migliore. E pazienza se ogni tanto rifila vino adulterato o al metanolo come è accaduto con i vinelli popolari veneti sotto l’occhio attento dei regolatori italiani o applica costi di ricarico abnormi.

 

CONSULENTI AUTONOMI? MURATI IN UFFICIO

Secondo le commissioni Finanze di Camera e Senato nel testo scodellato per il governo la consulenza finanziaria “fuori sede” per gli indipendenti e magari pure la vendita a distanza vanno vietate (Internet no, sull’utilizzo di piccioni viaggiatori forse se ne potrà discutere dal 2021); il consulente finanziario indipendente deve restare in sede magari col braccialetto elettronico collegato all’OCF e pure video controllato. E naturalmente questo non vale se si vende consulenza indipendente per conto di banche e reti e si ha allora il “doppio banchetto” e si può decidere di offrire la consulenza a parcella o quella a provvigioni.
Un geniale espediente normativo che serve soprattutto a evitare alla reti e alle banche che qualche promotore finanziario con portafoglio ed esperienza decida di dimettersi per mettersi in proprio e offrire alla propria clientela solo consulenza finanziaria indipendente non facendo così arrivare più un cent di provvigioni alla propria upline, credendo veramente a questa bischerata della consulenza priva di conflitti di interesse.

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” non è solo il motto finale della Fattoria degli Animali di George Orwell.

Secondo la ricerca Global Fund Experience Report fatta ogni anno da Morningstar l’Italia è fra i posti peggiori a livello planetario (ma siamo un po’ meglio della Cina) quanto a tutela dell’investitore, trasparenza, commissioni, tassazione e distribuzione.

Nell’ultima ricerca dell’ufficio studi di Mediobanca (mica cotiche) di inizio giugno 2017 sul risparmio gestito è emerso una media di costi del 3% sugli asset gestiti (Aum) che arriva a oltre il 3,6% se si tiene conto anche delle commissioni di performance. E’ questa l’incidenza dei costi su gran parte dei prodotti venduti dalle grandi reti di consulenza e di gestione del risparmio quotate in borsa: Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco.

Il sistema all’italiana è quello che consente più di spremere i clienti con costi e commissioni e nessuno ci deve togliere questo primato.

Le “commissioni di retrocessione” all’estero poi sono in molti Paesi vietate e la Mifid2 è stata così interpretata, vietando gli “incentivi”. In Italia invece sono uno dei modi più facili in cui le Banche rimpinguano i loro bilanci. E guai a chi le tocca.

Inutile girarci intorno: il vero paradiso (e pure fiscale per alcune società di gestione “esterovestite”) per chi vende fondi e risparmio gestito è l’Italia. Andiamone orgogliosi e non parliamo solo male del Belpaese e difendiamo questo primato.

Il banchiere ha sempre ragione. Eja eja alalà.

 

Clicca sull’immagine sotto per vedere l’intervento di Salvatore Gaziano a LeFonti Tv in cui ha approfondito con Giuseppe Di Vittorio l’argomento Mifid e consulenza finanziaria indipendente alla luce delle recenti evoluzioni della normativa sul settore.

Articolo a cura di

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento

Fra “la Borsa e la Vita” ha scelto tutte e due