L’ABC DI CHI PENSA A UNA PENSIONE DI SCORTA E VALUTA FONDI PENSIONE APERTI, PIP, GESTIONI SEPARATE, POLIZZE E ALTRE DIAVOLERIE FINANZIARIE

Aggiornamento al 21 giugno 2018

Un articolo pubblicato questa settimana su Affari & Finanza (Repubblica) riporta d’attualità il tema dei Piani Individuali Pensionistici (PIP) proposti dalle Compagnie Assicurative. Nell’articolo “Lo strano caso dei PIP” l’inserto del lunedì di Repubblica rileva che nonostante questi prodotti siano più cari delle forme pensionistiche alternative, vanno a ruba.

I PIP costano il 2,2 per cento medio annuo contro l’1,3 annuo dei fondi aperti e lo 0,4 dei negoziali. Tra il 2008 e il 2017 i Pip hanno reso il 2,8 per cento (ramo I) e il 2,2 per cento (ramo II) contro il 3,3 medio annuo dei fondi negoziali e il 3 dei fondi aperti.

Se costano di più e rendono meno perchè le persone li sottoscrivono? E’ una domanda da girare agli economisti e agli psicologi secondo l’autore dell’articolo.

 

 

E allora come costruirsi una pensione di scorta? In questo articolo di alcuni anni fa sempre attuale spiegavamo come valutare i prodotti assicurativi-previdenziali e le domande corrette da fare prima di mettere la firma sulla linea tratteggiata

Istruzioni essenziali per sopravvivere nella giungla del settore finanziario/assicurativo. 

Alcuni risparmiatori credono solo a chi racconta loro quello che vogliono sentirsi dire o sono trattati purtroppo come tontoloni con l’anello al naso. Così c’è chi sceglie un prodotto finanziario ammazza tasse non analizzando i costi e i rendimenti del prodotto salvafisco e c’è chi crede di aver sottoscritto un prodotto che rende il 3% all’anno “sicuro e senza rischi”. Il mondo è pieno purtroppo di venditori di prodotti finanziari che non la raccontano giusta. Ma anche di tanti risparmiatori che non amano andare a fondo di quello che comprano.

Sempre più spesso ci capita, valutando situazioni finanziarie di risparmiatori che ci chiedono un parere tramite un check up gratuito (vedi qui) o tramite domande dirette, di dover fornire un nostro giudizio riguardo prodotti assicurativi di tipo “pensionistico” già sottoscritti o che valutano di sottoscrivere e di cui chiedono una seconda opinione.

Spesso il motivo è associato non solo alla necessità di pensare al futuro ma anche all’idea di approfittare della deducibilità offerta da questo tipo di investimenti poiché l’attuale normativa prevede, fino all’importo massimo complessivo di 5164,57 all’anno, la possibilità di deduzione di questi contributi (sia se versati direttamente che dal proprio datore di lavoro).

Un risparmio fiscale che può diventare tanto più significativo (anche oltre 2.000 euro all’anno) tanto più è elevato il reddito complessivo lordo annuo.

Basta questo motivo per sottoscrivere qualsiasi prodotto di previdenza complementare?

Evidentemente no perché per fare un “dispetto” al fisco si rischia di fare un dispetto ancora più grande a se stessi…

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