Pensione integrativa, come sceglierla? Guarda il nostro video

Qual è la pensione integrativa migliore da ottenere? Quella che rende davvero quello che promette e che al momento di andare in pensione non riserva sorprese. Leggi l’articolo e guarda il video di Marco Cini per fare le scelte giuste

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Pur desiderando ottenere una pensione integrativa, gli italiani non vanno matti per la previdenza complementare. Su 60 milioni, di cui 23 milioni occupati, sono infatti meno di 9 milioni coloro che nel nostro Paese ripongono la loro fiducia in una delle forme esistenti di integrazione pensionistica.

Non è facile dire se sia una questione di abitudine, di sfiducia o di scarsa conoscenza verso questo tipo di strumento. Fatto sta che le riforme delle pensioni che si sono susseguite in questi anni non hanno spinto in massa dipendenti e lavoratori autonomi a ricercare un paracadute per la vecchiaia nella pensione integrativa.

Con la riforma del 2007 fondi chiusi o negoziali, fondi aperti e PIP (polizze assicurative sulla vita a fini previdenziali) sono stati equiparati. I lavoratori possono quindi scegliere liberamente a quale forma aderire. Ma forse il problema è proprio questo, capire quale delle varie opzioni fanno per noi.

Se vuoi saperne di più sul tema “pensione integrativa, come sceglierla?”, guarda il nostro video, in cui Marco Cini , consulente finanziario autonomo nel team di SoldiExpert SCF, spiega con chiarezza gli errori da evitare e i “trucchi” per non farsi prendere in giro.

Ma prima leggi questo articolo fino in fondo per capire i concetti chiave della previdenza complementare.

 

 

Previdenza complementare, un vero labirinto

 

Come ogni tipo di investimento, anche la scelta di una forma di previdenza complementare presuppone la necessità di informarsi e confrontare le opzioni per evitare problemi. Tuttavia, in questo settore forse più che in altri, non è facile districarsi, visto che non è sufficiente basarsi su un ipotetico rendimento senza prendere in considerazione gli aspetti fiscali, la deducibilità, l’inflazione, il “rischio longevità” e così via. Previdenza complementare, un vero labirinto, quindi. Materia da consulenti finanziari indipendenti.

 

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Per rispondere alla domanda previdenza complementare cos’è? Possiamo dire che è un modo per integrare (o costruirsi da zero) una pensione integrativa rispetto a quella che si avrà versando i contributi da lavoro obbligatori per legge. Si tratta infatti di contributi volontari, un vero e proprio investimento, che in tempi lunghi potrà garantire un’entrata aggiuntiva.

Per ottenerla, per lavoratori dipendenti e autonomi, le opzioni sono fondamentalmente tre: fondi negoziali, fondi aperti e PIP. Le definizioni precise le trovate alla fine dell’articolo, per ora vi basti sapere che, con l’aria che tira, la previdenza complementare è ormai una necessità.

 

pensione integrativa, Chi sceglie i fondi pensione privati

 

Malgrado la riluttanza dei nostri concittadini e la difficoltà nel comprendere il funzionamento dei fondi pensione privati, il numero dei sottoscrittori di fondi pensionistici cresce. Poco alla volta, ma cresce. Secondo i dati diffusi dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), infatti, alla fine del 2021 le posizioni esistenti nelle varie forme di previdenza complementare erano 9,745 milioni. “A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme – spiega però la COVIP – corrisponde un totale degli iscritti pari a circa 8,8 milioni di individui”. Il numero di chi sceglie i fondi pensione privati è quindi cresciuto di 403.000 unità (+4,3%) rispetto alla fine del 2020. Di queste posizioni aperte, poco più di 7 milioni facevano capo a lavoratori dipendenti.

Si potrebbe pensare che la crescita complessiva di chi cerca una pensione integrativa sia trascinata prevalentemente dalle sottoscrizioni “automatiche”, cioè per esempio dalle adesioni dei dipendenti neoassunti. Ma questo non è del tutto vero. Questo tipo di sottoscrizioni, infatti, avviene solo per i fondi pensione negoziali, cioè appunto per i fondi riservati a determinate categorie di lavoratori, che rappresentano circa 3,5 milioni di posizioni, cresciute di 196.000 posizioni (+6% rispetto al 2020).

L’aumento maggiore, invece, è rappresentato dalle forme previdenziali di mercato, cioè PIP (fondi pensione assicurativi) di nuova apertura e fondi pensione aperti (a cui può accedere chiunque), che insieme rappresentano circa 5.350.000 posizioni: 3,6 milioni di PIP nuovi (+2,9%) e 1.735.000 di fondi aperti (+6,6%), con un incremento di 211.000 unità rispetto al 2020.

Non si può dire che fondi pensione privati non riscontrino interesse.

 

 

pensione integrativa e Fondi pensione: quale scegliere quindi?

 

Ciò che stupisce chi si occupa di consulenza finanziaria indipendente è il grande peso dei fondi pensione assicurativi o PIP sul totale. Circa il 32% di chi cerca una soluzione di previdenza complementare sceglie questa strada, probabilmente dopo aver chiesto proprio a un assicuratore: fondi pensione: quale scegliere?

Lo stupore di questa scelta nasce dal fatto che spesso, dati alla mano, sul lungo periodo rendono meno, soprattutto a causa dei costi di gestione.

Un elemento spesso trascurato ma ben spiegato nel video di Marco Cini di SoldiExpert SCF (che assiste i risparmiatori proprio nel valutare le migliori scelte previdenziali), che illustra chiaramente anche i motivi per cui in tanti decidono di seguire questa via per costruirsi una pensione integrativa.

 

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Muoversi nella giungla delle varie opzioni possibili e dei differenti fondi pensione complementari, infatti, non è per nulla facile. Perché per un normale utente – pur in possesso di cognizioni finanziarie di base – considerare il mix di variabili in gioco (rendimenti, costi di gestione, impatto fiscale, durata della vita, obiettivi, profilo di rischio e così via) può diventare un lavoro a tempo pieno. Fondi pensione: quale scegliere quindi?

Senza contare che in questo frullatore bisogna inserire il fatto di essere lavoratore dipendente (e con quale tipo di contratto) o autonomo, e che non si devono trascurare le alternative: investire in fondi d’investimento o ETF, per esempio? Roba da far girare la testa. Roba da lasciare ai consulenti indipendenti, appunto, tra i pochi in gradi di rispondere alla domanda ‘fondi pensione, quale scegliere’ senza conflitti d’interesse.

 

 

Cosa sono i fondi pensione aperti e chiusi

 

Prima di seguire il video di Marco Cini può essere quindi utile un breve ripasso sulle tre principali forme di previdenza complementare, per cosa sono i fondi pensione aperti e chiusi e i PIP, strumenti fondamentali della previdenza complementare per la costruzione di una pensione integrativa. Vediamoli in dettaglio.

Fondi pensione negoziali (“chiusi”)

Sono forme pensionistiche complementari di natura contrattuale; sono enti giuridicamente autonomi, distinti dai soggetti promotori (lavoratori e datori di lavoro). Per il settore dei liberi professionisti possono essere promossi dalle casse professionali. Possono essere istituiti in base a contratti collettivi, anche aziendali, o da accordi promossi da sindacati o associazioni di categoria.

Sono destinati a:

  • dipendenti del settore privato della stessa categoria contrattuale, della stessa impresa o gruppo di imprese o territorio;
  • liberi professionisti e lavoratori autonomi;
  • dipendenti pubblici;
  • soci lavoratori di cooperative.

Fondi pensione aperti

Può aderirvi chiunque intenda formarsi una pensione integrativa. Sono fondi pensione privati e possono essere promossi da banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR), società di intermediazione mobiliare (SIM).

Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP)

Sono forme pensionistiche complementari istituite da assicurazioni, cioè fondi pensione assicurativi a cui può aderire chiunque individualmente. Sono fondi pensione privati e sono di due tipi: con contratti di assicurazione sulla vita di Ramo I e di Ramo III.

  • I contratti di assicurazione sulla vita di Ramo I prevedono che la rivalutazione della posizione individuale sia collegata a gestioni interne separate;
  • i contratti di assicurazione sulla vita di Ramo III, prevedono invece che la rivalutazione della posizione individuale sia collegata al valore delle quote di fondi interni detenuti dall’impresa di assicurazione oppure al valore delle quote di fondi d’investimento o Sicav.

Possono esservi anche contratti a forme miste, nelle quali la rivalutazione della posizione individuale sia collegata ad entrambi i tipi di contratti di assicurazione.

Per approfondire:

Fondo pensione: investire oggi sul domani

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