Investment certificates: 20 rischi da conoscere prima di investire

Gli investment certificates sono sempre più diffusi nei portafogli italiani, ma incorporano rischi, costi e condizioni spesso poco compresi. Analisi critica dei dati 2025 e degli aspetti da valutare prima di investire

Prima di acquistare investment certificates, o certificati di investimento, è fondamentale capire quali rischi si stanno assumendo davvero: questi strumenti vengono spesso presentati come soluzioni capaci di offrire rendimento, protezione del capitale e cedole periodiche anche in scenari di mercato complessi.

Proprio questa combinazione li rende apparentemente interessanti per molti risparmiatori, ma dietro una promessa semplice da raccontare può nascondersi una struttura finanziaria molto più difficile da comprendere.

 

Certificati: i dati 2025 e l’allarme della Banca d’Italia

 

Gli investment certificates non eliminano il rischio, ma lo trasformano e lo impacchettano in formule spesso complesse, che l’investitore deve saper leggere prima della sottoscrizione.

Nel 2026 i certificati continuano a essere molto presenti nei portafogli degli investitori italiani. I numeri confermano questa diffusione. Secondo ACEPI, nel 2025 gli emittenti associati hanno collocato sul mercato primario italiano 31,8 miliardi di euro di certificati, il miglior risultato annuale di sempre, con 2.185 emissioni. Anche Banca d’Italia segnala la rilevanza del fenomeno nei portafogli delle famiglie: a fine 2025 i certificates detenuti dalle famiglie italiane erano arrivati a 59 miliardi di euro, risultando la tipologia di titolo complesso più diffusa tra quelle presenti nei loro portafogli.

Numeri importanti, quindi, che spiegano perché parlare di certificati non significhi occuparsi di una nicchia, ma di strumenti ormai molto presenti nelle proposte di investimento rivolte ai risparmiatori italiani.
La stessa Banca d’Italia, nel Rapporto sulla Stabilità finanziaria tuttavia, sottolinea che si tratta di strumenti di complessa valutazione, capaci di esporre i detentori a perdite consistenti in scenari avversi. Non a caso, sul portale di educazione finanziaria dell’Istituto viene ricordato che solo investitori sofisticati dovrebbero considerarne l’acquisto, dopo aver compreso profilo rischio-rendimento e struttura dei costi.

 

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Per questo motivo, prima di inserirli in portafoglio, è fondamentale capire come funzionano davvero, quali costi possono incorporare, quali rischi trasferiscono sull’investitore e in quali casi possono diventare strumenti poco efficienti o difficili da liquidare.

 

Rendimenti promessi e rischi poco percepiti nei certificati di investimento

 

Gli investment certificates sono strumenti che possono assumere forme molto diverse tra loro: certificati a capitale protetto, prodotti con cedole condizionate, Cash Collect, certificati con barriera, autocallable o strutture più complesse legate all’andamento di uno o più sottostanti. Proprio per questa varietà, prima di inserirli in portafoglio è necessario capire non solo quale rendimento viene promesso, ma anche quali condizioni devono verificarsi perché quel rendimento venga davvero riconosciuto. Nei Certificati Express il rischio non è percepito: le perdite potenziali sono molto superiori ai potenziali utili ma i risparmiatori non se ne accorgono.

Secondo i consulenti finanziari indipendenti di SoldiExpert SCF, questi strumenti dovrebbero essere valutati con molta cautela dalla maggior parte dei risparmiatori, perché dietro cedole apparentemente interessanti o formule di protezione del capitale possono nascondersi meccanismi difficili da comprendere, costi incorporati, rischio emittente, rischio di liquidità e scenari di perdita non sempre percepiti con chiarezza al momento della sottoscrizione.

 

Investment certificates: 20 aspetti critici da valutare con attenzione

 

I 20 punti che seguono servono proprio a questo: mettere in fila gli aspetti essenziali da conoscere prima di acquistare investment certificates, senza demonizzarli in modo generico ma senza nemmeno considerarli strumenti semplici o automaticamente adatti a ogni portafoglio.

Prima di acquistare investment certificates è fondamentale capire cosa può accadere nei diversi scenari di mercato e quali rischi restano effettivamente a carico dell’investitore.

 

Struttura e funzionamento dei certificati

 

1. Gli investment certificates non sono semplici strumenti di investimento lineari. Sono prodotti strutturati e relativamente complessi, costruiti combinando più componenti, spesso legate all’andamento di uno o più sottostanti e a specifiche condizioni di mercato.

2. Prima di acquistare un certificato non basta guardare la cedola o il rendimento potenziale, perché investire in certificati significa capire prima di tutto cosa accade nei diversi scenari possibili. I meccanismi di calcolo degli investment certificates richiedono di valutare se il sottostante sale, scende, resta laterale, supera una barriera o non raggiunge determinate condizioni previste dal prodotto.

3. Quando acquisti un certificato, non ti esponi solo al sottostante, ma anche alla solidità della banca o dell’istituzione finanziaria che lo ha emesso. Gli investment certificates sono soggetti al rischio di credito dell’emittente e, in caso di evento di credito, sono generalmente equiparati a obbligazioni senior non garantite e non privilegiate. Il capitale, quindi, non è separato come accade invece per fondi ed ETF.

4. Anche quando esiste un mercato secondario, vendere un certificato prima della scadenza può non essere semplice o conveniente. Gli investment certificates possono non essere facilmente liquidabili prima della scadenza, soprattutto se lo spread tra prezzo denaro e prezzo lettera diventa ampio o se le condizioni di mercato peggiorano.

5. I prodotti strutturati, tra cui rientrano molti certificates, combinano un investimento finanziario tradizionale con una o più componenti derivate. Questa combinazione dà vita a un prodotto con caratteristiche specifiche, come cedole condizionate, protezione totale o parziale del capitale, barriere, autocallability o partecipazione alla performance di uno o più sottostanti.

6. Gli investment certificates hanno una durata definita, ma possono prevedere meccanismi di rimborso anticipato automatico legati all’andamento del sottostante. Questo significa che il prodotto può chiudersi prima della scadenza se, in determinate date di osservazione, si verificano le condizioni previste dal regolamento.

7. Le prestazioni degli investment certificates sono determinate da formule matematiche che collegano rendimento, protezione e andamento del sottostante. Cedole periodiche, premi finali o rimborsi anticipati non dipendono quindi da una promessa generica, ma dal verificarsi di scenari precisi indicati nel KID e nella documentazione del prodotto.

8. Alcuni certificates prevedono sistemi di rimborso anticipato, come accade negli Express Certificate o in molte strutture autocallable. In questi casi, il rimborso può avvenire prima della scadenza solo se il sottostante rispetta determinate condizioni, per esempio restando sopra un livello prefissato in una data di rilevazione.

 

Barriere, protezione del capitale e scenari di perdita

 

9. Alla scadenza, il rimborso del capitale dipende spesso dalla tenuta di una barriera o da altre condizioni fissate all’emissione. L’investitore può ricevere l’intero capitale solo se lo scenario previsto dal certificato si realizza o se il sottostante non scende oltre il livello di protezione stabilito.

10. Se le condizioni di protezione non vengono rispettate, l’investitore può subire una perdita anche significativa, legata alla performance negativa del sottostante. Per questo motivo formule come “protezione del capitale” o “barriera al 60%” non vanno lette come garanzie assolute, ma come condizioni tecniche da verificare con attenzione.

11. I prodotti strutturati possono prevedere forme di protezione parziale o totale del capitale, ma questa protezione ha sempre un costo implicito. Maggiore è la protezione offerta dall’investment certificate, minore tende a essere il rendimento potenziale riconosciuto all’investitore. Anche in questo caso, quindi, non esiste un rendimento aggiuntivo “gratuito”: il profilo rischio/rendimento viene semplicemente rimodulato.

12. Quando il sottostante è un’azione o un indice azionario, bisogna considerare anche il tema dei dividendi. Gli investment certificates normalmente non danno diritto ai dividendi distribuiti dai titoli o dagli indici sottostanti, e questa rinuncia contribuisce a finanziare la struttura del prodotto, insieme ai costi di strutturazione e collocamento.

Questo aspetto è particolarmente importante nei certificati che puntano sulla distribuzione di cedole, come i certificati Cash Collect, dove il flusso periodico va sempre valutato insieme a costi, barriere e condizioni di rimborso. In alcuni casi, i costi complessivi incorporati nel certificato possono arrivare a pesare diversi punti percentuali sul capitale investito.

13. Anche nei certificati presentati come “a capitale protetto” o “a capitale garantito” bisogna distinguere due aspetti diversi: la protezione prevista dalla struttura del prodotto e la solidità dell’emittente. La protezione del capitale dipende dalle condizioni del singolo certificato, ma resta sempre anche il rischio legato alla banca che lo ha emesso. Se l’emittente dovesse trovarsi in difficoltà, il prezzo del certificato incorporerebbe inevitabilmente anche questo rischio.

 

Liquidità, costi impliciti e rendimento reale

 

14. Il rischio di liquidità è un altro elemento da valutare con attenzione nei prodotti strutturati come gli investment certificates. Anche quando esiste un mercato secondario, non è detto che vendere prima della scadenza sia semplice o conveniente.

Se un certificato è poco liquido, il prezzo ottenibile in vendita può essere inferiore al valore teorico e lo spread tra acquisto e vendita può diventare rilevante, soprattutto su importi elevati o in fasi di mercato difficili.

15. Un investment certificate non è un prodotto finanziario magico o miracoloso. Può modificare il modo in cui rischio e rendimento vengono distribuiti nel tempo, ma non può creare rendimento senza assumere rischi. Il risultato finale dipende dall’andamento del sottostante, dalle condizioni previste dalla formula del prodotto e dagli scenari che si verificano durante la vita del certificato.

16. I prodotti strutturati non creano rendimento dal nulla: modificano il profilo di rischio e rendimento per adattarlo a specifiche aspettative di mercato. In nessun caso gli investment certificates aumentano il rendimento atteso di una classe di attività senza introdurre rischi aggiuntivi.

Questo vale ancora di più per le strutture più aggressive, come i certificati a leva, dove l’amplificazione dei movimenti del sottostante può tradursi anche in perdite molto rapide.

17. Quando vengono presentati prodotti strutturati, i costi non sono sempre immediatamente percepibili dall’investitore. I costi degli investment certificates possono essere incorporati nella struttura del prodotto e incidere su rendimento atteso, durata, protezione del capitale e condizioni di rimborso.

Per questo motivo non basta guardare la cedola promessa: bisogna capire quanto quella cedola è “pagata” attraverso rinunce, vincoli o rischi assunti.

18. Il peso delle commissioni può incidere già dal momento del collocamento. Quando un certificato passa dal mercato primario al mercato secondario, il suo prezzo può risultare inferiore al prezzo di emissione anche per effetto dei costi incorporati nella struttura.

Acquistare un certificato sul mercato secondario può essere più efficiente rispetto al collocamento, ma solo se si conoscono bene funzionamento, condizioni e rischi del prodotto. Per questo è sempre importante leggere con attenzione il KID e non acquistare strumenti che non si comprendono davvero.

19. Le commissioni non sono sempre visibili come voce separata, perché possono essere una componente implicita del rendimento proposto. Quando un prodotto strutturato viene costruito, entrano in gioco sottostante, durata, livello di protezione, eventuale effetto airbag, protezione delle cedole e margini di distribuzione.

Più elevati sono i margini incorporati nella struttura, minore può essere il rendimento effettivamente trasferito all’investitore.

 

Fiscalità dei certificati e recupero delle minusvalenze

 

20. La fiscalità è uno degli aspetti che rendono gli investment certificates interessanti per alcuni investitori. I redditi generati dai certificati sono generalmente considerati redditi diversi e possono consentire la compensazione delle minusvalenze entro i termini previsti dalla normativa fiscale.

Questo può rappresentare un vantaggio, ma non deve diventare l’unico motivo per acquistare questi strumenti: assumere rischi maggiori solo per recuperare minusvalenze può portare a nuove perdite o a risultati inferiori alle attese come avevamo già mostrato qualche anno fa con un caso concreto su come comprare un certificato con cedola del 30% e perdere il 30%.

 

Un esempio concreto: quando i certificati pesano troppo in portafoglio

 

I 20 punti appena visti non sono solo teoria. In un portafoglio reale, la presenza massiccia di investment certificates può incidere in modo rilevante sul risultato complessivo, soprattutto quando questi strumenti diventano una componente molto ampia dell’investimento e non una quota marginale.

In un rendiconto che abbiamo analizzato, la componente in certificati rappresentava oltre il 72% del portafoglio, con un controvalore di circa 127 mila euro e un risultato negativo di oltre 29 mila euro. Nello stesso portafoglio, la componente ETF pesava circa il 22% e mostrava invece un risultato positivo di oltre 18 mila euro.

Tra le posizioni più negative si nota, ad esempio, un certificato su Stellantis/Pirelli con perdita superiore al 70%, un certificato su BMW/Mercedes/Porsche con perdita superiore al 50% e un certificato su Enel/Stellantis/Unicredit con perdita vicina al 50%. il check-up di portafoglio evidenzia bene un punto: il rischio reale dei certificati può essere molto diverso da quello percepito al momento dell’acquisto.

 

Investment certificates: prima di acquistarli serve un’analisi indipendente

 

Gli investment certificates non sono strumenti da valutare solo in base alla cedola promessa, alla protezione dichiarata o al rendimento potenziale. Prima dell’acquisto bisogna capire come sono costruiti, quali rischi trasferiscono sull’investitore, quali costi incorporano e cosa può accadere nei diversi scenari di mercato. Il punto, quindi, non è stabilire in astratto se tutti i certificati siano sempre da evitare, ma capire se quel singolo prodotto è davvero coerente con il portafoglio, il profilo di rischio, l’orizzonte temporale e gli obiettivi dell’investitore.

Un investment certificate può sembrare semplice quando viene presentato, ma diventare molto più difficile da gestire quando il mercato si muove nella direzione sbagliata. Per questo motivo leggere il KID non basta se non si è in grado di interpretare davvero barriera, sottostanti, rischio emittente, liquidità, costi e scenari di rimborso.

Se ti hanno proposto investment certificates o ne hai già in portafoglio e vuoi capire se sono davvero adatti alla tua situazione, puoi richiedere una consulenza patrimoniale una tantum. Un’analisi indipendente può aiutarti a capire cosa possiedi davvero, quali rischi stai assumendo e se esistono alternative più semplici, efficienti e coerenti con i tuoi obiettivi.

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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