Crowdfunding, investimenti senza intermediari ma ad alto rischio

Scoprite il crowdfunding come funziona e quali rischi comporta diversificare in attività non garantite con un alto margine potenziale

MoneyReport, il blog di SoldiExpert SCF

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Il crowdfunding è un’attività di investimento finanziario che negli ultimi anni ha avuto un grande sviluppo. E questo anche grazie a una recente normativa che ha posto alcuni importanti punti fermi su cui aziende e privati hanno potuto costruire solide iniziative. Per comprendere il crowdfunding cos’è e se si tratta di un’opportunità per incrementare il  capitale investito è quindi necessario approfondirne i dettagli e le sue diverse articolazioni.
Sintetizzando si può dire: crowdfunding, investimenti ad alto rischio ma senza intermediari.

Con il crowdfunding un privato o una società propongono al pubblico via Internet una loro idea o un loro progetto, per realizzare il quale necessitano di finanziamenti. Il pubblico, attraverso dei siti Internet appositamente creati, valuta i progetti e la proposta finanziaria e decide se aderire. Conferendo il capitale che ritiene opportuno, nei limiti e con le regole previste dal progetto stesso.

Questo ci dà subito due indicazioni importanti. La prima, che il crowdfunding è sia un sistema per raccogliere capitali sia per investire, direttamente tra privati e senza dover passare attraverso intermediari finanziari come le banche. L’investimento attraverso il crowdfunding viene indicato come “crowdinvesting”. La seconda indicazione è che proprio il fatto di bypassare gli intermediari e la loro capacità di gestire il rischio rende il crowdfunding un tipo di investimento da maneggiare con molta attenzione.

 

 

Crowdfunding, significato e origine

 

Quando si parla di crowdfunding, significato e pronuncia non sono spesso chiari. Il vocabolo crowdfunding deriva dall’unione di “crowd” (folla, gente) e “funding” (“raccogliere fondi”, finanziarsi). Quindi il significato è quello di “raccolta fondi tra privati”. E non si pronuncia “cròfandin” come spesso si sente dire o con altre fantasiose varianti, ma “cràudfandin”. In italiano si traduce agilmente con “finanziamento collettivo”.

Talvolta il crowdfunding viene anche definito un tipo di investimento “peer-to-peer”, che significa “da pari a pari”. Quindi, ancora una volta, tra privati e non tra privati e società finanziarie. Per il crowdfunding, significato e origine sono quindi strettamente legati.

Si tratta di un tipo di attività nata a metà degli Anni ’90 per raccogliere fondi per beneficenza o attività di volontariato. Progressivamente si è allargato a settori “profit” e ciò ha reso necessario, in anni recenti, l’intervento del Legislatore europeo per regolarne i delicati aspetti finanziari. Infatti, quando si tratta di investimenti, che si tratti di privati o di banche, gli utenti devono sempre essere tutelati. Il che significa avere chiare informazioni su ciò che si sta facendo, sui rischi reali che si corrono e sulle opportunità.

 

 

Le tante facce del crowdfunding: come funziona

 

Ma il crowdfunding come funziona esattamente? I soggetti coinvolti sono sempre tre. Chi propone l’idea e cerca soldi per realizzarla (che viene definito “titolare del progetto”), chi vuole investire nei progetti (clienti o investitori) e chi mette e disposizione e gestisce le piattaforme online su cui vengono presentati i progetti (“gestore della piattaforma” o “fornitore di servizi di crowdfunding”).

Volendo quindi proporre un progetto è necessario scegliere una delle piattaforme di crowdfunding esistenti, realizzare una serie di documenti per illustrare al meglio il progetto stesso, mettere il tutto online, pubblicizzarlo e sperare che più persone possibile lo scelgano. Bisogna poi ricordare che vi sono settori diversi in cui è possibile attivare il crowdfunding, e ogni settore può essere soggetto a regole e normative diverse.

Si parla infatti di equity crowdfunding quando si investe in azioni di società e di lending crowdfunding quando si investe in attività di prestiti a privati. Ma anche di crowdfunding immobiliare, debt crowdfunding (investimento in mini-bond), invoice crowdfunding (investimento nell’anticipo fatture) e così via. Ci si chiede quindi, scoprendo le tante facce del crowdfunding: come funziona?

Inoltre le stesse piattaforme (che sono a tutti gli effetti delle attività commerciali a fini di lucro) possono imporre ai titolari di progetto e agli investitori regole diverse. Non sembri però una giungla. Volendo diversificare gli investimenti e puntare sul crowdinvesting, il primo passo è quello di navigare sui siti web dei portali di crowdfunding, dare un’occhiata ai progetti e leggere attentamente le istruzioni. Con alcuni accorgimenti.

 

 

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i portali autorizzati da consob

 

Attualmente (ottobre 2022), per il crowdfunding in Italia i portali autorizzati da Consob ad operare sono 49, tutti iscritti nella Sezione Ordinaria del registro. Consob infatti prevede due registri, uno per i portali che si appoggiano a società finanziarie per le transazioni e uno per i portali gestiti direttamente da società finanziarie. Quest’ultimo però, dopo aver inizialmente ospitato due SIM, è ora rimasto vuoto. Il primo passo è quindi quello di verificare sul sito Consob se il portale di crowdfunding è registrato o è abusivo. Una volta entrati sul portale prescelto, si possono visionare le schede complete dei progetti e i documenti informativi ad essi connessi.

Non bisogna mai dimenticare, però, con il crowdinvesting si ha sempre a che fare con progetti e investimenti ad alto rischio. A utilizzare il crowdfunding, infatti, sono soprattutto PMI o start up innovative, cioè società che ancora devono dimostrare di poter stare in piedi con le proprie gambe. Il rischio di non rivedere il capitale investito, insomma, è alto. Senza contare che i tempi di ritorno dell’investimento spesso possono essere molto lunghi, anche di qualche lustro nel migliore dei casi.

Nel caso dell’equity crowdfunding, per esempio, investire in società di una SPA o in quote di capitale di una SRL significa essere ripagati con gli utili della società, se mai ci saranno. O dalla vendita delle azioni, che è però non sempre facile. Per questo investire sul crowdfunding dovrebbe essere pensato in ottica di diversificazione e solo con una piccola parte del capitale posseduto.

 

 

Come va la finanza collettiva in italia

 

Vediamo quindi di avere un’idea di come va il crowdfunding italiano. Nel 2022 i progetti di equity crowdfunding che hanno avuto successo (ovvero che hanno raccolto la cifra minima indicata in sede di campagna) sono stati fino ad ora 116, contro i 170 del 2021 (fonte Crowdfundingbuzz.it). Ricordiamo infatti che i progetti presentati sui portali hanno sempre un obiettivo minimo di raccolta di capitale (di solito da qualche decina di migliaia a qualche centinaia di migliaia di euro). Obiettivo che può non essere raggiunto e che fa chiudere il progetto, con la restituzione dei soldi ai pochi investitori effettivi. I capitali raccolti nel 2022 erano destinati a progetti di start up, PMI e per attività nel settore energetico.

I portali del crowdfunding italiano che hanno raccolto il maggior volume di capitali sono stati, nell’ordine: Mamacrowd (da anni il leader del settore), Crowdfundme, Opstart, Backtowork e Two Hundred. Seguiti a distanza da WeAreStarting, Starsup, Ecomill, TheBestEquity e Next Equity. Ogni anno, poi, investono nel crowdfunding circa 10-15.000 utenti, tra privati e società, con un importo medio cresciuto dai 3.400 euro del 2017 ai 5.900 del 2021, ma oggi tornato a 4.400 euro.

Nel crowdfunding immobiliare, i numeri sono ancora più limitati. Si tratta di 24 progetti positivi nel 2021 e 21 nel 2022, che hanno raccolto mediamente 1,5-2 milioni di euro da 2-300 investitori per singolo progetto. Qui però la media per singolo investitore è più alta, circa 5-6.000 euro, con un picco di 9.000 nel 2021.

 

 

Cos’è l’equity crowdfunding

 

I settori del crowdfunding in cui c’è la maggiore offerta di progetti sono l’equity, l’immobiliare e il lending. Quindi sono i più gettonati dagli investitori. Ma cos’è l’equity crowdfunding? Equity lo si traduce normalmente come azione o titolo azionario e di solito lo si riferisce a un titolo di proprietà che rappresenta una quota del capitale di una società. Appunto una SPA o società per azioni.

Chi ha un’azione di una società, quindi, diventa socio di quella società perché possiede una parte del suo capitale. E ha i diritti di tutti i soci, come partecipare alle assemblee, ottenere una quota proporzionale degli utili e così via.
La normativa italiana, tuttavia, in deroga alla legge societaria, ha previsto che anche le “quote di partecipazione” delle PMI costituite come SRL possano essere negoziate come azioni di una SPA. Quindi sui portali di crowdfunding possono essere sottoscritte sia azioni di SPA sia quote di partecipazione di SRL. In quest’ultimo caso si tratta di start up innovative o PMI che cercano capitali per crescere o sviluppare nuovi business. In molti casi, come vedremo, si tratta di progetti immobiliari.

Attenzione però: per i titoli di acquistati con il crowdfunding non c’è una borsa su cui rivenderli in anticipo rispetto alla scadenza contrattuale. E la legge impedisce alle piattaforme di creare veri circuiti di scambio simili a una Borsa. I singoli portali hanno organizzato comunque (la normativa lo consente) delle “bacheche” con cui gli gli investitori possono vendere e acquistare le quote delle startup e delle aziende di cui hanno delle quote ma questo mercato resta regolato fra le parti coinvolte (eventuale venditore ed eventuale compratore) e non si può dire a oggi che in Italia questa “exit” sia proprio molto frequente.

Quindi le quote bisogna tenersele finché non si trova qualcuno disposto ad venire con noi dal notaio per comprarli. Con tutti i costi del caso. L’alternativa è delegare l’intermediario a intestarsi le quote: in questo caso i costi diminuiscono, ma la difficoltà di cessione resta.

 

 

Investire con l’equity crowdfunding

 

Tra le varie forme di crowdfunding, l’equity è quella che colpisce di più la fantasia degli investitori. Probabilmente perché lo si associa, sbagliando, al trading o alla borsa. Investire con l’equity crowdfunding significa infatti rischiare su iniziative con poche garanzie di successo.

L’ultimo Report del Politecnico di Milano (Osservatorio EFI) ne fotografa bene i risultati. Dal 2014 al 30 luglio 2022 sono state lanciate 1.055 campagne da 930 emittenti; di questi, 605 (il 65%) erano start up innovative, 143 (16%) PMI, 115 (12%) PMI innovative e 67 (7%) veicoli d’investimento, cioè società ad hoc per specifici progetti, di solito immobiliari. Della campagne, 799 (il 79,3%) si sono chiuse con successo, cioè hanno raccolto dalla “folla” i capitali desiderati. Dopo la chiusura della campagna, 23 sono fallite o sono state liquidate.

Quanto agli utili, il Report ha analizzato i bilanci di 289 società che hanno avviato campagna di crowdfunding tra il 2014 e il 2019. Rilevando come 55 hanno dichiarato un utile da 0 a 10.000 euro, tutte le altre, in quanto nuove attività, risultavano ancora in perdita.
In generale, soltanto il 15% delle società analizzate che hanno avviato progetti di crowdfunding ha raggiunto i livelli previsti dal business plan presentato agli investitori in fase di lancio della campagna.

Numeri che dovrebbero fare riflettere e sottolineano il rischio non basso del crowdfunding che talvolta viene presentato invece da chi lancia raccolte naturalmente o le gestisce come qualcosa di “moderno” e “facile” con cui costruirsi la propria ricchezza…

 

 

Lending crowdfunding, ovvero prestiti tra privati

 

Abbiamo accennato in precedenza al lending crowdfunding, espressione che indica il finanziamento collettivo nel settore dei prestiti. In questo caso, la normativa di riferimento per i gesti delle piattaforme non è più quella relativa alle attività finanziarie (Mifid II), ma quella sugli istituti di pagamento (PSD2). Con questo tipo di crowdfunding, sulle piattaforme società o privati chiedono dei prestiti a gruppi di investitori. E lo fanno indicando chiaramente quanti soldi desiderano, quanto interesse su base annua sono disposti a pagare e in quanto tempo restituiranno il denaro ricevuto.

Sembra tutto sicuro? Non lo è. Con il lending crowdfunding, ovvero prestiti tra privati, l’investimento non è garantito. Quindi anche in questo caso il rischio di non rivedere i soldi è abbastanza alto. D’altro canto, gli interessi offerti sono mediamente alti, in linea appunto con il rischio. Per limitare il rischio di insolvenza dei debitori, le piattaforme di lending crowdfunding attuano controlli preventivo sulla qualità del potenziale debitore (sulle banche dati del credito. Tra cui Cerved, Crif, Experian, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Interno, IVASS, OAM e alte. A questo aggiungono varie forme di pressione successive sui debitori insolventi o ritardatari.

Tra giugno 2021 e giugno 2022 attraverso il lending crowdfunding sono stati raccolti in Italia circa 65 milioni di euro, dalle cinque principali piattaforme del settore. Gli importi minimi per investire nei prestiti partono da 500 euro fino a un massimo di 50.000 euro. Con periodi di restituzione da 6 a 84 mesi (7 anni), con una media di 12-36 mesi.

Inoltre, alcuni portali di lending crowdfunding si affidano a società di recupero crediti in caso di problemi. Altre hanno creato un fondo di protezione (a cui gli investitori contribuiscono), ma si tratta comunque di fondi di entità limitata. Alcune piattaforme, poi, non fanno scegliere ai clienti a chi prestare i soldi. Raccolgono invece i fondi e li distribuiscono ai richiedenti sulla base delle loro analisi sui rischi. Gli investitori ricevono comunque informazioni su interessi, livello di rischio e tempo di restituzione.

 

 

Rischi e vantaggi del crowdfunding immobiliare

 

Apparentemente, il crowdfunding immobiliare è uno dei tipi di finanziamento collettivo più apprezzato dai crowdfunding investor. Questo perché rischi e vantaggi del crowdfunding immobiliare sono forse più equilibrati rispetto ad altre forme. Il crowdfunding immobiliare si configura come un caso specifico sia dell’equity che del lending, a volte assumendo anche una forma ibrida tra le due. Infatti gli investimenti in progetti immobiliari possono essere fatti sia rilevando azioni di una società veicolo che gestisce il progetto, sia prestando soldi alla società titolare del progetto.

Vi sono anche qui varie articolazioni, ma il business più diffuso nel il crowdfunding immobiliare vede un costruttore edile dare vita a una società veicolo per realizzare un progetto specifico. Come edificazione di palazzi, recupero aree dismesse, grandi ristrutturazioni, infrastrutture, etc. Questo viene finanziato in gran parte con fondi propri e di finanziatori istituzionali. Una parte più piccola viene invece raccolta in crowdfunding.

La restituzione del prestito così ottenuto è prevista secondo tempi e interessi certi, salvo fallimento della società. L’immobile può essere messo a garanzia dei prestiti (o lo è in caso di fallimento). Altri tipi di crowdfunding immobiliare hanno carattere più limitato. Si tratta di richiesta di prestiti per ristrutturazione di appartamenti o per lavori di dimensione contenuta. Vengono richiesti importi minimi più bassi e gli interessi possono essere proporzionalmente maggiori.

Il forte rialzo dei rendimenti obbligazionari nel 2022 inutile dire che ha reso più difficile l’asticella da superare (come il rischio implicito) per molti investimenti collegati al lending crowdfunding poichè se fino a qualche anno fa un rendimento del 5%-7% annuo offerto poteva fare gola (gli investimenti obbligazionari tradizionali offrivano quasi zero rendimento) oggi le alternative non mancano e riguardano  emittenti società o Stati e con un livello di rating nettamente superiore ovvero probabilità molto maggiori di vedere restituito il proprio capitale.

 

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Per approfondire:

“Investire con il crowdfunding for Dummies”, A. Fiorini, Ed. Hoepli

Sixthcontinent si incarta: doveva moltiplicare i soldi con le carte shopping puntando anche sul crowdfunding. Ecco cosa è successo

 

Salvatore Gaziano

Responsabile Strategie di Investimento di SoldiExpert SCF

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