SixthContinent si incarta: doveva moltiplicare i soldi con le carte shopping puntando anche sul crowdfunding. Ecco cosa è successo

Il caso di SixthContinent fa riflettere: doveva moltiplicare i soldi con il crowdfunding ma qualcosa è andato storto e si trova con Antitrust e clienti inferociti alle calcagna e il fondatore che si dichiara vittima di una frode. Ecco perché e cosa è successo

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Come analista e consulente finanziario indipendente sulla Posta del Portafoglio qualche giorno fa sul quotidiano Domani ho risposto ad un risparmiatore che aveva messo dei soldi su un’iniziativa in crowdfunding che prometteva di spaccare il mondo dopo aver “rivoluzionato il mondo del commercio” e mi chiedeva lumi. Questa è la storia completa che ho raccolto (sul giornale ne è stata pubblicata una versione più breve per ragioni di spazio).

 

SixthContinent, Antitrust, clienti e azionisti inferociti: cosa sta succedendo davvero

 

L’iniziativa è SixthContinent e, in questi anni, cose simili legate a carte shopping, carte a punti, shopping community, profit sharing che ricordano il marketing multilivello ne sono nate come funghi e, di fatto, sfociano molto spesso in qualcosa che rischia di assomigliare a proposte di investimento (ci sono utenti che arrivano a mettere dentro queste iniziative anche decine di migliaia di euro) dove viene prospettato che è possibile moltiplicare i soldi o il potere d’acquisto (che sostanzialmente è la stessa cosa) aderendo a simili circuiti.

Nel caso di questa società, SixthContinent, è stato proposto ai risparmiatori nel 2019 anche il crowdfunding che in Italia da qualche anno è consentito su piattaforme autorizzate dalla Consob e significa il “finanziamento della folla”, dall’inglese ‘crowd’ (folla) e ‘funding’ (finanziamento).

L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese.

Come consulenti finanziari indipendenti ci capita di essere interpellati da investitori anche su proposte d’investimento “alternative” di questo tipo (dal crowdfunding al private equity a prodotti finanziari come unit linked single o abbinate) e dobbiamo spesso ridimensionare le aspettative di chi rischia di farsi portare a spasso (e che spesso non dicono tutto come i costi e/o rischi). Non è sempre tutto oro quello che luccica o viene presentato come oro.

Nel caso di SixthContinent, fondata dall’imprenditore toscano Fabrizio Politi, la situazione è complessa, ma merita di essere raccontata (e qui c’è più spazio rispetto ai giornali che hanno spazi più delimitati) visto che sono centinaia di migliaia gli iscritti come utenti a questa piattaforma, oltre un migliaio gli azionisti (della società sia italiana che della capogruppo Usa) e sul tema è intervenuta anche duramente l’Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza (AGCM), multando più volte questa società, finora per 8 milioni di euro. E la partita non è ancora finita visti i ricorsi al Tar da parte della stessa SixthContinent e le ulteriori segnalazioni.

Nel bollettino settimanale l’AGCM ha informato proprio ieri di una nuova sanzione di 25.000 euro nei confronti di SixthContinent perché non avrebbe informato come imposto dall’authority i propri utenti in merito alle clausole vessatorie contenute nei contratti.

Un’iniziativa quella di SixthContinent che era stata presentata, al lancio, anche come un social network di consumatori che, grazie ad una app e ad un sito, sarebbero stati in grado di indirizzare i propri acquisti verso le aziende che operano in equilibrio tra i profitti generati e la ricchezza diffusa nella comunità.

La società italiana SixthContinent Factory srl non è fallita, ma non sembra passarsela certo benissimo, visto che quest’estate ha chiesto l’ammissione al concordato con riserva e nell’ultimo bilancio approvato al 31 dicembre 2020 ha visto il fatturato precipitare del -84% passando da 158 milioni dell’esercizio precedente a 25,7 milioni di euro. E da quasi 2 anni, fra poco, centinaia di migliaia di utenti si trovano con i crediti (soldi) congelati: migliaia e migliaia di euro in questa piattaforma che alcuni utenti non possono più tirare fuori e spendere.

 

 

Come funziona il business di SixthContinent?

 

La società ha attratto moltissimi clienti e azionisti, ma come funziona il business di SixthContinent nel dettaglio? Questa società, in particolare, opera nella vendita online di buoni spesa che consentono ai consumatori di acquistare con crediti e punti fedeltà le shopping card per pagare prodotti e servizi nei negozi fisici e online che aderiscono al programma.

In particolare, per esempio, fra i meccanismi che hanno accompagnato il boom di questa società quello di moltiplicare il valore dei soldi, perché per un certo periodo di tempo con 60 euro versati a SixthContinent si potevano per esempio acquistare 100 euro di shopping card da spendere presso quasi tutte le principali catene italiane (Amazon, Zalando, Decathlon, Carrefour, Esselunga, Ikea…) o anche pagare le bollette.

Questo passaggio non era immediato, perché l’attivazione avveniva posticipatamente: dopo 3 o 6 mesi e per un tempo limitato si potevano utilizzare le shopping card (a condizione di restare utenti attivi, ovvero fare acquisti, e di fatto veicolare sempre più soldi sulla piattaforma destinati allo shopping) con il valore poi maggiorato presso i brand affiliati.

Per accumulare punti, crediti e sconti (ovvero soldi), gli iscritti a questa piattaforma sono premiati in funzione degli acquisti effettuati, ma anche per le attività svolte come consigliare ad amici l’acquisto (tipo multilevel marketing) o fare recensioni positive.

 

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Comprando poi mensilmente le card (per esempio 300 euro al mese) con cui effettuare la propria spesa si va poi a partecipare alla redistribuzione di ulteriori crediti extra come con l’acquisto di ulteriori carte sponsorizzate. Un meccanismo ramificato e pensato per intercettare quote importanti del budget di spesa degli iscritti (350/500 euro mese). E con questo meccanismo di “doping” degli acquisti, questa società, negli anni, ha visto esplodere il numero degli iscritti fino ad avere, secondo la società, un milione di utenti registrati.

Ecco quindi spiegato come funziona il business di SixthContinent, ma come può moltiplicare i soldi degli utenti? Secondo il suo fondatore, Fabrizio Politi, imprenditore livornese “geniale” (così viene definito nei comunicati di stampa della sua società) SixthContinent consente di “utilizzare i Social Network per ridisegnare la macroeconomia partendo dalla microeconomia, creare un’economia diversa basandosi su un algoritmo matematico, l’equilibrio di Nash”.

Politi ha sempre spiegato che questa generazione di ricchezza è possibile grazie alle aziende partner grandi e piccole che sono inserite nella piattaforma e che vogliono partecipare alla sharing economy. SixthContinent guadagna, secondo Politi, dalle commissioni e “soprattutto dai budget pubblicitari delle aziende, che per il 70% condivide con i propri utenti attraverso crediti per nuovi acquisti”.

Secondo Politi, il modello di business di SixthContinent “consente di trasformare i budget pubblicitari delle Aziende in Crediti per l’acquisto di Coupon, creando per l’Utente un extra potere di acquisto e consentendo alle Aziende di registrare più vendite e più margini”.

 

 

SixthContinent tra sanzioni e contestazioni

 

Qualcosa è scappato di mano e SixthContinent si è trovata tra sanzioni e contestazioni. La società ha dovuto chiedere a luglio l’ammissione al concordato, perché si è creata una forte crisi di liquidità ed è arrivato, anche secondo il giornalista finanziario specializzato Andrea Giacobino, un decreto ingiuntivo di Ikea (fra le carte spesa offerte) per oltre 3 milioni di euro.

La società SixthContinent ha denunciato di essere rimasta vittima nel 2019 di una pesantissima frode (e da qui discendono tutti i guai che nemmeno l’Antitrust ha capito nella sua gravità e conseguenze secondo Fabrizio Politi, il fondatore) da parte di numerosi utenti  che, sfruttando gli stessi meccanismi ideati da questa società per moltiplicare i soldi, ci hanno aggiunto del loro e hanno sbancato parzialmente la stessa SixthContinent (che ha dovuto ricorrere a un aumento di capitale sottoscritto dallo stesso Politi). Ma sul piede di guerra da tempo ci sono anche migliaia di iscritti alla piattaforma inferociti, perché da tempo hanno i soldi bloccati.

Questa estate l’autorità garante per il mercato ovvero l’antitrust (AGCM) ha sanzionato nuovamente questa società per “irregolarità reiterate” per 3 milioni di euro dopo averne già comminate due per complessivi 5 milioni di euro.

La sfilza di contestazioni a SixthContinent fatte dall’Antitrust italiano è lunghissima come prospettare con modalità ingannevoli la pretesa convenienza economica dell’adesione alla community e alle varie offerte proposte sulla piattaforma; procedere in modo unilaterale al blocco ingiustificato degli account dei consumatori; ritardare, limitare, impedire il rilascio o la fruizione delle shopping Card. Come anche omettere il rimborso delle somme versate per l’acquisto delle shopping card e degli altri servizi o negare i diritti contrattuali di recesso e rimborso o cambiare in modo unilaterale le condizioni contrattuali.

Secondo l’AGCM la società è “volta ad attrarre il maggior numero possibile di consumatori, farli entrare nella community e persuaderli a investire ingenti somme di denaro nell’acquisto delle shopping brandizzate e delle numerose SXC card offerte in vendita online attraverso la decettiva prospettazione che tali Card fossero in grado di incrementare il proprio valore e aumentare significativamente il potere di acquisto degli utenti”.

Contro questa società ampiamente pubblicizzata nel passato con diverse telepromozioni dalla trasmissione tv su Italia 1 “Le Iene” (ma anche da altri molti siti importanti che pubblicavano e rilanciavano i contenuti sponsorizzati) vi è anche in corso una sorta di class action presentata da alcune associazioni di consumatori mentre la società, fondata da Fabrizio Politi (già noto alle cronache per altre iniziative imprenditoriali finite non benissimo come Fashion Yachts poi fallita e la sua relazione con l’ex Spice girl Geri Halliwell), dichiara che la situazione è sfuggita di mano solo perché SixthContinent è rimasta vittima della “frode loop” prima citata con un danno di circa 15 milioni di euro.

E nella relazione della gestione del bilancio al 31/12/2020, SixthContinent Italia dichiara che si è avvalsa di primari studi legali e internazionali per cercare di recuperare dalle controversie pendenti queste somme dopo la denuncia alla Procura di Milano per i comportamenti fraudolenti di cui dichiara di essere stata vittima.

E poi, tra sanzioni e contestazioni, a peggiorare la situazione ci sono stati i soldi congelati (oltre 5 milioni di euro secondo Sixth) da banche e società di carte di credito, perché molti utenti avevano chiesto e ottenuto (e moltissimi in modo non dovuto, secondo Politi ed i suoi legali) il chargeback, la procedura bancaria che consente a chi ha effettuato un acquisto mediante carta di credito di contestare la transazione e stornare l’addebito di una somma.

Un primo livello di questo caso è quindi il contenzioso molto forte con le decine di migliaia di utenti insoddisfatti (sui social come Facebook e Telegram esistono una miriade di gruppi di clienti adirati) e con singoli utenti che si trovano bloccati crediti anche per decine di migliaia di euro e poi c’è il capitolo crowdfunding.

Nell’estate 2019 SixthContinent Italia aveva avviato sulla piattaforma 200Crowd autorizzata dalla Consob, gestita da Two Hundred, la sollecitazione del pubblico risparmio raccogliendo (una cifra record per questo canale in Italia) 3,3 milioni di euro e oltre 1000 investitori avevano aderito “con lo scopo di accelerare il proprio percorso di crescita e diffusione in Europa”.

Il gettone minimo era 500 euro e numerosi clienti erano stati sollecitati a diventare azionisti (oltre un migliaio erano risultati poi gli investitori al crowdfunding italiano) per partecipare “allo sviluppo di una delle aziende al mondo con il maggior tasso di crescita e che ha dimostrato che fare profitti con la pubblicità è possibile anche in modo etico e condiviso con la propria community”. Il crowdfunding era stato fatto sulla società italiana, ma sono numerosi anche gli utenti che sono diventati in Italia (tramite vari collocamenti privati) azionisti della società americana SIXTHCONTINENT Inc., la capogruppo.

 

 

SixthContinent: cosa c’è in vista?

 

Proprio in questi giorni, il fondatore di SixthContinent Fabrizio Politi è comunque tornato alla carica. Cosa c’è in vista per SixthContinent? Sul canale YouTube della società Politi ha annunciato l’arrivo di un nuovo ceo americano direttamente dalla Silicon Valley per rilanciare alla grande il progetto in tutto il mondo e “cambiare l’economia” e rendere “i modelli pubblicitari di Google e Facebook superati”.

Ha spiegato che conta di raggiungere un miliardo di euro di fatturato entro il 2027 e che le difficoltà che hanno finora frenato la società sono da considerare una sorta di grande prova (“fa timore non quello che abbiamo fatto, ma quello che stiamo costruendo”) che sono servite, come nei videogiochi, a passare al livello successivo. E che fra i colpevoli della frode subita ci sono alcune società che non hanno mantenuto i patti, come alcuni emittenti di carte di credito (Hype in particolare sottolinea Politi) e soprattutto la catena di supermercati Esselunga con la quale è stata avviata una causa milionaria.

Nel bilancio di Esselunga al 31 dicembre 2020 viene segnalata in effetti una lettera di contestazione ricevuta da SixthContinent, ma la catena di supermarket italiana precisa che “a parere dei legali incaricati dalla società in un eventuale giudizio che dovesse essere, il rischio di soccombenza di Esselunga è remoto”.

Nella convention virtuale Fabrizio Politi (che negli scorsi anni con SixthContinent aveva sponsorizzato la squadra del Monza Calcio di proprietà della Fininvest di Silvio Berlusconi) ha detto che entro il 2022 c’è in programma di quotare la società americana SixthContinent Inc al Nasdaq in modo diretto o magari tramite fusioni, acquisizioni o ricorrendo a una Spac, una società marsupio.

In conclusione un programma (quello della quotazione in Borsa di SixthContinent) che a occhio mi sembra decisamente ambizioso, visti tutti i contenziosi da risolvere di questa società e il modello di business “esplosivo”, ma magari è colpa mia che non capisco nulla di “sharing economy” e sono forse già troppo vecchio per capire pure il Sesto Continente.