Investire in fondi H2O: luce in fondo al tunnel per i risparmiatori? L’intricata vicenda e gli sviluppi ultimi

I risparmiatori vedranno la luce in fondo al tunnel di questa intricata storia? Ripercorriamo il percorso dello scandalo dei fondi H2O e gli ultimi avvenimenti grazie al contributo di giornali internazionali

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La vicenda dei fondi H2O sembra non avere fine, soprattutto per tutti quei risparmiatori che avevano deciso di investire nei fondi H2O e se li sono ritrovati in portafoglio una volta diventati per una parte illiquidi.

Come il signor Armando che ci ha scritto la scorsa settimana “Vorrei se possibile qualche informazione sui fondi H2O multibond della societa’ Natixis venduti (collocati tramite la banca XXX) in quanto da più di un anno hanno reso illiquida una parte degli investimenti. Morale non restituiscono i soldi. Quindi sembra una turlupinatura, ma la mia banca ha qualche responsabilità? A chi bisogna rivolgersi per una eventuale azione legale?

Come SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria patrimoniale iscritta all’Albo, in tempi non sospetti avevamo consigliato ai risparmiatori di prendere le misure da questi fondi troppo volatili e rischiosi secondo noi per come erano stati catalogati e quanto era già successo ma la maggior parte dei risparmiatori preferisce in Italia affidarsi a consulenti più vicini alle società prodotto e che guadagnano dalla vendita.

Sulle responsabilità eventuali non è mai facile rispondere perché dipende da molte cose e le banche e reti sono furbe a proteggersi. Certo il collocatore di un prodotto finanziario non può lavarsene sempre le mani e in alcuni casi, specificatamente previsti dalla legge, essere chiamato a risponderne.

Diverso è il caso se il fondo l’ha scelto il risparmiatore o gli è stato consigliato, se il profilo di rischio del risparmiatore, individuato dalla banca tramite il questionario Mifid, era coerente con il consiglio di questo fondo e in che percentuale il fondo è stato consigliato…

Dall’entità della perdita e dalla adeguatezza del prodotto rispetto al suo profilo di rischio, agli obblighi cui il collocatore avrebbe dovuto attenersi, il risparmiatore deve valutare se c’è possibilità di contendere e materiale per presentare un reclamo all’Arbitro delle controversie Finanziarie (ACF) oppure a un avvocato specializzato.

Nel caso L’ACF decide su controversie che hanno ad oggetto la violazione da parte degli intermediari degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che la normativa pone a loro carico quando prestano servizi di investimento e il servizio di gestione collettiva del risparmio (veda qui https://www.acf.consob.it/ricorso/quando-come-fare-ricorso ). Il soggetto collocatore (banca o rete) ha degli obblighi di verifica dell’adeguatezza e in alcuni casi anche dell’appropriatezza dell’operazione rispetto al profilo di rischio del Cliente e possibili contestazioni da parte della clientela, con conseguenti richieste di reintegrazione dei danni subiti.

Come consulenti finanziari indipendenti di SoldiExpert SCF ci sembra utile ripercorrere le tappe principali che hanno visto coinvolti i fondi H2O di cui anche importanti quotidiani e agenzie stampa (Reuters, Il Sole 24 Ore e il Financial Times) in questi giorni come  hanno parlato in modo anche da parlare dello stato dell’arte attuale.

Per anni i fondi di questa società di gestione H2O sono stati sulla cresta dell’onda e in Italia sono stati collocati da diversi intermediari che ne hanno raccomandato l’acquisto ai propri clienti. Secondo un articolo del Il Sole 24 Ore, sono 30 gli intermediari italiani che avevano soprattutto collocato questi fondi: Azimut, Banca Generali, Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi.

Inoltre, sembrerebbe (fonte Il Sole 24 Ore) che alcuni di questi intermediari abbiano consigliato i fondi H2O in quantità davvero considerevoli, con clienti che si sono ritrovati il portafoglio esposto a questi strumenti finanziari fino al 25 e, a volte il 30%.

Prima di fare un passo indietro e capire cosa quali sono stati gli eventi scatenanti di questa intricata vicenda facciamo un aggiornamento sulle ultime notizie che riguardano i fondi H2O e sulla promessa fatta la scorsa primavera riguardo al rimborso ai risparmiatori entro giugno 2021.

Dopo che la straordinaria portata delle scommesse di H2O sul finanziere Larry Windhorst ha minacciato di far capovolgere il gestore patrimoniale nel 2019, Larry Windhorst l’anno scorso aveva promesso di riacquistare il debito illiquido. Ma più di un anno dopo, i clienti di H2O, i cui soldi sono vincolati nei titoli problematici, stanno ancora aspettando.

 

 

Fondi H2O: ultime notizie

 

Proprio in questi giorni i giornali britannici Reuters e Financial Times hanno pubblicato articoli riguardanti le ultime notizie che riguardano i fondi H2O.

Il finanziere tedesco Lars Windhorst è sotto pressione e ha attraversato il globo in un jet privato in missione per raccogliere miliardi. Il 44enne deve mantenere la promessa di riacquistare più di 1 miliardo di euro di obbligazioni da H2O Asset Management.

La sfida è ancora una delle più dure per Windhorst. Un piano iniziale per utilizzare un veicolo di investimento chiamato Evergreen per riacquistare metà delle obbligazioni lo scorso anno e il resto entro giugno è andato in pezzi. Poi lo scorso agosto i regolatori francesi avevano ordinato la sospensione di diversi fondi H2O a causa delle incertezze sulla valutazione delle obbligazioni.

Il gestore patrimoniale ha notevolmente svalutato il valore dei titoli, che in alcuni casi Windhorst ha accettato di riacquistare diversi anni prima della loro scadenza, e li ha spostati nelle cosiddette “tasche laterali” ai riscatti degli investitori (i fondi H2O Side Pocket, ndr).

Inoltre, se la dipendenza dal debito è stata una caratteristica della carriera imprenditoriale (di cui parleremo più avanti) di Windhorst, lo sono anche le battaglie legali.

L’ultima è un’indagine penale avviata dalla Procura di Berlino su Windhorst è stata un’ulteriore complicazione. Le autorità hanno indagato se Evergreen abbia violato la legge tedesca presumibilmente impegnandosi in attività bancarie senza le necessarie licenze, di cui abbiamo parlato nell’articolo “La storia infinita dei fondi H20. Altre grane per il finanziere tedesco Lars Windhorst“.

Windhorst nega qualsiasi illecito e ha affermato di aver offerto la sua assistenza alle autorità.

Armato di ottimismo inscalfibile, un’insaziabile sete di accordi e una straordinaria capacità di sfuggire a situazioni quasi rovinose, Windhorst in un’intervista rilasciata insiste sul fatto che una grossa fetta del debito verrà riscattato quest’anno.

“Tennor (la principale società di investimento di Windhorst) prevede di ripagare una parte importante del debito di H2O entro la fine dell’anno”, ha detto Windhorst al Financial Times.

Dopo il crollo del piano Evergreen, Windhorst si è guadagnato un po’ di respiro fino all’inizio del prossimo anno, quando Tennor a maggio ha annunciato una ristrutturazione dei suoi debiti con i “maggiori creditori”, il più grande dei quali è H2O.

In base all’accordo, il debito del Gruppo Tennor sarà consolidato in un nuovo prestito obbligazionario da 1,45 miliardi di euro, con un tasso di interesse del 4,5%, che dovrebbe essere rimborsato all’inizio del 2022. H2O ha affermato che l’accordo fornisce una “piattaforma più stabile” per liquidare i titoli in cui sono rimasti invischiati moltissimi risparmiatori.

Tra le ultime notizie dei fondi H2O emerge che il 28 agosto scorso H2O ha dovuto “congelare” temporaneamente diversi fondi su richiesta dell’ autorità francese Amf, che ha citato incertezze sulla valutazione di attività illiquide.

Successivamente i fondi H2O sono stati scorporati in due parti: una parte liquida e una illiquida (circa 1,64 miliardi), esposta ai bond Tennor, che non poteva essere ceduta dai sottoscrittori. Alla fine di maggio Tennor vara una ristrutturazione (una sorta di scambio con i vecchi asset collegati a Tennor in H20) con il lancio di un bond con scadenza 2022 e del valore stimato di 1,45 miliardi.

A fine maggio non furono divulgati i dettagli. Poco tempo fa la società H2O ha sottolineato che per motivi confidenziali e nell’interesse dei possessori del bond, non possono essere comunicati altri dettagli. È stato confermato l’impegno a rimborsare i possessori dei side pocket (fondi illiquidi) prima della scadenza di inizio 2022.

Ora Windhorst sta cercando di cancellare la “grande maggioranza” del debito residuo entro la fine di quest’anno e il resto nel 2022. “Vogliamo essere liberi dai debiti entro la metà del prossimo anno”, ha affermato Windhorst.

 

 

Dubbi sui fondi H2O e Lars Windhorst: le principali attività del finanziere

 

Windhorst, che da adolescente ha lasciato la scuola per fare computer è diventato uno degli imprenditori più noti della Germania. La figura a cui ruota attorno lo scandalo H2O può essere definito come un imprenditore poliedrico per la diversità delle attività di cui è l’investitore di maggioranza.

Quali sono le principali attività del finanziere Lars Windhorst? E perché questo incide sul fatto di avere dubbi sui fondi H2O e sulle loro caratteristiche?

Gli investimenti del finanziere vanno dall’azienda italiana di lingerie La Perla, ad aziende tecnologiche, passando per cantieri navali e squadre di calcio (Hertha Berlino) e non solo.

In un’intervista a Reuters il finanziere aveva detto che i suoi investimenti valevano tra i 3 e i 4 miliardi di euro, superando i debiti.

Poco prima che H2O nell’agosto 2020 descrivesse gli sforzi del finanziatore per riacquistare le obbligazioni nell’ambito del piano Evergreen come “molto parziale”, Tennor ha impegnato 100 milioni di euro per la start-up di robotica medica AvateraMedical.

Aveva anche annunciato una partecipazione importante in una joint venture con Extell, sviluppatore di condomini di lusso con sede a New York, per costruire quello che dovrebbe diventare il grattacielo più alto di Manhattan.

Windhorst ha anche ampliato la sua attività di spedizione. Tennor ha acquisito per la prima volta il costruttore navale in difficoltà Flensburger Schiffbau-Gesellschaft nel 2019 dall’uomo d’affari norvegese Kristian Siem. Poi il mese scorso, FSG ha acquisito il cantiere navale di yacht di lusso Nobiskrug in Germania.

“Entrambi i cantieri insieme hanno ottenuto ordini superiori a 1 miliardo di euro”, ha affermato Windhorst.

Per quanto riguarda l’investimento nella nota azienda italiana di lingerie La Perla, uno dei suoi investimenti di più alto profilo, ha registrato una perdita di 136 milioni di euro lo scorso anno.

Infine, Windhorst è il principale investitore in una delle più grandi squadre di calcio tedesche, l’Hertha Berliner, il cui futuro dipende dal suo sostegno. Il finanziere aveva deciso di investire 374 milioni di euro nella squadra di calcio tedesca con una lunga storia ma con trofei in gran parte vuoti.

L’accordo per acquisire una quota di maggioranza era stato annunciato appena una settimana dopo lo scandalo H2O scoppiato nel 2019. L’ultima rata per concludere l’investimento di 30 milioni di euro è prevista per il mese di agosto. Tutto ciò ha inciso sulla nascita dei dubbi sui fondi H2O?

 

 

Come intende riscattare il debito per i fondi H2O?

Il gestore Lars Windhorst intende riscattare il debito per i fondi H2O attraverso la vendita di quote dei suoi investimenti. Secondo il Financial Times ci sono segnali che il frenetico programma di voli dell’uomo d’affari stia iniziando a dare i suoi frutti.

A maggio, il gestore ha venduto la società di tecnologia pubblicitaria con sede a Berlino Fyber, di cui possedeva il 90%, a Digital Turbine, quotata al Nasdaq, con una valutazione di 600 milioni di dollari. La transazione è stata regolata per 150 milioni di dollari in contanti più azioni di Digital Turbine.

All’inizio di quest’anno un creditore ha ottenuto una sentenza in un tribunale olandese per mettere all’asta il veicolo di investimento utilizzato da Windhorst per acquistare la sua partecipazione nell’Hertha Berliner. L’investimento nell’Hertha Berliner è una delle numerose richieste a Windhorst per riscattare il debito per i fondi H2O.

Windhorst ha affermato che Tennor ha accettato di vendere una quota di minoranza in Avatera per 600 milioni di euro. Start-up nel campo in rapida crescita della robotica medica, Avatera è stata a lungo considerata una potenziale corona nel portafoglio di investimenti di Tennor.

Sebbene sia probabile che Avatera richieda investimenti considerevoli per realizzare il suo potenziale, Windhorst rimane ottimista. “Avatera ha il potenziale per essere un business da 10 a 20 miliardi di euro”, ha affermato. Se ciò dovesse essere vero, segnerebbe una svolta notevole per il finanziere.

Ma da quattro anni da quando H2O è intervenuta come salvatore di Windhorst, sostenendo il suo impero mentre combatteva contro creditori aggressivi, sono i clienti del gestore patrimoniale che hanno ancora bisogno di essere salvati e stanno ancora aspettando la liquidazione dei fondi H2O. Ecco quindi che i dubbi sui fondi H2O sono più che leciti.

Gerard Maurin, un investitore, che sta guidando gli sforzi di alcuni per chiedere i danni a H2O, afferma che la comunicazione del gestore patrimoniale sul piano di rimborso è stata vaga.

“Ci motiva ancora di più a continuare la nostra azione”, ha detto. “Non è normale dover aspettare [per riscattare il tuo investimento].”

E ora che abbiamo fatto chiarezza sulle ultime notizie riguardanti la vicenda facciamo un passo indietro e vediamo come il caso dei fondi H2O è iniziato.

 

 

Cosa sono i fondi H2O e com’è iniziata l’intricata vicenda?

 

Cosa sono i fondi H2O è noto soprattutto a quei risparmiatori che si sono trovati invischiati in questo affare. Oggi è importante sapere che cosa sono i fondi H2O ed è tema di attualità conoscere com’è iniziata questa intricata vicenda.

I primi problemi per i fondi H2O che hanno dato origine alla vicenda sono sorti nell’estate del 2019 quando il Financial Times ha rivelato non solo la forte presenza di obbligazioni non quotate fra le componenti dei fondi, ma soprattutto il forte legame con il controverso finanziere tedesco Lars Windhorst.

A inizio estate di quell’anno sui fondi H2O si era abbattuta una tempesta dopo che Morningstar, una delle società di rating nel settore dei fondi d’investimento più conosciute al mondo, aveva deciso di non fornire più il rating di questa società di gestione francese, cosa che a sua volta ha dato il via a una mole significativa di riscatti.

Inoltre, era emerso che su una parte dell’esposizione sui fondi che negli anni precedenti avevano performato meglio di questa scuderia (Multibonds, Adagio, Allegro…) erano contenute delle obbligazioni non quotate collegata al finanziere tedesco molto discusso. E di cui avevamo parlato nell’articolo “Il caso dei fondi H2O e dell’acqua pazza“.

8 miliardi di euro di riscatti si erano così abbattuti su questa società controllata all’epoca da Natixis e poi le acque…sembravano essersi placate con le quote di questi fondi che erano ritornate a risalire vicine ai livelli precedenti allo “scossone”.

E la società per uscire dalla tempesta soprattutto mediatica aveva annunciato di aver liquidato buona parte delle posizioni sui bond contestati che comunque avevano un peso inferiore al 10% sul patrimonio totale.

Riguardo il peso dei titoli illiquidi, nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore del 2 luglio 2019, il CEO e co-fondatore della società, Bruno Crastes, disse che tutto era sotto controllo: il peso di questi titoli non solo era nei limiti consentiti, ma che il 98% del portafoglio di questi fondi era liquido.

Purtroppo, la tempesta non si era placata. Tutt’altro. Ci sono stati altri eventi che hanno incrinato la fiducia in questi fondi. Il Financial Times aveva, infatti, rivelato “allegre” svalutazioni.

Nel report di metà anno del fondo bandiera H2O Multibond, il quotidiano inglese aveva rivelato che per esempio i bond del produttore di lingerie bolognese La Perla, precedentemente inseriti nel fondo sopra quota 100, erano stati riprezzati a 25.

Il fondo Multibonds, uno dei sei di H2O ad avere un’esposizione significativa ai bond collegati a Windhorst, alla fine dell’anno precedente aveva oltre il 15% delle partecipazioni nei bond in questione, una percentuale scesa al 5% circa dopo le rivelazioni di giugno 2019.

Articoli del Financial Times ipotizzarono che la società aveva fatto uscire i titoli dalla porta e che li avesse fatti rientrare dalla finestra, attraverso delle operazioni di swap (pronti contro termine) per cui il loro peso era molto maggiore di quello che molti sottoscrittori pensavano e che approfondiremo tra poco.

Una situazione decisamente complicata che ha fatto perdere a H2O quasi un quarto delle masse (con molti sottoscrittori proprio in Italia): il problema era che più persone riscattavano, più il peso dei titoli illiquidi aumentava sul patrimonio del fondo.

 

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fondi H2O e il blocco dei riscatti

 

A marzo del 2020, il crollo dei mercati ha peggiorato la situazione perché i fondi H2O si sono ritrovati completamente spiazzati, accusando perdite fortissime, esacerbate dall’effetto leva finanziaria: dove avevano puntato al rialzo il mercato è andato dalla parte opposta e viceversa.

Su alcuni fondi H2O, come l’H2O Allegro, si sono avute perdite anche superiori al 50%, tanto che il parlamentare inglese Paul Myners, con diverse interrogazioni parlamentari chiese un intervento delle Authority francesi e inglesi, dato che la società H2O è basata a Londra.

Secondo Myners, dare ai sottoscrittori la possibilità di riscattare un fondo di cui non si conosceva esattamente la quota di titoli illiquidi poteva danneggiare tutti i sottoscrittori che rimanevano quotisti del fondo perché non c’era un trattamento equo tra quelli che uscivano vendendo le quote e quelli che rimanevano investiti nel fondo.

AMF, l’autorità francese ha disposto quindi questa estate il blocco dei riscatti per alcune settimane e lo scorporo dei titoli illiquidi dai fondi della scuderia. Per i sottoscrittori di questi fondi è stato previsto uno spezzatino: un pezzo di un fondo negoziabile sul mercato e una porzione di titoli illiquidi, al momento invendibili e di valore incerto.

A maggio, dopo mesi di discussioni, Windhorst ha annunciato una ristrutturazione di circa 2,5 miliardi di euro di debito, riducendolo a circa 1,5 miliardi di euro attraverso cancellazioni e rimborsi, ha affermato, ripagando gli investitori, principalmente H2O.

 

 

problemi Fondi H2O illiquidi: come è potuto succedere?

 

Lo scorso anno il Financial Times aveva pubblicato un’inchiesta sui fondi H2O e aveva spiegato come la società era riuscita a rientrare nei parametri con operazioni sospette di “finanza creativa” nonostante un peso dei titoli illiquidi in portafoglio (per alcuni fondi oltre il 30%) quindi ben oltre il limite consentito (10%).

E pensare che il fondatore della società, Bruno Crastes, a luglio 2019 dichiarava al Sole 24 Ore che degli illiquidi se ne erano sbarazzati e il portafoglio era liquido al 98%.

Come è potuto succedere di avere problemi sui fondi H2O illiquidi?

Ben prima dello scandalo (che risale a luglio 2019) un nostro cliente aveva una posizione molto elevata sui fondi H2O. Eravamo a maggio inoltrato del 2019 e inizialmente facemmo ridurre sensibilmente le posizioni nonostante il suo ex promotore dicesse che era una “follia”.

Poi il 21 giugno 2019 ricevette da noi il segnale di vendere tutto il restante: l’articolo uscito sul Financial Times gettava ombre pesanti sugli investimenti di questa società. Da allora il fondo H20 Multistrategies R ha perso il 50% del proprio valore mentre il fondo H2O Allegro R ha perso il 22,39%.

Un anno prima, quando lo scandalo H2O non era ancora apparso e questa società sembrava imbattibile. Avevamo avvisato i deboli di cuore che l’H2O Multistrategies, il fondo bandiera di questa società di gestione, poteva riservare sorprese non solo positive e c’era da stare molto attenti.

“Se il suo rendimento è stato straordinario l’altra faccia della medaglia è una volatilità molto elevata (-28%) che lo sconsiglia ai deboli di cuore se non si è disponibili a sopportare ampie fluttuazioni”.

A settembre del 2020 il Financial Times aveva rivelato nuovi particolari inediti sui fondi H20 rispondendo anche a una domanda che ci facevamo in SoldiExpert SCF: come è possibile che il peso degli illiquidi sui fondi H2O rivelato recentemente dalla società fosse così alto rispetto ai limiti regolamentari?

Come mai la società di revisione dei fondi e le Authority non si sono rese conto che i titoli illiquidi pesavano più del 10% sul portafoglio di alcuni dei fondi della società H2O?

Il Financial Times aveva rivelato che attraverso una operazione piuttosto creativa e abile (“artful”) quelli di H2O sono riusciti a farlo. Ed ecco quindi ulteriori problemi sui fondi H2O illiquidi di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo con le ultime notizie.

I titoli illiquidi legati al discusso finanziere tedesco Larry Windhorst sono usciti apparentemente dalla porta lo scorso anno ma poi sono rientrati dalla finestra perché contenuti dentro “pronti contro termine” (“buy sell back”) in pancia a numerosi fondi H2O tramite scatole societarie che secondo il quotidiano finanziario inglese sono di entità semisconosciute al settore o riconducibili o con legami troppo vicini al discusso finanziere Windhorst.

In questo modo secondo il Financial Times i titoli illiquidi sono usciti dai fondi e rientrati sotto altra forma in modo da rispettare i limiti imposti dalle autorità e ciò ha provocato non pochi problemi ai fondi H2O.

 

 

Fondi H2O: estremi per una class action?

 

In risposta alla rubrica Fermoposta della nostra Lettera Settimanale, la newsletter periodica di SoldiExpert SCF, alla quale potete registrarvi gratuitamente su LetteraSettimanale.it, a inizio di quest’anno avevamo ricevuto un interessante quesito da parte di un nostro lettore, i cui risparmi sono rimasti parzialmente congelati in un fondo di investimenti che per anni è stato fra i più ammirati e collocati da diversi intermediari italiani: H2O.

In sintesi, ci è stato chiesto se per i risparmiatori rimasti con il cerino in mano con i fondi H2O ci fossero gli estremi per una class action.

Giovanni, uno di questi sottoscrittori dei fondi H2O che si è visto rifilare lo spezzatino, ha scritto una mail alla rubrica FERMOPOSTA che recitava così:

“Sono uno sfortunato investitore dei fondi H2O sottoscritti con due diversi intermediari.

Appena mi è stata data la possibilità, ho venduto tutti i fondi e sono rimasto con i Side Pocket ovvero la parte illiquida dei fondi. Attualmente NON si sa a quale nav né quando e se saranno rimborsabili.

Penso che come me vi siano parecchi risparmiatori in questa condizione.

Voi che siete sempre ben informati, cosa mi potete suggerire al riguardo? Fare una class action fra tutti i risparmiatori rimasti danneggiati o altro?

Vi ringrazio anticipatamente

Saluti

Giovanni”

SoldiExpert SCF ha girato all’avvocato Massimo Cerniglia dell’Ordine degli Avvocati di Roma la domanda del signor Giovanni.

L’Avvocato Massimo Cerniglia è specializzato nella tutela del risparmio, già coordinatore di Federconsumatori e attualmente è coordinatore del Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano.

Ecco la trascrizione dell’intervista che potete ascoltare anche in formato podcast su RadioBorsa.com la podcast radio di SoldiExpert SCF disponibile anche su tutte le principali piattaforme (Spotify, Spreaker, Google podcast e ITunes)

 

 

Avevamo chiesto all’avvocato se l’intermediario che ha venduto il fondo al signor Giovanni può essere considerato responsabile per la perdita subita dal risparmiatore. Questo il ping pong di domande e risposte:

MASSIMO CERNIGLIA: Secondo me c’è un duplice profilo di responsabilità: innanzitutto, da parte di chi lo ha venduto, il consulente o l’intermediario, ci potrebbe essere un profilo di responsabilità sull’appropriatezza e adeguatezza del prodotto rispetto al profilo di rischio del risparmiatore. Poi ci potrebbe essere un’altra responsabilità più massiva, che riguarda il fatto che questo fondo, a un certo punto, ha acquistato più del dovuto, più del lecito, dei titoli illiquidi e quindi avendo acquistato dei titoli illiquidi ha posto in pericolo la solvibilità del fondo stesso.

SOLDIEXPERT SCF: Avvocato Cerniglia, chi è responsabile per la vendita del fondo sul fronte dell’appropriatezza e dell’adeguatezza: la banca o il consulente? Il consulente può non considerarsi responsabile perché, magari, la banca aveva catalogato il prodotto con un rischio poniamo “medio” e quindi era adeguato al profilo di rischio “medio” del cliente?

MASSIMO CERNIGLIA: La mia esperienza dice che la catalogazione che dà la banca di un prodotto non è un fatto sacramentale, perché la banca si può anche sbagliare. Tanti prodotti che vengono considerati a rischio medio o medio basso potrebbero non esserlo affatto. Abbiamo come Centro Tutela Consumatori seguito delle cause relativamente a fondi immobiliari in cui siamo riusciti a dimostrare con una consulenza tecnica che questi fondi erano a rischio medio-alto o addirittura alto, per cui il prodotto diventava inadeguato al profilo di rischio del risparmiatore. Quindi si può sindacare il giudizio che dà la banca rispetto al prodotto.

SOLDIEXPERT SCF: In questi casi è esperibile la class action?

MASSIMO CERNIGLIA: Fin dalla normativa precedente poteva essere esperita soltanto dai consumatori. Oggi, invece, con la nuova normativa è esperibile da chiunque abbia ricevuto un danno di natura “seriale” e che può coinvolgere tante persone. Se c’è la possibilità, prima di tutto verificando che ci sia una responsabilità diretta, lo strumento processuale potrebbe essere la class action che sarebbe formidabile perché con un’azione si riesce a fare migliaia di cause

SOLDIEXPERT SCF: Come funziona la class action?

MASSIMO CERNIGLIA: La class action non è che deve essere esperita solamente da una associazione dei consumatori possono essere anche un gruppo di risparmiatori che decidono di consorziarsi ed esperiscono la class action oppure può essere un’associazione, che deve essere iscritta in un determinato albo che è stato istituito, che propone l’azione di classe. Però può essere proposta anche dal risparmiatore direttamente.

Sui mercati finanziari purtroppo la storia dice che questo può sempre capitare a tutti, anche ai money manager più scafati, e persino ai premi Nobel per l’economia.

Per dovere di cronaca va aggiunto che in Francia un gruppo di consulenti finanziari che aveva consigliato questi fondi ha deciso di creare, insieme a dei risparmiatori, un’associazione chiamata Collectif Porteurs H2O, con lo scopo di ottenere spiegazioni della società di gestione franco-inglese e soprattutto per ottenere il risarcimento del danno subito.

 

 

Fondi H2O: le opinioni di SoldiExpert SCF

 

Sui fondi H2O le opinioni non possono essere certo positive. Dello scandalo ne parlano anche i maggiori quotidiani internazionali. Noi di SoldiExpert SCF ci limitiamo a questi consigli generali che valgono per qualsiasi tipo di investimento.

“Quando sei un piccolo investitore impotente e senti odore di bruciato vota con piedi ovvero vendi i titoli e sposta i capitali dove trovi una situazione meno opaca”. È una delle massime che abbiamo cercato sempre di seguire come società di consulenza finanziaria indipendente e questa regola ci ha salvato spesso da brutte situazioni insieme a quella suprema della diversificazione.

Se il mercato ti dà contro sulle tue scelte di investimento andando in direzione ostinata e contraria o se c’è puzza di scandali finanziari, meglio vendere. Ne abbiamo spesso parlato scrivendo decine di articoli a riguardo, sul fatto che a volte è meglio vendere con una perdita recuperabile rispetto a ostinarsi a tenere un titolo o un fondo a tutti i costi.

 

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E questo principio è applicabile anche al caso di quei fondi H2O che, prima dello scandalo, per anni hanno registrato performance decorrelate al resto del mercato.

E anche quando i titoli non li avevamo consigliati noi ma un nuovo cliente ci apportava le sue posizioni abbiamo sempre seguito questa regola: un buon consulente è anche quello che ti consiglia di tagliare i rami secchi. opachi, costosi e pericolosi. E ti dice magari anche cose antipatiche invece che compiacerti per sedurti e tenerti stretto.

Secondo le opinioni SoldiExpert SCF questa è la vera consulenza indipendente senza conflitti di interesse, orientata puramente al cliente.

Per chi volesse approfondire ulteriormente la questione dei fondi H2O, segnaliamo che sul blog MoneyReport di SoldiExpert SCF, con il contributo del nostro Ufficio Studi, avevamo pubblicato in tempi non sospetti video e podcast proprio su questi fondi, evidenziando il rischio molto elevato e ben superiore a quello “percepito” da molti risparmiatori o reti di vendita.