Grosso guaio a Montebelluna. Ora tutti scoprono lo scandalo delle azioni Veneto Banca

Correva l’anno 2008 quando un imprenditore veneto mi chiese un parere su un pacchetto azioni Veneto Banca che aveva acquistato su insistenza di un funzionario della sua banca.

Glielo avevano presentato come una sorta di investimento perfetto. Come quelli che piacciono a molti risparmiatori che guardano il lato esteriore delle cose e non vogliono perdere tempo a guardare all’interno.

Il funzionario mostrava un titolo con un buon dividendo e un prezzo delle azioni che nel corso degli anni era sempre salito. Il cliente sentiva di fare un investimento sicuro perché in primo luogo si trattava di una banca e poi perché non era una banca qualsiasi ma un istituto molto familiare: gli sportelli della banca nella sua regione li vedeva dappertutto.

E forse questo investimento poteva anche tornargli utile per la sua attività imprenditoriale gli ventilava il funzionario: un corsia preferenziale per poter attingere al credito.

 

Siamo con te

Il “do ut des”

Scoprirò poi, in seguito alle sempre più numerose lettere inviate al blog MoneyReport e alle confidenze raccolte via telefono ed email in tanti anni di attività in questo settore, che il meccanismo di Veneto Banca per collocare alla propria clientela le azioni era diventato (secondo le testimonianze di alcuni ora oggetto dell’indagine della magistratura) in diversi casi segnalati più sofisticato.

“Se tu impresa ottieni il credito è perchè noi abbiamo fiducia in te, ma anche tu imprenditore devi avere fiducia in noi e quindi ci acquisti con parte della somma che ti concediamo delle azioni della nostra banca”. Lo stesso refrain se lo sentiva dire a volte anche chi chiedeva un mutuo. Un “do ut des” ben oliato in cui sembrava che tutti uscissero vincitori.

 

Veneto banca carta

Poi sono iniziati i problemi. Quando il cliente aveva bisogno di fare cassa e rientrare nell’investimento iniziale scopriva che le azioni Veneto Banca erano difficili da vendere, anzi totalmente illiquide. Ci potevano volere mesi o anni. O mai. Perché il titolo non era quotato ed era poco liquido. Dopo numerose lettere ricevute negli ultimi mesi da parte di risparmiatori che non riuscivano a vendere le azioni, anche i giornali si sono accorti che c’era qualcosa che non andava. E hanno iniziato nelle pagine interne, quelle riservate alla posta dei lettori, a mostrare il lato B di questo investimento, quello brutto: non era facilmente liquidabile.

Lo scandalo

Oggi il “mostro” è in prima pagina. La Procura di Roma su segnalazione della Banca d’Italia ha aperto un’indagine per «decurtazione del patrimonio di vigilanza» visto che mancano secondo quanto leggiamo sulle agenzie stampa all’appello 345 milioni di euro. Bankitalia ha anche da ridire sui finanziamenti concessi da Veneto Banca.

Sono stati secondo l’accusa «erogati prestiti sospetti senza tutele» che hanno determinato uno «scadimento della qualità del portafoglio prestiti» e perdite per oltre 192 milioni di euro. E’ da martedì mattina che i militari della Guardia di Finanza su ordine della Procura di Roma stanno passando al setaccio le sedi della Banca, le abitazioni di 16 dirigenti e le aziende di 61 soci che hanno ottenuto finanziamenti di notevole entità dall’istituto. Il direttore generale di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e l’ex presidente Flavio Trinca, sono indagati per «ostacolo alla vigilanza», un reato punibile con la reclusione da uno a quattro anni.

Scontata la reazione della banca che ha diramato un comunicato dove esprime “la piena fiducia nell’operato della Magistratura, degli Organi Investigativi, degli Organi di Vigilanza e dei propri Rappresentanti, nonché la disponibilità a una piena e trasparente collaborazione”.

Il vaso di Pandora

Oggi nell’occhio del ciclone è finita Veneto Banca. Ma anche altre banche popolari hanno adottato da diversi anni questa pratica odiosa di fare scalpi dei loro correntisti risparmiatori vendendo le loro azioni a prezzi gonfiati (leggi qui) e totalmente illiquide nella realtà. Anche sulla vicina Banca Popolare di Vicenza abbiamo (e non solo noi) raccolto in questi anni segnalazioni di risparmiatori rimasti “incastrati” con le azioni.

Di questi argomenti abbiamo scritto molto in questi anni, denunciando in diversi articoli (leggi qui e qui ) il fenomeno fra i primi e con più determinazione, raccontando le cose come stavano in modo che capissero tutti.

E ci siamo accorti nel corso del tempo che avevamo toccato un iceberg perchè questi articoli hanno totalizzato nel tempo centinaia di migliaia di visualizzazioni, un numero che non avevamo mai visto.

Segno che stavamo parlando di un fenomeno poco toccato per varie ragioni dalla stampa finanziaria dove c’era un buco informativo pazzesco.

Investitori sottomessi? Mai. Investitori Combattivi? Sempre

Il nostro consiglio in questi anni è stato sempre quello di uscire senza tentennamenti da questo tipo di investimenti, inviando una richiesta scritta con raccomandata (senza farsi prendere in giro dai funzionari delle banche allo sportello che cercavano di comprare tempo) e poi sollevando più casino possibile con la banca. Un consiglio irrituale per un comportamento delle banche irrituale. E sappiamo che qualche azionista di banche popolari non quotate è riuscito grazie a questa strategia a uscire.

Sono certo diverse le cose in questi anni che ci hanno colpito e in particolare come fosse possibile che una banca (e non solo Veneto Banca) possa vendere le proprie azioni in modo così libero a prezzi anche fantasiosi ((leggi qui) senza sottostare a controlli seri da parte di Consob, Bankitalia e altre autorità di controllo.

Una zona grigia inquietante che consente a molte banche da molti anni di avere come una zecca in casa. E dove possono esistere naturalmente anche comportamenti nei confronti del pubblico risparmio poco limpidi. Approfittando di quella che la Consob chiama elegantemente mancanza di “literacy” finanziaria del concittadino medio ovvero detto in pratica mediamente i risparmiatori italiani non capiscono un tubo di finanza personale.

L’investimento in conoscenza è quello che paga il miglior interesse (B. Franklin)

Ed è questo il terreno ideale per operatori e intermediari finanziari capaci di rifilare ai clienti di tutto e di più senza che i malcapitati nemmeno spesso capiscano che cosa hanno veramente sottoscritto e quali sono i rischi. Come il minus della liquidità che caratterizza le azioni di banche non quotate.

Una brutta storia. Dove in molti hanno dormito. E speriamo che in molti risparmiatori con questo episodio suoni la sveglia.

Non si può ancora naturalmente formulare giudiziariamente una condanna nei confronti dei vertici di questa banca ma da parte nostra nei confronti di questo fenomeno siamo stati sempre molto critici, provando in tutti i modi che ci è consentito a lanciare un SOS.

E trovavamo nel caso di Veneto Banca (sponsor della Juventus F.C. fra le altre cose) un paradosso fra il tragico e il comico che propria questa banca utilizzasse come slogan che “Esistono legami indissolubili”.

Pochi mesi fa sembrava uno slogan esagerato, ora ha un che di macabro.

legami indissolubili

Cosa succederà ora a chi possiede azioni di Veneto Banca come di altre banche non quotate?

Crediamo (e speriamo di sbagliare) che inevitabilmente come sempre accade nella finanza (e non solo) che tutti i nodi arriveranno al pettine e si arriverà al redde rationem.

Molte di queste banche (non solo Veneto Banca) dovranno per vari motivi adeguare il valore delle azioni al vero valore di mercato (in molti casi inferiore al 50% a quello ora dichiarato come abbiamo già dimostrato 2 anni fa in questo articolo) anche perchè se arriveranno i Cavalieri Bianchi ovvero altre banche “salvatrici” in caso di integrazioni e fusioni non potranno certo andare a pagare avviamenti esistenti solo sulla carta di qualche perito pagato dalla banca. Soprattutto se si parla di banche quotate che scambiano azioni con azioni.

Non conta quanto costo ma quanto rendo (Enzo Biagi)

Proprio in queste settimane abbiamo iniziato a scrivere una serie di articoli dedicata alla consulenza finanziaria in Italia, costi e vantaggi.

Chi ha acquistato azioni di banche non quotate avrebbe fatto bene a chiedere un parere a un esperto indipendente come SoldiExpert SCF. Anche se è un consiglio che costa. Forse leggendo questo articolo datato 6 agosto 2013 (quando ancora non c’erano i finanzieri a perquisire le sedi della banca) e anche nei 7 anni precedenti davamo lo stesso consiglio senza se e ma (come quello che abbiamo dato all’epoca a quell’imprenditore che nel 2008 ci aveva chiesto un parere)  ora non si troverebbe in una situazione complicata in cui il valore del suo investimento è certo solo sulla carta e difficilmente liquidabile.

Quanto vale un consiglio di evitare di trovarsi in una simile situazione?

Perchè molti risparmiatori si cacciano in situazioni di questo tipo e si fidano di quello che passa il Convento?

Avremo modo di riparlarne e vi consiglio se non li avete visti di leggere questi articoli (vedi qui e qui) e che credo potrebbe essere molto interessanti anche per il tuo patrimonio. E sapere se stai investendo bene i tuoi risparmi e con una vera strategia. O se stai andando a naso, o ti stai affidando al caso contando sulla fortuna e su quelli che conosci.

Persone a te incredibilmente vicine, amici, parenti o conoscenti che fanno il nostro mestiere di consulenti finanziari, e al contempo così a volte assurdamente lontane dai tuoi interessi.

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