Investire in azioni: Borsa Germania ai massimi ma i tedeschi hanno una paura fottuta delle azioni. Ecco perchè

In Germania nonostante un mercato azionario ai massimi storici e che nell’ultimo ventennio ha visto un rendimento medio annuo del 5% all'anno la partecipazione è rimasta simile a quella degli anni '90. Ecco perchè

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La settimana passata sui mercati azionari ha visto gli indici quasi chiudere invariati (tranne Piazza Affari) nonostante giovedì a un certo punto a leggere alcuni commenti sembrava che il mondo fosse finito e stesse per scatenarsi “finalmente” l’Apocalisse.

Sul mercato obbligazionario, dove dotte analisi spiegano da mesi come l’inflazione stava per decollare, abbiamo visto, invece, i rendimenti del titolo obbligazionario mondiale più rappresentativo, il Treasury Usa, arrivare perfino a sfiorare l’1,25% (favorendo il prezzo delle obbligazioni) e le aspettative sull’inflazione come si può vedere nel grafico seguente sono scese fino ai livelli di 4 mesi fa.

 

Mercati: inflazione da gennaio a oggi

 

Ho letto diverse analisi sull’argomento dei mega esperti sul perché stia accadendo il contrario di quello che avevano previsto e fondamentalmente prevale il “boh” nelle analisi più sincere dopo che enucleano almeno 4 motivazioni diverse oltre al fatto che “le stagioni non sono più quelle di una volta”.

Le società quotate nell’S&P 500 dovrebbero intanto registrare una crescita degli utili aggregati del 65% per il secondo trimestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2020 secondo le previsioni degli analisti raccolte dal fornitore di ETF WisdomTree. Si prevede che le società dell’indice azionario MSCI Europe abbiano aumentato i loro profitti del 109 per cento nello stesso periodo di tempo, dopo che la ripresa economica della zona euro da Covid-19 è rimasta indietro rispetto a quella degli Stati Uniti.

Da oggi inizieranno le banche statunitensi Goldman Sachs e JPMorgan Chase a dare il via alla stagione delle trimestrali e il mercato scommette che il bilancio sarà di buona qualità.

Per molte banche, complici anche accantonamenti meno elevati rispetto a quelli che si prevedevano un anno fa, gli utili torneranno a salire con vigore e molti regolatori stanno togliendo i limiti alla distribuzione dividendi.

E’ di oggi la notizia che la Banca d’Inghilterra ha revocato le restrizioni sui pagamenti dei dividendi per le banche decise durante la pandemia.

Il governatore Andrew Bailey ha spiegato che la rapida implementazione del programma di vaccinazione del Regno Unito ha condotto a un miglioramento delle prospettive economiche negli ultimi mesi.

Ma i rischi per la ripresa rimangono. E’ probabile che le famiglie e le imprese abbiano bisogno di un sostegno continuo dal sistema finanziario mentre l’economia si riprende e le misure di sostegno del governo vengono allentate nei prossimi mesi”, ha tuttavia rimarcato Bailey.

Dopo essersi visti soffiare dagli italiani il campionato europeo di calcio gli inglesi provano a consolarsi con i dividendi bancari, seppure ci sia poco da festeggiare poiché i prezzi delle azioni della Borsa inglese sono ai minimi storici rispetto all’indice Msci World e addirittura ai livelli del 1975 secondo un’analisi comparata di Morgan Stanley.

 

Mercati: andamento dei prezzi della Borsa inglese

 

Non è un buon momento per gli inglesi, mentre invece in Europa lo è per i tedeschi (ne avevamo parlato delle buone prospettive alcuni mesi fa nella LetteraSettimanale.it del 26 gennaio 2021) che continuano la fase “Uber alles” con l’indice Dax ai massimi storici.

E’ una fase d’oro per le aziende con forti esportazioni e la Germania è ottimamente posizionata con molte società che generano quasi il 70% delle loro vendite all’estero e la maggior parte nelle regioni in rapida crescita dell’Asia e dell’America.

Quest’anno l’economia globale sta crescendo più velocemente del periodo già fortemente rialzista seguito alla crisi petrolifera di quasi 50 anni fa.

Il risultato: nel primo trimestre, le società Dax hanno guadagnato più che mai, con 41,8 miliardi di euro prima di interessi e tasse. La metà di tutte le società DAX ha aumentato le proprie previsioni per l’intero anno nel primo trimestre.

Le tre case automobilistiche BMW, Daimler e VW generano il maggiore ottimismo tra gli analisti e secondo le stime del consenso internazionale genereranno quest’anno un utile netto totale di 32 miliardi di euro. Sarebbero dieci miliardi di euro in più rispetto all’anno pre-Corona 2019.

E tutto questo nonostante il blocco di diverse catene logistiche come la cronica mancanza di semiconduttori nel primo trimestre o le strozzature del trasporto marittimo che ha costretto la Volkswagen a rinviare la produzione di circa 100.000 veicoli a causa della mancanza di chip. E ci dovrebbe essere un numero simile nel secondo trimestre.

Questa mattina dalla Cina sono arrivati dei buoni segnali sul fronte della bilancia commerciale con un forte incremento sia dell’import (+36,7%) che dell’export (+32,2%) e il dato era molto atteso visto che la Cina è il secondo mercato dopo quello Usa per le 30 società incluse nell’indice Dax visto che mediamente da lì arriva un 20% del fatturato con gruppi come VW che vendono a Pechino e dintorni circa il 40 per cento di tutti i loro veicoli.

In Germania nonostante un mercato azionario ai massimi storici e che nell’ultimo ventennio ha visto un rendimento medio annuo dell’5% contro lo zero di Piazza Affari è interessante osservare che la partecipazione al mercato azionario dei risparmiatori tedeschi non è molto elevata e addirittura è agli stessi livelli degli anni ’90!

La ragione? Il ricordo del tracollo della New Economy del 2000 è ancora evidentemente vivido e molti risparmiatori, rimasti scottati soprattutto dal crollo non solo del Neur Markt ma anche soprattutto di Deutsche Telekom (le cui quotazioni arrivarono quasi a 90 euro contro i 18 attuali dopo la seconda Ipo seguita da scandali di corruzione della società), hanno evidentemente detto “mai più”.

Commettendo un clamoroso autogol ma tipico di molti risparmiatori (non solo tedeschi) che ragionano di “pancia”, affidandosi a delle opinioni “forti” (in realtà distorsioni mentali) tipo per esempio “mai più azioni perché sono tutte una fregatura” oppure “le azioni sono salite troppe e sono in bolla e aspetto il momento giusto per entrare” oppure “questi titoli non li vendo perché sono sotto il mio prezzo di carico” oppure “non comprerò più fondi d’investimento perché mi sono preso già una bella batosta con questi strumenti” oppure “il miglior investimento sono le case”.

 

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La finanza comportamentale ha studiato molto bene queste “scorciatoie” mentali che evidenziano come noi risparmiatori ci basiamo molto su momentanee intuizioni e spunti che leghiamo tra loro troppe volte in modo arbitrario.

In particolare, con la cosiddetta euristica dell’ancoraggio (dalla parola “ancora”) noi arriviamo ad una conclusione (e, purtroppo per il nostro denaro, anche ad un’azione) motivata dal ricordo di un’esperienza, positiva o negativa, passata.

Peccato che, molto spesso, scegliamo quella sbagliata come dimostra anche il caso tedesco!

Il problema è che questo ragionamento prescinde totalmente dal valutare il contesto, affidandosi a intuizioni e fortuna.

Negli investimenti, l’ancoraggio viene poi rinforzato da dinamiche affettive che ci fa rimanere legati a contesti, prodotti e valori ormai passati unita una certa dose di pigrizia mentale, che ci porta a non ragionare e a scegliere la soluzione più veloce.

Gli economisti dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW Berlin) Chi Hyun Kim e Alexander Kriwoluzky hanno calcolato in uno studio molto interessante un effetto diretto di quanto le esperienze negative possono incidere sugli investimenti evidenziando proprio l’effetto “ancoraggio”.

Le famiglie tedesche che a inizio 2000 avevano acquistato azioni Deutsche Telecom a fine 2016 erano molto più sotto-investite in azioni con una partecipazione al mercato azionario costantemente inferiore, di circa il 60 percento, anche 20 anni dopo!

Di conseguenza, la fiducia negli investimenti azionari secondo gli autori dello studio è stata definitivamente distrutta il che ha generato un impatto significativamente negativo sulla pianificazione degli investimenti a lungo termine.

Per contrastare questa perdita di fiducia, le autorità di vigilanza secondo gli autori dello studio dovrebbero esaminare più da vicino le società che emettono azioni per gli investitori al dettaglio e vigilare fortemente (e senza fare sconti ai “big” come succede in Germania come in Italia) sul mercato in modo da evitare scandali finanziari e perdita di fiducia dei risparmiatori.

E inoltre si dovrebbe migliorare l’educazione in materia di finanza, in modo che gli investimenti siano giudicati in modo razionale ovvero con la testa e non con la pancia.

Gli autori dello studio concludono che i crolli del mercato azionario possono influenzare negativamente gli investimenti delle famiglie private a lungo termine e influenzare in modo persistente le decisioni di investimento delle famiglie. “Chiunque eviti le Borse a causa di tali esperienze formative raccoglierà in futuro rendimenti inferiori”.

Come dice mi pare un proverbio greco “se ti sei scottato con il latte bollente avrai paura anche a sfiorare un vasetto di yoghurt”.

Ma la saggezza popolare non è (come dimostra questo ennesimo studio) una buona maestra soprattutto quando si parla di investimenti.