Investire in obbligazioni: risparmiatore travolto dalla lira turca

Costruire un portafoglio e decidere di investire in obbligazioni partendo dalle cedole da incassare non è una buona soluzione. E lo dimostra il caso della lira turca

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Che la variante Omicron sia “cattiva” o meno, come ho parlato nell’articolo “Previsioni Borsa: cosa succede ora nel mondo con Omicron?” , a leccarsi le ferite sono alcuni risparmiatori che avevano puntato sulla Turchia e che hanno deciso di investire in obbligazioni del Paese e che fino a qualche anno fa venivano collocate a piene mani o ricercate dagli investitori in cerca di “rendite periodiche”.

Ne ho parlato anche nel recente video sull’obbligazionario (che ci ha fatto superare i 2000 follower del canale YouTube di SoldiExpert SCF) e da inizio novembre la situazione è ulteriormente precipitata (oltre il 15% il crollo della lira turca), poiché il presidente Recep Tayyip Erdogan ha scelto di andare in direzione ostinata e contraria e con l’aumento dell’inflazione al 20% ha pensato bene di spingere la banca centrale turca (che non gode evidentemente di grande autonomia) a tagliare il costo del denaro in Turchia.

L’opposto di quello che si è sempre fatto e la genialata turca che sembra sfidare le leggi dell’economia non sta infatti funzionando molto. E che ha visto un risparmiatore travolto dalla lira turca, visto che aveva deciso di investire in obbligazioni del Paese.

 

 

Lira turca in crollo verticale

 

I conti di alcuni broker online e banche turche sono andati in tilt a causa delle fluttuazioni della lira turca e diversi cambiavalute hanno dovuto interrompere gli scambi visto che con il prezzo della lira turca in crollo verticale sono diventati più difficili che fissare un appuntamento con un’Asl in Liguria o in Calabria per una risonanza magnetica.

Apple ha interrotto le vendite nel suo canale di vendita online e nei negozi fisici in Turchia dei suoi iphone e iMac e questo ha provocato proteste a Istanbul, Izmir e Ankara.

Secondo gli ultimi dati annunciati dall’istituto statistico turco (anche lì danno i numeri) l’inflazione in Turchia ha raggiunto il 19,89% su base annua a ottobre. Considerando la dipendenza della Turchia dalle merci importate, soprattutto in termini di energia e materie prime, si prevede che l’oscillazione del tasso di cambio provocherà un aumento dei prezzi.

Jason Tuvey di Capital Economics prevede che l’inflazione raggiungerà il 25-30% nel prossimo mese o due. Nel suo discorso in televisione Erdogan ha dipinto l’immagine di un’oscura cospirazione globale volta a soggiogare la Turchia e che il Paese non cederà a economisti, “opportunisti” e “acrobati finanziari globali” che chiedono aumenti dei tassi di interesse.

E ha sottolineato che c’è una “significativa presenza di valuta estera nelle banche e sotto il cuscino” e questo secondo alcuni osservatori potrebbe significare che la prossima mossa turca potrebbe essere il controllo dei capitali in tutti i sensi. Impedire ai turchi di comprare valuta straniera (come molti hanno fatto per proteggersi) e impedire agli investitori stranieri di acquistare attività locali. Il grafico mostra la lira turca in crollo verticale, soprattutto nel 2021, toccando un -40%!

 

investire in obbligazioni: crollo della lira turca

 

 

Obbligazioni Turchia: risparmiatore travolto dalla lira turca

 

A proposito di investire in obbligazioni e in particolare, in obbligazioni della Turchia, mi ha scritto recentemente un risparmiatore che è stato travolto dalla lira turca. L’investitore aveva puntato massicciamente proprio sulla lira turca, ingolosito dagli alti rendimenti cedolari e sul quotidiano Domani ho risposto al suo quesito.

Ho bisogno di avere dal mio capitale un flusso di rendimenti annuale per integrare la scarsa pensione e ho puntato per questo nel passato a un portafoglio investimenti formato da titoli con alte cedole e fra queste massicciamente purtroppo sulla Turchia di cui avevo letto un gran bene su un sito internet che suggeriva un titolo “sicuro” della Bei, Banca Europea degli Investimenti.

Nel 2017 le previsioni degli analisti di una delle primarie società di rating mondiale sembravano positive sulla Turchia e il peggio alle spalle, invece è un continuo stillicidio di cattive notizie. Morale: ho incassato delle belle cedole ma di fatto perdo quasi il 50% del capitale facendo i conti in euro e non in lire turche. E pensare che avevo investito nei bond turchi una bella sommetta. Non le chiedo cosa succederà alla Turchia, ma come posso evitare in futuro di cadere in simili tranelli? Ci si può fidare degli analisti finanziari e delle previsioni di Borsa ed economiche?”

Michele

 

Di seguito la mia risposta.

Jeroen van der Veer, uomo d’affari olandese, presidente del consiglio di sorveglianza della Philips ed ex amministratore delegato della Royal Dutch Shell, ha detto una volta che “come gnu che migrano, gli investitori si seguono a vicenda e seguono l’analista. A volte incontrano un burrone nel loro viaggio.”

Ha incontrato purtroppo un burrone come quello turco (di cui ha scritto Mario Seminerio il 25 novembre 2021 sul quotidiano Domani un’efficace sintesi delle ragioni del baratro finanziario che la politica di Erdogan ha generato) ma non se la prenda solo con il “sultano” come lo chiamano a volte beffardamente alcuni.

Lei, signor Michele, ci ha messo anche del suo a pensare di costruire un portafoglio e decidere di investire in obbligazioni partendo dalle cedole da incassare: è una cavolata (non mi viene in mente un termine finanziario più tecnico) che sta pagando cara. Ed è in buona compagnia perché molti risparmiatori italiani si lasciano incantare da dividendi e cedole (i frutti) senza guardare alla buona salute degli alberi che li dovrebbero generare.

E anche qui ci sono molte società di gestione e banche che sfornano continuamente prodotti e strumenti finanziari che sfruttano quella che è spesso una trappola mentale di molti risparmiatori. Con fondi che pagano cedole talvolta inesistenti, perché prelevano i soldi dallo stesso capitale versato del risparmiatore. Non esistono in sostanza, come ha capito, rendimenti senza rischi o ritorni allettanti “sicuri”. Diffidi da chi la fa troppo facile. I mercati finanziari offrono anche grandi opportunità agli investitori ma non regalano nulla. Soprattutto agli ingenui. E la stessa cosa si può dire delle obbligazioni turche.

Investire in obbligazioni emesse in valute diverse dall’euro espone al rischio valutario ovvero che un Paese che ripaghi il suo debito con una moneta così svalutata che, una volta cambiata in euro, ci si ritrovi con molto meno capitale di quello che si era investito, anche se si sono continuate a incassare le cedole. Ecco quindi spiegato come lei anche tanti altri casi di risparmiatori travolti dalla lira turca.

Non è però solo colpa sua. Quello che le sfugge è come funziona esattamente il circo Barnum delle previsioni e ci vuole molto tempo per capirlo e prendere delle batoste aiuta. Ci sono poi migliaia di siti e giornali che rilanciano consigli finanziari (investire in obbligazioni compreso) allo scopo di avere persone come lei che fanno una marea di click sugli articoli che consigliano questo e quello riprendendo gli studi degli analisti e degli economisti. Che cercano di giustificare il loro ruolo che è spesso quello di fare “cinema”. Cercava una soluzione veloce, facile e gratuita, ammantata di un minimo di professionalità, perché c’erano analisti che consigliavano questa soluzione e siti internet che riprendevano questo consiglio: ecco il risultato.

 

 

Previsioni mercati finanziari: è bene fidarsi degli economisti?

 

È lecito dunque chiedersi, in tema di previsioni dei mercati finanziari è bene fidarsi degli economisti? Fidarsi del giudizio degli analisti finanziari come degli economisti per investire è qualcosa che un investitore serio e un po’ scafato non dovrebbe quasi mai fare.

“La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile” diceva un certo John Kenneth Galbraith, uno degli economisti più assennati dello scorso secolo che ammetteva le pecche della sua categoria: “non facciamo previsioni (dei mercati finanziari, ndr) perché siamo in grado di farle, ma soltanto perché qualcuno le richiede”.

Agli inizi del 2000 lo stesso Galbraith pubblicò un saggio molto attuale. A partire dal titolo: “L’economia della truffa”. Un libro che raccontava l’ingresso del mondo moderno nell’era dei grandi crac, delle crisi economiche, degli scandali finanziari e delle grandi corporation (ora il “contagio” si è allargato alle banche e addirittura agli Stati sovrani) in stato quasi permanente ed effettivo. C’era tanta provocazione nella tesi di questo economista spesso controcorrente (scomparso nel 2006 alla veneranda età di 97 anni) ma anche un fondo di verità per quanto sgradevole.

Vi era quasi un paradosso nella tesi di Galbraith: il sistema economico internazionale è entrato nell’epoca della “frode innocente”. L’inganno e il falso sono accettati sia da chi li compie (società, banche, stati sovrani) sia da chi li subisce (il risparmiatore), perché ormai endemici al nostro tessuto sociale.

Armato della consueta forza provocatoria e ironica, John Kenneth Galbraith, faceva luce su un sistema completamente assoggettato sempre più alle regole delle grandi corporation e della speculazione. Un mondo che distorce a suo piacimento la verità, dando vita a miti e leggende e dove la speculazione e l’avidità diventano supreme forme d’ingegno.

Negli ultimi 20 anni dal saggio di Galbraith il modo per “accalappiare” i clienti è certo cambiato e si è evoluto, ma la sostanza rimane la stessa. Fare previsioni e diffondere report con target price o consigli “buy” (comprare) o “sell” (vendere) è evidentemente una “liturgia” indispensabile del sistema.

In realtà, come dice un mio amico, vero cultore degli investimenti, Fulvio Marchese, sono i mercati a fare le performance e non chi vende, confeziona prodotti o fa le previsioni che spesso valgono meno del tempo di scadenza di uno yoghurt. Perciò nelle previsioni dei mercati finanziari attenzione a fidarsi degli economisti!

ll diffondere “previsioni” dei mercati finanziari viene spesso usato come arma di marketing dalle banche d’affari per giustificare il proprio valore aggiunto e dare l’idea di una “conoscenza superiore dei mercati”. Nella realtà i risultati offerti nell’85% dei casi dagli stessi fondi d’investimento di queste banche smentiscono miseramente questa capacità.

Lo dicono gli spietati numeri. Più spietati dell’andamento della lira turca.

 

 

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