RCS: ULTIMI GIORNI PER FARE UN "SIMPATICO" ARBITRAGGIO

Tante teste pensanti. Persino troppe. La governance del gruppo Rizzoli Corriere della Sera (RCS) si caratterizza da anni per una struttura quasi elefantiaca.
Per consultare tutti gli azionisti eccellenti ci vogliono quasi le Pagine Gialle: il patto di sindacato ne è la quasi fedele rappresentazione: il consiglio di amministrazione (composto da 21 membri!) e il governo societario ne rappresentano un ulteriore schizofrenica conseguenza.

Negli anni passati la società è stata divisa per società settore (vedi grafico sotto) con tanti consigli di amministrazione (quello di Rcs Quotidiani ne è un esempio) per ciascuna controllata anche forse per accontentare la voglia di apparire di tanti azionisti eccellenti che hanno sborsato fior di bigliettoni per avere uno scranno (molto costoso a vedere l’andamento del titolo in questi anni in discesa quasi perenne), piccolo o grande, in qualche organo societario.

Come azionisti della società RCS troviamo Diego Della Valle e Banca Intesa, dagli “elettrodomesticari” Francesco Merloni e Bertazzoni (Smeg), dal re dell’acciaio Lucchini (Sinpar) a quello delle cliniche (Giuseppe Rotelli), dai signori del cemento (Pesenti) a Pirelli, dai Ligresti a Generali, da Mediobanca alla Fiat, da Benetton al gruppo di costruzioni Toti, da Mittel a Edison.  Un club di miliardari con la passione del Corriere della Sera che finora ha perso dalle decine alle centinaia di milioni di euro in questa avventura: ma si sa che solo la passione per i giornali può essere più costosa di quella per un amante.

Una struttura societaria concepita dai manager passati e presenti seguendo magari il consiglio di costosissimi consulenti. Salvo ora accorgersi che tutto è sbagliato, tutto è da rifare. E non ci voleva un genio laureato ad Harvard per capire che una struttura così complessa era solo una moltiplicazione infinita di costi e di responsabilità.

All’ultima assemblea del 20 giugno 2010 è stato, così votata una riorganizzazione societaria che si propone di fare il cammino inverso e andare verso la semplificazione come hanno spiegato il presidente “notaio” Piergaetano Marchetti e l’amministratore delegato e direttore generale Antonello Perricone.

Nascono così i direttori di divisione con l’obiettivo di razionalizzare la struttura e tagliare i costi e la RCS non svolgerà quindi più l’attività di holding pura ma sarà coinvolta direttamente nell’esercizio delle attività operative.

Questo piccolo grande cambiamento ha meritato un voto all’assemblea straordinaria del 20 giugno scorso e questo cambio di governance “fondata sul Consiglio di amministrazione, il Comitato esecutivo e l’Amministratore delegato e che introduce anche le figure dei direttori di divisione nell’ottica di un esercizio diretto da parte della società di attività operative” ha significato di fatto una una modifica dello statuto con un ampliamento dell’oggetto sociale.

E i sensi del Codice Civile (l’articolo 2437-ter, comma 3). questa modifica che è stata approvata dall’ultima assemblea dei soci comporta per coloro che non hanno partecipato a questa deliberazione (e che posseggono le azioni da prima del 20 giugno 2010) di poter esercitare il diritto di recesso.

In pratica la società è obbligata a liquidare gli azionisti RCS (ord e rnc) in base alla media aritmetica dei prezzi dei 6 mesi antecedenti la data di pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea straordinaria.

Questo prezzo è stato fissato in 1,163 per le azioni ordinarie e 0,796 per le azioni di risparmio non convertibili.

Considerato che il prezzo attuale del titolo Rcs rnc è sceso molto sotto questo livello complici i forti ribassi di Piazza Affari delle ultime settimane (attualmente il titolo RCS rnc vale circa 0,735-0,74 mentre quello delle azioni ordinarie circa 1,03 euro) si apre per gli azionisti l’opportunità di un “simpatico” arbitraggio. Consegnare le “vecchie” azioni Rcs e se s’intende restarne azionisti ricomprarsele sul mercato.

Si lucrerà così la differenza abbassando il prezzo di carico delle azioni di circa il 7% per le azioni rnc e del 12,5% per le azioni ordinarie.

In pratica ogni 1000 azioni RCS possedute è possibile in questo modo recuperare circa 55 euro se si è azionisti Rnc o circa 120 euro se è titolari di azioni ordinarie.

 

Come fare? Ecco le istruzioni …I tempi stringono!

E naturalmente è consigliabile eseguire questa sorta di operazione di arbitraggio valutando sul mercato il prezzo delle azioni e se l’importo che si può guadagnare da questo “arbitraggio” è di proprio interesse.

Nel caso in cui eserciti il diritto di recesso e non si riacquisti le azioni sul mercato (a prezzi naturalmente inferiori) evidentemente è come avesse liquidato il titolo a 0,796 euro per le azioni rnc o 1,163 per le azioni ord.

Nel caso non si volesse esercitare il diritto di recesso (che comunque l’intermediario dovrebbe comunicare ai titolari di azioni Rc) non è necessario naturalmente fare nulla e resterà azionista di Rcs rnc.

Cosa fare per attivare il diritto di recesso (entro il 22 luglio 2011)

Per esercitare il diritto di recesso e farsi pagare sulle azioni RCS rnc possedute da prima del 20 giugno la cifra indicata (attenzione non è stata comunicata ufficialmente quale sarà la data di valuta dell’accredito) occorre inviare una raccomandata (meglio con ricevuta di ritorno) a RCS al seguente indirizzo:

RCS Media Group Spa
Via San Marco , 21
20121 Milano
c.a. FUNZIONE AFFARI SOCIETARI

Occorre indicare

(i) i dati anagrafici, il codice fiscale e il domicilio (il recapito telefonico e l’email) del Socio Recedente per le comunicazioni inerenti al procedimento;
(ii) il numero e la categoria di azioni per le quali il diritto è esercitato;
(iii) gli estremi e le coordinate del conto corrente del Socio Recedente su cui dovrà essere accreditato il valore di liquidazione delle azioni;
(iv) l’indicazione dell’intermediario presso cui sono depositate le azioni (tramite il medesimo intermediario la Società provvederà ad accreditare, o a far accreditare, al Socio Recedente l’importo corrispondente al valore di liquidazione delle azioni oggetto del recesso).
(v) La dichiarazione che le azioni sono libero da pegno o da altri vincoli a favore di terzi;
(vi) E’ assolutamente consigliabile inviare oltre alla raccomandata in cui dichiara di possedere queste azioni in portafoglio anche una attestazione da parte della sua banca dell’effettivo possesso di questi titoli da data antecedente la delibera assembleare. E’ quindi consigliabile farsi rilasciare dalla propria banca o sim (e contattarla in merito) questa certificazione (alcune banche magari apporranno un loro timbro al testo della raccomandata) che dovrà essere allegata alla auto-dichiarazione in cui si richiede il diritto di recesso.

Qui può scaricare un facsimile della lettera da inviare per raccomandata (si consiglia con ricevuta di ritorno) all’indirizzo di RCS sopra indicato insieme alla certificazione della banca sul possesso dei titoli (non tutte le banche dichiarano di allegare anche questa certificazione ma per sicurezza noi consigliamo di farla per evitare eventuali contestazioni future o il mancato pagamento).

RCS_raccomandata_recesso (CLICCA A FIANCO PER SCARICARE IL FACSIMILE DELLA RACCOMANDATA DA INVIARE)

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