Trading online: fa diventare più ricchi o poveri? Quello che c’è da sapere

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Andrea Fiorini (a sinistra) è l’autore del libro “Trading online for dummies” (Hoepli Editore) intervistato da Salvatore Gaziano (a destra)

Conosco Andrea Fiorini, l’autore di questo libro “Trading online for dummies” (Hoepli Editore), da quasi 20 anni quando ha iniziato a occuparsi del fenomeno del trading online fra i primi in Italia scrivendone per il settimanale “Borsa & Finanza” condividendo per molti anni questa esperienza professionale.

Sembra ieri ma era il 1996 quando una sim torinese, Directa, diventava completamente telematica consentendo ai risparmiatori di operare direttamente online. Una vera rivoluzione anche per le commissioni applicate: allora più del 50% inferiori a quelle della concorrenza tradizionale.

Negli anni ’80 e ’90 vigeva, infatti,  la legge del 7 per mille ovvero lo 0,7% per transazione e questa condizione era quella applicata da quasi tutti gli istituti bancari e presso i borsini salvo non garantire un intermediato di qualche miliardo di lire. Gli ordini si passavano per telefono ed esistevano i fissati bollati che altro non erano che la contabile dell’operazione dove veniva apposta una marca da bollo come obolo per lo Stato a ogni transazione.
Del trading online arrivano in Italia gli echi di quanto succedeva negli Stati Uniti dove avevano iniziato a diffondersi alcuni broker che offrivano la negoziazione online tramite computer a condizioni ultra scontate mentre già dal 1986 negli Stati Uniti una software house aveva lanciato la prima versione di un programma di analisi tecnica destinato a fare storia, Metastock.

Il trading online in Italia nasceva e si sviluppava soprattutto verso la fine degli anni ’90 con altri broker e banche che seguivano l’esempio pioneristico di Directa di telematizzare la compra vendita dei titoli e con il diffondersi di riviste come Borsa & Finanza (e poi Milano Finanza e altre) che fotografavano una realtà in grande fermento di trader interessati all’analisi tecnica e all’utilizzo degli algoritmi o iniziative come l’ITForum di Rimini che nasceva nel 1999 su iniziativa del compianto Michele Maggi insieme ad altri appassionati.

E’ un periodo fecondo che conosco bene e parlare quindi dell’evoluzione del trading online in questo ventennio, dei pro e contro con Andrea mi sembra di grande attualità e interesse grazie al suo nuovo manuale che offre molti spunti. C’è stata nel tempo evoluzione o involuzione? E’ diventato più facile “fare i soldi” col trading online o al contrario è diventato un mondo sempre più competitivo e ricco di tranelli dove chi non è preparato o ingenuo rischia di essere sempre più facilmente spennato? Ecco il resoconto della nostra lunga chiacchierata fatta in occasione dell’ultimo ITForum di Rimini.

 

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Gaziano: Hai scritto un libro per una serie che nel mondo ha avuto un grande successo grazie allo stile divulgativo e pratico e un po’ irriverente a partire dal titolo. “For dummies” c’è chi lo traduce per inesperti e chi per imbecilli. Se uno compra il tuo libro immagino però che non appartenga a queste categorie, giusto? Chi vorresti che leggesse il tuo libro, insomma?

Fiorini: Hoepli, che è la casa editrice che detiene i diritti della collana “for Dummies” per l’Italia, lo traduce a volte con “negati”, ma alla fine il significato è quello di libri per chi non ne sa nulla e vuole iniziare a prendere confidenza con la materia. Ci sono perfino testi “for Dummies” sulla saldatura!
Per quanto mi riguarda, o scritto il libro proprio per questa categoria: mi hanno detto che col trading online posso fare da solo/a, ma cos’è questo trading? Come si fa? Quali rischi si corrono?
Chi cerca risposte a queste domande qui le trova. O comunque trova il sunto della mia esperienza nel settore di oltre 15 anni.

 

Gaziano:  Ho letto questa frase di Publio Cornelio Tacito che non mi pare vivesse all’epoca del trading offline o online ma mi sembra sempre attuale nonostante sia stata formulata più di 2000 anni fa: “La speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà”. Aspirare a diventare più ricchi è legittimo e fa parte della storia dell’umanità ma nel trading online c’è chi propaganda l’idea che si possano bruciare facilmente le tappe… E sono in molti sappiamo dalle statistiche che ci restano scottati: la maggior parte dei trader soprattutto nella fase iniziale si brucia una parte consistente del capitale. La selezione naturale è durissima del tipo “uno su mille ce la fa”.
Ma a una certa industria del trading online (non tutta naturalmente) avere “polli da spennare” fa gola.
Ho visto recentemente mente una pubblicità di un broker online sul Forex che reclamizzava il fatto che tramite la propria piattaforma è possibile “guadagnare mentre si mangia”. Follia. Eppure ne circola ancora tanta in questo settore mi sembra…

Fiorini: Per Tacito era facile parlare, visto che probabilmente era ricco di famiglia, essendo di estrazione senatoriale o equestre… Con il trading online c’è un grande equivoco che col tempo si è trasformato in stereotipo: non è uno strumento per pochi giocatori d’azzardo incalliti messo a disposizione da società di truffatori senza scrupoli, ma un modo per gestire da soli una parte dei propri investimenti.
Come in tutte le attività umane, all’interno di chi lo utilizza e chi lo offre ci sono persone e società serie, truffatori, millantatori e venditori di fumo. Ma la realtà del trading è quella di un’amplissima platea di persone che sono, oltre che trader, anche risparmiatori e investitori, persone che hanno un mutuo da pagare, una famiglia da far crescere, che hanno conti correnti, fondi d’investimento e che magari affidano una parte del loro patrimonio a un consulente finanziario. Per queste persone, persone come noi, normali, il trading è un modo per mettersi alla prova, gestire una parte del patrimonio con un grado di rischio maggiore ma con opportunità se non maggiori almeno diverse da quelle offerte dai canali tradizionali.
Stiamo parlando quindi di qualche migliaia di trader super-attivi, molti dei quali vivono di solo trading, decine di migliaia di trader molto attivi e almeno un paio di centinaia di migliaia, se non di più, di persone che fanno trading ogni tanto, quando possono, quando si sentono pronti, quanto pensano che ne valga la pena. Il libro è destinato a queste persone, quelle che chiamo “trader normali”, senza altri aggettivi.

 

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Andrea Fiorini (a sinistra) è l’autore del libro “Trading online for dummies” (Hoepli Editore) intervistato da Salvatore Gaziano (a destra)

 

Gaziano: Ci conosciamo forse da oltre 20 anni e sei stato fra i primi giornalisti a occuparti del fenomeno del trading online. Oggi la maggior parte dei risparmiatori utilizza piattaforme online per gestire il proprio conto corrente e anche per negoziare titoli ma verso fine anni ’90 erano una piccola minoranza. Dal punto di visto numerico abbiamo assistito a una rivoluzione ma dal punto di vista qualitativo c’è stata una simile evoluzione? Il risparmiatore medio italiano si è evoluto come educazione finanziaria al di là del fatto che oggi non frequenta magari il Borsino?

Fiorini: Assolutamente sì. Nella finanza, come in tanti altri settori, si spiega sempre tutto con “la mancanza di cultura” in questo o in quello (uso della tecnologia, conoscenza dei meccanismi finanziari, conoscenza delle lingue…), ma quando si va in profondità si vede che alla base ci sono, come in tutti gli altri Paesi, delle scelte che incrociano convenienza ed esigenze individuali con convenienza ed esigenze sociali. Per fare un esempio, per molto tempo si è detto che l’italiano medio era arretrato perché non si collegava tanto a Internet. Però il numero di cellulari prima e di smartphone pro capite poi è sempre stato il più alto d’Europa.

Si va diffondendo sempre più la formazione in questo settore e si comprende sempre più che il rischio c’è ma può essere gestito (non eliminato!) con uno studio e una preparazione adeguata; quando il giudizio sociale negativo sull’attività di trading si attenua e si percepisce un attenzione maggiore alla formazione e all’assistenza tecnica da parte dei broker, l’interesse cresce. Così è successo in Italia. Non solo. Il crollo dei mercati di inizio secolo ha portato una grandissima parte del trader inesperti a uscire dal mercato, ma ha permesso a una fetta importante dei trader più esperti e dotati di resistere, di operare al ribasso e uscire a testa alta dalla crisi. Questi hanno sostenuto il rilancio del trading per un decennio, facendo da capiscuola e apripista per un trading più consapevole.

 

Gaziano:  Sul fatto che i risparmiatori italiani hanno accresciuto la propria cultura finanziaria vorrei darti ragione anche a livello complessivo ma purtroppo sappiamo che le cose non stanno esattamente in questo modo.
Quali sono i rischi maggiori a cui va incontro un trader ed è possibile darne una definizione univoca o è megliodividerli in più tipologie?

 

Fiorini: È facile rispondere a questa domanda: il rischio maggiore è quello di perdere tutti i suoi soldi. È successo e continua a succedere a molti e non c’è verso di avere un’assicurazione su questo.
Lo studio, la preparazione, l’attenzione con cui ci si pone di fronte al monitor non potranno mai azzerare il rischio e trasformare il trading in una macchinetta per far soldi, ma solo ridurlo parzialmente.
Perdere soldi può poi avere una serie di conseguenze indirette molto spiacevole: crisi famigliari, divorzi, case pignorate, imprese fallite, nei casi più estremi. Questo perché prima di iniziare è importante mettere nel trading solo i soldi che si possono perdere senza intaccare il proprio equilibrio economico, in genere il 10% del capitale liquido.

Gaziano: Oggi viviamo nell’overload dell’informazione. Un flusso di informazioni immenso, pervasivo, continuo… che secondo alcuni è peggiore per chi investe alla fine dei conti di quando si avevano troppe poche informazioni.  E questo favorisce sicuramente l’industria del trading inducendo molti trader a comprare e vendere con maggiore frequenza. Gli stessi fondi d’investimento hanno abbassato in questi anni drasticamente l’holding period e comprano e vendono azioni e obbligazioni rigirando completamente il portafoglio almeno una volta l’anno. E non parliamo poi del fenomeno sempre più importante del trading ad alta frequenza. Tutto normale?

 

Fiorini: No, non è normale, è solo – come sempre – dell’insinuazione della finanza più speculativa tra le maglie del sistema. La borsa non è stata pensata per operare in tempi rapidissimi, ma per poter disinvestire i propri investimenti in tempi ragionevoli. Secondo me non è affatto indispensabile per un sistema economico-finanziario complesso operare sul millesimo di secondo, ma può essere sufficiente (e forse maggiormente stabilizzante) avere un’asta al giorno o alla settimana. Ma dal momento che si è tutto digitalizzato – più per ridurre i costi che per accelerare le operazioni – la finanza speculativa ha deciso di sfruttare al massimo lo spazio che si era creato, distorcendone le regole. Non è un caso che a livello di regolatori sovranazionali si sta affrontando con sempre maggiore decisione questa situazione.
È come il mondo dell’automobile: dall’invenzione del motore a scoppio, siamo arrivati alle Ferrari e alle Lamborghini. Che di per sé non servono, ma per alcuni sono un’opportunità di prestigio e di guadagno. E che a volte corrono a 200 all’ora in autostrada mettendo gli altri in pericolo. È normale? No, ma è umano.

 

Gaziano: Un risparmiatore decide di comprare e vendere azioni, obbligazioni, fondi o Etf online. Nel manuale spieghi come scegliere il broker più adatto per le sue esigenze. Il consiglio più importante?

 

Fiorini: Tutto nel trading parte da una domanda, come nel libro: chi sono io? Una volta che ho delineato con sincerità il mio profilo di trader, è facile identificare il broker o la categoria di broker più adatta. Con servizi bancari o senza, con servizi per trader evoluti o di base, con mille mercati diversi, specializzato in Forex o solo con l’azionario italiano, con assistenza telefonica o con personale dedicato…?
Il vero problema è dire a se stessi chi si è davvero. Per esempio, quando si sottoscrive un contratto con un broker viene sottoposto un modulo Mifid da firmare: si può rispondere sinceramente, e quindi avere alcune limitazioni all’operatività, oppure barrare la casella “so tutto, non ho bisogno che nessuno mi controlli”. In questo caso si mente a se stessi e si va incontro a possibili problemi, perché per orgoglio si rinuncia alla supervisione di chi non vuole farci perdere soldi. Il consiglio? Siate sempre sinceri con voi stessi, altrimenti il trading vi punirà. Senza pietà.

Gaziano: Era il 1996 quando a Torino nasceva la prima società specializzata nel trading, Directa. Il primo broker telematico italiano. Rispetto a quando hai iniziato a scrivere e interessarti di questo argomento diventando uno dei massimi esperti che cosa ti ha stupito in positivo in questi 20 anni. E in negativo?

 

Fiorini: In positivo, ho visto l’Italia diventare uno dei Paesi più evoluti in termini sia di preparazione dei trader sia di servizi tecnologici offerti. Ho visto modelli di business in cui non credevo consolidarsi, crescere e resistere a tutte le crisi, perché chi li gestisce ha dimostrato di avere una visione ampia e di lungo termine; altri modelli sono falliti perché gestiti da persone che venivano da mondi troppo tradizionali per comprendere la sfida culturale del trading. In negativo, ho visto il “modello Italia” rimanere rinchiuso nel recinto nazionale, con qualche tentativo di sbarcare all’estero che non ha però dato grandi risultati. Ed è un peccato, perché anche l’immagine dell’Italia ne avrebbe avuto un ottimo ritorno.

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