Italiani e francesi, i più pessimisti sul futuro dei figli ma le Borse fanno boom

Tra i Paesi i più pessimisti riguardo al futuro dei figli sono Italia e Francia. Nonostante questo le Borse risalgono. Ecco il commento ai mercati di Salvatore Gaziano nella Lettera Settimanale

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La scorsa settimana, oltre alla mia inchiesta su Banca Generali e i crediti sanitari insalsicciati in un fondo molto “alternativo”, ha destato attenzione un’immagine che faceva vedere sotto il regno della Merkel (2005-2021) i destini economici diversi dell’Italia (-8,6% il Pil pro capite) e della Germania (+18,3%, invece, nello stesso periodo) a confronto, ma l’immagine presentata ai propri lettori da Handelsblatt, il principale quotidiano economico finanziario tedesco, è decisamente più “stronzetta”, simpaticamente parlando naturalmente.

 

Durante il regno della Merkel il numero dei primi ministri italiani e allenatori dell'Amburgo a confronto

 

Angela Merkel è stato il capo del governo con il mandato più lungo in Europa. Mentre negli Stati Uniti c’era Bush al potere alla Casa Bianca e in Italia in testa alle hit musicali “I Bambini fanno ‘Oh’ “di Povia e la parola “smartphone” era ancora sconosciuta, questa figlia di un teologo protestante traferitosi oltre il Muro di Berlino nella parte Est conquistava l’Europa e metteva le ali alla Germania.

E mentre in Germania valeva il principio per 16 anni di un uomo solo al comando, anzi di una donna, in Italia nello stesso periodo si sono succeduti 9 primi ministri come ha mostrato l’infografica ai lettori tedeschi.

Il grafico n.1 dei tedeschi per celebrare la grandezza della Merkel accomuna i cambi di governo in Italia ai cambi di allenatori della squadra di calcio dell’Amburgo (HSV) e questo accostamento è un po’ cattivello (“severo ma giusto” magari, secondo qualcuno) dato che ha cambiato 24 allenatori nel periodo 2005-2021 senza fare grandi progressi e anzi uscendo dalla massima serie.

 

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L’Hamburger Sport-Verein è il più antico club calcistico tedesco, dal grande passato ma dal presente e avvenire incerto, i cui anni d’oro sembrano solo alle spalle visto il declino degli ultimi 3 lustri culminato anche con la retrocessione in serie B, da cui non riesce più a risollevarsi, nonostante i continui cambi di panchina.

Il nostro ultimo “mister” Mario Draghi speriamo interrompa la serie economica negativa e i dati di questo primo semestre sono certo buoni, con l’Italia che corre sopra la media anche nel secondo trimestre 2021 rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, ma c’è da non esaltarsi troppo come ci ricorda un nostro amico e lettore economista con questo grafico che fa vedere che i titoli mirabolanti di alcuni giornali e politici italiani che parlano di “numeri da boom economico” per l’Italia sono un po’ esagerati.

Vale sempre il vecchio detto: “Torturateli e i numeri vi diranno quello che volete”

 

Il Pil italiano risale ma restiamo in cosa sul pre-pandemia

 

Fra i Paesi del G7, come si vede, sono gli Stati Uniti già sopra i livelli pre-Covid, mentre noi stiamo sì rimbalzando bene, ma anche perché siamo fra quelli che erano maggiormente caduti.

Lo stesso Draghi ha buttato acqua sul fuoco contro l’eccessivo ottimismo dei suoi cantori (per lo scrittore francese George Bernanos gli ottimisti erano imbecilli felici mentre i pessimisti imbecilli infelici) e va comunque annotato il parere dell’economista premio Nobel per l’economia, Joseph E. Stiglitiz che ha mostrato un’insolita apertura di credito sulle possibilità che l’Italia risalga la china: “L’Italia è ben posizionata per raggiungere in futuro una maggiore crescita. È forte nei servizi, che costituiscono un settore centrale dell’economia del 21° secolo. Inoltre è contraddistinta da molte Pmi innovatrici, e l’innovazione è parte fondamentale della crescita”.

In tutto questo, i mercati azionari, compresa Piazza Affari (che stiamo cavalcando bene nei nostri portafogli consigliati), si muovono con brio e paradossalmente, in questo momento, nel Vecchio Continente le Borse migliori sono quella francese e italiana che da un recente sondaggio vedono i propri abitanti fra i più scettici sul futuro dei propri figli.

 

Chi pensa che i propri figli staranno peggio economicamente? Paesi a confronto

 

Non esaltiamoci, non buttiamoci troppo giù. Diamoci da fare e ai nostri figli non demotiviamoli sull’Italia a costo di apparire “imbecilli felici”. Viviamo nel Paese più bello del mondo seppure, come diceva 70 anni fa Ennio Flaiano, “in Italia la linea più breve tra 2 punti è l’arabesco. E viviamo in una rete di arabeschi”.

Stai bene, investi bene

 

Salvatore Gaziano di SoldiExpert SCF
Responsabile Strategie d’Investimento SoldiExpert SCF